[ How to do #2 ] Come e perché uccidere (o meno) un personaggio

Buongiorno, miei piccoli e cattivissimi George R.R. Martin, oggi parleremo di un argomento molto sentito e discusso: l’assassinio dei vostri figli di carta! Che tipo di autori siete? Siete dei Freddy Krueger della scrittura o, piuttosto, somigliate a dei tenerissimi orsetti del cuore? Avete mai falciato così tanti personaggi nelle vostre storie da stare male come dopo un’indigestione? O siete per il lieto fine sempre e comunque?

In questo post vi parlerò della pratica violenta denominata “ammazza-la-vecchia-col-flit” “ammazza il personaggio” per capire meglio quando è giusto far morire un personaggio e quando, invece, è proprio inutile (e dannoso, anche!).

Buoni motivi per cui far fuori un personaggio

É diventato superfluo

Capita, ve lo assicuro: a volte personaggi che abbiamo inserito nel nostro libro per descrivere meglio, magari, il background del protagonista, diventano inutili e ci stanno costantemente fra i piedi. Ecco, questo è un buon motivo per farli fuori.

La sua morte segna un punto di svolta per il protagonista

A volte la morte di un personaggio è necessaria a far compiere al protagonista un balzo in avanti (o indietro, a seconda dei casi). Mettiamo, ad es., la morte di zio Ben che “trasforma” indirettamente Peter Parker nel supereroe (pieno di sensi di colpa e responsabilità) conosciuto come Spiderman.

La presenza di un personaggio impedisce lo sviluppo del protagonista

Ci sono protagonisti che nascono sotto “l’ala protettiva” di qualche personaggio, ecco, arrivati a un certo punto, quel personaggio deve farsi da parte e, diciamocelo, la morte è un gran bel modo per mettersi da parte. Per esempio, se Billy Bones nell’Isola del Tesoro non fosse morto, Jim non si sarebbe appropriato della mappa e non avrebbe vissuto la grande avventura che poi ha vissuto.

Serve a rendere la storia realista

In guerra, per esempio, si muore. I morti di Hunger Games, per fare un esempio, sono necessari a spiegare la crudeltà del mondo in cui Katniss vive, anche i personaggi innocenti possono (e devono, in questo caso) morire.

E poi, sì, ci sono dei PESSIMI motivi per cui far fuori un personaggio, eccone qui qualcuno:

Pessimi motivi per cui far fuori un personaggio

Per far piangere e basta

Morte di un personaggio = feels da parte del lettore! I sentimenti, le emozioni forti, la tristezza si provano solo se la morte ha senso. Per quanto mi riguarda, ad esempio, la morte di Tris nella serie Divergent è talmente assurda e fuori luogo che ho avuto l’impressione che l’autrice volesse solo strappare una lacrima al lettore.

Per spiazzare e basta

Stesso discorso di prima: non siamo tutti George R.R. Martin, le vite dei nostri personaggi dobbiamo maneggiarle con cui, l’effetto grottesco è dietro l’angolo e se in Martin le morti, per quanto numerosi e cruenti, sono realmente spiazzanti e contribuiscono a dare l’immagine di un mondo complicato, pieno di tranelli e in cui nessuno è salvo (soprattutto quelli che non giocano d’astuzia), i comuni mortali devono stare attenti a non progettare la morte di un loro personaggio solo in base al fatto che “il lettore non se lo aspetta”, perché non è un buon motivo. Anzi, è un pessimo motivo.

In conclusione, possiamo dire che far morire un personaggio deve essere una scelta NECESSARIA, non è un orpello, non è un’aggiunta, è qualcosa che fa parte della trama profondamente e, dunque, da maneggiare con cautela. 

Ah, sapete quali sono le morti di personaggi di anime che mi hanno turbato di più durante l’infanzia (e anche ora, a dire il vero)? Eccoli qui!

Invece qui trovati le morti più traumatiche nei libri!

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[ How to do #1] Come scrivere la recensione di un libro

Buongiorno lettori!  Non so voi, ma io mi muovo molto meglio con gli schemi e le liste, mi sento a mio agio quando ho una checklist da spuntare, ecco perché ho deciso in inaugurare una nuova rubrica dal titolo How to do per parlarvi di cose come “scrivere una recensione”, “scrivere un romanzo”, “trovare nomi per i vostri personaggi”, ecc. ecc. Spero che possa esservi utile. Alla fine dell’articolo, potrete scaricare anche la checklist che potrete tenere sempre con voi! Ma ora, basta chiacchiere, iniziamo!

Do per scontato che dobbiate scrivere una recensione di un libro per il vostro blog (o comunque per una rivista digitale), perché come sapete le regole della comunicazione sulla carta stampata sono diverse. Do anche per scontato che sappiate come si scrive per il web, quanta importanza ha la formattazione, l’inserimento delle immagini giuste, ecc. ecc. (in caso contrario o se magari volete una rinfrescata, ecco un articolo scritto qualche tempo fa, spero possa tornarvi utile!)

Intanto, scopriamo un attimo cos’è una recensione e, soprattutto, cosa non è:

Una recensione NON è un modo per dire al lettore che un libro ci è piaciuto (o meno);
Una recensione è un modo per dire al lettore PERCHÉ un libro ci è piaciuto (o meno);

Una recensione NON è un riassunto della quarta di copertina;
Una recensione è UN’ANALISI argomentata della vostra opinione rispetto a quel libro;

I gusti sono gusti, è vero, e un libro può piacere o meno a seconda di chi legge, ma le MOTIVAZIONI per cui un libro vi è piaciuto o meno devono essere OBIETTIVE e OGGETTIVE. In altre parole, una recensione non può ridursi a: “il libro non è piaciuto per lo stile”, ma dovete andare più a fondo: “Lo stile del libro non è piaciuto perché…”. Fate degli esempi, usate dei brani del libro per spiegare!

La cover e le informazioni tecniche sono essenziali

Prima di tutto, non può mancare la cover del libro in questione e le informazioni tecniche che riguardano il romanzo. In poche parole, ecco quali info è essenziale inserire:

Titolo
Autore
Serie (è parte di una serie? Se sì, che volume?)
Genere
Data di pubblicazione
Pagine
Prezzo
Link acquisto

Potete aggiungere o togliere info, quelle che lascerei obbligatoriamente sono quelle colorate, perché, di solito, è quello che il lettore, in prima istanza, desidera conoscere!

Il tuo giudizio in breve

Per cominciare, sarà meglio spiegare in maniera concisa ai vostri lettori cosa troveranno nella recensione che si accingono a leggere: il libro vi è, nel complesso, piaciuto? Oppure no? Di cosa parla, in breve? Ecco, in quattro righi o meno, dovrete essere in grado di rispondere a queste poche domande!

Da chi e com’è raccontata la storia?

In questo paragrafo, dovrete parlare della Voce Narrante, cioè di chi racconta la storia. A questo proposito, sarà conoscere la differenza tra i vari livelli narrativi (non temete, ve ne parlerò prossimamente!). Descrivete il narratore: è interno al racconto? É esterno? La storia è raccontata al presente o al passato? Che tipo di voce è? Seria, umoristica, cinica?

Dov’è ambientata e chi è il protagonista?

Passiamo ora all’ambientazione, anche questa fondamentale per far capire di che libro stiamo parlando. Sembra semplice, ma non basta dire: “Il romanzo è ambientato nel ‘700 in Inghilterra” per rispondere a questa domanda. Andate più a fondo: Che tipo di società è descritta in questo libro? Come sono i suoi protagonisti? É una società aperta o chiusa? L’ambientazione è un piccolo villaggio, una città, una casa, una stanza?

L’altra cosa di cui dovrete parlare subito è il protagonista: anche qui, non basta dire chi è e com’è fatto, andate a fondo, descrivete (senza fare spoiler ovviamente) il background del personaggio che emerge dal libro, vi è piaciuto, come personaggio? Avete compreso le sue scelte o vi è sembrato, in qualche modo, in contraddizione? É un personaggio positivo o negativo? L’autore ha saputo trasmettere la sua natura? Prendete le informazioni che l’autore vi ha dato e analizzatele: dovrete dire al lettore se il lavoro fatto dallo scrittore è buono o meno!

Riassumi il libro in 5 righi (e non fare spoiler!)

Dopo aver introdotto Voce Narrante, personaggio principale e ambientazione, è venuto il momento di spiegare, in pochissime parole, al lettore di cosa parla questo libro. Il che non vuol dire raccontare per filo e per segno la trama, ma riassumere in 5 righi o meno, l’oggetto della narrazione!

Ad es. “Quando il signor Bingley prende in affitto Netherfield Park, la vita della piccola comunità inglese che vi gravita attorno viene sconvolta: la signora Bennet, come altre madri del circondario, ha cinque figlie in età da marito: una riuscirà a rubare il cuore del ricco signor Bingley? Forse la scelta ricadrà su Jane, la più bella, o su Lizzie, la più intelligente, chi lo sa? Il problema, però, è che col signor Bingley è arrivato a Netherfield un individuo ricchissimo, affascinante quanto antipatico e presuntuoso: il signor Darcy. Per fortuna che la bella e ironica Lizzie sa come metterlo a posto!”

Ecco un esempio, io ho usato uno stile colloquiale e divertente, ma potete scrivere questa storia di “quarta di copertina” nella maniera che preferite: basta che dia al lettore l’idea di ciò che troverà!

Qual è l’idea attorno a cui ruota la storia?

C’è un concetto principale che fa da perno al libro? Nel caso di Orgoglio e pregiudizio, il tutto si focalizza sull’arrivo di Mr. Bingley e sulla presenza del suo scostante e presuntuoso amico, il che dà la possibilità all’autrice di descrivere una società chiusa e bigotta, per alcuni versi, ma anche personalità brillanti (ad es. Lizzie o Darcy) e altre addirittura caricaturali (il signor Collins). Le dà modo, in altre parole, di parlare di pregiudizi e di orgoglio, due elementi tipici della natura umana.  Riuscite a individuare, allora, qual è l’0idea principale attorno a cui si sviluppa la storia che avete letto?

L’autore voleva comunicare un messaggio? C’è riuscito?

Ecco un’altra informazione da dare: l’autore aveva l’intento di comunicare qualcosa ai suoi lettori? Non necessariamente uno scopo etico o morale: semplicemente l’obiettivo che l’autore aveva, raccontando questa storia. Jane Austen voleva farci fare quattro risate alle spalle della società del suo tempo? C’è riuscita? Voleva, forse, indagare una parte della natura umana, svelando quanto i pregiudizi e l’orgoglio possano imbrigliare le menti più aperte e brillanti? C’è riuscita?

Com’è lo stile?

E ora passiamo ad analizzare lo stile del racconto: come scrive quest’autore? “Bene” o “male” non vale, ragazzi. Andiamo più in profondità: le frasi sono lunghe, il periodare è complesso, oppure l’autore preferisce utilizzare frasi brevi e concise? Le parole usare sono semplici da capire o, leggendo, avete dovuto mettere mano al vocabolario più di una volta? Il ritmo vi è sembrato lento o concitato? Ci sono più dialoghi o più descrizioni? Com’è l’utilizzo della punteggiatura?

Cosa ti è piaciuto di questa storia (o cosa non ti è piaciuto)?

E ora veniamo al nostro, personale, giudizio: chiudete gli occhi (si fa per dire) e ripensate alle sensazioni che il libro vi ha lasciato. Di Orgoglio e pregiudizio, ad es., io ho amato lo stile sarcastico di Jane Austen, la sua bravura nel descrivere i tipi umani, il fatto che abbia affidato la scena a una donna intelligente e autonoma come Lizzie, l’evoluzione bellissima e romantica del suo rapporto con Darcy e il progredire stesso dei personaggi, oltre che l’intreccio, ricco di capovolgimenti. Va da sé, che non c’è una cosa di Orgoglio e pregiudizio che non mi sia piaciuta!

A chi consiglieresti questo libro?

Veniamo a un affare importante: a chi consiglieresti questo libro? Fate esempi, per spiegarvi meglio: lo consiglio a chi ama una scrittura ricca di humour, a chi ama le storie d’amore, a chi ha amato Jane Eyre o Cime Tempestose, a chi ha visto un certo film o una certa serie.

Ora condividi!

Ecco, avete pubblicato la vostra bellissima e dettagliata recensione, ora avete finito. Ebbene… NO! Ora è il momento di condividere la vostra opinione: sui social, principalmente (vai di Facebook, Twitter, Google Plus, ecc.) ma anche su Goodreads, Anobii e su Amazon: non dimenticate questa fase, è fondamentale per raggiungere i vostri lettori!

Spero che questo breve “focus” su come scrivere la recensione di un libro vi possa tornare utile, se volete ricevere nella vostra casella di posta la checklist scaricabile e stampabile, non dovrete fare altro che iscrivervi alla newsletter (cosa che vi permetterà di restare aggiornati sulle prossime puntate della rubrica!)

Ricevi direttamente nella tua casella di posta la checklist stampabile su "Come scrivere la recensione di un libro"!

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Il principio dell’Iceberg di Hemingway: come non perdere l’ispirazione

«Io cerco sempre di scrivere secondo il principio dell’iceberg. I sette ottavi di ogni parte visibile sono sempre sommersi. Tutto quel che conosco è materiale che posso eliminare, lasciare sott’acqua, così il mio iceberg sarà sempre più solido. L’importante è quel che non si vede. Ma se uno scrittore omette qualcosa perché ne è all’oscuro, allora le lacune si noteranno. Il vecchio e il mare avrebbe potuto esser lungo più di mille pagine, avrei potuto sviluppare gli abitanti del villaggio, spiegare come sbarcano il lunario, come sono nati, se hanno studiato, avuto figli, ecc. Ma questa è un’operazione che altri scrittori sanno fare in modo eccellente e quando si scrive il limite è sempre quello che già è stato fatto in maniera esauriente. Così ho cercato di provare con qualcosa di diverso. Prima di tutto eliminare tutte le parti superflue e trasmettere al lettore un’esperienza che potesse entrare a far parte della sua, come quelle reali. E’ un’impresa difficilissima, e ho dovuto lavorare sodo».

Ernest Hemingway

Questo è il principio che ho sempre cercato di seguire quando scrivo e anche quando lavoro, ossia quando mi occupo di editare romanzi altrui. Chi ha lavorato qualche volta con me lo sa: sono maniacale per quanto riguarda i dettagli. Faccio domande su domande agli autori, tendo trappole, cerco di tirare fuori l’iceberg. Ho provato, per semplificare le cose, a fare una specie di schema delle teorie di Hemingway riguardo la scrittura, una sorta di specchietto facilmente consultabile. Scrivere non è puro talento, è talento e anche duro lavoro, studio, quel cercare di “migliorarsi sempre” di cui parla appunto Hemingway.

Il principio dell’iceberg sono una serie di idee e consigli che Ernest Hemingway diede durante un’intervista a The Paris Review nel 1958. Se volete leggere l’intervista integrale andate qui.

Regola 1.

Scrivere è un lavoro, va preso come tale. Hemingway si svegliava alle prime luci dell’alba per lavorare al suo libro. Oggi, le cose sono un po’ diverse, il mestiere di scrittore s’intreccia con il lavoro che ci dà da mangiare: il mio consiglio è quello di ritagliarsi un giorno preciso da dedicare alla scrittura: un giorno in cui nessuno deve venire a disturbare!

Regola 2.

Rileggere quello che si è scritto la volta precedente. Può sembrare banale, ma è davvero un principio fondamentale: ci permette di riprendere il filo del discorso, di correggere e di andare avanti con le idee più chiare.

Regola 3.

Smettere di scrivere sapendo già cosa viene dopo, solo in questo mondo combattiamo lo spettro del “blocco dello scrittore”. Interrompere perché non si sa più cosa scrivere  è il mondo più facile per bloccarsi.

Regola 4.

Ispirarsi alla realtà. Starsene chiusi in casa con la sola compagnia delle proprie storie non è mai positivo per la scrittura: la creazione di personaggi diversi, profondi, reali parte proprio dalla nostra capacità di incontrare il mondo. Uno scrittore è un osservatore: la sua palestra è la strada!

Regola 5.

Il linguaggio dev’essere vigoroso, diceva Hemingway. Quindi mai banale: la musicalità è uno dei principi fondamentali, il lettore ama leggere frasi che suonano bene. Quindi bisognerebbe dedicare alla composizione una bella fetta del nostro tempo.

Che ne dite? Vi sembrano regole che potrebbero aiutarvi?

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Come creare un personaggio indimenticabile

buon-junkie Nuova puntata di Scrivo dunque sono, la rubrica dedicata alla mia passione più grande (e al mio lavoro di editor): la scrittura!
Oggi voglio parlarvi di un argomento fondamentale: un bel libro non è fatto solo di stile, grammatica, trama, un apporto fondamentale lo dà la presenza di personaggi che restano impressi nella mente del lettore, ecco perché oggi vi dirò come creare un personaggio indimenticabile, o meglio, quali sono le fasi giuste per creare un personaggio in cui il lettore possa credere o verso il quale provare empatia. In effetti, non c’è alcuna formula magica, ma solo qualche step giusto da seguire!

Prima di iniziare, pensate al vostro personaggio. Lo avete immaginato alto, basso, biondo, bruno, grasso, magro? Che carattere ha? Timido, allegro, insicuro, irascibile? Tutto questo fa parte della sua descrizione, esteriore ed interiore. Una volta tratteggiato in maniera dettagliata il vostro personaggio, per far sì che sia davvero incisivo, dovete creare il suo background. Quindi, prendete il vostro personaggio e provate a rispondere alle domande che seguono!

Quali sono le persone che lo hanno segnato?

Parlo della sua famiglia, dei suoi amici, dei colleghi di scuola o di lavoro. Il vostro personaggio ha una certa età, no? Nella sua vita avrà incontrato delle persone, è circondato da gente, come è stato influenzato? La sua è una famiglia unita, ha ancora entrambi i genitori, è figlio unico, ha fratelli, che rapporti aveva con i suoi nonni, un ex fidanzato/a lo ha traumatizzato? Provate a immaginare i fatti salienti legati all’incontro con altre persone. Fatevi tutte queste domande e provate a rispondere, magari appuntando da qualche parte la storia del vostro personaggio PRIMA che il lettore lo incontrasse.

Quali sono i suoi sogni?

Questo passaggio è fondamentale per costruire il carattere del vostro personaggio e la sua storia: qual è il suo sogno? Vuole diventare una rockstar? Un ingegnere? Desidera vendicare la morte della/del fidanzata/o? Diventare ricco? I sogni possono essere infiniti, più o meno leciti, l’importante è che voi sappiate qual è quello del vostro protagonista. Non dovete per forza dichiararlo nella storia, basterà far agire il tuo personaggio con la consapevolezza di avere quello scopo in mente.

Quali sono i suoi rimpianti?

Impossibile che non ne abbia, a meno che non sia proprio un neonato. Pensateci: c’è qualcosa nel passato del vostro personaggio che rimpiange di aver perso o di non aver fatto e che ha cambiato il suo destino?

Che concetto ha di sé?

É insicuro o presuntuoso? Ha una visione precisa di sé o sta ancora cercando di capire che tipo di persona sia? Come si vede quando si guarda allo specchio? Si piace? Cosa gli piacerebbe cambiare di se stesso?

Quali sono i luoghi più importanti per lui/lei?

Nella sua storia, il vostro personaggio avrà visto luoghi diversi: dove ha lasciato un pezzo di cuore? Dove è stato meglio e dove peggio? C’è un luogo che può definire casa? Dove riesce a essere davvero se stesso? Qual è il suo rifugio? Qual è il posto che odia di più?

Dopo aver risposto a tutte queste domande, noterete che il vostro personaggio avrà assunto diverse sfaccettature in più: è questo il segreto per renderlo unico e indimenticabile… beh, oltre ad avere il talento per farlo, chiaro!

Per scrivere questo articolo ho consultato diversi siti, fra cui:
http://www.somethingdelicious.co/

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Come trovare il titolo perfetto per il tuo romanzo

buon-junkie Essendo mercoledì oggi avrei dovuto pubblicare un’altra puntata di www… wednesday, ma la verità è che con le letture non ho fatto molti progressi, nel senso che sto leggendo sempre i soliti tre libri, quindi ho pensato di anticipare un post che volevo comunque pubblicare questa settimana, che fa parte della rubrica Scrivo dunque sono, diario di un’aspirante scrittrice.

L’argomento di oggi sono i titoli, croce e delizia di ogni scrittore. Come trovare il titolo migliore per il tuo romanzo? Sembra facile, ma scegliere un titolo per un libro, anche se si tratta del vostro libro, è una cosa difficilissima (non sempre, ma spesso è così). Molto dipende anche dal genere, naturalmente, in ogni caso possiamo provare a schematizzare un sistema che vi consenta di trovare il miglior titolo fra quelli possibili (fa molto teoria dei mondi possibili di Leibniz).

Intanto, prima di elencare qualche metodo per trovare il titolo perfetto, vediamo in generale come dovrebbe essere un titolo:

Originale

Sì, Cent’anni di solitudine è un titolo bellissimo ma, sapete? L’hanno già usato. E no, non vale neanche ispirarsi scrivendo Dieci anni di solitudine, è la versione tarocca e, soprattutto, non ha lo stesso valore dell’originale. Per fare un esempio contemporaneo: una delle ultime uscite di Rizzoli è l’autobiografia di Alessio Bernabei “Jack è uscito dal gruppo”, titolo che richiama il più famoso “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” di Enrico Brizzi, libro che ha segnato una generazione di ragazzi. Non fa ridere il richiamo, visto che Bernabei è, rispetto a Jack Frusciante, un signor Nessuno. La citazione perde qualsiasi valore, diventando semplicemente mancanza di creatività.

Rappresentativo

Cioè deve, in qualche modo, descrivere il contenuto del vostro libro. Il titolo potrà essere anche meraviglioso e musicale ma se non c’entra nulla con il vostro libro non ha alcun valore, anzi.

Poetico/Musicale

Essenziale anche la musicalità o comunque la poesia insita in un titolo. Non vale per tutti i titoli, ovviamente, ma di certo “Via col vento” ha il suo effetto sui potenziali lettori, no?

E ora, passiamo a qualche suggerimento (con esempi) per trovare un titolo calzante!

La trama

Prendete il concetto principale attorno a cui ruota la storia, riassumete e tirate fuori il vostro titolo. Qualche esempio? Hunger Games, La storia infinita, Memorie di una Geisha, Il giro del mondo in 80 giorni, Fight Club. Ho fatto così quando ho scelto il titolo: Le regole per essere felici in amore (entro Natale). Descriv, infatti,  i tentativi della protagonista di trovare l’uomo perfetto entro Natale.

Il nome del protagonista

Se avete scritto una storia in cui seguite le avventure di un unico protagonista principale, allora il titolo può contenere il suo nome! Esempi: Tom Jones, Stoner (versione solo con cognome), Carrie (versione solo con il nome), Teresa Raquin, Madame Bovary, ecc. A volte al nome del protagonista si può aggiungere un aggettivo o altra parola descrittiva: Il grande Gatsby, Il ritratto di Dorian Gray. Se si tratta di una serie, al nome del protagonista può seguire il titolo che descrive la nuova avventura, come accade in Harry Potter (e la Pietra filosofale, e la Camera dei Segreti, ecc.). Sempre per fare un esempio mio: Armonia di Pietragrigia è un titolo che richiama Harry Potter come struttura e nel quale ho anche inserito la provenienza della protagonista (v. sotto per questo tipo di titolo!)

L’ambientazione

Se parliamo di un romanzo corale, ma anche un romanzo in cui il luogo è parte integrante della storia, allora possiamo prendere il nostro titolo da lì: Middlemarch, La casa per bambini speciali di Miss Peregrine, ma anche 1984 (ambientazione temporale).

La citazione

Una frase particolarmente significativa del vostro romanzo può diventarne il titolo: è accaduto, ad esempio, con Il giovane Holden di Salinger, il cui titolo originale è The Catcher in the Rye, da una frase che il protagonista pronuncia. Va’ dove ti porta il cuore è un altro esempio.

La metafora

Trovare un titolo metaforico che descriva il vostro libro non è facile,  ma è di sicuro impatto, ecco qualche esempio. Chiedi alla polvere di John Fante richiama la polvere delle strade di Los Angeles (dove il romanzo è ambientato) e quella del deserto, l’idea della sconfitta e del coraggio, del viaggio che inizia sempre da una domanda. Chiedi alla polvere, appunto. Cent’anni di Solitudine descrive perfettamente l’epopea dei Buendìa, una storia circolare che inizia e finisce nel medesimo luogo, Macondo, in una sorta di isolamento dal resto del mondo. Fra i titoli di questo tipo che io amo di più, ci sono quelli di Italo Calvino, ad es. Se una notte d’inverno un viaggiatore, che è anche il titolo del libro che il protagonista non riuscirà mai a terminare ma soprattutto un titolo di una poesia e musicalità uniche, che richiama alla mente (almeno per me) il viaggio del lettore nei cupi misteri della letteratura.

La parola unica

A volte un’unica parola è sufficiente a descrivere perfettamente un romanzo: Espiazione racchiude in un’unica parola tutto il concetto attorno a cui ruota la vicenda raccontata da Ian McEwan. Soffocare di Chuck Palahniuk utilizza lo stesso metodo, come anche Seta di Baricco, Furore di Steinbeck, ecc. Tutti riprendono un concetto e lo limitano a un’unica parola.

Il titolo ironico/straniante

Di certo è un titolo perfetto per romanzi in cui l’ironia è fondamentale. Si tratta di titoli che, grazie a un uso sapiente di ossimori et similia, catturano l’attenzione. Il più grande uomo scimmia del Pleistocene di Roy Lewis è un buon esempio di questo tipo: di certo nel Pleistocene un uomo scimmia non pensava a diventare o a farsi considerare “il più grande”. Douglas Adams è un altro autore in grado di creare titoli accattivanti: Guida galattica per autostoppisti è un esempio perfetto! Già immaginare autostoppisti galattici è un’idea assurda, figuriamoci una guida! Buona Apocalisse a tutti! di Terry Pratchett e Neil Gaiman mette insieme un augurio tipico (Buongiorno a tutti! Buone feste a tutti!) con una parola che non è né tipica, né beneaugurante: l’Apocalisse.

Spero di essere riuscita a darvi qualche spunto per iniziare a ragionare sul vostro titolo perfetto. Io sono una che fa un sacco di schemi e mappe concettuali. Se vi va potete scaricare lo schema qui in basso, che vi aiuterà a organizzare le vostre idee (potete salvare l’immagine o cliccare sul link e scaricate il pdf stampabile)!

titolo-angelica-moranelli

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