#BookReview: Unwind, la divisione di Neal Shusterman

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unwind-backgroundjpegConosciuto in Italia per la saga di Everlost, Neal Shusterman ha fatto ulteriormente parlare di sé con Unwind – La divisione (Ed. Piemme, 2010) primo capitolo di una saga composta da altri tre volumi (UnWholly e UnSouled, usciti rispettivamente ad agosto 2012 e dicembre 2013 e UnDivided, uscito nel 2014 tutti ancora inediti in Italia – peccato, un’altra serie interrotta?).
Una tetralogia che ha avuto il plauso di fan e critica: Unwind è stato segnalato dall’ALA (American Library Association) fra i migliori libri per young adult e nella top ten dei libri più scelti dai Reluctant Readers (lettori riluttanti), due riconoscimenti importantissimi (soprattutto l’ultimo, che è un riconoscimento anche da parte dei lettori più difficili).
Dato il successo delle distopie fra gli adolescenti e un universo letterario in cui è fin troppo facile imbattersi in prodotti mediocri (un esempio? La saga di Divergent di Veronica Roth, di cui ho parlato qui), entrare in contatto con un romanzo distopico e young adult bello è quasi commovente.
Ecco la quarta di copertina:

La seconda guerra Civile, che passò alla storia come la Guerra Morale, fu un conflitto lungo e sanguinoso, combattuto negli Stati Uniti su un’unica questione: l’accettazione o meno dell’aborto. Per mettervi fine, venne approvata una serie di emendamenti nota come Legge sulla Vita, che accontentò sia lo schieramento abortista, sia quello antiabortista. La Legge stabilisce che la vita umana è intoccabile dal momento del concepimento fino a quando un bambino compie tredici anni. Fra i tredici e i diciotto, però, i genitori possono decidere di abortire in modo retroattivo a condizione che, tecnicamente, la vita dell’adolescente non finisca. A questo scopo, tutti gli organi del ragazzo verranno impiantati in persone in attesa di trapianto, le quali manterranno una memoria del donatore. Il processo tramite cui il ragazzo viene allo stesso tempo eliminato e tenuto vivo si chiama Divisione. È una pratica largamente accettata dalla società. Connor ha sedici anni, Lev tredici e Risa quindici. Tutti e tre hanno uno stesso destino: essere Divisi. Tutti e tre vogliono sfuggire a questo destino, e sono pronti a combattere.

Una distopia vera e propria, dunque, una società indesiderabile da qualsiasi punto di vista: allora in che consiste la bellezza di Unwind?
Parlare di abortisti e antiabortisti, di scienza e di religione, di anima e di corpo affrontando temi etici e religiosi di tale portata sarebbe stato difficile senza correre il rischio di risultare noioso o approssimativo, eppure Neal Shusterman ha saputo affrontare tutte queste questioni con leggerezza ma senza mai scadere nella banalità.
Prima di tutto la scelta di far “parlare” in prima persona i tre protagonisti aiuta immediatamente ad entrare nella storia.
Il passaggio da un POV all’altro è sempre puntuale, preciso ed tiene sempre attiva l’attenzione sulla trama, a volte poi, entriamo nella mente anche di altri personaggi che per caso incontrano i protagonisti e anche in quel caso è interessante percepire tratti di Connor, Risa e Lev riconoscibili solo dall’esterno (non solo come loro stessi si vedono, ma come la società e i singoli vedono loro).
Il fulcro del racconto sono proprio i tre ragazzi e la loro umanità, così profonda e schiacciante da arrivare ad entrare in guerra con un sistema infinitamente più grande.
nealConnor è un ribelle e i suoi genitori ne hanno abbastanza di risse e litigi, Risa è una pianista dotata ma non lo è abbastanza per poter essere mantenuta dallo stato, visto che è orfana, Lev è nato e cresciuto con l’idea di essere una Decima, un sacrificio religioso, ed è stato talmente indottrinato da rallegrarsi al pensiero di essere diviso. I tre si incontrano e fuggono insieme, dovranno sfuggire alla Divisione e sopravvivere fino ai 18 anni, quando la legge non potrà più colpirli.
La Divisione è la conclusione della lunga battaglia ideologica (e non solo) tra Abortisti e Antiabortisti, la conseguenza clamorosa è che la vita è vita finché dura il corpo (benché fatto a pezzi), le coscienze delle singole persone non hanno alcuna importanza, figuriamoci la loro anima.
Uccidere un feto è un orrore, mentre fare a pezzi una persona pensando che vivrà in parte in altri esseri umani, acquieta le coscienze di tutti: è l’estremizzazione e la banalizzazione del continuo conflitto fra religione e scienza, oltre che la materializzazione di un connubio spaventoso fra le due forze.
Ma nonostante tutto, la posizione di Neal Shusterman non è mai netta, lo scrittore lascia sempre che sia il lettore a decidere cosa sia più giusto. Lascia lo stesso spazio anche ai protagonisti, ai quali non si può fare a meno di affezionarsi.
C’è anche molto spazio per i sentimenti, per l’amore, per la speranza, per tutto ciò che tiene unite le singole coscienze e la coscienza collettiva. Unwind chiarisce che le persone hanno bisogno di avere una coscienza individuale e di averne una collettiva, di avere il proprio spazio e di vivere nella comunità e non possono rinunciare a nessuna delle due cose, se vogliono mantenersi “intatti” come individui.
Sono corpo e anima a formare un individuo completo, ciononostante esistono persone che non sono più nulla, pur avendo ancora un corpo, e persone che esistono ancora, pur non avendo più fisicità (leggendo il romanzo, in particolare la storia di Harlan Dunfee, si capirà chiaramente questo concetto).
Unwind è una sequenza di sentimenti forti, di scene forti (come quella della Divisione, ad esempio) e di principi forti, è un bel romanzo perché scritto bene, avvincente, ma soprattutto perché mette in campo una riflessione intelligente e profonda sui meccanismi che regolano le nostre vite, sulle sovrastrutture cui siamo costretti per nascita ed educazione.
Siamo stati abituati da un sistema fortemente materialistico a dare per scontato che siamo il nostro riflesso nello specchio, la superficie è diventata così importante da annullare tutto il resto, l’anima è solo un concetto, connesso per lo più alla fede, non tanto all’essere uomini e donne.

Con questo romanzo Neal Shusterman non fornisce alcuna risposta, ma spinge chi legge ad andare oltre lo specchio, a inseguire la propria coscienza e a chiedersi: chi sono davvero?

ARTICOLO ORIGINALE SCRITTO PER Fantasy Planet

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