Come si legge un libro: le cinque regole di Harold Bloom

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C’è chi passa la vita a leggere senza mai riuscire ad andare al di là della lettura, restano appiccicati alla pagina, non percepiscono che le parole sono soltanto delle pietre messe di traverso nella corrente di una fiume, sono lì solo per farci arrivare all’altra sponda, quella che conta è l’altra sponda.

José Saramago

José Saramago, ovviamente, non si sbagliava. Tutti sanno leggere, tutti possono leggere, pochi sanno leggere bene e arrivare sull’altra sponda. C’è un modo per imparare a leggere bene? Me lo sono chiesto, visto che la lettura è parte integrante non solo del mio tempo libero, ma anche del mio lavoro. Tempo. Ecco una cosa importante: imparare a leggere bene fa risparmiare un sacco di tempo!

Siamo tutti d’accordo con Pennac quando dice che:

Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere.

Ma quel tempo bisogna usarlo alla perfezione. Vi è mai capitato di leggere un libro e poi non ricordare neanche più la trama? Succede, certo, di perdere informazioni nel tempo (maledetto tempo!) ma quando proprio non ci resta nulla, ha avuto senso leggere? Si legge per piacere temporaneo ma, solitamente, chi ama leggere lo fa anche per conservare informazioni e sensazioni.

Harold Bloom, uno dei maggiori critici letterari contemporanei, scomparso nel 2019, in Come si legge un libro (e perchè) fa una lista delle regole per imparare a leggere bene, che io ho cercato di far mie, interpretandole in questo modo.

1) Liberate la mente dal gergo (dal gergo accademico, soprattutto)

Cosa vuol dire? Vuol dire basta con i luoghi comuni! Ci hanno insegnato ad affrontare i grandi scrittori con sovrastrutture che non ce li fanno apprezzare realmente: Dante, Shakespeare, Dostoevskji… pensateci un secondo. Voi li conoscevate già prima di leggerli! Come? Per quello che avete letto di loro sui libri di letteratura, per ciò che vi hanno raccontato i professori, per quello che hanno scritto di loro i critici letterari… ma non per i loro libri!

Quando poi avete affrontato la lettura di Shakespeare eravate già pronti a gridare “geniale!”, avete letto Amleto conoscendo già l’interpretazioni a posteriori del dramma. Non ce ne rendiamo conto ma leggiamo i grandi classici sapendo a priori che quel libro sarà geniale, ci cambierà la vita e non potrà non essere considerato un capolavoro perché migliaia di lettori prima di noi l’hanno considerato tale.

È sbagliato. Quando prendiamo in mano un libro, consiglia Harold Bloom, dovremmo liberarci di tutte le sovrastrutture e aumentare la nostra capacità di analisi.

2) Non cercare di migliorare chi ti circonda tramite ciò che leggi o il modo in cui lo leggi

Leggere ti rende migliore, ma migliore rispetto al te stesso precedente, non al mondo che ti circonda. Cercare di “salvare” gli altri, utilizzando le proprie letture è sbagliato, arduo, faticoso e non porta veri risultati. Perché? Perché la lettura è un fatto soggettivo (lo si vedrà nelle regole successive), ognuno deve salvarsi da sé, migliorare da sé, giungere sull’altra sponda con le proprie forze. Solo in questo modo la lettura ha senso. Leggere per vantare conoscenze è un esercizio sterile.

3) Siate lettori egoisti

Non è un difetto essere egoisti mentre si legge. Chi legge, l’abbiamo detto, non deve sentirsi superiore agli altri, né vestire i panni del vate, ma ha una visione superiore delle cose.

È una candela accesa dall’amore dal desiderio di tutta l’umanità.

Si legge seguendo una luce interiore: in altre parole, seguite il vostro istinto di lettori, evolvete al di là degli schemi precostituiti, tracciate la vostra strada di lettori senza preoccuparvi delle conseguenze. Siate egoisti e scegliete sempre il meglio per voi, scegliete ciò che si accorda alla vostra natura, non ciò che vi dicono di leggere: se diventerete veri lettori diventerete, senza fare nulla, un’illuminazione anche per gli altri.

4) Per leggere bene occorre essere inventori

Che s’intende per inventori? Ci ricolleghiamo al primo principio: non esistono canoni estetici assoluti. Se si vuole assumere una posizione ideologica nei confronti di un autore lo si deve conoscere bene.

Harold Bloom parla di lettura creativa citando Emerson. Quando leggiamo non possiamo accettare per buono ogni cosa che ci viene detta, la mente di un buon lettore fiorisce se stimolata: se il libro che stiamo leggendo è fatto per noi (anche di questo parleremo tra un secondo) lo capiamo dal fatto che ci rende partecipi al punto da farci creare.

Creiamo una nostra visione, diventiamo critici letterari a nostra volta, ci facciamo una nostra opinione! Se, per descrivere un romanzo, ripetiamo a pappardella quello che abbiamo letto non siamo leggendo bene!

5) Usate l’ironia!

Cos’è l’ironia?

In letteratura, l’ironia è una figura retorica in cui vi è una incongruità, discordanza oppure una involontaria connessione con il vero, che va al di là del semplice ed evidente significato della parola.

Incongruità, discordanza: insomma, un’improvvisa variazione dal binario del senso comune! Ironico è qualcosa che travalica il semplice significante: un bravo lettore possiede questo dono. Senza l’ironia non riusciremmo a cogliere alcuni aspetti sommersi e la natura più profonda di uno scrittore, saremmo ingabbiati nelle idee precostituite.

L’ironia consente di accettare idee antitetiche, consente di sviluppare un senso critico che ci libererà dal gergo accademico e dalle ideologie, così da farci accendere la nostra luce interiore.

Ora ripensate al modo in cui leggete e ripensate alle cinque regole di Harold Bloom, capirete che, come dice il grande critico:

per leggere i sentimenti umani in in linguaggio umano occorre saper leggere con umanità, con tutto il proprio essere.

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