#BookReview: Maze Runner, il labirinto di James Dashner

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81RuL3FJ3qL._SL1500_ARTICOLO ORIGINALE SCRITTO PER FANTASY PLANET

Le distopie per adolescenti spuntano ormai fuori come funghi ed ecco allora comparire “Il labirinto” di James Dashner, primo capitolo della saga YA “The Maze Runner” uscita negli USA nel 2009 e pubblicata qui da noi da Fanucci nel 2011 di cui, il prossimo settembre, uscirà la trasposizione cinematografica firmata dal regista Wes Ball con protagonista Dylan O’Brien, star della serie Teen Wolf.
Ecco la trama come riportata sul sito dell’editore:

Quando Thomas si sveglia, le porte dell’ascensore in cui si trova si aprono su un mondo che non conosce. Non ricorda come ci sia arrivato, né alcun particolare del suo passato, a eccezione del proprio nome di battesimo. Con lui ci sono altri ragazzi, tutti nelle sue stesse condizioni, che gli danno il benvenuto nella Radura, un ampio spazio limitato da invalicabili mura di pietra, che non lasciano filtrare neanche la luce del sole. L’unica certezza dei ragazzi è che ogni mattina le porte di pietra del gigantesco Labirinto che li circonda vengono aperte, per poi richiudersi di notte. Ben presto il gruppo elabora l’organizzazione di una società ben ordinata e disciplinata dai Custodi, nella quale si svolgono riunioni dei Consigli e vigono rigorose regole per mantenere l’ordine. Ogni trenta giorni qualcuno si aggiunge a loro dopo essersi risvegliato nell’ascensore.
Il mistero si infittisce un giorno, quando – senza che nessuno se lo aspettasse – arriva una ragazza. È la prima donna a fare la propria comparsa in quel mondo, ed è il messaggio che porta con sé a stupire, più della sua stessa presenza. Un messaggio che non lascia alternative. Ma in assenza di altri mezzi visibili di fuga, il Labirinto sembra essere l’unica speranza del gruppo… o forse potrebbe rivelarsi una trappola da cui è impossibile uscire.

Il romanzo di James Dashner parte benissimo: il ritmo è serrato, l’atmosfera sconnessa e inquietante come si addice ad un’ambientazione post-apocalittica, poi i vari tasselli del complicato “labirinto” cominciano a trovare la giusta collocazione. Si scoprono le radici più profonde dell’organizzazione umana, delle relazioni interpersonali, in una specie di “Signore delle Mosche” in versione leggermente più edulcorata.
Il romanzo ha alcuni pregi e moltissimi difetti.
I pregi: i personaggi sono presentati bene. Le personalità sono diversificate, riconoscibili e distinguibili le une dalle altre. Thomas è quel che si può definire “un bel tipo”, Teresa, la ragazza, sembra la chiave di tutto il mistero e fa nascere la curiosità, tutti gli altri sembrano nascondere qualcosa, insomma si ha voglia di capirne la storia, i segreti, i misteri, il futuro.
Ad un livello globale, è interessante notare la trasformazione di Thomas e seguire il passaggio dalla paura, alla confusione, al coraggio e, infine, alla rabbia combattiva, anche se questo passaggio, il più delle volte, è stato troppo veloce con conseguente perdita di valore… e questo è uno dei grossi difetti della storia.

The maze runner trilogyDicevo che il romanzo parte bene e poi, man mano che va avanti, perde leggermente di ritmo: i misteri sono moltissimi, gli indizi lasciati fra le righe anche, peccato che James Dashner tiri troppo la corda. Spesso l’attesa di una rivelazione è troppo lunga, specialmente se commisurata all’entità della scoperta: in altre parole, pagine e pagine di congetture, mezze frasi e suspense per poi ritrovarsi o a capire prima del protagonista la soluzione del mistero o a pensare: “beh, tutto qui?”.
Stesso problema per i personaggi che compaiono sulla scena benissimo, ma poi sono soffocati dagli stereotipi: la stessa Teresa, la ragazza che dovrebbe essere la chiave di volta di tutto, è un personaggio terribilmente piatto, quasi irritante.
Il romanzo di Dashner ha il pregio che la scrittura dell’autore non permette di abbandonarlo, la delusione però alla fine della storia è evidente. Un’intera trama supportata dal mistero e dalle congetture, risolta in poche battute con una soluzione improbabile. Non è un libro per lettori smaliziati, insomma, ma nonostante i molti difetti, si colloca su un gradino superiore rispetto alla gran parte di YA in commercio.

 

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