Strumenti per scrittori e blogger: aumentare la concentrazione!

Scrivere un romanzo (o gestire un calendario editoriale) può essere una passeggiata ma anche un lungo e terribile tormento: ecco perché sono fondamentali gli giusti strumenti per scrittori e blogger!

Mi occupo di scrittura, editing, correzione bozze e seguo da anni gli autori nel processo di creazione e pubblicazione dei loro romanzi, in questi lunghi anni di esperienza (prima come collaboratrice interna ed esterna di agenzie di comunicazione e poi come freelance) mi sono resa conto che uno dei problemi principali è la concentrazione!

Ecco perché ho deciso di elencare alcuni strumenti per scrittori e blogger che vi faranno impazzire di gioia: in questa puntata facciamo un giro tra i siti (gratis) utili a concentrarsi!

La concentrazione e la determinazione mentale sono i margini di una vittoria.
(Bill Russell)

Strumenti per scrittori e blogger

The Most Dangerous Writing App

Scrivi, scrivi, scrivi e non fermarti, o perderai tutti i progressi fatti! Funziona così, questo sito che vi “costringe” a non perdere la concentrazione se non volete perdere anche tutto il lavoro fatto (ecco perché è la app di scrittura più “pericolosa” del mondo).

Il sito di consente di scegliere l’obiettivo o per durata della sessione (da cinque minuti a un’ora) o per numero di parole scritte (da 75 a 1667).

Molto utile se siete fra coloro i quali che per dare il massimo devono essere messi alle strette! Personalmente, rischierei di mandare tutto a monte.

Strumenti per scrittori e blogger

Tomato Timer

Una app che, nella sua semplicità, risulta utilissima: 25 minuti, con pause di cinque o dieci minuti. L’app vi avvisa quando i venticinque minuti di concentrazione sono terminati e potete concedervi una pausa, breve o lunga!

Strumenti per scrittori e blogger

Rainyscope weather simulator

Sì, sono assolutamente innamorata di quest’app. Preferite scrivere durante un acquazzone estivo? Con il suono della canicola d’agosto? Durante una fredda giornata invernale? Con la pioggia autunnale fuori dalla finestra? O addirittura fra le chiacchiere e l’acciottolio del piatti di un caffè? Bene. Con questa app, che simula i rumori di sottofondo, potete!

Strumenti per scrittori e blogger

Nanowrimo

Ok, questo lo conoscono anche i sassi, mi sa ma era doveroso aggiungerlo! Per i pochi che non lo conoscono, come funziona: il contest è una sfida con se stessi e dura un mese, in questo mese, tramite il contatore del sito, dovrai scrivere almeno 50.000 parole (cioè un romanzo di media lunghezza) per vincere il tuo personale premio. Può sembrare sciocco, ma quando cominci a vedere i progressi, ti sale anche la brama di vincere! Utilissimo per dare una spinta a progetti che avete già in corso (di solito il contest si svolge nel mese di novembre, ma c’è anche la possibilità di allenarsi con i Camp NanoWrimo).

Che ne dite? C’è qualcuno di questi strumenti che utilizzate o utilizzerete? Fatemi sapere se questo post è stato utile e se ne volete altri, sul tema scrittura!

Strumenti per scrittori e blogger

🍉Esistono diversi servizi editoriali di cui puoi usufruire rivolgendoti a me: l’editing è uno di questi, ma ci sono anche la correzione bozze, il writing coach e il ghost writing.
Devi solo capire cosa vuoi!

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Come e perché uccidere (o meno) un personaggio

Buongiorno, miei piccoli e cattivissimi George R.R. Martin, oggi parleremo di un argomento molto sentito e discusso: l’assassinio dei vostri figli di carta! Che tipo di autori siete? Siete dei Freddy Krueger della scrittura o, piuttosto, somigliate a dei tenerissimi orsetti del cuore? Avete mai falciato così tanti personaggi nelle vostre storie da stare male come dopo un’indigestione? O siete per il lieto fine sempre e comunque?

In questo post vi parlerò della pratica violenta denominata “ammazza-la-vecchia-col-flit” “ammazza il personaggio” per capire meglio quando è giusto far morire un personaggio e quando, invece, è proprio inutile (e dannoso, anche!).

Buoni motivi per cui far fuori un personaggio

É diventato superfluo

Capita, ve lo assicuro: a volte personaggi che abbiamo inserito nel nostro libro per descrivere meglio, magari, il background del protagonista, diventano inutili e ci stanno costantemente fra i piedi. Ecco, questo è un buon motivo per farli fuori.

La sua morte segna un punto di svolta per il protagonista

A volte la morte di un personaggio è necessaria a far compiere al protagonista un balzo in avanti (o indietro, a seconda dei casi). Mettiamo, ad es., la morte di zio Ben che “trasforma” indirettamente Peter Parker nel supereroe (pieno di sensi di colpa e responsabilità) conosciuto come Spiderman.

La presenza di un personaggio impedisce lo sviluppo del protagonista

Ci sono protagonisti che nascono sotto “l’ala protettiva” di qualche personaggio, ecco, arrivati a un certo punto, quel personaggio deve farsi da parte e, diciamocelo, la morte è un gran bel modo per mettersi da parte. Per esempio, se Billy Bones nell’Isola del Tesoro non fosse morto, Jim non si sarebbe appropriato della mappa e non avrebbe vissuto la grande avventura che poi ha vissuto.

Serve a rendere la storia realista

In guerra, per esempio, si muore. I morti di Hunger Games, per fare un esempio, sono necessari a spiegare la crudeltà del mondo in cui Katniss vive, anche i personaggi innocenti possono (e devono, in questo caso) morire.

E poi, sì, ci sono dei PESSIMI motivi per cui far fuori un personaggio, eccone qui qualcuno:

Pessimi motivi per cui far fuori un personaggio

Per far piangere e basta

Morte di un personaggio = feels da parte del lettore! I sentimenti, le emozioni forti, la tristezza si provano solo se la morte ha senso. Per quanto mi riguarda, ad esempio, la morte di Tris nella serie Divergent è talmente assurda e fuori luogo che ho avuto l’impressione che l’autrice volesse solo strappare una lacrima al lettore.

Per spiazzare e basta

Stesso discorso di prima: non siamo tutti George R.R. Martin, le vite dei nostri personaggi dobbiamo maneggiarle con cui, l’effetto grottesco è dietro l’angolo e se in Martin le morti, per quanto numerosi e cruenti, sono realmente spiazzanti e contribuiscono a dare l’immagine di un mondo complicato, pieno di tranelli e in cui nessuno è salvo (soprattutto quelli che non giocano d’astuzia), i comuni mortali devono stare attenti a non progettare la morte di un loro personaggio solo in base al fatto che “il lettore non se lo aspetta”, perché non è un buon motivo. Anzi, è un pessimo motivo.

In conclusione, possiamo dire che far morire un personaggio deve essere una scelta NECESSARIA, non è un orpello, non è un’aggiunta, è qualcosa che fa parte della trama profondamente e, dunque, da maneggiare con cautela. 

Ah, sapete quali sono le morti di personaggi di anime che mi hanno turbato di più durante l’infanzia (e anche ora, a dire il vero)? Eccoli qui!

Invece qui trovati le morti più traumatiche nei libri!

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Vuoi sapere come si fa a scrivere la recensione di un libro? Leggi l’articolo e iscriviti alla newsletter per ricevere la checklist stampabile direttamente nella tua casella di posta elettronica!

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Come scrivere la recensione di un libro

Buongiorno lettori!  Non so voi, ma io mi muovo molto meglio con gli schemi e le liste, mi sento a mio agio quando ho una checklist da spuntare, ecco perché ho deciso in inaugurare una nuova rubrica dal titolo How to do per parlarvi di cose come “scrivere una recensione”, “scrivere un romanzo”, “trovare nomi per i vostri personaggi”, ecc. ecc. Spero che possa esservi utile. Alla fine dell’articolo, potrete scaricare anche la checklist che potrete tenere sempre con voi! Ma ora, basta chiacchiere, iniziamo!

Do per scontato che dobbiate scrivere una recensione di un libro per il vostro blog (o comunque per una rivista digitale), perché come sapete le regole della comunicazione sulla carta stampata sono diverse. Do anche per scontato che sappiate come si scrive per il web, quanta importanza ha la formattazione, l’inserimento delle immagini giuste, ecc. ecc. (in caso contrario o se magari volete una rinfrescata, ecco un articolo scritto qualche tempo fa, spero possa tornarvi utile!)

Intanto, scopriamo un attimo cos’è una recensione e, soprattutto, cosa non è:

Una recensione NON è un modo per dire al lettore che un libro ci è piaciuto (o meno);
Una recensione è un modo per dire al lettore PERCHÉ un libro ci è piaciuto (o meno);

Una recensione NON è un riassunto della quarta di copertina;
Una recensione è UN’ANALISI argomentata della vostra opinione rispetto a quel libro;

I gusti sono gusti, è vero, e un libro può piacere o meno a seconda di chi legge, ma le MOTIVAZIONI per cui un libro vi è piaciuto o meno devono essere OBIETTIVE e OGGETTIVE. In altre parole, una recensione non può ridursi a: “il libro non è piaciuto per lo stile”, ma dovete andare più a fondo: “Lo stile del libro non è piaciuto perché…”. Fate degli esempi, usate dei brani del libro per spiegare!

La cover e le informazioni tecniche sono essenziali

Prima di tutto, non può mancare la cover del libro in questione e le informazioni tecniche che riguardano il romanzo. In poche parole, ecco quali info è essenziale inserire:

Titolo
Autore
Serie (è parte di una serie? Se sì, che volume?)
Genere
Data di pubblicazione
Pagine
Prezzo
Link acquisto

Potete aggiungere o togliere info, quelle che lascerei obbligatoriamente sono quelle colorate, perché, di solito, è quello che il lettore, in prima istanza, desidera conoscere!

Il tuo giudizio in breve

Per cominciare, sarà meglio spiegare in maniera concisa ai vostri lettori cosa troveranno nella recensione che si accingono a leggere: il libro vi è, nel complesso, piaciuto? Oppure no? Di cosa parla, in breve? Ecco, in quattro righi o meno, dovrete essere in grado di rispondere a queste poche domande!

Da chi e com’è raccontata la storia?

In questo paragrafo, dovrete parlare della Voce Narrante, cioè di chi racconta la storia. A questo proposito, sarà conoscere la differenza tra i vari livelli narrativi (non temete, ve ne parlerò prossimamente!). Descrivete il narratore: è interno al racconto? É esterno? La storia è raccontata al presente o al passato? Che tipo di voce è? Seria, umoristica, cinica?

Dov’è ambientata e chi è il protagonista?

Passiamo ora all’ambientazione, anche questa fondamentale per far capire di che libro stiamo parlando. Sembra semplice, ma non basta dire: “Il romanzo è ambientato nel ‘700 in Inghilterra” per rispondere a questa domanda. Andate più a fondo: Che tipo di società è descritta in questo libro? Come sono i suoi protagonisti? É una società aperta o chiusa? L’ambientazione è un piccolo villaggio, una città, una casa, una stanza?

L’altra cosa di cui dovrete parlare subito è il protagonista: anche qui, non basta dire chi è e com’è fatto, andate a fondo, descrivete (senza fare spoiler ovviamente) il background del personaggio che emerge dal libro, vi è piaciuto, come personaggio? Avete compreso le sue scelte o vi è sembrato, in qualche modo, in contraddizione? É un personaggio positivo o negativo? L’autore ha saputo trasmettere la sua natura? Prendete le informazioni che l’autore vi ha dato e analizzatele: dovrete dire al lettore se il lavoro fatto dallo scrittore è buono o meno!

Riassumi il libro in 5 righi (e non fare spoiler!)

Dopo aver introdotto Voce Narrante, personaggio principale e ambientazione, è venuto il momento di spiegare, in pochissime parole, al lettore di cosa parla questo libro. Il che non vuol dire raccontare per filo e per segno la trama, ma riassumere in 5 righi o meno, l’oggetto della narrazione!

Ad es. “Quando il signor Bingley prende in affitto Netherfield Park, la vita della piccola comunità inglese che vi gravita attorno viene sconvolta: la signora Bennet, come altre madri del circondario, ha cinque figlie in età da marito: una riuscirà a rubare il cuore del ricco signor Bingley? Forse la scelta ricadrà su Jane, la più bella, o su Lizzie, la più intelligente, chi lo sa? Il problema, però, è che col signor Bingley è arrivato a Netherfield un individuo ricchissimo, affascinante quanto antipatico e presuntuoso: il signor Darcy. Per fortuna che la bella e ironica Lizzie sa come metterlo a posto!”

Ecco un esempio, io ho usato uno stile colloquiale e divertente, ma potete scrivere questa storia di “quarta di copertina” nella maniera che preferite: basta che dia al lettore l’idea di ciò che troverà!

Qual è l’idea attorno a cui ruota la storia?

C’è un concetto principale che fa da perno al libro? Nel caso di Orgoglio e pregiudizio, il tutto si focalizza sull’arrivo di Mr. Bingley e sulla presenza del suo scostante e presuntuoso amico, il che dà la possibilità all’autrice di descrivere una società chiusa e bigotta, per alcuni versi, ma anche personalità brillanti (ad es. Lizzie o Darcy) e altre addirittura caricaturali (il signor Collins). Le dà modo, in altre parole, di parlare di pregiudizi e di orgoglio, due elementi tipici della natura umana.  Riuscite a individuare, allora, qual è l’0idea principale attorno a cui si sviluppa la storia che avete letto?

L’autore voleva comunicare un messaggio? C’è riuscito?

Ecco un’altra informazione da dare: l’autore aveva l’intento di comunicare qualcosa ai suoi lettori? Non necessariamente uno scopo etico o morale: semplicemente l’obiettivo che l’autore aveva, raccontando questa storia. Jane Austen voleva farci fare quattro risate alle spalle della società del suo tempo? C’è riuscita? Voleva, forse, indagare una parte della natura umana, svelando quanto i pregiudizi e l’orgoglio possano imbrigliare le menti più aperte e brillanti? C’è riuscita?

Com’è lo stile?

E ora passiamo ad analizzare lo stile del racconto: come scrive quest’autore? “Bene” o “male” non vale, ragazzi. Andiamo più in profondità: le frasi sono lunghe, il periodare è complesso, oppure l’autore preferisce utilizzare frasi brevi e concise? Le parole usare sono semplici da capire o, leggendo, avete dovuto mettere mano al vocabolario più di una volta? Il ritmo vi è sembrato lento o concitato? Ci sono più dialoghi o più descrizioni? Com’è l’utilizzo della punteggiatura?

Cosa ti è piaciuto di questa storia (o cosa non ti è piaciuto)?

E ora veniamo al nostro, personale, giudizio: chiudete gli occhi (si fa per dire) e ripensate alle sensazioni che il libro vi ha lasciato. Di Orgoglio e pregiudizio, ad es., io ho amato lo stile sarcastico di Jane Austen, la sua bravura nel descrivere i tipi umani, il fatto che abbia affidato la scena a una donna intelligente e autonoma come Lizzie, l’evoluzione bellissima e romantica del suo rapporto con Darcy e il progredire stesso dei personaggi, oltre che l’intreccio, ricco di capovolgimenti. Va da sé, che non c’è una cosa di Orgoglio e pregiudizio che non mi sia piaciuta!

A chi consiglieresti questo libro?

Veniamo a un affare importante: a chi consiglieresti questo libro? Fate esempi, per spiegarvi meglio: lo consiglio a chi ama una scrittura ricca di humour, a chi ama le storie d’amore, a chi ha amato Jane Eyre o Cime Tempestose, a chi ha visto un certo film o una certa serie.

Ora condividi!

Ecco, avete pubblicato la vostra bellissima e dettagliata recensione, ora avete finito. Ebbene… NO! Ora è il momento di condividere la vostra opinione: sui social, principalmente (vai di Facebook, Twitter, Google Plus, ecc.) ma anche su Goodreads, Anobii e su Amazon: non dimenticate questa fase, è fondamentale per raggiungere i vostri lettori!

Spero che questo breve “focus” su come scrivere la recensione di un libro vi possa tornare utile, se volete ricevere nella vostra casella di posta la checklist scaricabile e stampabile, non dovrete fare altro che iscrivervi alla newsletter (cosa che vi permetterà di restare aggiornati sulle prossime puntate della rubrica!)

Ricevi direttamente nella tua casella di posta la checklist stampabile su "Come scrivere la recensione di un libro"!

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Il mestiere del Freelance: otto regole per non turbare il Cliente che non paga

I clienti sono personaggi mitologici molto particolari: hanno il dono dell’ubiquità, prima di tutto: sono contemporaneamente al telefono, su skype e sotto casa con la fotocopia del logo in formato .doc, sono onnipresenti, domeniche e festivi compresi (consegna prevista per la mezzanotte tra il 24 e il 25 dicembre, ok?), e possono rintracciarti con qualsiasi mezzo: telefono, messaggi, facebook, email, whatsapp, piccioni viaggiatori, posta via gufo, medium.

Tutte queste capacità, però, svaniscono di colpo quando, a lavoro consegnato, arriva il momento del pagamento.

Cosa accade al “Cliente” quando parte una email a lui indirizzata che contiene una richiesta di pagamento?
Gli Ufologi non ne sono sicuri, ma si tratta di cose molto brutte, sicuramente.

silenzio-freelance
Un vecchio adagio, sempre attuale

Questo post ha come scopo principale quello di non farvi commettere alcuni errori gravissimi che potrebbero compromettere per sempre la vostra carriera di Freelance.

PUNTO UNO
Sono un Freelance, sono in missione per conto di Dio

Fare il Freelance è una missione ma non una missione seria come fare il medico o il volontario o il tizio che salva gattini bloccati sui tetti, perché noi non salviamo nessuno, anzi. Complichiamo la vita alle persone perbene con loghi troppo piccoli, font sottili e colori desaturati. No, fare il Freelance è una missione nel senso che lo facciamo perché ci piace e se una cosa ti piace la fai a prescindere, pagato o meno.

PUNTO DUE
Freelance, lo dice la parola: free, in inglese vuol dire “gratis”

Se siamo dei Freelance è perché in realtà di lavorare non c’avevamo davvero voglia. Già che per campare ci divertiamo coi social network o in generale col computer non ci rende credibili, ma poi se non ti svegli la mattina alle 6 per prendere un treno e andare in un regolare ufficio, allora vuol dire che uno stipendio vero non lo vuoi.

Quindi, ricordate amici, questa semplice equazione:
Lavoro vero = stipendio vero.
Lavoro finto = stipendio finto.

Iniziamo a capire questa cosa e dopo tutto sarà più chiaro. Per esempio, che se un Freelance, per miracolo, si ritrova a incontrare un Cliente, non può far altro che esserne felice e ringraziare, anche.

PUNTO TRE
Nessuno è indispensabile, il freelance men che meno

Non siete indispensabili, né unici, nient’affatto. Invocando una qualsiasi creatura con abilità speciali del tipo “cugino/nipote/fratello/figliodelpanettieredifiducia che smanetta col computer” il Cliente sarebbe in grado di ottenere loghi più grandi, font più visibili, colori più sgargianti, in tempi molto più brevi e non pagando neanche un centesimo. Se non lo fa, è perché suo nipote Giovannino studia per fare l’odontotecnico, c’ha la fidanzata che vive lontano e il computer deve dividerlo col resto della famiglia, per cui non ha molto tempo. Voi sì, invece. Ecco perché preferisce scegliere voi.

PUNTO QUATTRO
Solo i cafoni parlano di soldi

Se avete trovato un Cliente che sia disposto ad affidare proprio a voi la realizzazione delle sue preziosissime idee (sfidando anche il ragionevole timore che possiate appropriarvene e usarle per diventare Imperatori del Mondo) la prima cosa da NON fare è parlare di soldi. Non vi hanno insegnato che i soldi sono l’argomento dei cafoni? Davvero la vostra arte, la vostra creatività, la passione può essere quantificata in sporco danaro? Non credo. Ecco perché è controproducente inviare preventivi o richieste di pagamento, il Cliente è persona sensibile, offenderlo parlando di un argomento così terra terra come i soldi, rende subito chiaro che non avete preso sul serio la vostra missione. Sarà il Cliente stesso, nella sua immensa bontà, a tirare fuori l’argomento quando e se lo riterrà opportuno. Voi nel frattempo rilassatevi e lavorate sodo, perché solo facendo un po’ di gavetta otterrete la tanto agognata visibilità.

PUNTO CINQUE
Ci sono tanti modi per sentirsi gratificati, il primo è la visibilità

Forse non ci crederete, perché vi hanno insegnato a essere materialisti e gretti, ma esistono alternative al classico pagamento in (sporco) danaro, il più gratificante è sicuramente la visibilità. Ne avrete sicuramente sentito parlare, perché usata spesso come sistema di pagamento nell’Universo Magico dei Freelance. Toglietevi quel sorrisetto dalla faccia: vi hanno insegnato a essere presuntuosi e avidi a tal punto da non comprendere l’estremo potere di questo sistema di pagamento. Quando il Cliente vi promette che vi darà visibilità, non sta affatto provando ad aggirare il problema soldi, no. Il Cliente infatti non ha mai problemi di soldi, semmai sta aspettando altri pagamenti e perciò in quel momento non ha contante. Ecco perché, nella sua estrema bontà, decide a volte di usare la moneta della visibilità: come funziona?
Poniamo che il Cliente sia un Panificio e che voi abbiate prodotto per lui dei biglietti da visita. Orbene, ogni volta che qualcuno andrà a comprare del pane nel detto panificio, il Cliente mostrerà il biglietto da visita dicendo che è opera del Freelance. In breve tempo, diventerete gli eroi di tutte le signore Assuntina, Michelina, Genoveffa che frequentano il panificio. Immaginate se questo accadesse con tutti gli altri vostri Clienti: ben presto il vostro nome sarà sulla bocca di i Clienti dei vostri Clienti, in un cerchio dell’amore che vi porterà immensa gioia e una soddisfazione che nessuna banconota potrà mai darvi.

PUNTO SEI
Il tempo è denaro: non fate perdere tempo (e pazienza) al Cliente

Secondo voi un Cliente è diventato Cliente e non Freelance perdendo tempo a giocare coi social network o le palette di Pantone? No. Il Cliente è diventato Cliente perché ha saputo sfruttare al meglio il suo tempo, ragion per cui non potete arrivare voi con i vostri “brainstorming”, “kickoff” e “business plan” a rallentare tutto. Siete Freelance, avete l’intera giornata libera, potete svegliarvi quando volete, prendere il caffè, ascoltare musica, fare sesso, danzare nudi per casa: ecco perché dal momento in cui il Cliente vi sceglie è naturale che Egli vi voglia tutti per sé. Stipulare un contratto con il Cliente è come contrarre matrimonio davanti a Dio e allo Stato: da quel momento non avrete altro Cliente all’infuori di lui e ogni minuto della vostra vita sarà dedicato a compiacerlo. Dite, dunque, addio alla domenica, alle feste comandate, alle ferie estive: siete in vacanza tutto l’anno, del resto, lavorare il giorno del vostro compleanno non potrà che temprare il vostro spirito.

PUNTO SETTE
Se proprio volete i soldi, usate la delicatezza

Non c’è cosa più triste di quando, alla fine di un rapporto con un Cliente, chiediamo dei soldi. Dopo le lunghe maratone al telefono il giorno di Capodanno alla ricerca della email scomparsa, dopo lo scambio serrato di centinaia di bozze di logo, dopo innumerevoli immagini in alta risoluzione inviate tramite whatsapp e video aziendali girati da nonna Peppina, è davvero disgustoso concludere il tutto inviando una squallida richiesta di pagamento. Quindi, se proprio preferite le banconote alla visibilità e ai complimenti, almeno abbiate la decenza di rivolgervi al Cliente in maniera decorosa:

Non inviare suddette richieste nel weekend, una volta consegnati i lavori, nel weekend il Cliente torna irreperibile

Non parlate esplicitamente di “pagamento per il lavoro svolto”, semmai di “gratificazione materiale per l’avvenuta collaborazione”

Preferite sempre i contanti ai bonifici: il Cliente non ha mai tempo di andare in banca, andrete a ritirare i soldi quando sarà libero, nel caso di bonifico, comunque, non chiedete in continuazione “quando sarà effettuato il pagamento”, sapete che le banche hanno tempi lunghissimi

Non insistere per avere un appuntamento allo scopo di ritirare il contante: come già chiarito, il Cliente ha poco tempo da dedicarvi, non fa mica il Freelance, lui

Non date per scontato che vi spettino dei soldi: è sempre una scelta del Cliente quando e come pagarvi

Chiedete pure la cifra che desiderate, è, tutto sommato, una domanda innocente, ma aspettate che sia il Cliente a decidere se il lavoro da voi svolto corrisponde proprio a quella cifra

PUNTO OTTO
Se il Cliente non paga è colpa vostra

Ci sono molte motivazioni per cui un Cliente potrebbe, e a ragione, non effettuare un pagamento

Lutti in famiglia: i parenti più stretti muoiono sempre in concomitanza con le richieste di pagamento, è noto
Improvvise spese non messe a budget e non rimandabili: il tetto dell’azienda decide di scoperchiarsi sempre quando sta per partire il vostro pagamento, è ovvio che la priorità non potete essere voi
Attesa di altri pagamenti: come spiegato in precedenza, il Cliente vi pagherà di certo, ma prima deve ricevere soldi dai suoi Clienti, è normale, tali pagamenti prendono anche il nome di Godot o Deserto dei Tartari, in altri casi, più rari, di “Antani, blinda la supercazzola prematurata con doppio scappellamento a destra”
Il Cliente è povero: oggigiorno, sono sempre più frequenti i casi di povertà fra i Clienti. Se il vostro Cliente ha avuto la delicatezza di nascondervi questa triste verità, non sta a voi umiliarlo con continue richieste di pagamento.

Bene, spero che questo vademecum per trattare al meglio con il Cliente vi possa tornare utile, cari Freelance, e ricordate: la vita non è fatta solo di beni materiali, i rapporti umani sono molto più importanti e io spero con tutto il cuore che trovando un Cliente possiate trovare prima di tutto un Amico, non un poveretto a cui spillare soldi.

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Il principio dell’Iceberg di Hemingway: come non perdere l’ispirazione

«Io cerco sempre di scrivere secondo il principio dell’iceberg. I sette ottavi di ogni parte visibile sono sempre sommersi. Tutto quel che conosco è materiale che posso eliminare, lasciare sott’acqua, così il mio iceberg sarà sempre più solido. L’importante è quel che non si vede. Ma se uno scrittore omette qualcosa perché ne è all’oscuro, allora le lacune si noteranno. Il vecchio e il mare avrebbe potuto esser lungo più di mille pagine, avrei potuto sviluppare gli abitanti del villaggio, spiegare come sbarcano il lunario, come sono nati, se hanno studiato, avuto figli, ecc. Ma questa è un’operazione che altri scrittori sanno fare in modo eccellente e quando si scrive il limite è sempre quello che già è stato fatto in maniera esauriente. Così ho cercato di provare con qualcosa di diverso. Prima di tutto eliminare tutte le parti superflue e trasmettere al lettore un’esperienza che potesse entrare a far parte della sua, come quelle reali. E’ un’impresa difficilissima, e ho dovuto lavorare sodo».

Ernest Hemingway

Questo è il principio che ho sempre cercato di seguire quando scrivo e anche quando lavoro, ossia quando mi occupo di editare romanzi altrui. Chi ha lavorato qualche volta con me lo sa: sono maniacale per quanto riguarda i dettagli. Faccio domande su domande agli autori, tendo trappole, cerco di tirare fuori l’iceberg. Ho provato, per semplificare le cose, a fare una specie di schema delle teorie di Hemingway riguardo la scrittura, una sorta di specchietto facilmente consultabile. Scrivere non è puro talento, è talento e anche duro lavoro, studio, quel cercare di “migliorarsi sempre” di cui parla appunto Hemingway.

Il principio dell’iceberg sono una serie di idee e consigli che Ernest Hemingway diede durante un’intervista a The Paris Review nel 1958. Se volete leggere l’intervista integrale andate qui.

Regola 1.

Scrivere è un lavoro, va preso come tale. Hemingway si svegliava alle prime luci dell’alba per lavorare al suo libro. Oggi, le cose sono un po’ diverse, il mestiere di scrittore s’intreccia con il lavoro che ci dà da mangiare: il mio consiglio è quello di ritagliarsi un giorno preciso da dedicare alla scrittura: un giorno in cui nessuno deve venire a disturbare!

Regola 2.

Rileggere quello che si è scritto la volta precedente. Può sembrare banale, ma è davvero un principio fondamentale: ci permette di riprendere il filo del discorso, di correggere e di andare avanti con le idee più chiare.

Regola 3.

Smettere di scrivere sapendo già cosa viene dopo, solo in questo mondo combattiamo lo spettro del “blocco dello scrittore”. Interrompere perché non si sa più cosa scrivere  è il mondo più facile per bloccarsi.

Regola 4.

Ispirarsi alla realtà. Starsene chiusi in casa con la sola compagnia delle proprie storie non è mai positivo per la scrittura: la creazione di personaggi diversi, profondi, reali parte proprio dalla nostra capacità di incontrare il mondo. Uno scrittore è un osservatore: la sua palestra è la strada!

Regola 5.

Il linguaggio dev’essere vigoroso, diceva Hemingway. Quindi mai banale: la musicalità è uno dei principi fondamentali, il lettore ama leggere frasi che suonano bene. Quindi bisognerebbe dedicare alla composizione una bella fetta del nostro tempo.

Che ne dite? Vi sembrano regole che potrebbero aiutarvi?

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