Gli incipit di romanzi sulla Resistenza ~ Lunedincipit #18

buon-junkieBuon inizio di settimana! Domani sarà un giorno molto importante per la storia d’Italia: festeggiamo l’inizio del processo di liberazione dal regime fascista del nostro paese da parte dei partigiani. Così, ho deciso di dedicare questa puntata di Lunedincipit a cinque libri da leggere sulla Resistenza o comunque ambientanti durante la seconda guerra mondiale. Spero che le mie scelte vi piacciano!

Il sentiero dei nidi di ragno, Italo Calvino

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Per arrivare fino in fondo al vicolo, i raggi del sole devono scendere diritti rasente le pareti fredde, tenute discoste a forza d’arcate che traversano la striscia di cielo azzurro carico. Scendono diritti, i raggi del sole, giù per le finestre messe qua e là in disordine sui muri, e cespi di basilico e di origano piantati dentro pentole ai davanzali, e sottovesti stese appese a corde; fin giù al selciato, fatto a gradini e a ciottoli, con una cunetta in mezzo per l’orina dei muli.
Basta un grido di Pin, un grido per incominciare una canzone, a naso all’aria sulla soglia della bottega, o un grido cacciato prima che la mano di Pietromagro il ciabattino gli sia scesa tra capo e collo per picchiarlo, perché dai davanzali nasca un’eco di richiami e d’insulti.
– Pin! Già a quest’ora cominci ad angosciarci! Cantacene un po’ una, Pin! Pin, meschinetto, cosa ti fanno? Pin, muso di macacco! Ti si seccasse la voce in gola, una volta! Tu e quel rubagalline del tuo padrone! Tu e quel materasso di tua sorella!

Una questione privata, Beppe Fenoglio

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La bocca socchiusa, le braccia abbandonate lungo i fianchi, Milton guardava la villa di Fulvia, solitaria sulla collina che degradava sulla città di Alba.
Il cuore non gli batteva, anzi sembrava latitante dentro il suo corpo.
Ecco i quattro ciliegi che fiancheggiavano il vialetto oltre il cancello appena accostato, ecco i due faggi che svettavano di molto oltre il tetto scuro e lucido. I muri erano sempre candidi, senza macchie né fumosità, non stinti dalle violente piogge degli ultimi giorni. Tutte le finestre erano chiuse, a catenella, visibilmente da molto tempo.
“Quando la rivedrò? Prima della fine della guerra è impossibile. Non è nemmeno augurabile. Ma il giorno stesso che la guerra finisce correrò a Torino a cercarla. E’ lontana da me esattamente quanto la nostra vittoria.”

L’Agnese va a morire, Renata Viganò

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Una sera di settembre l’Agnese tornando a casa dal lavatoio col mucchio di panni bagnati sulla carriola, incontrò un soldato nella cavedagna. Era un soldato giovane, piccolo e stracciato. Aveva le scarpe rotte, e si vedevano le dita dei piedi, sporche, color fango. Guardandolo, l’Agnese si sentì stanca. Si fermò, abbassò le stanghe. La carriola era pesante.

Uomini e no, Elio Vittorini

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L’inverno del ’44 è stato a Milano il più mite che si sia avuto da un quarto di secolo; nebbia quasi mai, neve mai, pioggia non più da novembre, e non una nuvola per mesi; tutto il giorno il sole. Spuntava il giorno e spuntava il sole; cadeva il giorno e se ne andava il sole. Il libraio ambulante di Porta Venezia diceva: «Questo è l’inverno più mite che abbiamo avuto da un quarto di secolo. È dal 1908 che non avevamo un inverno così mite.»

Il giardino dei Finzi-Contini, Giorgio Bassani

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Da molti anni desideravo scrivere dei Finzi-Contini – di Micòl e di Alberto, del professor Ermanno e della signora Olga – e di quanti altri abitavano o come me frequentavano la casa di corso Ercole I d’Este, a Ferrara, poco prima che scoppiasse l’ultima guerra. Ma l’impulso, la spinta a farlo veramente, li ebbi soltanto un anno fa, una domenica d’aprile del 1957.

Sono curiosa di sapere, come sempre, quali leggerete e quali avete già letto e, anche, quale mi consigliate, visto che fra questi ho letto soltanto Una questione privata.

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Gli incipit di 5 romanzi distopici

buon-junkieBuon inizio di settimana! Visto che domani con tutta probabilità registrerò un video per il mio canale youtube dedicato ai distopici letti e da leggere, oggi vi anticipo qualcuno dei libri di cui parlerò nel video! Questi elencati qui sono tutti libri letti. Fatemi sapere come sempre quale di questi vi incuriosisce di più e se ne avete letto qualcuno!

Io sono Leggenda, Richard Matheson

Nei giorni come quello, in cui il cielo era coperto di nuvole, Robert Neville non era mai sicuro di quanto mancava al tramonto e a volte li trovava già nelle strade, prima di riuscire a rientrare in casa.
Se non avesse avuto tanta avversione per la matematica, avrebbe potuto calcolare l’ora approssimativa del loro arrivo; invece, si atte­neva ancora all’antica abitudine di regolarsi sul colore del cielo per stabilire la fine del giorno, e, nei pomeriggi senza sole, quel sistema non funzionava. Perciò, quando il cielo era grigio, non osava allonta­narsi troppo dalla sua abitazione.
Fece il giro della villetta nel cupo grigiore del pomeriggio; dall’an­golo delle labbra gli penzolava una sigaretta, che si lasciava dietro una sottile scia di fumo. Controllò ogni finestra per vedere se qualcuna delle tavole era staccata. Dopo gli assalti più violenti, molte assi ri­manevano scheggiate o danneggiate in altro modo e bisognava sosti­tuirle. Un lavoro che odiava. Ma quel giorno ne trovò solo una tra­ballante. Davvero una bella fortuna, si disse.

Fahrenheit 451, Ray Bradbury

Era una gioia appiccare il fuoco.
Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d’orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia. Col suo elmetto simbolicamente numerato 451 sulla stolida testa, con gli occhi tutta una fiamma arancione al pensiero di quanto sarebbe accaduto la prossima volta, l’uomo premette il bottone dell’accensione, e la casa sussultò in una fiammata divorante che prese ad arroventare il cielo vespertino, poi a ingiallirlo e infine ad annerirlo.

Il giorno dei Trifidi, John Wyndham

Quando un giorno che sapete essere mercoledì comincia subito a sembrarvi domenica, vuol dire che da qualche parte c’è qualcosa che proprio non funziona.
Provai quella sensazione dal momento in cui mi svegliai. Eppure, quando cominciai ad acquistare maggiore lucidità, non ne fui più così sicuro. In fondo era molto probabile che fossi io a sbagliarmi, e non tutti gli altri… anche se non riuscivo a capire come potesse succedere. Continuai ad aspettare, pieno di dubbi. Ma quasi subito ebbe la mia prova obiettiva, il rintocco di un orologio lontano: otto colpi, mi sembrò. Ascoltai attentamente, pieno di sospetto. Subito iniziò a rintoccare un altro orologio, su un tono alto, deciso. Senza fretta batté le otto, in modo inequivocabile. Allora seppi con certezza che le cose andavano male.

Il signore delle mosche, William Golding

Il ragazzo dai capelli biondi si calò giù per l’ultimo tratto di roccia e cominciò a farsi strada lungo la laguna. Benché si fosse tolto la maglia della scuola, che ora gli penzolava da una mano, la camicia grigia gli stava appiccicata addosso, e i capelli gli erano come incollati sulla fronte. Tutt’intorno a lui il lungo solco scavato nella giungla era un bagno a vapore. Procedeva a fatica tra le piante rampicanti e i tronchi spezzati, quando un uccello, una visione di rosso e di giallo, gli saettò davanti con un grido da strega; e un altro grido gli fece eco:
«Ohè! Aspetta un po’!»
Qualcosa scuoteva il sottobosco da una parte del solco, e cadde crepitando una pioggia di gocce.

1984, George Orwell

Era una luminosa e fredda giornata d’aprile, e gli orologi battevano tredici colpi. Winston Smith, tentando di evitare le terribili raffiche di vento col mento affondato nel petto, scivolò in fretta dietro le porte di vetro degli Appartamenti Vittoria: non così in fretta tuttavia, da impedire che una folata di polvere sabbiosa entrasse con lui.
L’ingresso emanava un lezzo di cavolo bollito e di vecchi e logori stoini. A una delle estremità era attaccato un manifesto a colori, troppo grande per poter essere messo all’interno.
Vi era raffigurato solo un volto enorme, grande più di un metro, il volto di un uomo di circa quarantacinque anni, con folti baffi neri e lineamenti severi ma belli. Winston si diresse verso le scale. Tentare con l’ascensore, infatti, era inutile. Perfino nei giorni migliori funzionava raramente e al momento, in ossequio alla campagna economica in preparazione della Settimana dell’Odio, durante le ore diurne l’erogazione della corrente elettrica veniva interrotta.

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Incipit di libri di scrittori giapponesi

buon-junkieE buon lunedì, domani inizia ufficialmente la primavera e io sono felicissima di essermi lasciata questo inverno alle spalle, anche se qui, nonostante il sole, si giri ancora col piumino. Va beh. Primavera arriva presto!
Nel frattempo ho deciso di dedicare la puntata sugli incipit di oggi ad alcuni libri letti o da leggere di autori giapponesi (anche naturalizzati). La letteratura giapponese mi affascina fin da ragazzina, quando ho incontrato per la prima volta Banana Yoshimoto e non mi ha mai più abbandonato. SE c’è un paese che amo alla follia è il Giappone, un luogo che prima o poi visiterò!
Ma basta chiacchiere e passiamo agli incipit di oggi:

Non Lasciarmi ~ Kazuo Ishiguro

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Mi chiamo Kathy H. Ho trentun anni, a da più di undici sono un’assistente. Sembra un periodo piuttosto lungo, lo so, ma a dire il vero loro vogliono che continui per altri otto mesi, fino alla fine di dicembre. A quel punto saranno trascorsi quasi esattamente dodici anni. Adesso mi rendo conto che il fatto che io sia rimasta per tutto questo tempo non significa necessariamente che loro abbiano grande stima di me. Ci sono ottime assistenti a cui è stato chiesto di abbandonare dopo appena due o tre anni. E poi me ne viene in mente almeno una che ha operato per oltre quattordici, malgrado fosse un’assoluta nullità. Quindi non ho nessuna intenzione di darmi delle arie.

Kazuo Ishiguro ha origini giapponesi ma cittadinanza inglese. Non lasciarmi (Never Let Me Go) è un romanzo ucronico del 2005. La storia è ambientata in un presente alternativo distopico ed è raccontata sotto forma di flashback dalla protagonista del libro, Kathy. Il titolo si riferisce ad una immaginaria canzone Never Let Me Go di un’altrettanto immaginaria cantante Judy Bridgewater che colpisce profondamente Kathy. Il Time ha giudicato quest’opera come il migliore romanzo del 2005 e l’ha inserito nella lista dei cento migliori romanzi in lingua inglese pubblicati dal 1923 al 2005. Nel 2010 ne è stato tratto un omonimo film diretto da Mark Romanek che prima o poi avrò la forza di vedere. Questo libro mi ha lasciato una tristezza infinita addosso, una tristezza bellissima, nostalgia per i personaggi e i loro sentimenti così profondi. É un romanzo che segna nel profondo. Se cercate roba leggera, tenetevene alla larga. Se invece cercate personaggi coi quali sorridere e (soprattutto) soffrire, sentimenti epici, ecco il libro che fa per voi.

Norwegian Wood (Tokyo Blues), Haruki Murakami

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Avevo trentasette anni, ed ero seduto a bordo di un Boeing 747. Il gigantesco velivolo aveva cominciato la discesa attraverso densi strati di nubi piovose, e dopo poco sarebbe atterrato all’aeroporto di Amburgo. La fredda pioggia di novembre tingeva di scuro la terra trasformando tutta la scena, con i meccanici negli impermeabili, le bandiere issate sugli anonimi edifici dell’aeroporto e l’insegna pubblicitaria della Bmw, in un tetro paesaggio di scuola fiamminga. È proprio vero: sono di nuovo in Germania, pensai.

Un libro magnifico, come tutti quelli di Murakami letti finora. Norwegian Wood mi ha colpito per la delicatezza della narrazione, l’atmosfera onirica in cui i ricordi sono immersi, per la trama tra realtà e sogno. É stato il primo romanzo letto di Murakami e l’ho amato, lo consiglio a chi ama la narrazione giapponese, attenta ai particolari, al linguaggio, immersa nella luce chiara dei ricordi, una storia da vivere come se la vedeste scorrere sotto la superficie di un lago misterioso.

H/H, Banana Yoshimoto

Viaggiavo da sola, senza una meta precisa, quando un pomeriggio mi ritrovai a camminare per quel sentiero di montagna.
La strada, che correva lungo la statale inoltrandosi nell’interno, era avvolta da una fitta vegetazione e aveva un aspetto piacevole.
Ammirando i disegni formati dalla luce e dall’ombra, cominciai a percorrerla.
In quel momento ero nello stato d’animo disteso di chi si prepara a una bella passeggiata.
Secondo la mia mappa, il sentiero. che faceva parte di un percorso per escursionisti, alla fine si ricongiungeva di nuovo con la statale.
Continuai a camminare piacevolmente nella luce di quel pomeriggio, tiepido come in un giorno di primavera.
Ma il sentiero si rivelò più ripido di quanto avessi immaginato, con molte salite.

Banana Yoshimoto è un’autrice, come vi ho detto all’inizio, conosciuta al liceo: un giorno in Feltrinelli mi hanno regalato un suo libro, Sonno profondo. Quando lo lessi non mi colpì più di tanto: ero abituata a ben altre letture, in massima parte fantasy e classici. Col tempo, però, ho imparato ad apprezzare la delicatezza e le visioni di quest’autrice, una delle prime autrici giapponesi a essere conosciute in tutto il mondo. Qui vi ho messo l’incipit di un libro molto sottile, letto qualche anno dopo Sonno profonto, che mi ha lasciato una sensazione di pace e leggerezza. H/H è formato da due racconti (Hard-boiled e Hard luck) entrambi ispirati a un tema molto caro all’autrice: quello della morte, mostrando i diversi modi con cui la si può affrontare. Il primo racconto si svolge tutto nello spazio di una notte. Dopo una gita una donna giunge in un paese dove decide di pernottare. In un’atmosfera inquietante rivive momenti intensi e dolorosi del suo passato. Nel secondo racconto la giovane protagonista si reca tutti i giorni in ospedale a trovare la sorella Kumi in coma per emorragia cerebrale. La malattia e la morte le permettono di pensare alla vita in un modo tutto nuovo, che fino a poco tempo prima non avrebbe mai immaginato.

Neve di primavera, Yukio Mishima

Un giorno che a scuola si venne a parlare della guerra russo-giapponese, Kiyoaki Matsugae domandò a Shigakumi Honda, il suo più caro amico, che cosa riuscisse a ricordarsene. I ricordi di Shigekuni erano vaghi.

Non ho letto nulla di Mishima e sono molto curiosa. Recentemente ho preso proprio Neve di primavera, che mi aveva colpito per la trama. La storia si concentra sulla figura di Kiyoaki, personaggio ultrasensibile a causa di una raffinata quanto ingannevole educazione; Honda, l’amico, è invece sordo al richiamo dei sentimenti e proteso esclusivamente verso la vita attiva. Della nevrotica incertezza di Kiyoaki è vittima l’enigmatica e splendida Satoko, che spegnerà il suo amore disperato chiudendosi in clausura. altri personaggi complementari sono indispensabili per comprendere un Giappone dove retaggio storico, valore morale della tradizione, riti secolari, primato religioso svolgono una funzione determinante sulla sorte esistenziale del singolo non meno che della comunità.

Allora? Che ne pensate? Leggerete o avete già letto qualcuno di questi libri?

Ah, se non l’avete ancora visto, ecco il mio ultimo video sul canale youtube:

 

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Gli incipit di 5 libri da leggere in primavera

buon-junkie Oggi è una bellissima giornata, io ho appena finito di leggere un nuovo libro (Lontano da te di Tess Sharpe, edito Fabbri Editori, ve ne parlerò a brevissimo su YouKid.it) e sono un po’ meno stanca della settimana scorsa e un po’ più aperta ad accogliere la bella stagione.
Così, ho pensato di proporvi gli incipit di cinque libri perfetti per la bella stagione, non ho letto tutti, alcuni sono in lista, ma mi piaceva l’idea di fare una wishlist di letture primaverili, che spero possa essere utile anche a voi!

Aspetta primavera, Bandini ~ John Fante

Avanzava, scalciando la neve profonda. Era un uomo disgustato. Si chiamava Svevo Bandini e abitava in quella strada, tre isolati più avanti. Aveva freddo, e le scarpe sfondate. Quella mattina le aveva rattoppate con dei pezzi di cartone di una scatola di pasta. Pasta che non era stata pagata. Ci aveva pensato proprio mentre infilava il cartone nelle scarpe.

Chi segue il blog e chi mi conosce, sa quanto io abbia amato e ami tuttora il ciclo delle storie di Arturo Bandini di John Fante: Arturo è un personaggio magnifico, pieno di difetti ma così vicino a chi legge, presuntuoso ma buffo, eternamente innamorato e sfortunato, pieno di talento e anche di sogni strambi. Arturo Bandini, uno di noi! Ne ho scritto un po’ qui: La straodinarietà dell’ordinario: John Fante. Aspetta primavera, Bandini non è esattamente un libro sulla primavera, è anzi un libro pieno di neve, ma è anche un libro sulle piccole-grandi sfide quotidiane, sui sogni, sulle debolezze, sulla memoria, sul rapporto figlio-padre.

Se volete leggere il ciclo di Arturo Bandini, ecco dove acquistare le vostre copie (vi elenco i volumi in ordine non di pubblicazione ma cronologico):

1) Aspetta primavera, Bandini
2) La strada per Los Angeles
3) Chiedi alla polvere
4) Sogni di Bunker Hill

Le storie di Arturo Bandini in un unico volume

Camera con vista, Edward Morgan Forster

– La signora non doveva fare una cosa simile – disse la signorina Bartlett. – Non doveva farla assolutamente. Ci ha promesso delle stanze a sud, vicine e con una bella vista; invece queste sono stanze a nord, guardano su un cortile e sono molto distanti una dall’altra. Oh, Lucy!
– E per giunta è una cockney – disse Lucy che l’inaspettato accento della signora aveva molto rattristato. – Sembra di essere a Londra. – Guardò le due file di inglesi seduti a tavola; la fila di bottiglie del’acqua, bianche, e delle bottiglie di vino, rosse, che correva tra gli inglesi: i ritratti della defunta Regina e del defunto poeta laureato che erano appesi dietro la schiena degli inglesi in una pesante cornice; l’avviso della Chiesa Inglese (Reverendo Cuthbert Roger, A. Oxon), che erano l’unica decorazione della parete. – Charlotte, non sembra anche a te di essere a Londra? faccio fatica a credere che appena fuori dall’uscio ci sono tante cose diverse. Probabilmente è perché sono stanca.
– Questa carne è certamente già stata adoperata per fare il brodo – disse la signorina Bartlett, posando la forchetta.
– Desideravo tanto di vedere l’Arno. Le camere che la signora ci ha promesso nella lettera dovevano guardare sull’Arno. La signora non doveva proprio fare una cosa simile. Oh, è una vergogna!
– Per me va bene qualsiasi buco, – continuò la signorina Bartlett; – ma è ben triste che tu debba avere una camera senza vista.

Non ho ancora letto Camera con vista, ma lo farò (spero) presto. Perché mi ricorda la primavera? Per il titolo, che mi fa pensare subito a una camera con una vista splendida su un prato primaverile.

Il giardino segreto, Frances Hodgson Burnett

Quando Mary Lennox arrivò al Castello di Misselthwaite per vivere con lo zio, tutti dissero che si trattava della bambina meno attraente che avessero mai visto. Ed era vero. Aveva una faccina sottile e un corpicino sottile, sottili capelli chiari e un’espressione acida. I suoi capelli erano gialli, e anche la sua faccia era gialla perché Mary era nata in India ed era sempre stata malata per un motivo o per l’altro. Suo padre, che aveva raggiunto una discreta posizione nell’amministrazione inglese, era sempre occupato e malato anche lui, e sua madre, una bellissima donna, si preoccupava solo di andare alle feste e di divertirsi. Lei non voleva una bambina e, quando Mary nacque, la affidò alle cure di una Ayah, con l’intesa che Mem Sahib sarebbe stata più contenta quanto meno l’avesse vista. Così, finché Mary fu una bambina malaticcia, paurosa e brutta, fu tenuta in disparte, e quando divenne una ragazzina malaticcia, paurosa e balbuziente, pure. Non ricordava niente che avesse un aspetto familiare se non la faccia scura della sua Ayah e degli altri domestici, e siccome questi le obbedivano e le davano ragione su tutto per evitare che Mem Sahib si arrabbiasse a sentire le sue grida, quando compì sei anni era diventata il maialino più tirannico ed egoista che sia mai esistito. La giovane governante inglese che doveva insegnarle a leggere e a scrivere la trovò così sgradevole che lasciò il posto dopo tre mesi, e quelle che la seguirono se ne andarono tutte anche più rapidamente.

Il giardino segreto è uno di quei libri che, oltre a ricordarmi la primavera, mi ricorda l’infanzia. In realtà, il libro l’ho letto da adulta, ma ricordo film e cartone animato, visti e rivisti da bambina! Quando si parla di giardini lussureggianti e misteri, subito mi viene in mente la primavera. Questo libro è l’ideale se possedere un bel giardino dove leggere indisturbati o se amate portarvi i libri al parco o nei boschi!

Ti darò il sole, Jandy Nelson

Tutto inizia così.
Con Zephyr e Fry – i due sociopatici del vicinato attualmente in carica – che mi inseguono nel bosco e il suolo che sussulta sotto i miei piedi mentre corro a perdifiato nel vento, fra gli alberi, in una nube incandescente di panico.
«Te lo facciamo noi l’esame, frocetto» urla Fry.
E Zephyr mi è addosso, mi blocca un braccio dietro la schiena, poi l’altro, e Fry agguanta il mio album degli schizzi. Mi allungo per riprenderlo ma sono senza braccia, impotente. Tento di divincolarmi dalla presa di Zephyr. Inutile. Provo a battere le palpebre e a trasformare quei due in falene. Niente. Sono ancora loro: una coppia di gigantesche testadicazzo di seconda liceo con l’hobby di gettare dalle scogliere un povero essere umano di tredici anni.

La storia di due gemelli completamente diversi fra loro, Noah, timido e impacciato, e Jude, sfrontata e sicura di sé. I due non si parlano più e, in un racconto a doppia voce, scopriremo perché. Sono curiosissima di leggere questo libro e, non appena avrò finito Raccontami di un giorno perfetto, lo farò! Ah, naturalmente è il sole in copertina che mi ricorda moltissimo la primavera!

Il segreto delle gemelle, Fairy Oak vol. 1, Elisabetta Gnone

Quando giunsi a Fairy Oak, le bambine stavano per nascere. Avevo fatto un lungo viaggio e attraversato molti regni magici per raggiungere il villaggio della quercia fatata. Le mie ali erano stanche, ma l’emozione mi impediva di fermarne il tremore: si capisce, era la mia prima esperienza di lavoro!
– Buon giorno. Mi chiamo Sefeliceiosaròdirvelovorrò e sono la fata baby-sitter che avete richiesto al Gran Consiglio! – dissi all’anziana signora che si era affacciata alla porta.

Il delizioso primo volume della trilogia di Fairy Oak, nell’edizione nuovissima Salani, vi farà respirare a pieni polmoni l’aria di primavera: ambientata a Fairy Oak, appunto, la storia delle due gemelle Vaniglia e Pervinca alle prese con la millenaria lotta fra luce e buio, fra bene e male. Questa meravigliosa edizione illustrata presenta un delizioso catalogo di piante, album di famiglia e incantesimi. Perfetto per i bambini, essenziale per gli adulti!

Allora? Che ne pensate? Leggerete qualcuno di questi libri in primavera?

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Incipit di libri per ragazze coraggiose. Lunedincipit #16

buon-junkieE buon inizio settimana! Oggi è un lunedì piuttosto uggioso, ho il mio consueto mal di testa da grigiume, sono vagamente depressa e sto seriamente pensando di trasferirmi su un’isola deserta e caldissima. Prima o poi lo farò: abbandonerò tutto e sparirò dalla circolazione.
Comunque, sogni e depressioni a parte, questa è una nuova puntata di Lunedincipit: da troppo tempo non mi dedicavo a questa rubrica!
Gli incipit di oggi sono presi da libri che parlano di ragazze coraggiose, in tema per l’8 marzo che si avvicina!

Rossella O’Hara non era una bellezza; ma raramente gli uomini se ne accorgevano, quando, come i gemelli Tarleton, subivano il suo fascino

Via Col Vento ~ Margaret Mitchell

Una delle mie eroine preferite di sempre: civetta, superficiale, egoista, ma anche ribelle, forte, temeraria. Il contrario della donna dolce e angelica, pronta al sacrificio (rappresentata dal personaggio di Melania). Rossella (Scarlett nella versione originale) ama prima se stessa, solo dopo gli altri. La sia ama o la si odia, io, pur riconoscendone tutti i difetti, la amo. Nella versione cinematografica è stata resa immortale da una delle mie attrici preferite: Vivien Leigh.

Stanotte ho sognato che tornavo a Manderley.

Rebecca ~ Daphne du Maurier

Quanto è fastidioso subire il confronto con le ex del tuo ragazzo/marito? Bene, Lady De Winter deve vedersela col ricordo ingombrante di Rebecca, la prima moglie di suo marito, tragicamente scomparsa tempo prima. Una vecchia e inquietante governante renderà la situazione talmente insopportabile che Lady De Winter arriverà quasi alla follia… Come non essere solidali con questo personaggio? Abbasso le ex!

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