#AcidoAcida: tema, da grande voglio fare il rivoluzionario

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ernesto-che-guevara-l21Da quello che ho capito, c’è gente (v. M5S, ma anche altri, eh) convinta fermamente che dire sempre NO significhi fare la rivoluzione. 
Io, scusate, fino a quando non vedo i fucili, mi permetto di inarcare un sopracciglio ogni volta che un Crimi o una Lombardi (i quali stanno alla rivoluzione come Capezzone sta all’Intelligenza) si riempiono la bocca con parole come “rivoluzione”, “ribellione”, “rovesciamento”.
 Il problema del “rivoluzionario di ritorno”, che vuole sfasciare il sistema, eliminare la casta e distruggere le vecchie tradizioni a colpi di “mi piace” su facebook è diventato una piaga sociale. Ne sono convinta. Mi connetto a facebook ogni giorno e, ogni giorno, vengo stalkerizzata in materia di moralità, politica, religione dai suggerimenti di gente a cui non chiederei di consigliarmi neanche il parrucchiere.

L’attivista digitale è una razza odiosa, che finge di preoccuparsi (e a volte è proprio convinto che così ci si impegni) di politica, etica, religione, andando a scovare improbabili link in rete che, nel 90% dei casi, si rivelano bufale clamorose.

Il fatto è che all’attivista digitale non gliene frega una beneamata verga se è vero che Benedetto XVI ha indossato l’uniforme dei nazisti, o se Bergoglio ha partecipato al rapimento dei due gesuiti durante la dittatura argentina. L’attivista digitale è eccitato dalla possibilità che sia vero, dall’opportunità di snidare per primo il marcio, di avvalorare l’idea di una putrefazione avanzante in qualsiasi settore, che il povero, singolo, cittadino (al quale la verità è nascosta per ordine precostituito) non può fermare.

 

E perché non può fermarla? Perché la casta glielo impedisce. Chi è la casta? Sono tutti. Sì, ma tutti, chi? Non si sa. Tutti, tutti. I politici, i corrotti, i ladri, gli avvocati, i dentisti, i pensionati, i vicini di casa, quelli che non fanno lo scontrino, quelli che non lo chiedono, i bimbiminkia, quelli che mangiano la carne, i vegani. Tutti. Tranne il cittadino onesto.

Ora, non so voi, ma io sono confusa. Cioè se l’Italia è formata da tutti questi onestissimi cittadini, com’è stato possibile avere per vent’anni Silvio Berlusconi?

Ah, già. La Rivoluzione. Queste cose si cambiano con la rivoluzione.

Da wikipedia (come direbbe un grillino):

La rivoluzione (dal tardo latino revolutio, -onis, rivolgimento) è un mutamento improvviso e profondo che comporta la rottura di un modello precedente e il sorgere di un nuovo modello. La rivoluzione può essere anche definita come un cambiamento irreversibile dal quale non si può tornare indietro.

Cosa fanno gli onesti cittadini per fare la rivoluzione? Dicono no ai vecchi partiti. Bene. E poi? E poi niente. Parlano.

Alcuni (quelli del m5s) vogliono fare il governo. Senza avere vinto le elezioni? Sì, senza avere vinto le elezioni, del resto trattasi di rivoluzione. Ok, ci sto. E chi vorrebbero come presidente del consiglio? Non lo sanno ancora, e del resto “le persone non sono importanti, i programmi lo sono”. Dunque, i programmi, per il M5S, non sono un prodotto delle persone, ma il frutto di un logaritmo inventato da Grillo e Casaleggio durante una delle loro serate alcoliche.

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Il rivoluzionario crede nell’uomo, negli esseri umani. Chi non crede nell’essere umano, non è rivoluzionario. (Fidel Castro)

 

Una citazione a caso da uno che, credo, di rivoluzione se ne intenda più di Vito Crimi. Lo dico giusto così per dire, sono certa che qualche grillino riuscirà a dimostrare con qualche link trovato in rete che Vito Crimi è stato fondamentale durante la vicenda della Baia dei Porci.

Stando così le cose, la rivoluzione di Grillo e soci vuol dire semplicemente: STALLO. Certo sarebbe simpatico affidargli il governo del paese e vedere cosa succederebbe davanti alla necessità di tacere e agire. Io faccio un’ipotesi: nulla.

Grillo dice: siamo come la rivoluzione francese, ma senza la ghigliottina. Ma da quel che ne so, può darsi che i libri di storia su cui ho studiato io siano stati scritti dalla casta e quelli di Grillo da qualche onestissimo cittadino, se vuoi fare una rivoluzione devi anche avere un’idea precisa (e pratica) di quello che del paese vorrai fare quando la rivoluzione sarà finita.

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Coloro che fanno una rivoluzione a metà non hanno fatto altro che scavarsi una tomba. (Louis de Saint-Just)
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Cittadini, vorreste una rivoluzione senza rivoluzione? (Maximilien de Robespierre)

 

 

E direi che Robespierre e Saint-Just di rivoluzione se ne intendevano più di Giuseppe Piero Grillo.

Inoltre, per concludere quest’analisi grossolana sul parallelismo improbabile tra movimento 5 stelle e rivoluzione, direi che ciò che scrive Pasolini, il quale è un rivoluzionario culturale (sicuramente più di quanto possa esserlo Gianroberto Casaleggio) è illuminante:

Chi di noi assomiglia a un tecnico americano o a una guardia rossa cinese? Nessuno. Eppure l’apparente analogia tra «il rapporto sacrilego con il passato» del tecnico e quello del rivoluzionario, si verifica anche in Italia: per esempio, in certo atteggiamento drastico dei giovani, che condannano indiscriminatamente «tutto» ciò che è vecchio in nome della rivoluzione, facendosi così portatori di un valore neocapitalistico: la sostituzione totale del nuovo potere industriale ai vecchi poteri. Oppure nel culto che hanno certi gruppi di giovani per il lavoro collettivo, d’équipe! Come se appunto si trattasse di una collettivizzazione del lavoro di tipo rivoluzionario e popolare, mentre si tratta proprio di una richiesta di spersonalizzazione da parte della cultura di massa. (Pier Paolo Pasolini)

Dietro la “costruzione” rivoluzionaria di Grillo, c’è il sapiente marketing di Casaleggio e in mezzo tanti, onestissimi cittadini che, come al solito, non hanno capito un cazzo.

Camera  -  consultazioni Governo Bersani
Due tipici rivoluzionari a cinque stelle: Roberta Lombardi e Vito Crimi. Per la Lombardi, “prima di degenerare il fascismo aveva un alto senso dello Stato”, per Crimi schiacciare un pisolino in Parlamento è un atto di ribellione.

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