Recensione di Wolfheart, la ragazza lupo – Alessia Coppola [ La Corte ]

Wolfheart, la ragazza lupo di Alessia Coppola, edito La Corte Editore è un romanzo in cui è l’Amore a essere il vero protagonista, in tutte le sue forme e con tutte le sue imperfezioni, i pericoli, le maledizioni. Alessia Coppola offre ai suoi lettori anche questa volta (leggete il suo retelling di Alice, ve ne ho parlato qui) un world building dagli ingranaggi perfetti, complesso e stratificato, una prospettiva nuova del nostro mondo, in cui creature diverse da noi (eppure così simili nei sentimenti!) si muovono,ognuna alla ricerca del proprio senso della vita, su un piano quasi shakespeariano fatto di passione, vendetta, paura.

Titolo: Wolfheart, la ragazza lupo
Autore: Alessia Coppola
Stand-alone/Parte di una Serie: ?
Genere: Urban Fantasy, Paranormal Fantasy, Romance
Target: Young Adult
Data di Pubblicazione: Ottobre 2017
Pagine: 318
Prezzo: 16.90 €
Acquista: cartaceo | ebook

Aylena non è una ragazza come le altre. Figlia della notte quanto della terra, è stata maledetta ed è costretta a convivere con due nature: quella di demone e quella di lupo. Per liberarsi dal maleficio e ritrovare la sua umanità, dovrà così affrontare un viaggio irto di pericoli, attraverso il tempo e le distanze, che la faranno diventare una spietata cacciatrice. Ma tutto cambierà, quando arriva Adrien, un soldato a servizio di un ordine di cacciatori di creature soprannaturali. Sarà lui la chiave che le permetterà di essere finalmente libera, ma sarà anche colui che imbriglierà il suo cuore. Tra battaglie, incantesimi, segreti e cospirazioni Aylena compierà il suo destino, scoprendo però che il prezzo da pagare sarà più alto di quanto avesse mai temuto.

Questa è la storia di una ragazza normale e speciale, allo stesso tempo. Aylena ha sentimenti identici a quelli di qualsiasi altra ragazza: ama, soffre, prova rabbia, rimorso, voglia di vendetta. La sua particolarità, però, è che questi sentimenti li prova da moltissimi anni, molti più di quelli di un normale essere umano: Aylena è un totemki, una creatura rara quanto speciale, che ha dentro di sé la natura di un animale, nel suo caso di un lupo. Ma Aylena non è soltanto questo: una maledizione l’ha colpita e l’ha resa per metà damoir, una creatura demoniaca che, per vivere, deve nutrirsi di sangue. Non è facile convivere con quello che si è, per Aylena è ancora più difficile:deve nutrirsi ma non vuole uccidere esseri innocenti, così va a caccia di damoir che, di solito, uccidono innocenti e mordono donne incinte per propagare la loro specie, infettando così i nascituri. Nel frattempo, però, non cessa la speranza di trovare colui o colei che l’ha mutata in un ibrido per ucciderlo e liberarsi così della maledizione. Tutto cambia quando Aylena salva, casualmente, la vita a un ragazzo ferito da alcuni damoir: Adrien. Questo è il punto di svolta che cambia tutte le prospettive di Aylena, perché anche Adrien nasconde un segreto: fa parte della congrega dei Thanam, i cacciatori che da secoli danno la caccia ai damoir. Il legame che, inevitabilmente, si verrà a creare fra i due sarà l’onda d’urto che distruggerà ogni regola fino a quel momento conosciuta: uniti in una lotta con il medesimo obiettivo, creature un tempo nemiche si ritroveranno fianco a fianco per distruggere il potere del sanguinario Vanius e dei suoi Dodici.

Sotto i suoi piedi era disegnata la mappa di ogni continente e nel suo cuore quella di tutti i desideri che non poteva realizzare. Da quando la sua natura si era rivelata per la prima volta, il suo tetto era stato il cielo e la sua casa il mondo.

La storia è raccontata con un punto di vista esterno e il pov si concentra principalmente su Aylena, ma non manca il punto di vista di Adrien e degli altri personaggi che popolano questa storia, il che permette di calarsi, di volta in volta, nei patti di tutti i protagonisti. La storia è ambientata inizialmente a Torino, poi ci si sposta a Roma, ma in realtà l’ambiente esterno resta solo uno sfondo, ha poco a che fare con la storia, che invece si concentra sui sentimenti e le lotte interiori ed esterne dei vari personaggi (che sono tanti e tutti ben sfaccettati). La protagonista resta Aylena, naturalmente, ma Alessia Coppola racconta a sufficienza anche degli altri, in particolare approfondisce la personalità di Adrien in modo da farcelo sentire più vicino: ben descritto è il suo dissidio interiore, Adrien è consumato dall’amore verso una creatura che gli hanno insegnato a odiare.

L’idea attorno a cui ruota la storia è che, in fondo, quali che siano le differenze, l’amore riesce sempre ad appianare i dissidi, anche quelli interiori, e non s’intende solo l’amore romantico, ma anche l’amicizia, i legami padre-figlio (quelli naturali e quelli creati dalle circostanze). L’Amore è il motore di questa storia, il carburante che trasforma le persone da semplici esseri umani in eroi, che muta la disperazione in speranza, che fa collaborare creature dal passato e dal futuro diverso.

L’idea che l’amore possa saldare le fratture del mondo, riempire i vuoti del tempo, raccogliere i cocci della vita, pervade le pagine di questo libro. Anche nei momenti più tristi, solitari e pericolosi, la voce di Alessia racconta un mondo in cui l’amore continua a bruciare sotto la cenere. Lo fa attraverso il suo stile inconfondibile, intriso di una poesia delicata ma potente, che riesce a ricreare immagini pure davanti agli occhi del lettore. Ogni cosa è immersa nella luce calda del sogno, immagini vibranti, come riflesse sull’acqua, si alternano a scene notturne, bagnate dalla luce lunare, il tempo è un concetto relativo, sfumato, che ondeggia e si posa sui luoghi, sulle persone, sugli oggetti come polvere. Se dovessi dare un colore a questa storia, direi il blu della notte e il bianco delle stelle.

Mi è piaciuto molto lo stile e la gestione dei tempi, il ritmo è regolare, capitoli brevi invogliano ad andare avanti, le scoperte, i segreti si susseguono, la storia è ricca di personaggi dei quali si vuole conoscere la storia, molto divertenti e utili a stemperare la tensione, gli scambi tra Adrien e Maxence, quest’ultimo, a mio parere, il personaggio meglio riuscito: un mix perfetto di umorismo e tensione emotiva, spiegato dalle sue stesse parole:

Il mio umorismo è la mia corazza. Rido per non sentire l’urlo della mia solitudine e il dolore di chi ho accanto. Rido perché è l’arma migliore per difendermi dal mondo.

Bella anche la trasformazione del rapporto fra Aylena e Adrien, che evolve pagina dopo pagina, facendo emozionare e commuovere il lettore. Meno incisivo, forse, il lato villain: Vanius, al quale è concesso poco tempo per svelarsi in tutta la sua miseria, ma anche suo fratello Sylus e i Dodici: ci vengono presentati com animali affamati, crudeli per istinto, avrei voluto immergermi più a fondo nella loro natura, avere più tempo per comprenderli. La veggente Beatrisa, invece, l’ho trovata irritante nella sua debolezza, il suo rapporto col fratello Elizar è il ricatto costante col quale la sua vita è pilotata da Vanius: un personaggio che avrei voluto strozzare con le mie mani in più punti della storia. Elizar, invece, mi è piaciuto molto: debole e forte allo stesso tempo, un personaggio con diverse sfaccettature che contribuisce a gettare nuova luce sul mondo dei damoir.

Nel complesso, dunque, una bellissima storia, raccontata con maestria da Alessia Coppola che non ha bisogno di presentazioni: quando si tratta di far sognare col suo stile soffuso e potente e di raccontare l’amore nelle sue infinite sfumature è imbattibile. Il romanzo è il primo di una serie, la storia può essere letta come un romanzo auto-conclusivo, ovviamente, ma l’autrice lascia diverse porte aperte che fanno pensare a un seguito. Ci sarà tempo, insomma, per ritornare nel mondo immaginifico e coinvolgente creato da Alessia.

Consiglio questa storia a tutti gli amanti del paranormal e urban fantasy, a chi ama le storie d’amore potenti e coraggiosi, a chi cerca una protagonista tormentata ma capace di amare con tutta se stessa e un protagonista coraggioso e in grado di mettere in discussione tutto il suo mondo per lei.

È un’autrice, blogger e illustratrice pugliese.
Artista poliedrica, nel 2014 ha aperto il blog letterario “Anima d’Inchiostro” e nel 2016 l’omonimo canale Youtube. Ha già all’attivo tantissimi romanzi pubblicati, tra cui Il Filo Rosso edito da HarperCollins Italia. Nel 2017 ha firmato un contratto con Newton Compton. WOLFHEART è il primo romanzo con La Corte Editore.

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Recensione di Cuore di neve, Debora Mayfair [ Dark Zone ]

Oggi vi parlo di un libro letto in un soffio, Cuore di Neve, Le Cronache del Ragnarök, edito Dark Zone e che l’autrice Debora Mayfair mi ha gentilmente inviato in omaggio, per una recensione.

Titolo: Cuore di Neve
Autore: Debora Mayfair
Serie: Le cronache del Ragnarök #1
Genere: Paranormal romance
Data di pubblicazione: 31 dicembre 2017
Pagine: 296
Prezzo: 14.90 €
Link per l’acquisto: cartaceo | ebook

Quello di Cuore di Neve è un mondo onirico, imbevuto di mitologia nordica con una fortissima componente romantica: la storia scorre rapida e senza intoppi, in alcuni punti, per me, il problema è stato proprio il ritmo troppo veloce che rischia di non appagare appieno i bisogni del lettore, nel complesso, comunque, una storia piacevole che stuzzicherà gli amanti della mitologia nordica (come me!) e affascinerà i cuori più romantici.

La storia è narrata alla prima persona presente da diversi personaggi, che si alternano nei POV: Bianca è la protagonista principale, il fulcro attorno al quale ruota tutta la vicenda. Si tratta di una ragazza all’apparenza autonoma ma, di per sé, molto fragile: i ricordi di Bianca stanno scomparendo, poco per volta. La ragazza è dotata di enormi poteri, che impareremo a conoscere man mano che la storia avanza e che Bianca prende coscienza di ciò che è: è una Regina degli Spiriti, cioè può influenzare chiunque voglia, spingendo perfino le persone a innamorarsi di lei, riesce a leggere negli specchi il passato e il futuro delle persone, inoltre è una combattente nata (una specie di ninja come, amichevolmente, viene definita nel libro). Insomma, sembrerebbe invincibile: il problema, però, è che fin da bambina i sogni di Bianca sono popolati da creature malvagie e dai terribili Incubi che hanno l’intenzione di distruggere tutti i suoi ricordi per attirarla dalla loro parte. A difendere Bianca e a combattere accanto a lei ci sono Matthew, Teo per lei, un Cacciatore bello e innamorato  che, al momento in cui la storia inizia, è diventato da poco il suo ex, e Hallbjörn, islandese e amico d’infanzia di Bianca, ex primo amore, che ritorna a casa dopo anni, precisamente dopo essere andato via lasciando Bianca nella disperazione. I tre formeranno il classico triangolo amoroso, reso scoppiettante dal fatto che sono tutti e tre individui alfa, con una propensione esplicita per il comando.

Ci troviamo in Italia e, alla fine del libro, ci si sposta a Parigi, ma in realtà l’ambientazione è sono citata, il mondo di Bianca è un luogo più mistico che fisico: tutto è immerso nella calda luce del mito, le vicende raccontate potrebbero essere accadute ovunque e la maggior parte della storia si svolge in luoghi chiusi (la casa dove Bianca si è trasferita dopo la rottura con Teo, pub, palestre, ecc.). Siamo sull’orlo di evento terribile e inevitabile, il Ragnarök, la fine del mondo nella mitologia norrena e Bianca ne è la protagonista principale: la sua capacità di ricordare o meno influenzerà il processo che è già in atto.

Da amante della mitologia norrena non potevo non apprezzare l’idea di mescolare le tradizioni nordiche e l’ambientazione contemporanea: i riferimenti ai miti del Nord sono chiari e precisi, Debora Mayfair vi costruisce attorno una vicenda credibile e affascinante. L’idea principale attorno a cui ruota la storia, comunque, non è tanto la mitologia o l’azione, quanto l’Amore. L’autrice concede moltissimo spazio al triangolo amoroso che viene a formarsi tra Bianca, Teo e Björn, analizzando con cura le sensazioni dei tre: man mano che Bianca acquista consapevolezza dei suoi poteri e recupera ciò che le è stato tolto, il triangolo si modifica diventando, alla fine, una coppia. Forse, per i miei gusti, tutto ciò accade in maniera poco naturale, con una Bianca che i due si rimbalzano, contendendola come se fosse un oggetto.

Anche lei ci mette del suo, flirtando ora con l’uno ora con l’altro, per poi pentirsi, combinando grossi casini. Nella prima parte del libro, Bianca mi è sembrava un po’ troppo sicura della sua bellezza e del potere che ha sugli altri, per essermi simpatica. La sua umanità, comunque, esce fuori dopo, quando diventa finalmente consapevole di se stessa. Per quanto riguarda Teo e Björn, invece, pur essendo sulla carta personaggi affascinanti, non sono riusciti a conquistarmi per il loro atteggiamento bipolare, un po’ cavernicolo (es. Björn continua a parlare con Bianca sollevandola e sbattendola contro la parete) che spesso e volentieri sfocia nello stalking: le zuffe fra i due ci starebbero pure, del resto si contendono la stessa donna, ma tutto quel vantarsi di essere andati a letto con Bianca, stuzzicando continuamente l’altro, come se Bianca non avesse capacità di scelta è un po’ immaturo da parte loro. In ogni caso, i due evolveranno abbastanza nel corso della storia, diventando un po’ più saggi e maturi (e meno odiosi, per quanto mi riguarda, anche se, ahimè, l’antipatia rimane).

Lo stile è veloce, moderno, romantico senza scadere nel melenso (pur concedendo diversi cliché di genere), il romanzo si legge in un soffio ed è indirizzato principalmente a chi vuole leggere una storia d’amore, perché l’azione è limitata. Da lettrice, avrei preferito maggiore azione, più background dei personaggi (meno didascalici, per quanto riguarda i loro atteggiamenti), un intreccio più misterioso e fitto, ma è chiaro che l’intento dell’autrice fosse proprio quello di raccontare una storia di amore, sacrificio e passione, immergendola in un’atmosfera mitica e, in questo senso, c’è riuscita perfettamente. Per cui, a parte il mio gusto personale, posso dire che si tratta di un buon romanzo, con una trama accattivante e ben scritta, che fa da premessa a un universo che si preannuncia ricco e complesso. Dunque, consiglio questo libro alle amanti del paranormal romance, a chi ama la mitologia nordica e a chi vuole leggere una storia d’amore intensa, con una protagonista forte e moderna e due protagonisti maschili forti e passionali.

 

Da sempre appassionata di disegno e scrittura, è convinta dell’esistenza di qualcosa che vada ‘oltre’ quello che la mente umana possa concepire. Adora le fiabe e le leggende, elementi molto importanti nelle sue storie. Cuore di Neve è il suo romanzo di debutto.

 

 

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[ How to do #1] Come scrivere la recensione di un libro

Buongiorno lettori!  Non so voi, ma io mi muovo molto meglio con gli schemi e le liste, mi sento a mio agio quando ho una checklist da spuntare, ecco perché ho deciso in inaugurare una nuova rubrica dal titolo How to do per parlarvi di cose come “scrivere una recensione”, “scrivere un romanzo”, “trovare nomi per i vostri personaggi”, ecc. ecc. Spero che possa esservi utile. Alla fine dell’articolo, potrete scaricare anche la checklist che potrete tenere sempre con voi! Ma ora, basta chiacchiere, iniziamo!

Do per scontato che dobbiate scrivere una recensione di un libro per il vostro blog (o comunque per una rivista digitale), perché come sapete le regole della comunicazione sulla carta stampata sono diverse. Do anche per scontato che sappiate come si scrive per il web, quanta importanza ha la formattazione, l’inserimento delle immagini giuste, ecc. ecc. (in caso contrario o se magari volete una rinfrescata, ecco un articolo scritto qualche tempo fa, spero possa tornarvi utile!)

Intanto, scopriamo un attimo cos’è una recensione e, soprattutto, cosa non è:

Una recensione NON è un modo per dire al lettore che un libro ci è piaciuto (o meno);
Una recensione è un modo per dire al lettore PERCHÉ un libro ci è piaciuto (o meno);

Una recensione NON è un riassunto della quarta di copertina;
Una recensione è UN’ANALISI argomentata della vostra opinione rispetto a quel libro;

I gusti sono gusti, è vero, e un libro può piacere o meno a seconda di chi legge, ma le MOTIVAZIONI per cui un libro vi è piaciuto o meno devono essere OBIETTIVE e OGGETTIVE. In altre parole, una recensione non può ridursi a: “il libro non è piaciuto per lo stile”, ma dovete andare più a fondo: “Lo stile del libro non è piaciuto perché…”. Fate degli esempi, usate dei brani del libro per spiegare!

La cover e le informazioni tecniche sono essenziali

Prima di tutto, non può mancare la cover del libro in questione e le informazioni tecniche che riguardano il romanzo. In poche parole, ecco quali info è essenziale inserire:

Titolo
Autore
Serie (è parte di una serie? Se sì, che volume?)
Genere
Data di pubblicazione
Pagine
Prezzo
Link acquisto

Potete aggiungere o togliere info, quelle che lascerei obbligatoriamente sono quelle colorate, perché, di solito, è quello che il lettore, in prima istanza, desidera conoscere!

Il tuo giudizio in breve

Per cominciare, sarà meglio spiegare in maniera concisa ai vostri lettori cosa troveranno nella recensione che si accingono a leggere: il libro vi è, nel complesso, piaciuto? Oppure no? Di cosa parla, in breve? Ecco, in quattro righi o meno, dovrete essere in grado di rispondere a queste poche domande!

Da chi e com’è raccontata la storia?

In questo paragrafo, dovrete parlare della Voce Narrante, cioè di chi racconta la storia. A questo proposito, sarà conoscere la differenza tra i vari livelli narrativi (non temete, ve ne parlerò prossimamente!). Descrivete il narratore: è interno al racconto? É esterno? La storia è raccontata al presente o al passato? Che tipo di voce è? Seria, umoristica, cinica?

Dov’è ambientata e chi è il protagonista?

Passiamo ora all’ambientazione, anche questa fondamentale per far capire di che libro stiamo parlando. Sembra semplice, ma non basta dire: “Il romanzo è ambientato nel ‘700 in Inghilterra” per rispondere a questa domanda. Andate più a fondo: Che tipo di società è descritta in questo libro? Come sono i suoi protagonisti? É una società aperta o chiusa? L’ambientazione è un piccolo villaggio, una città, una casa, una stanza?

L’altra cosa di cui dovrete parlare subito è il protagonista: anche qui, non basta dire chi è e com’è fatto, andate a fondo, descrivete (senza fare spoiler ovviamente) il background del personaggio che emerge dal libro, vi è piaciuto, come personaggio? Avete compreso le sue scelte o vi è sembrato, in qualche modo, in contraddizione? É un personaggio positivo o negativo? L’autore ha saputo trasmettere la sua natura? Prendete le informazioni che l’autore vi ha dato e analizzatele: dovrete dire al lettore se il lavoro fatto dallo scrittore è buono o meno!

Riassumi il libro in 5 righi (e non fare spoiler!)

Dopo aver introdotto Voce Narrante, personaggio principale e ambientazione, è venuto il momento di spiegare, in pochissime parole, al lettore di cosa parla questo libro. Il che non vuol dire raccontare per filo e per segno la trama, ma riassumere in 5 righi o meno, l’oggetto della narrazione!

Ad es. “Quando il signor Bingley prende in affitto Netherfield Park, la vita della piccola comunità inglese che vi gravita attorno viene sconvolta: la signora Bennet, come altre madri del circondario, ha cinque figlie in età da marito: una riuscirà a rubare il cuore del ricco signor Bingley? Forse la scelta ricadrà su Jane, la più bella, o su Lizzie, la più intelligente, chi lo sa? Il problema, però, è che col signor Bingley è arrivato a Netherfield un individuo ricchissimo, affascinante quanto antipatico e presuntuoso: il signor Darcy. Per fortuna che la bella e ironica Lizzie sa come metterlo a posto!”

Ecco un esempio, io ho usato uno stile colloquiale e divertente, ma potete scrivere questa storia di “quarta di copertina” nella maniera che preferite: basta che dia al lettore l’idea di ciò che troverà!

Qual è l’idea attorno a cui ruota la storia?

C’è un concetto principale che fa da perno al libro? Nel caso di Orgoglio e pregiudizio, il tutto si focalizza sull’arrivo di Mr. Bingley e sulla presenza del suo scostante e presuntuoso amico, il che dà la possibilità all’autrice di descrivere una società chiusa e bigotta, per alcuni versi, ma anche personalità brillanti (ad es. Lizzie o Darcy) e altre addirittura caricaturali (il signor Collins). Le dà modo, in altre parole, di parlare di pregiudizi e di orgoglio, due elementi tipici della natura umana.  Riuscite a individuare, allora, qual è l’0idea principale attorno a cui si sviluppa la storia che avete letto?

L’autore voleva comunicare un messaggio? C’è riuscito?

Ecco un’altra informazione da dare: l’autore aveva l’intento di comunicare qualcosa ai suoi lettori? Non necessariamente uno scopo etico o morale: semplicemente l’obiettivo che l’autore aveva, raccontando questa storia. Jane Austen voleva farci fare quattro risate alle spalle della società del suo tempo? C’è riuscita? Voleva, forse, indagare una parte della natura umana, svelando quanto i pregiudizi e l’orgoglio possano imbrigliare le menti più aperte e brillanti? C’è riuscita?

Com’è lo stile?

E ora passiamo ad analizzare lo stile del racconto: come scrive quest’autore? “Bene” o “male” non vale, ragazzi. Andiamo più in profondità: le frasi sono lunghe, il periodare è complesso, oppure l’autore preferisce utilizzare frasi brevi e concise? Le parole usare sono semplici da capire o, leggendo, avete dovuto mettere mano al vocabolario più di una volta? Il ritmo vi è sembrato lento o concitato? Ci sono più dialoghi o più descrizioni? Com’è l’utilizzo della punteggiatura?

Cosa ti è piaciuto di questa storia (o cosa non ti è piaciuto)?

E ora veniamo al nostro, personale, giudizio: chiudete gli occhi (si fa per dire) e ripensate alle sensazioni che il libro vi ha lasciato. Di Orgoglio e pregiudizio, ad es., io ho amato lo stile sarcastico di Jane Austen, la sua bravura nel descrivere i tipi umani, il fatto che abbia affidato la scena a una donna intelligente e autonoma come Lizzie, l’evoluzione bellissima e romantica del suo rapporto con Darcy e il progredire stesso dei personaggi, oltre che l’intreccio, ricco di capovolgimenti. Va da sé, che non c’è una cosa di Orgoglio e pregiudizio che non mi sia piaciuta!

A chi consiglieresti questo libro?

Veniamo a un affare importante: a chi consiglieresti questo libro? Fate esempi, per spiegarvi meglio: lo consiglio a chi ama una scrittura ricca di humour, a chi ama le storie d’amore, a chi ha amato Jane Eyre o Cime Tempestose, a chi ha visto un certo film o una certa serie.

Ora condividi!

Ecco, avete pubblicato la vostra bellissima e dettagliata recensione, ora avete finito. Ebbene… NO! Ora è il momento di condividere la vostra opinione: sui social, principalmente (vai di Facebook, Twitter, Google Plus, ecc.) ma anche su Goodreads, Anobii e su Amazon: non dimenticate questa fase, è fondamentale per raggiungere i vostri lettori!

Spero che questo breve “focus” su come scrivere la recensione di un libro vi possa tornare utile, se volete ricevere nella vostra casella di posta la checklist scaricabile e stampabile, non dovrete fare altro che iscrivervi alla newsletter (cosa che vi permetterà di restare aggiornati sulle prossime puntate della rubrica!)

Ricevi direttamente nella tua casella di posta la checklist stampabile su "Come scrivere la recensione di un libro"!

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[ Video ] Doppia recensione Olga di Carta di Elisabetta Gnone, Salani

Ogni tanto torno sul canale, questa volta vi parlo di un’autrice che adoro, Elisabetta Gnone e di una serie che mi è piaciuta moltissimo, Olga di carta. Ecco a voi la doppia recensione di Olga di carta, il viaggio straordinario (il primo volume) e Olga di Carta, Jum fatto di buio (il secondo volume), che ho già recensito qui e qui.

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Recensione di Una stanza tutta per sé, Virginia Woolf

Qualche giorno fa abbiamo festaggiato i 136 anni fa di Virginia Woolf, una delle menti più geniali della letteratura di tutti i tempi: la sua influenza, non solo sul mondo delle donne, ma in generale sul pensiero e la produzione letteraria globale, è enorme. Oggi vi parlo di un libro letto qualche settimana fa: ecco a voi la recensione di “Una stanza tutta per sé”, uno dei manifesti del femminismo sessantottino (che io ho letto nella versione Newton Compton, tradotta da Maura Del Serra). Decisamente, avrei dovuto leggere questo saggio sulle donne e il romanzo a 16 anni, quando ho iniziato ad avvicinarmi al femminismo e a scrivere seriamente le mie storie: mi avrebbe consolato e fatto sperare, mi avrebbe commosso, fatto sentire capita, parte di qualcosa, vicina a tutte le donne del passato, del presente e del futuro. In realtà, mi ha fatto sentire così anche ora che ho 38 anni e le mie idee sono belle e formate nella mia testa: perché, come diceva Italo Calvino, “Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire“.

Titolo: Una stanza tutta per sé
Autore: Virginia Woolf
Genere: Saggio
Pagine: 128
Prezzo: 4.90 €
Link acquisto: cartaceo

THE QUEEN PUPPET É COMPLETAMENTE E IRRIMEDIABILMENTE INNAMORATA DI QUESTO LIBRO!!

Alla fine di questa lettura, mi sono fatta una domanda: abbiamo una stanza tutta per noi? Ciò che sperava Virginia Woolf in questo breve saggio si è avverato? Abbiamo conquistato i diritti che dovevamo conquistare? Siamo sostanzialmente in un mondo egualitario in cui la differenza maschio-femmina è anacronistica? Il femminismo è, ormai, inutile? Mi piacerebbe discuterne con le donne (che sono parte in causa) e con gli uomini. Secondo la mia opinione, no. Il femminismo non è ormai inutile. Del femminismo abbiamo ancora disperatamente bisogno. Ma non voglio parlarvi di questo, ora, anche perché è un argomento che ho affrontato qualche tempo fa su Medium (se volete leggerlo cliccate pure sul link e lasciatemi naturalmente un commento): Perché il femminismo è ancora necessario (purtroppo).

Una stanza tutta per sé è un saggio breve risultato dell’unione di due conferenze che Virginia Woolf tenne nei college femminili di Newnham e Girton, Cambridge, nel 1928. Da sottolineare l’anno: siamo a cavallo tra la prima e la seconda guerra mondiale, molti dei diritti delle donne non sono ancora conquistati e, benché Virginia parli a un pubblico di studentesse donne, siamo ancora in un periodo che guarda con sospetto e fastidio all’alta istruzione femminile. Le donne, nel momento in cui Virginia Woolf scrive, sono vittime di una società fortemente maschilista e patriarcale come quella inglese, la donna è esclusa dalla cultura, sono stati sempre gli uomini a parlare per lei. Questo è forse il nucleo del discorso di Virginia Woolf: è tempo per le donne di rivendicare lo spazio, in letteratura e in generale nella cultura, che alle donne spetta. Come fare?

Avete idea di quanti libri si scrivono sulle donne in un anno? Avete idea di quanti sono scritti da uomini? Sapete di essere l’animale forse più discusso dell’universo?

L’assunto principale da cui Virginia parte è che una donna, se vuole scrivere, deve avere denaro e una stanza tutta per sé. Cosa significano queste due cose? Che una donna ha bisogno per scrivere, non solo del talento (quello è scontato), ma di autonomia. L’autonomia, infatti, è il motore di tutto: senza soldi per comprare carta e spazio in cui scrivere, mi dispiace, ma non si può far nulla. Se la libertà femminile di scrivere è la concessione di un maschio (padre, fratello, marito che sia) e se tale libertà toglie tempo ad altre attività più utili all’interno del nucleo familiare (tenere la casa pulita, prendersi cura di marito e figli, cucinare, rassettare, ecc.) allora perché un uomo dovrebbe concederla? Ecco perché una donna ha la vitale necessità che la libertà sia sua, senza doverla chiedere ad alcun uomo: deve avere i soldi, anche per vivere da sola eventualmente. É un pensiero di una modernità sconcertante ed è vero allora come oggi: anche se adesso le donne lavorano e sono autonome, in massima parte, dai maschi, è necessario ricordarsi sempre che il processo creativo va in contrasto con le mille incombenze quotidiane. Ecco allora, non solo il denaro, ma anche una stanza tutta per sé, uno spazio personale nel quale nessuno può entrare senza permesso: le scrittrici del passato, dice Virginia Woolf, ad es. Jane Austen, non avevano una stanza dove scrivere, scrivevano in salotto, nella confusione e col rischio di essere continuamente interrotte. Quindi, potrà sembrare superfluo come principio, ma avere una stanza tutta per sé è fondamentale per una scrittrice.

La libertà intellettuale, insomma, deriva da cose materiali come il denaro e la poesia, la creatività, il talento si basano sulla libertà intellettuale: ecco allora, donne autrici, cosa dovete fare se volete scrivere davvero. Lavorare.

Queste sono solo le premesse: nel corso del saggio, Virginia Woolf prende in giro e riduce in pezzi il linguaggio maschilista in ambito letterario e sociale, lo fa con humour intelligente e inattaccabile, lo fa ponendosi su un livello più alto di umanità. A questo proposito, ho trovato semplicemente geniale, nella sua semplicità, l’idea secondo cui dalla rabbia maschilista non deve nascere la rabbia femminista, perché parlando (o scrivendo) con rabbia di nuovo poniamo il maschio al centro del nostro discorso e della nostra vita e mostriamo al mondo quanto, in effetti, ci interessa del suo giudizio. Questo è un concetto che si può tranquillamente traslare nella vita quotidiana, che non è valido, insomma, solo in ambito letterario.

Le donne, secondo Virginia Woolf, non devono scrivere di come vorrebbero il mondo, né devono scegliere gli argomenti da affrontare in base alla lotta fra sessi, no. Le donne devono scrivere e parlare degli stessi argomenti degli uomini, di loro stesse, di sentimenti (senza paura di essere definite frivole o superficiali): devono prendere possesso e raccontare la realtà, senza il filtro della rabbia sociale che pospone la trama e l’argomento del proprio libro alla propria, personale, insoddisfazione. Scrivere significa voler dire qualcosa, perciò, dice Virginia Woolf, raccontate la realtà così come la vedete, in modo da dare un’idea alternativa del mondo, della donna e dell’uomo, a quella finora proposta dal mondo maschile.

Fra cento anni, d’altronde, pensavo giunta sulla soglia di casa, le donne non saranno più il sesso protetto. Logicamente condivideranno tutte le attività e tutti gli sforzi che una volta erano stati loro negati. La balia scaricherà il carbone. La fruttivendola guiderà la macchina. Ogni presupposto basato sui fatti osservati quando le donne erano il sesso protetto sarà scomparso; ad esempio (in strada stava passando un plotone di soldati) l’idea che le donne, i preti e i giardinieri vivano più a lungo. Togliete questa protezione, esponete le donne agli stessi sforzi e alle stesse attività, lasciatele diventare soldati, marinari, camionisti e scaricatori di porto, e vi accorgerete che le donne muoiono assai più giovani e assai più presto degli uomini; cosicché si dirà: “Oggi ho visto una donna”, come si diceva “Oggi ho visto un aereo”. Può accadere qualunque cosa quando la femminilità cesserà di essere un’occupazione protetta, pensavo, aprendo la porta.

In questo senso, ad es., Jane Austen, a differenza di Charlotte Bronte e George Eliot che della loro rabbia hanno intriso le pagine dei loro romanzi, si è dimostrata inattaccabile: a Jane Austen (così come a Emily Bronte) non interessa assolutamente nulla del maschilismo, scrive come se non esistesse, al di sopra di qualsiasi rabbia (e pure doveva averne di ragioni per cui essere arrabbiata, se pensiamo ai tempi), indifferente al giudizio dei maschi per cui parlare di matrimoni e feste era una cosa prettamente femminile (così come Emily Bronte se ne infischia e racconta una storia d’amore struggente anche se, l’amore è, tradizionalmente, argomento femminile): Jane Austen era una scrittrice al di sopra di tutto questo. E i suoi romanzi, infatti, non raccontano storie di matrimonio, ma affrontano alla luce del razionalismo settecentesco la società del tempo e le sue forme, senza paura per il giudizio dei salotti letterari dell’epoca, dominati dai soli uomini.

Un saggio breve ma intenso, pieno zeppo di cultura, umorismo e femminismo, raccontato con lo stile unico e non sempre facile di Virginia Woolf, una delle narratrici più importanti di tutti i tempi. All’inizio ho faticato a entrare nel cuore dei concetti, affascinata e stordita dalla prosa complessa e dalle numerosissime stratificazioni, ma superate le prime due o tre pagine, è un tripudio di amore per questa Donna magnifica.

Il consiglio ultimo che Virginia Woolf dà alle giovani e future scrittrici (e prendete carta e penna, signore) è che la scrittura debba essere androgina, contenere elementi maschili e femminili, senza propendere più per l’uno o l’altro genere. In altre parole, se proprio volete un riassunto di questo libro in tre righi:

Fanculo il patriarcato, ragazze: se volete scrivere romanzi, guadagnatevi dei soldi (non quelli di vostro marito o vostro padre!) e una stanza in cui nessun altro può entrare e scrivere, ogni giorno, e quello che volete, fregandovene di ciò che gli altri pensano di voi. Fatelo in nome di tutte le donne che avrebbero voluto avere le vostre stesse opportunità.

Questo libro dovrebbe essere donato a ogni donna che nasce sulla terra, fin nella culla: bisognerebbe portarselo dietro, come sostegno, speranza, ispirazione.
Leggetelo, se volete fare le scrittrici. Leggetelo anche se non volete fare le scrittrici, ma volete essere delle donne migliori.

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