#ChitChat: Elena Genero Santoro, scrittrice (Gli angeli del bar di fronte)

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10659343_10203212581170456_392576481840150729_nNuova intervista, stavolta tocca all’autrice Elena Genero Santoro, autrice del romanzo “Gli angeli del bar di fronte” edito 0111 edizioni e di prossima uscita!

Ciao Elena, benvenuta su Flavoria Universe! Descriviti, chi è Elena Genero Santoro?

Ciao Angelica e grazie per avermi ospitata sul blog. Elena Genero Santoro è una quasi quarantenne molto indaffarata con una famiglia, un marito e due figli, e un lavoro full time nell’industria automobilistica. Però è anche una persona impegnata nel sociale, che segue molto l’attualità e che si fa delle domande. Ed è proprio nel tentativo (vano?) di dare delle risposte a queste domande che mi sono messa a scrivere. Anche se, devo dire, il mio amore per la scrittura non nasce solo da questo, non solo dal bisogno di risposte, altrimenti farei la giornalista, cosa che non sono. Mi piace infatti raccontare molto i sentimenti, indagare i moti dell’animo umano, narrare anche l’amore. Mi piace tirare fuori uno struggimento e metterlo nero su bianco per farlo vivere anche agli altri. E così, negli ultimi anni, ho partorito, tra un figlio e l’altro, anche una serie di romanzi. Il primo è “Perché ne sono innamorata” edito da Montag, a cui è seguito “L’occasione di una vita”, ebook con Lettere Animate. C’è poi “Un errore di gioventù”, con 0111 Edizioni. Questi primi tre libri fanno parte di una saga di dieci libri, di cui sono rispettivamente il primo, il secondo e il nono capitolo. Tutto ruota intorno a una coppia, formata da Futura e Patrick, che vive diverse fasi della relazione, dal fidanzamento al matrimonio e alla nascita delle figlie. Intorno a loro una miriade di altri personaggi e situazioni, che sono un espediente per parlare di amore, di aborto, di crisi del lavoro, di omofobia, di violenza contro le donne, di genitorialità e anche di pena di morte (in “Un errore di gioventù”). Oltre a questi romanzi ci sono diversi miei racconti disseminati in varie raccolte e anche uno che vive di vita indipendente, un ebook pubblicato nella collana dei Brevissimi di Lettere Animate che si intitola “Un bacio di troppo”, un mini romance adolescenziale molto dolce e pulito. Invece ora uscirà un altro libro slegato dagli altri, con personaggi completamente.

Sta per uscire “Gli Angeli del Bar di Fronte” per 0111 edizioni: com’è nata l’idea del romanzo? A chi ti rivolgi?

“Gli Angeli del Bar di Fronte” è un romanzo a due voci. Le protagoniste sono due ragazze, un’italiana, Chiara, e una rumena, Paula, che vivono entrambe a Torino. Entrambe sono alle prese con problemi di sopravvivenza. La prima, la cui famiglia era benestante solo fino all’anno prima, lavora in un bar malfamato della Torino nord (Il Bar di Fronte) in attesa di terminare la tesi di laurea. Quando si laureerà, potrà iniziare un lavoro a Grenoble, in Francia. La seconda, pur avendo un titolo di studio specialistico, fa la badante in nero ad un anziano non autosufficiente. Se mi chiedi qual è stata l’ispirazione di questo contesto, direi che è bastato guardarmi intorno. Negli anni, anche solo nella mia famiglia, si sono avvicendate diverse badanti, italiane e straniere. Il libro parte da questa situazione molto attuale, molto realistica, per prendere una strada ovviamente più improbabile e meno scontata: sia Paula che Chiara si ritrovano ad avere a che fare con un gruppo di cinque ragazzi rumeni su cui c’è un alone di mistero, perché non si sa bene di che cosa campino, che cosa combinino tutto il giorno se non bivaccare nel bar in cui Chiara serve. Questi cinque rumeni hanno tutta l’aria di essere dei poco di buono e lo dimostrano appieno quando due di loro, una sera, cercano di violentare Chiara all’uscita dal bar. Il loro tentativo va a monte perché quello che sembra essere il loro capo, Vic, li ferma in tempo. Ma Vic, che è tanto affascinante quanto ambiguo, poi convince Chiara a non sporgere alcuna denuncia in cambio della sua protezione. Lei si lascia persuadere, seppur con delle remore, e da quel momento inizia una frequentazione forzata con questo Vic che pur essendo un ragazzo cortese e persino colto, a differenza degli altri quattro che sono degli zotici, non si affranca mai dai suoi compari e copre tutte le loro malefatte, con gran disappunto di Chiara. D’altra parte c’è Paula, che si ritrova a fare i conti con i rischi del lavoro sommerso, che quando si ustiona con un semolino rovente non può nemmeno chiamare il 118 e che sogna l’amore nell’uomo più sbagliato che ci possa essere.
Il mio libro è un mezzo per parlare di immigrazione. Prendo in esame la comunità rumena perché è quella che conosco meglio ed anche la più simile per cultura alla nostra (siamo tutti Europei, educati al cristianesimo); non approfondisco, per esempio, nulla del mondo musulmano, perché sarebbe stato un discorso a parte, ancora diverso. Tuttavia voglio mettere in luce le difficoltà che sussistono da ambo le parti, per quanto riguarda l’integrazione. Nella mia storia ci sono buoni e cattivi in entrambe le culture, ma a volte, non è corretto parlare di bontà o cattiveria, quanto piuttosto di disperazione: un immigrato da un paese povero fa tutto quello che può per migliorare le sue condizioni di vita; un italiano metterà in regola un immigrato solo se economicamente se lo potrà permettere. E poi, ovviamente, la questione si ribalta, perché in passato anche gli italiani sono stati immigrati (pessimi) per qualcun altro. Adesso sono ancora ugualmente immigrati (in America o nel nord Europa), seppure immigrati di lusso. Anche Chiara deve decidere se lasciare l’Italia per la Francia. Quindi la questione ha varie sfaccettature. Nel racconto non c’è assolutamente nessun episodio realmente accaduto, ma quando ad un certo punto i protagonisti partecipano ad un matrimonio misto, tra un italiano e una rumena, beh, posso dire che ad uno sposalizio analogo ho partecipato anche io. L’aspetto che allora mi saltò all’occhio immediatamente fu la totale estraneità tra invitati italiani e invitati rumeni; il loro modo di festeggiare era completamente slegato e diverso. Gli uni di qua e gli altri di là. Non fu un buon esempio di integrazione e tra l’altro il matrimonio terminò molto in fretta, pochi mesi dopo. Comunque, come dicevo, oltre a questo contorno molto attuale, nel mio libro si parla assai anche di sentimenti, di attrazioni proibite. Chiara subisce pesantemente il fascino di Vic, e pur ritenendo che il suo desiderio verso di lui sia sbagliato non riesce a farne a meno. Paula attende di essere notata dall’uomo dei suoi sogni, che tutto è meno che un bravo ragazzo e quando ciò accadrà le conseguenze saranno serie. Concludo dicendo che il mio romanzo si pone con decisione contro la violenza contro le donne.

Quali sono i tuoi autori preferiti e che influenza hanno avuto sul tuo stile?

Di autori ne seguo molti, compresi gli esordienti. Citerò solo qualcuno più conosciuto per dare l’idea. Apprezzo moltissimo la Mazzucco e la Mazzantini per le storie travolgenti che raccontano, ma a livello stilistico mi piacerebbe assomigliare a Gianrico Carofiglio, un intimista senza fronzoli. Seguo anche Alessandro Perissinotto, torinese come me, che inventa le sue storie in un contesto sempre attuale e assolutamente realistico e questo è ciò che, nel mio piccolo, tento di fare anche io. Adoro Alessandro Piperno per la ricchezza quasi barocca del suo lessico e l’abilità descrittiva. Ultimamente ho rivalutato la Kinsella, di cui peraltro ho letto tutto. La reputavo solo un’ottima macchina da soldi per le sue storielle simpatiche ma prive di morali importanti. Insomma, gli scrittori veri mi sembravano gli altri, quelli che ti propinano drammoni uno dietro l’altro. Poi mi sono cimentata nella stesura di un romanzo ironico/comico ai limiti del surreale (non è Gli Angeli del Bar di Fronte, però!) e mi sono accorta della difficoltà bestiale del dover tenere costantemente alto il tenore di tutta la narrazione senza cadute di tono. Così ho avuto la conferma che fare ridere è ancora più difficile che fare piangere, nella scrittura come nel teatro, che anche io ho praticato, a livello amatoriale.

Se dovessi descrivere con tre aggettivi il tuo stile di scrittura, quali useresti?

Ibrido, non tanto lo stile, quanto il genere, perché sono sempre in bilico tra romanzo sentimentale e denuncia sociale. Questa scelta non viene sempre capita perché chi cerca un romance puro tra le mie righe può restare deluso. (A parte in “Un bacio di troppo” che è un romance al cento per cento).
Scorrevole, una cosa che mi dicono tutti è che le pagine si bevono senza accorgersene.
Asciutto, non amo perdermi in descrizioni né in dettagli che ritengo inutili. Pennello, abbozzo il contorno, ma in primo piano stanno i sentimenti e i fatti che accadono.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Mi piacerebbe fare qualche presentazione dei miei libri. A Torino e dintorni, nelle varie librerie e biblioteche ho ricevuto solo promesse ma nessuna proposta concreta. Oppure la prospettiva di dovere organizzare tutto da me in cambio della messa a disposizione di una sala vuota. In un caso, in una nota e conosciuta libreria di Torino, sono stata palesemente presa in giro per dei mesi. Una collega della mia zona è stata letteralmente “massacrata” dal comitato di lettura di una nota biblioteca di Torino. Insomma, pare che da queste parti non ci sia un caloroso accoglimento per gli autori meno conosciuti. Mi dicono che altrove le cose vadano un po’ meglio. Peccato, perché per certi versi Torino è una città sensibile alla cultura, dove si organizzano mostre ed eventi. Comunque intanto sto concludendo alcuni racconti. Poi mi auguro di riuscire a pubblicare prima o poi tutti i romanzi che ho nel cassetto, che non sono pochi. E naturalmente, di riuscire sempre a scrivere, nonostante tutti gli impegni.

INFO ROMANZO

DISPONIBILE DAL 25/11/2014

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Chiara, italiana e Paula, rumena. Due giovani voci in una Torino autunnale e desolata. Due ragazze che vivono di lavori umili. Chiara serve ai tavoli di un bar malfamato, Paula fa la badante in nero. Tra di loro, un gruppo di ragazzi rumeni che ha tutta l’aria di essere una banda. Una sera, quello che pare essere il capo, Vic, salva Chiara da un tentativo di stupro da parte di due di loro. Chiara vorrebbe sporgere denuncia, ma Vic, che è tanto affascinante quanto ambiguo, le chiede di non farlo, in cambio della sua protezione. Nel frattempo l’ingenua Paula sogna l’amore, ma ripone tutte le sue speranze nell’uomo più sbagliato che ci possa essere. Un romanzo contro i pregiudizi e contro la violenza, che ha il sapore di una fiaba moderna.

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