Il mestiere del Freelance: otto regole per non turbare il Cliente che non paga

I clienti sono personaggi mitologici molto particolari: hanno il dono dell’ubiquità, prima di tutto: sono contemporaneamente al telefono, su skype e sotto casa con la fotocopia del logo in formato .doc, sono onnipresenti, domeniche e festivi compresi (consegna prevista per la mezzanotte tra il 24 e il 25 dicembre, ok?), e possono rintracciarti con qualsiasi mezzo: telefono, messaggi, facebook, email, whatsapp, piccioni viaggiatori, posta via gufo, medium.

Tutte queste capacità, però, svaniscono di colpo quando, a lavoro consegnato, arriva il momento del pagamento.

Cosa accade al “Cliente” quando parte una email a lui indirizzata che contiene una richiesta di pagamento?
Gli Ufologi non ne sono sicuri, ma si tratta di cose molto brutte, sicuramente.

silenzio-freelance
Un vecchio adagio, sempre attuale

Questo post ha come scopo principale quello di non farvi commettere alcuni errori gravissimi che potrebbero compromettere per sempre la vostra carriera di Freelance.

PUNTO UNO
Sono un Freelance, sono in missione per conto di Dio

Fare il Freelance è una missione ma non una missione seria come fare il medico o il volontario o il tizio che salva gattini bloccati sui tetti, perché noi non salviamo nessuno, anzi. Complichiamo la vita alle persone perbene con loghi troppo piccoli, font sottili e colori desaturati. No, fare il Freelance è una missione nel senso che lo facciamo perché ci piace e se una cosa ti piace la fai a prescindere, pagato o meno.

PUNTO DUE
Freelance, lo dice la parola: free, in inglese vuol dire “gratis”

Se siamo dei Freelance è perché in realtà di lavorare non c’avevamo davvero voglia. Già che per campare ci divertiamo coi social network o in generale col computer non ci rende credibili, ma poi se non ti svegli la mattina alle 6 per prendere un treno e andare in un regolare ufficio, allora vuol dire che uno stipendio vero non lo vuoi.

Quindi, ricordate amici, questa semplice equazione:
Lavoro vero = stipendio vero.
Lavoro finto = stipendio finto.

Iniziamo a capire questa cosa e dopo tutto sarà più chiaro. Per esempio, che se un Freelance, per miracolo, si ritrova a incontrare un Cliente, non può far altro che esserne felice e ringraziare, anche.

PUNTO TRE
Nessuno è indispensabile, il freelance men che meno

Non siete indispensabili, né unici, nient’affatto. Invocando una qualsiasi creatura con abilità speciali del tipo “cugino/nipote/fratello/figliodelpanettieredifiducia che smanetta col computer” il Cliente sarebbe in grado di ottenere loghi più grandi, font più visibili, colori più sgargianti, in tempi molto più brevi e non pagando neanche un centesimo. Se non lo fa, è perché suo nipote Giovannino studia per fare l’odontotecnico, c’ha la fidanzata che vive lontano e il computer deve dividerlo col resto della famiglia, per cui non ha molto tempo. Voi sì, invece. Ecco perché preferisce scegliere voi.

PUNTO QUATTRO
Solo i cafoni parlano di soldi

Se avete trovato un Cliente che sia disposto ad affidare proprio a voi la realizzazione delle sue preziosissime idee (sfidando anche il ragionevole timore che possiate appropriarvene e usarle per diventare Imperatori del Mondo) la prima cosa da NON fare è parlare di soldi. Non vi hanno insegnato che i soldi sono l’argomento dei cafoni? Davvero la vostra arte, la vostra creatività, la passione può essere quantificata in sporco danaro? Non credo. Ecco perché è controproducente inviare preventivi o richieste di pagamento, il Cliente è persona sensibile, offenderlo parlando di un argomento così terra terra come i soldi, rende subito chiaro che non avete preso sul serio la vostra missione. Sarà il Cliente stesso, nella sua immensa bontà, a tirare fuori l’argomento quando e se lo riterrà opportuno. Voi nel frattempo rilassatevi e lavorate sodo, perché solo facendo un po’ di gavetta otterrete la tanto agognata visibilità.

PUNTO CINQUE
Ci sono tanti modi per sentirsi gratificati, il primo è la visibilità

Forse non ci crederete, perché vi hanno insegnato a essere materialisti e gretti, ma esistono alternative al classico pagamento in (sporco) danaro, il più gratificante è sicuramente la visibilità. Ne avrete sicuramente sentito parlare, perché usata spesso come sistema di pagamento nell’Universo Magico dei Freelance. Toglietevi quel sorrisetto dalla faccia: vi hanno insegnato a essere presuntuosi e avidi a tal punto da non comprendere l’estremo potere di questo sistema di pagamento. Quando il Cliente vi promette che vi darà visibilità, non sta affatto provando ad aggirare il problema soldi, no. Il Cliente infatti non ha mai problemi di soldi, semmai sta aspettando altri pagamenti e perciò in quel momento non ha contante. Ecco perché, nella sua estrema bontà, decide a volte di usare la moneta della visibilità: come funziona?
Poniamo che il Cliente sia un Panificio e che voi abbiate prodotto per lui dei biglietti da visita. Orbene, ogni volta che qualcuno andrà a comprare del pane nel detto panificio, il Cliente mostrerà il biglietto da visita dicendo che è opera del Freelance. In breve tempo, diventerete gli eroi di tutte le signore Assuntina, Michelina, Genoveffa che frequentano il panificio. Immaginate se questo accadesse con tutti gli altri vostri Clienti: ben presto il vostro nome sarà sulla bocca di i Clienti dei vostri Clienti, in un cerchio dell’amore che vi porterà immensa gioia e una soddisfazione che nessuna banconota potrà mai darvi.

PUNTO SEI
Il tempo è denaro: non fate perdere tempo (e pazienza) al Cliente

Secondo voi un Cliente è diventato Cliente e non Freelance perdendo tempo a giocare coi social network o le palette di Pantone? No. Il Cliente è diventato Cliente perché ha saputo sfruttare al meglio il suo tempo, ragion per cui non potete arrivare voi con i vostri “brainstorming”, “kickoff” e “business plan” a rallentare tutto. Siete Freelance, avete l’intera giornata libera, potete svegliarvi quando volete, prendere il caffè, ascoltare musica, fare sesso, danzare nudi per casa: ecco perché dal momento in cui il Cliente vi sceglie è naturale che Egli vi voglia tutti per sé. Stipulare un contratto con il Cliente è come contrarre matrimonio davanti a Dio e allo Stato: da quel momento non avrete altro Cliente all’infuori di lui e ogni minuto della vostra vita sarà dedicato a compiacerlo. Dite, dunque, addio alla domenica, alle feste comandate, alle ferie estive: siete in vacanza tutto l’anno, del resto, lavorare il giorno del vostro compleanno non potrà che temprare il vostro spirito.

PUNTO SETTE
Se proprio volete i soldi, usate la delicatezza

Non c’è cosa più triste di quando, alla fine di un rapporto con un Cliente, chiediamo dei soldi. Dopo le lunghe maratone al telefono il giorno di Capodanno alla ricerca della email scomparsa, dopo lo scambio serrato di centinaia di bozze di logo, dopo innumerevoli immagini in alta risoluzione inviate tramite whatsapp e video aziendali girati da nonna Peppina, è davvero disgustoso concludere il tutto inviando una squallida richiesta di pagamento. Quindi, se proprio preferite le banconote alla visibilità e ai complimenti, almeno abbiate la decenza di rivolgervi al Cliente in maniera decorosa:

Non inviare suddette richieste nel weekend, una volta consegnati i lavori, nel weekend il Cliente torna irreperibile

Non parlate esplicitamente di “pagamento per il lavoro svolto”, semmai di “gratificazione materiale per l’avvenuta collaborazione”

Preferite sempre i contanti ai bonifici: il Cliente non ha mai tempo di andare in banca, andrete a ritirare i soldi quando sarà libero, nel caso di bonifico, comunque, non chiedete in continuazione “quando sarà effettuato il pagamento”, sapete che le banche hanno tempi lunghissimi

Non insistere per avere un appuntamento allo scopo di ritirare il contante: come già chiarito, il Cliente ha poco tempo da dedicarvi, non fa mica il Freelance, lui

Non date per scontato che vi spettino dei soldi: è sempre una scelta del Cliente quando e come pagarvi

Chiedete pure la cifra che desiderate, è, tutto sommato, una domanda innocente, ma aspettate che sia il Cliente a decidere se il lavoro da voi svolto corrisponde proprio a quella cifra

PUNTO OTTO
Se il Cliente non paga è colpa vostra

Ci sono molte motivazioni per cui un Cliente potrebbe, e a ragione, non effettuare un pagamento

Lutti in famiglia: i parenti più stretti muoiono sempre in concomitanza con le richieste di pagamento, è noto
Improvvise spese non messe a budget e non rimandabili: il tetto dell’azienda decide di scoperchiarsi sempre quando sta per partire il vostro pagamento, è ovvio che la priorità non potete essere voi
Attesa di altri pagamenti: come spiegato in precedenza, il Cliente vi pagherà di certo, ma prima deve ricevere soldi dai suoi Clienti, è normale, tali pagamenti prendono anche il nome di Godot o Deserto dei Tartari, in altri casi, più rari, di “Antani, blinda la supercazzola prematurata con doppio scappellamento a destra”
Il Cliente è povero: oggigiorno, sono sempre più frequenti i casi di povertà fra i Clienti. Se il vostro Cliente ha avuto la delicatezza di nascondervi questa triste verità, non sta a voi umiliarlo con continue richieste di pagamento.

Bene, spero che questo vademecum per trattare al meglio con il Cliente vi possa tornare utile, cari Freelance, e ricordate: la vita non è fatta solo di beni materiali, i rapporti umani sono molto più importanti e io spero con tutto il cuore che trovando un Cliente possiate trovare prima di tutto un Amico, non un poveretto a cui spillare soldi.

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Mamma, papà? Sono freelance

Buongiorno, oggi vi parlerò di una figura mitologica: il “freelance“.

WHAAAAAT?

CHI DIAMINE E’ UN FREELANCE?
Un freelance è qualcuno che per ragioni diverse ha deciso di lavorare in proprio.
Io, per esempio, sono un Digital Freelance il che non vuol dire che “mi pagano per stare su Facebook” – come mi ha detto una volta il mio ex capo, subito fanculizzato – ma che mi occupo della comunicazione digitale: dalla grafica al content. In altre parole, gestisco pagine Facebook, realizzo siti web e grafica e lavoro sia per i miei diretti clienti che per agenzie di comunicazione che mi affidano lavori come consulente esterno.
Va beh e poi sì, sto pure su Facebook a postare GIF su quanto è difficile essere un freelance.

COSA FA UN DIGITAL FREELANCE
Come già anticipato il Digital Freelance è un comunicatore del settore digitale. Vuol dire che si occupa, principalmente, di comunicare online. Il principio è sempre lo stesso: trovare le parole, le immagini, le emozioni giuste per dire qualcosa. La comunicazione digitale è complessa, perché l’utente è costantemente bombardato da informazioni e riuscire a emergere in questo marasma richiede tempo, pazienza e, naturalmente, tanta tanta professionalità!

Utente che rischia di annegare nel www

Detto ciò, torniamo al “freelance” in generale, una parola che oggigiorno viene subito collegata a:

  1. Hipster che non hanno voglia di lavorare davvero
  2. Disperati che non trovano altro lavoro
  3. Gente che non sa fare niente, ma cerca di farsi pagare lo stesso
  4. Gente che non vuole svegliarsi la mattina per andare a lavoro

E infatti la percezione che il resto del mondo (compresi mamma e papà) hanno dei freelance al lavoro è più o meno questa:

Un cazzaro, praticamente. (Drugo, ti amo)

Potrà sembrarvi strano, ma non ho deciso di rovinarmi il fegato inseguendo clienti che si “dimenticano” di pagare per vivere felice e spensierata come il Drugo.
Perché allora ho deciso di diventare un freelance?

  1. Autonomia. Ho avuto diversi capi e, sarà la mia sfortuna, sarà che ho qualche problema con l’autorità, mi sono resa conto che per lavorare bene e credere in un progetto, ho bisogno di non avere un capo che mi alita sul collo, mi dice cosa fare e come farlo. Più sono autonoma nelle mie scelte creative, più rendo in termini di creatività. Inoltre i soldi che guadagno non dipendono più dal buon cuore del capo, ma dalla mia capacità di trovare e gestire nuovi lavori.
  2. Flessibilità. Scrivo, amo leggere, gestisco un blog, insomma ho diversi interessi. La possibilità di ritagliarmi uno spazio per ciascuno di essi è fondamentale. Quando lavoravo in agenzia, tornavo a casa esausta e l’unica cosa che riuscivo a fare era sedermi sul divano a fissare la TV e/o il vuoto.
  3. Creatività. Lo scopo non è più arrivare a fine mese e prendere lo stipendio. Lo scopo è far crescere la mia attività (per guadagnare di più, sì, ma questo è solo una conseguenza). Questo stimola la mia creatività. Ogni mese, provo a iniziare un nuovo progetto e ad allargare il mio campo di attività… se non ci riesco, pazienza, l’importante è avere sempre nuove idee.

Quindi, abbattiamo qualche luogo comune, amici!

  1. Sei freelance, quindi puoi svegliarti tardi la mattina. 
    Sbagliato. Sono un freelance, quindi posso decidere io i miei orari, questo sì. Ma se ho dei lavori da portare a termine, DEVO necessariamente lavorare e, a volte, proprio perché gestisco tutto io, lavoro molto più degli altri. Io mi sveglio tutte le mattine alle 7.30 e inizio a lavorare dalle 8. A volte anche il sabato e la domenica!
  2. Sei freelance, non è un vero lavoro.
    Un vero lavoro è un lavoro che ti permette di guadagnare dei soldi e che attesta una tua professionalità. Lavorare come impiegato in un’azienda che non ti paga da un anno… ecco, quello NON è un vero lavoro.
  3. Sei freelance, hai tanto tempo libero.
    No, ho lo stesso tempo di chiunque altro, ma lo gestisco io. Il che significa anche dover essere responsabile e resistere alla tentazione di cazzeggiare. Paradossalmente, chi ha un orario di lavoro fisso, sa che finito il suo turno è libero. Un freelance, invece, non è mai davvero davvero libero!

Freelance in ascolto, che ne pensate?

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5 consigli per superare il blocco del lettore!

Tutti conoscono il blocco dello scrittore, ma non tutti sanno che esiste anche un blocco del lettore. Accade quando anche il lettore più accanito per lunghi periodi non trova più nulla che lo appassioni: la sensazione per chi ama i libri è di grande frustrazione, ovviamente.

Vuoi sapere se soffri anche tu di blocco del lettore? Ecco i sintomi:

1) ogni libro che inizi ti sembra noioso
2) inizi continuamente nuovi libri lasciandoli tutti a metà
3) inizi a guardare di più la tv

E’ un circolo vizioso che sembra non avere fine… e invece una fine la avrà! Ecco qualche consiglio per accelerare il processo di “guarigione”:

1) prova coi fumetti: leggere un fumetto è meno faticoso e, tutto sommato, puoi guardare le figure! Se devoconsigliarti un fumetto, allora scelgo Saga, fumetto statunitense di genere fantascientifico/fantasy, scritto da Brian K. Vaughan e illustrato da Fiona Staples. La serie si compone di diciotto volumi, in italian sono stati pubblicati i primi cinque da BAO Publishing. Ve lo consiglio perché è una serie scritta e disegnata meravigliosamente, vi innamorerete dei personaggi principali, di quelli secondari, delle comparse, dei mondi e di ogni singola virgola. Insomma, io ne sono perdutamente innamorata. Ecco qui la trama:

La storia narra di una guerra tra il pianeta Landfall (abitato da umanoidi dalle fattezze angeliche) e il suo satellite Wreath (abitato da umanoidi con fattezze demoniache). Una soldatessa di Landfall, Alana, e un fante di Wreath, Marko, disertano e diventano amanti, quindi fuorilegge, in quanto le unioni tra i due popoli sono proibite. I due protagonisti danno alla luce una figlia, Hazel, che vogliono proteggere ad ogni costo. Wreath manda sulle tracce dei fuggiaschi Il Volere e Il Segugio, due freelancer (micidiali cacciatori di taglie galattici), anch’essi uniti da una travagliata storia di sesso e amore. Alla loro storia si intreccia quella del principe Robot IV, che indagherà personalmente sul passato di Alana.

2) Rileggi uno dei tuoi preferiti: leggi qualcosa che sai non ti annoierà, qualcosa di conosciuto, qualcosa che non richiede troppo impegno perché tanto già conosci. Per me i libri con cui superare il blocco del lettore sono “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen e Harry Potter di J.K. Rowling.

3) Leggi racconti o romanzi brevi: anche l’antologia delle medie va benissimo! Se devo consigliarvi una raccolta di racconti dico “Fiabe Italiane” di Italo Calvino!

4) Prova a leggere un genere nuovo: entra in un nuovo mondo, fai un’esperienza diversa. Io, ad esempio, non leggo molti gialli, ma in questo periodo per me un po’ stressante sto leggendo un bellissimo giallo di un’autrice napoletana (e amica): “C’è una casa nel bosco” di Serena Venditto, Homo Scrivens.

 

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Scrivere per il web, le regole d’oro!

Ho aperto il primo blog nel lontano 2001 (su Splinder, piattaforma ormai dismessa) e ho continuato a scrivere su blog e siti da quella data fino ad oggi: inutile dire che le cose sono cambiate moltissimo in questi quasi 15 anni e che l’avvento dei social network ha avuto un impatto devastante sulla scrittura da web.

Intanto è bene rassegnarsi ad un’idea: lo stile di scrittura dipende anche dal mezzo e deve adattarsi al lettore. Un bel testo non avrà lo stesso impatto letto su carta o sul monitor di un computer, quindi rinunciate all’idea che “scrivo bene, quindi non ho bisogno di imparare nulla di nuovo“: sbagliato! Il fatto che scriviate bene in generale, non significa necessariamente che scriverete bene anche per il web!

Scrivere per il web è molto diverso che scrivere per la carta stampata, il tempo a nostra disposizione per dire ciò che vogliamo è molto meno, prima di tutto e, inoltre, l’approccio del lettore è completamente diverso: leggere su un monitor è molto più stancante e quindi non possiamo permetterci di trastullarci con lunghissime frasi, metafore e paragrafi chilometrici.

No, non basta sentirsi fighi per scrivere bene.
No, non basta sentirsi fighi per scrivere bene.

Ci sono delle regole che, negli anni, ho imparato a fare mie, eccole qui, raccolte per voi!

 1) METTERE ORDINE FRA LE IDEE

Content is king, è assodato.

Ma di buone intenzioni sono lastricate le vie dell’inferno, sapete? Quindi fate così: prendete i concetti principali che andrete a sviluppare nel vostro testo e fatene una lista. Vi aiuterà a fare ordine nella vostra mente e a scrivere più velocemente.

Se avete le idee chiare, riuscirete ad essere anche più incisivi nell’esprimerle e, di conseguenza, eviterete che il lettore vada alla deriva.

Poi, mentre scrivete, ogni punto può essere sviluppato e approfondito a vostro piacimento (o meglio, seguendo sempre le regole del web writing che stiamo per elencare!)

2) QUESTIONE DI STILE: COME SCRIVERE

Qui ci vengono in aiuto le sei regole fondamentali del grande George Orwell (“Politics and the English Language”, scritto nel 1946 ma ancora attuale):

1) Non usare mai metafore, similitudini o altre figure retoriche di uso comune.
2) Non usare mai una parola lunga se puoi usarne una corta.
3) Se puoi tagliare una parola, fallo.
4) Non usare mai la forma passiva quando poi usare quella attiva.
5) Non usare mai un’espressione straniera, un termine scientifico o gergale quando esiste un equivalente nella tua lingua.
6) Infrangi queste regole prima di dire apertamente qualcosa di tremendo.

L’ultima regole significa: non preoccuparti di infrangere le regole, se serve a dare senso a ciò che vuoi dire. Le regole sono necessarie ma una buona dose di flessibilità non guasta mai!

Vi consiglio la lettura dell’illuminante studio di George Orwell (cliccate qui)

Evitate, se possibile, di essere:

– troppo didattici (non siete in cattedra, non state tenendo una lezione!)
– troppo compassati (a nessuno importa che conosciate parole difficili, i lettori non sono lì per ascoltare il vostro eloquio, ma per ricevere informazioni!)
– troppo presuntuosi (a nessuno piace sentirsi inferiore, quindi anche nell’esprimere le vostre verità dovrete essere il più umili possibile!)

3) LA FORMATTAZIONE DEL TESTO

Uno studio di Jakob Nielsen (il guru dell’usabilità secondo il New York Times) sostiene che solo il 16% delle persone legge completamente un testo online, il restante 84%, invece, fa una specie di “scansione” visiva (Nielsen dell’eye tracking ne ha fatto il suo lavoro) del testo, cercando le parole chiave. Il lettore su web è impaziente e non perderà tempo a leggere tutto ciò che pazientemente avete scritto.

Leggerà il titolo, il sottotitolo, la prima frase e poi sempre meno.

Per capirci, l’occhio del lettore digitale legge così:

testo

Quindi cosa fare? Come comunicare con il lettore 2.0?

TANTI PARAGRAFI!
Spezzettate il testo in paragrafi.

I muri di testo non piacciono a nessuno.

Potete usare TITOLI e sottotitoli per distinguere le varie parti e far riposare gli occhi. Fate uso di liste, numerate e non, per esemplificare concetti, usate font e colori diversi per sottolineare i concetti-chiave!

Siate sinceri: quale dei due testi vi fa venire voglia di leggere?
Siate sinceri: quale dei due testi vi fa venire voglia di leggere?

IMMAGINI!

Le immagini sono la maniera più veloce, intuitiva e simpatica di comunicare qualcosa. In più attirano subito l’attenzione e fanno calare vertiginosamente la frequenza di rimbalzo (la percentuale di sessioni di una sola pagina, ossia le sessioni in cui gli utenti abbandonano il sito dalla pagina da cui sono entrati, senza interagirvi)!

POCHE VIRGOLE, MOLTI PUNTI

Frasi brevi e concise invogliano alla lettura. Le virgole, i punti e virgola, i puntini sospensivi, le parentesi vanno centellinati!

4) INTERATTIVITA’!

Link, link, link: a cosa servono? Servono  a rendere ancora più completo e accattivante il vostro testo, servono ad evitare di riempirlo di informazioni (potete semplicemente inserire il link alla pagina che tratta di quell’argomento e spingere, dunque, il lettore ad informarsi).

Inoltre migliorano il vostro posizionamento nei motori di ricerca (attenzione a cosa linkate, ovviamente)!

Siete pronti per cominciare a scrivere testi perfetti?

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I cinque social network per i lettori

Chi non ha mai versato, apertamente o in segreto, amare lacrime perché una storia meravigliosa era finita ed era venuto il momento di dire addio a tanti personaggi con i quali si erano vissute tante straordinarie avventure, a creature che si era imparato ad amare e ammirare, per le quali si era temuto e sperato e senza le quali d’improvviso la vita pareva così vuota e priva di interesse?

MICHAEL ENDE – LA STORIA INFINITA

Book-Lover: amante dei libri.

E’ la tipica persona che in qualsiasi momento della sua vita sta sempre leggendo un libro.
Che non appena ne termina uno, ha già una lista di almeno dieci nuovi titoli fra cui scegliere.
Che non lascia passare neanche 24 h senza avere in mano una nuova avventura da vivere.
Che tratta i personaggi dei libri come fossero amici di vecchia data.
Che fa mattina, pensando: “ok, l’ultima pagina e poi stacco”.
Che ama l’odore della carta, ma ha un e-reader con una capienza di 3000 titoli.
Che sogna una biblioteca come quella ne “La Bella e La Bestia”.
Che legge libri da quando ha imparato a leggere.
Che fa liste di libri da leggere (infinite) e tira linee su quelli già letti.

Ecco quindi, per restare in tema social network, CINQUE social network che non puoi perderti se ti sei riconosciuto nella descrizione di sopra!

goodreads

Creato nel 2006, è la libreria online più conosciuta dai lettori di tutto il mondo: gli utenti hanno la possibilità di dare un voto a un libro, espresso con una scala da 1 a 5, e di aggiungere al voto una recensione scritta. Il sito inoltre consente agli utenti di creare i propri “scaffali” con cui catalogare i propri libri. Si possono avere cerchie di amici, discutere di libri in vari gruppi e catalogare le citazioni più belle. E’ ovviamente connesso ai principali social network!

anobii

Il principio di aNobii (social network fondato da Greg Sung nel 2006 il cui nome viene dal “tarlo della carta”, l’Anobium punctatum) è identico a quello di GoodReads: gli utenti possono visualizzare le librerie degli altri utenti e, in più, eseguire in automatico un calcolo di compatibilità con la propria espresso in percentuale. Questa funzione consente di individuare le librerie simili alle proprie e di tenere d’occhio quelle più affini ai propri gusti per scoprire nuovi libri e nuovi autori. Inoltre aNobii consente di estrapolare dati sulla propria libreria, come in numero di pagine lette in un determinato anno, il numero di altri utenti che l’hanno visitata, gli utenti che grazie a quella libreria hanno scoperto nuovi libri. I libri vengono inseriti nella propria libreria attraverso il codice ISBN, titolo del volume, editore o autore. La modifica delle copertine dei libri o qualsiasi altro dato può essere richiesta dagli utenti qualora non fossero presenti.

wbresize

 Zazie.it è l’alternativa tutta italiana alle più conosciute librerie virtuali! Su Zazie.it l’utente può creare una libreria virtuale, archiviare, votare e recensire i libri che ha letto, curiosare nelle librerie degli altri per scoprire nuovi autori e nuovi percorsi di lettura. Carine le funzioni aimood e ai ComeDoveQuando (CDQ) grazie alle quali il lettore può catalogare i libri a seconda del proprio umore e cercare titoli che siano compatibili con il suo umore del momento! L’interfaccia è piacevole e l’idea è molto carina, si tratta solo della versione beta, quindi è tutto da migliorare, ma sicuramente merita una visita!

 framework_logo

10 righe dai libri, nato come gruppo Facebook, è diventato un portale che ha come obiettivo principale quello di divulgare la lettura e la scrittura con un gioco divertente che coinvolge lettori ed editori, grazie anche alla collaborazione con importanti case editrici, come Fazi, Elliot, Bompiani, Castelvecchi, Fandango, Newton Compton, Rizzoli, Garzanti e molte altre ancora! L’idea è quella di trovare anticipazioni e booktrailer dei nuovi libri in uscita, con la possibilità di scaricare i primi capitoli di un romanzo appena pubblicato. Non è quindi un vero e proprio social network, ma sicuramente la condivisione e l’interazione fra gli utenti è importantissima e poi è nato proprio su Facebook!

bookmooch_logo

Mooch vuol dire “ottenere qualcosa senza pagarla” o “prendere qualcosa in prestito senza avere l’intenzione di restituirla”: BookMooch è, infatti, una comunità virtuale per lo scambio di libri usati che permette di barattare i libri con gli iscritti. Gli utenti possono accumulare punti scambiando libri che serviranno ad ottenere altri libri!

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