Bullismo e horror: Carrie, Stephen King

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buongiornoSe soffocate dal caldo e siete in cerca di brividi, oggi vi consiglio il romanzo perfetto per voi. Sto parlando di un romanzo famoso, di uno dei grandi autori del nostro tempo: Stephen King. Sì, lo so. Non c’è bisogno di me, lo sanno tutti che King è il Re del Terrore, ma con questa recensione voglio chiarire alcuni punti per me fondamentali. Carrie è il primo romanzo che leggo di King (di suo ho letto solo la raccolta di racconti “Scheletri” da bambina). Non chiedetemi per quale oscuro motivo non ho letto altro di suo. È che l’ho incontrato molto presto (avevo più o meno 10 anni) e pur avendo divorato i suoi racconti, mi stavo appassionando ad altro (classici soprattutto), insomma, l’horror, il thriller, il noir non mi hanno mai entusiasmato più di tanto. Ma quando un autore è grande, del genere non importa più nulla. Ed è andata così per Carrie, che non è risultato solo un thriller, ma una storia di psicologia, bullismo e anche un vero e proprio manuale di scrittura creativa, nonostante sia il primo romanzo di King (datato 1974) e ancora per certi versi acerbo, rispetto al suo stile. Ho letto Carrie in un’edizione della Bompiani ormai fuori commercio, recuperata per soli 1 euro al mercatino dell’usato!

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Titolo: Carrie
Autore: Stephen King
Editore: Bompiani

Trama:

A Chamberlain, una piccola città americana, vive Carrie, una ragazza “telecinetica”, che ha cioè il potere di muovere le cose con la sola forza del pensiero. Questo potere, che gli scienziati più illuminati considerano un male ereditario, si manifestò per la prima volta quando Carrie aveva tre anni, dopo il primo choc della sua vita. Poi fu represso, come ogni istinto di Carrie, da una madre pazza e sadica, fissata con la religione, che atterrisce la ragazza con l’idea costante del peccato carnale e ritiene che il suo “potere” sia un abominevole dono del diavolo. Ma un giorno, dopo uno scherzo stupido e malvagio – l’ennesimo scherzo che la ragazza subisce a scuola – l’equilibrio troppo a lungo controllato di Carrie si spezza: Carrie la goffa, la diversa, l’innocente e disarmata Carrie, inizierà a usare il suo potere, e ovunque sarà vendetta e orrore…
recensione

Nonostante sia ritenuto un romanzo horror, in Carrie emerge molto di più la componente psicologica, la follia umana (quella evidente, quella nascosta, che alberga un po’ in tutti gli uomini), il bullismo, tema attualissimo, portato alle sue estreme conseguenze di terrore, violenza, crudeltà.

La storia è ricostruita in parte utilizzando il POV di Carrie (con uno stile fluido ed estemporaneo, una specie di “flusso di coscienza”), il racconto di Sue Snell (che ha pubblicato un libro con la sua storia) e i referti di medici, polizia, insegnanti. Il continuo variare del registro dà vivacità al racconto.

Stephen King in questo brevissimo romanzo riesce ad approfondire temi diversi e tutti immancabilmente attuali, fra cui anche la chiusura mentale (che porta alla pazzia e alla violenza) dovuta a un’interpretazione letterale e rigidissima della religione. Carrie è solo un’adolescente, con i desideri e i sogni di qualsiasi adolescente, che vorrebbe avere delle amiche, un ragazzo, innamorarsi, uscire, essere accettata. Non lo è, e non per colpa dei suoi poteri (ha poteri telecinetici) che nessuno ancora conosce, ma perché è diversa, suo malgrado. Sarebbe carina, sarebbe piacevole, se sua madre non l’avesse tirata su con l’idea del peccato, instillandole pensieri morbosi nella mente, costringendola a pregare un Dio assente e superficiale. Non c’è misticismo nella fissazione per la religione della madre di Carrie: c’è l’ossessione per il sesso, gli uomini, ossessione che è essa stessa peccato, in un circolo vizioso che ha portato la donna a uscire fuori di senno, letteralmente. In realtà la donna è la prima a sentirsi sporca: ha avuto Carrie prima di sposarsi e sulla figlia, frutto del peccato, ha riversato tutta la sua rabbia.

Eppure nessuno fa nulla per quella ragazza che vive segregata in casa, violentata nel fisico (con le crudeli punizioni corporali che dovrebbero lavare via i pensieri blasfemi) e nella psiche. La madre di Carrie sa dei suoi poteri, li interpreta come un segno di Satana e continua a tentare di imbrigliare la coscienza della figlia costringendola a vivere come una reietta, tagliata fuori dal mondo.

I vicini non fanno nulla, la scuola, i professori, la società sono tutti impassibili: si limitano a osservare con pietà, o meglio ancora con disgusto, quella ragazzina goffa, brutta, che mangia troppo e non si prende cura di se stessa, che non parla, non interagisce e sembra incredibilmente stupida.

I compagni di scuola la perseguitano con scherzi sadici: King mette a nudo tutta la vigliaccheria e la malvagità del bullismo, che si concretizza nel gruppo, nella “forza” di tanti contro uno. Il debole solo contro la massa che si fomenta da sola, accanendosi contro il capro espiatorio, senza motivo, solo per il gusto di farlo, solo perché più facile. Nessuno è dalla parte di Carrie, nonostante lei non faccia nulla per farsi odiare. Perché? Perché non si cura, perché è debole, stramba, bruttina. Si può odiare una persona solo perché è stata sfortunata? Sì. La sua colpa è non riuscire a diventare come tutti gli altri. La presenza di Carrie è come un brufolo che spunta sulla punta del naso: schifoso e troppo visibile, una cosa che bisogna schiacciare, eliminare, nascondere.

Carrie diventa l’oggetto di un gioco perverso, un massacro il cui scopo non è quello di far sparire la ragazza stramba, ma di umiliarla continuamente, sfogando frustrazione e rabbia, cancellando le paure di un’intera società, una società che non è all’altezza dei tempi.

Gli scherzi continuano finché Carrie non passa dalla fanciullezza all’adolescenza con la sua prima mestruazione, che arriva in pubblico, mentre sta facendo la doccia con le altre ragazze dopo l’ora di ginnastica. Il gruppo di ragazze, capitano dalla ricca e odiosa Christine, la circonda gettandole addosso degli assorbenti e umiliandola quando Carrie non capisce cosa le sta succedendo.

Solo una ragazza, Sue Snell, da cui la storia è in parte raccontata, si rende conto di ciò che hanno fatto e inizia a provare dei sensi di colpa. Però ormai il meccanismo è innescato: i poteri di Carrie si sono manifestati, la ragazza sta imparando a usarli, ne è cosciente e inizia perfino a mettere in discussione il potere della folle madre.

Tutto sembra andare per il meglio, quando Carrie viene invitata al ballo scolastico dal ragazzo più bello e popolare (il fidanzato di Sue, su insistenze della stessa Sue che vuole liberarsi la coscienza): Carrie prova la felicità di una tipica adolescente, anche se è cosciente che l’invito di Tommy sia stato pilotato. Questo è uno dei momenti più toccanti del romanzo: entriamo nella testa di Carrie e comprendiamo che pensa e spera e sogna come una qualsiasi adolescente, che è intelligente, perspicace e profonda, perfino più della media. L’immagine della goffa, squallida, ridicola Carrie scompare, al suo posto una ragazza che, se volesse, potrebbe fare qualsiasi cosa, anche diventare bella, bellissima e corteggiata. King ci fa vedere le cose da ogni prospettiva possibile, ed è incredibile, è una cosa che se la facessimo davvero nella vita risolverebbe parecchi problemi.

Carrie, lo sguardo di Satana – Brian De Palma (1976)

Ma ancora una volta, gli eventi sono destinati a precipitare: la malvagia Christine, che ha una vera e propria fissazione per Carrie (caso clinico anche questo: la ragazza ricchissima e bella ignorata dalla sua famiglia, perseguitata dall’horror vacui sentimentale, anaffettiva e asociale, proprio come Carrie), ha progettato di umiliarla davanti a tutti. Ed è proprio qui, al ballo della scuola, simbolo della società americana benpensante (dove ci si veste bene, ci si incontra, ci si saluta e si fa finta di essere qualcuno), simbolo del passaggio dall’adolescenza all’età adulta, che inizia l’orrore.

Il momento di glorificazione della gioventù, diventa massacro della gioventù, Carrie si trasforma da vittima ad aguzzino, in una spirale di violenza e morte che segnerà per sempre la storia della città.
Un romanzo che mette a nudo, con occhio spietato e preciso, tutti gli errori e gli orrori della cosiddetta società civile.

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