#AcidoAcida: il critico musicale indie

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I CRITICI MUSICALI INDIE

Vado così tanto nello specifico, perché nell’ampia categoria dei critici  quelli che s’interessano in particolare di musica rappresentano la fascia più odiosa e quelli si definiscono indie quella più idiota. Le ragioni possono essere molteplici, io ne ho individuata una in particolare, molto ampia: la musica è la ragione di vita di molti (troppi) bimbiminkia.

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Alcuni bimbiminkia si riconoscono subito

La musica è una passione istintiva (c’è anche una larga fascia di persone che non ascolta mai musica, ma si trova sei metri sottoterra) e proprio per il suo carattere istintivo ed emozionale (parla al cuore, alla pancia, al cervello, al fegato e qualche volta anche all’apparato riproduttore) rappresenta una passione comune al genere umano. Poi, vabbé, sappiamo tutti che se ascolti Gigi D’Alessio non sei un appassionato di musica ma un coprofilo. Diciamo che, essendo la musica una passione comune al genere umano ed essendo il genere umano costituito in massima parte da imbecilli, se ne deduce, ahimè, che la musica è la passione di un gran numero di imbecilli, la maggior parte dei quali si distribuisce tra i fan dei vari D’Alessio, Negramaro, Modà e schifidume simile e i critici indie delle FANZINE MUSICALI.

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la cultura indie è sempre avanti

Solitamente chi non riesce a strimpellare neanche “tanti auguri” su una diamonica Bontempi, chi da piccolino è stato bacchettato con l’archetto di un violino, chi è stato stroncato dalla maestra di canto e chi non ha un cazzo da fare e ha tempo per costruirsi un affascinante Pensiero Superiore che faccia spalancare la bocca ai poveri mortali, comincia a fare il critico musicale (indie). Questi soggetti hanno trascorso ore nella propria cameretta, ascoltano tutta la discografia di un gruppo che conoscono in due (lui e la nonna del cantante), hanno raggiunto il nirvana e sono automaticamente diventati recensori.

La causa del degrado culturale di molti giovani
La causa del degrado culturale di molti giovani

Mentre i fan di Justin Bieber si sgamano all’istante, si possono evitare, non godono di (apparente) professionalità, hanno l’umiltà di non scrivere su FANZINE MUSICALI, si scrivono (e scannano) tra di loro  e vengono pure presi costantemente per il culo dall’umanità circostante, i bimbominkia travestiti, invece, passano per grandi esperti, adorano esprimere giudizi e fare i fighi con un linguaggio neoermetico.

Giuseppe Ungaretti consulta il dizionario per capire una recensione su Rock.it
Giuseppe Ungaretti consulta il dizionario per capire una recensione musicale

Pensare che un disco, frutto di lavoro e di impegno, possa essere giudicato dal primo adolescente brufoloso e in crisi ormonale che passa, sinceramente, mi fa rabbrividire. Ognuno è libero di dire ciò che gli pare, è vero, ma il fatto è che se una rivista musicale pubblica recensioni, si presuppone che si fidi di chi scrive e anche che chi scrive non è stato appena lasciato dalla fidanzatina.

Il tipico recensore che collabora con fanzine musicali
Il tipico recensore che collabora con fanzine musicali

Da utente, se leggo la recensione di un CD (e questo, beninteso, succede parecchio con i dischi di gruppi emergenti di cui si può dire qualsiasi cosa perché tanto non c’è in ascolto un avvocato pronto a fare il mazzo) incentrata sull’esegesi del testo, costruita con il copia/incolla dalla pagina del gruppo, con pezzi di comunicati stampa trovati in rete, con pippe mentali su eventuali ispirazioni e frasi storiche del tipo:

un mix gospel-indie-pop-alt-brit (…) spigliato, che ricorda da vicino i MiSaCheNevica (la timbrica della voce è quella), ma in versione meno affilata.

che ha lo stesso significato di “sembrano i Sex Pistols con Johnny Cash alla chitarra e Beck alla voce mentre qualcuno gli tiene le palle e ora, scusate, vado a farmi un panino”, o metafore pensate in pieno attacco di panico come:

I pezzi ti catturano e non so francamente spiegarmelo, perché bellezza non c’è, piuttosto attriti, ruvidità, graffi dietro la schiena, ma catturano: e i testi sono intensi e aprono voragini di vita privata e pensieri con una profondità semplice ed efficace.

in barba a qualsiasi regola di punteggiatura e senso, dicevo, se leggo robe così, in cui chi scrive è impegnato a farsi le pippe su quanto è bravo e bello e originale e non spreca due righe per spiegare a chi legge che cosa ha ascoltato davvero, beh, capisco che quello non è un critico musicale, neanche un appassionato di musica, ma un bimbominkia travestito da guru musicale che dei CD che sta recensendo non sa che dire perché non ha trovato nulla su wikipedia.

Ha tanto da imparare da questi ragazzi
Ha tanto da imparare da questi ragazzi

Per inciso, le due “citazioni” di cui sopra, sono tratte da Rockit.it “il più grande portale di musica italiana”. Alla faccia.

(Continua con altre categorie umane della cui scomparsa non ce ne può fregare di meno. Stay tuned!)

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