Dieci cose DA FARE assolutamente se sei uno scrittore

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Le dieci cose da fare assolutamente se sei uno scrittore. Esperienza personale di una scrittrice emergente/esordiente/indipendente (insomma semi-sconosciuta, cioè io) + consigli di scrittori veri (ho di recente letto di Stephen King “On Writing” e  di James Wood “Come funzionano i romanzi”). I seguenti consigli sono deduzioni di libri letti ed esperienze fatte, e valgono per me. Chiariamo subito che non mi sento “arrivata” (anche perché qua la strada è bella lunga). Semplicemente, voglio diventare una scrittrice (cioè voglio essere riconosciuta come “scrittrice”, perché che sei uno scrittore lo dicono gli altri, non te lo dici tu da solo, eh!) Quindi questo decalogo non viene da una che si sente chissà chi (precisiamolo, che qui ci si ritrova come un niente a diventare il perno di accesi contrasti in qualche gruppo di autori emergenti pazzi) ma da una che si sente come voi.

1) LEGGI

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La cosa più importante per un autore è leggere tanto e leggere bene (leggere male, è come non leggere!)
Per leggere bene non intendo leggere solo Tolstoj e simili, ma anche schifezze mostruose (a volte, non sempre!) L’unica condizione è leggere sempre con il cervello acceso e le domande giuste: “cosa c’è di sbagliato in questa storia?” – “perché diamine non mi piace?” – “perché questo libro dovrebbe essere usato per concimare la terra e risarcire in parte gli alberi abbattuti per crearlo?”. C’è sempre da imparare, anche dal peggio. Se invece siete convinti che 50 Sfumature di Grigio sia un romanzo ben scritto e ben strutturato, beh, allora… state leggendo male (mi spiace, eh!)

2) PRENDITI IL TEMPO NECESSARIO

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La seconda cosa più importante per un autore è prendersi il tempo necessario a creare una storia (a meno che tu non sia George RR Martin, in quel caso: muoviti a scrivere!)
Raccontare non è spiattellare in sequenza la storia di A che si innamora di B (a quello sono buoni – quasi – tutti). Il bello dello scrivere un romanzo è raccontare chi è A e chi è B e che vita facevano prima e che vita faranno poi (George RR Martin non si preoccupa di quest’ultimo punto) e far sentire chi legge coinvolto a tal punto da amare/odiare o disprezzare qualcosa o qualcuno, insomma spingere chi legge a provare sentimenti per personaggi che non esistono e fatti che non sono mai accaduti (sembra facile, ma non lo è!)

In altre parole: se Tolkien avesse raccontato che Frodo si impossessa di un anello e fa un viaggio e arriva al Monte Fato e l’anello viene distrutto, Il Signore degli Anelli sarebbe stato una sequenza (piuttosto lunga) di fatti concatenati ma tutto sommato slegati e per nulla coinvolgenti. Invece noi siamo con Frodo quando è costretto a partire, siamo con Gandalf mentre combatte il Balrog, siamo con Aragorn diviso fra il dovere del re e la paura di sbagliare, siamo con gli Elfi e con i Nani. Facciamo parte della Compagnia dell’Anello, viaggiamo dalla Contea a Mordor e alla fine assistiamo in prima persona alla distruzione dell’Unico Anello. E quando lasciamo la Terra di Mezzo, la lasciamo col cuore in lacrime e ne sentiamo la mancanza poi, come se fossimo uno dei personaggi creati da Tolkien. Ecco… questo è raccontare una storia, questo è scrivere un romanzo. Come si raggiunge un obiettivo simile? Col punto 1) e col punto 2). Leggi e prenditi il tempo necessario a strutturare la tua storia in modo che non risulti un banale susseguirsi di fatti.

P.S. Il tempo necessario varia da persona a persona. Per me magari è un anno, per te una settimana. E’ semplicemente… il tempo necessario alla tua storia.

3) SII FEDELE AL TUO “DAIMON”

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kata ton daimona eaytoy (fedele al proprio demone, inteso come destino, inclinazione naturale)

C’è scritto sulla tomba di Jim Morrison ed è una frase che mi ha sempre colpito. Mi piace così tanto che prima o poi me la farò tatuare (o mettere sulla lapide)… nel frattempo la tengo sempre presente, applicandola alla mia vita ogni volta che posso.

Per tornare a noi e al nostro “daimon”: la terza cosa più importante per un autore è essere fedele a se stesso, senza lasciarsi influenzare dalle classifiche. Ti piace scrivere gialli? Perché diamine dovresti iniziare a scrivere erotici? Solo perché è un genere che oggi va di moda? E’ come voler indossare a tutti i costi una 40 quando si porta una 44 (o viceversa). Quando un autore scrive di cose che non gli sono congeniali, lo fa compiendo un inutile sforzo intellettivo. Scrivete di cose che vi piacciono davvero, di cose che conoscete (come dice King), seguite il vostro “daimon”, il vostro destino, il vostro istinto… senza pensare al genere che va di moda. Prima che il fantasy tornasse alla ribalta con Harry Potter, non era più “di moda” da un pezzo, eh! Stessa cosa è accaduta con il genere distopico, riportato in auge da Hunger Games. Se vi impegnate a scrivere qualcosa di buono, chissà… potreste essere voi gli iniziatori di una moda!

4) NON PRENDERE IN GIRO IL LETTORE

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Il mondo letterario è pieno di romanzi i cui autori non hanno assolutamente a cuore il lettore. Alcuni scrivono solo per loro stessi (e a quel punto, perché pubblicare? Lascia il manoscritto nel cassetto, di tanto in tanto lo riprendi e ti fai i complimenti), altri scrivono solo per pubblicare, altri ancora (poveri ingenui) solo per vendere. Queste sono tre ragioni per scrivere un libro prendendo in giro il lettore! L’unico modo per non prenderlo in giro è scrivere con PASSIONE e PROFESSIONALITA‘ (sì, questi due sono elementi imprescindibili, se manca l’uno o l’altro state prendendo in giro il lettore!)

Il Lettore è colui che avrà il tuo libro in mano, dopo aver speso dei soldi per acquistarlo. Crederà alla tua quarta di copertina (farò un post su questo!), crederà alla copertina (farò un post anche su questo), crederà al titolo e al sottotitolo. Questi che ho appena elencato sono alcuni dei dettagli che dovrai curare, se ti interessa non prendere in giro il lettore. L’altro dettaglio, che dettaglio non è, è l’editing. Non sottoporre il proprio romanzo a editing equivale a prendere il giro il lettore. Le automobili, prima di essere vendute, vanno collaudate no? Altrimenti si rischia un incidente. Coi libri non si rischia la morte, è vero, ma si rischia la noia… che a volte è come morire. Quindi non affrettarti a scrivere la parola fine, non avere fretta di finire il tuo libro, prima di pubblicarlo leggi e rileggi per vedere se tutto fila e soprattutto non COPIARE. Trova la tua storia senza saccheggiare quelle degli altri, per favore. Se hai bisogno di copiare, non sei uno scrittore e il lettore se ne accorge sempre.
Non prenderlo in giro.

5) TROVA IL TUO STILE

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Ci siamo passati tutti: leggi un autore che ti piace e inizi a scrivere nello stesso modo. Io, per un periodo, ho provato a scrivere come Faulkner. Il problema è che non sono Faulkner (purtroppo) e tutto quello che ho ottenuto imitando il suo stile è stata una roba banale e scopiazzata che mi ha annoiato molto velocemente. Per trovare il tuo stile dovrai, comunque, passare attraverso la fase dell’imitazione (non lo dico io, lo dice il Re – Stephen King – nel suo On Writing… a proposito, leggetelo, è un libro illuminante!), quindi servirà del tempo. Dovrai scrivere e riscrivere in stili diversi prima di trovare quello che ti rende la vita più facile. Quando, rileggendo ciò che hai scritto, non avrai più l’impressione di aver scopiazzato da un altro autore, quando, scrivendo, ti verrà facile descrivere luoghi, persone e azioni con uno stile coerente, quando saprai descrivere le situazioni più disparate utilizzando uno stile “alla te”, allora vuol dire che l’avrai trovato.

6) CONSIDERA LA SCRITTURA UN LAVORO

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La scrittura non è un divertimento. Cioè, sì, lo è. E’ divertimento e passione, ma se scrivi per pubblicare (e quindi vendere) è anche un lavoro. Un lavoro serio, diamine! Una cosa è preparare la pizza fatta in casa per gli amici, un’altra cosa è preparare una pizza in un ristorante per gente affamata che paga per mangiare bene! Mettiamola così: ti improvviseresti cuoco, se al tavolo della tua locanda si sedesse un grosso e minaccioso troll di montagna che non vede l’ora di mettere sotto i denti qualcosa (qualsiasi cosa, anche il cuoco)? Direi di no. Quindi perché considerare la scrittura una passione e basta? Prendila seriamente (non lo dico io, lo dice sempre King, beh lo dicono tutti i professionisti, eh!) Prenderla seriamente vuol dire: dedicagli la maggior parte del tuo tempo, dedicagli la tua salute fisica e mentale. Insomma: a lavoro!

7) ASCOLTA IL PARERE DEGLI ALTRI…

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Il fatto che ti senti bravo e pensi di aver scritto un capolavoro non ti assicurerà il successo. Può darsi che tu sia davvero bravissimo e che tu abbia scritto il romanzo del secolo, ma siccome questo saranno gli altri a dirlo, allora ascolta i loro pareri! Ci vuole molto tempo a rivedere e correggere i propri testi, ma quel tempo è necessario. Quando pensi di aver raggiunto la perfezione (cioè il massimo grado di rifinitura possibile per il tuo romanzo!) passa ciò che hai scritto alla tua Lettrice Ideale (un termine coniato da Stephen King, sì, ancora lui!), per me è mia sorella. Di solito è da lei che vengono le osservazioni migliori, è lei che mi fa notare cose che pensavo fossero perfette e invece fanno acqua da tutte le parti. Sceglietevi un Lettore Ideale, come prima cosa. Poi una serie di beta reader affidabili. Poi ascoltate i loro pareri, discutete con loro delle scelte fatte e rendete il vostro romanzo “perfetto”.

8) …MA NON RINUNCIARE AL TUO

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Il giudizio degli altri è importantissimo, anzi fondamentale, perché può farci vedere dettagli che ignoravamo e ci dà l’idea dell’effetto che la nostra storia fa sugli altri. Però è anche vero che se abbiamo fatto delle scelte di trama, di stile, di struttura, quelle scelte (ci si augura) hanno un perché. Non tutto va cambiato, alcune cose, quelle di cui siete assolutamente sicuri, vanno tenute. Come vi accorgete delle cose da tenere? Solitamente lo capite quando riuscite a dare una spiegazione plausibile alle obiezioni sollevate.

9) NON CONSIDERARE LA PUBBLICAZIONE IL FINE ULTIMO

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Da quando, due anni fa, ho pubblicato il mio primo romanzo sono entrata nel complesso e assurdo mondo degli autori emergenti/indipendenti/esordienti, cioè nel novero degli autori che sgomitano per essere letti (insomma, quelli che non si fila nessuno, me compresa). Mi guardo intorno e vedo gente che pur di pubblicare, mette in giro robe che pure un bambino delle elementari si farebbe qualche problema a presentare alla maestra. Trame banali, personaggi stereotipati, stile elementare, grammatica del tutto soggettiva, le più elementari regole dello story telling bellamente ignorate e, dulcis in fundo, copertine che sembrano fatte con Paint (aiuto). Tutto per dire: “ho pubblicato“. Il fine di un autore (inteso come persona che ama scrivere) non è pubblicare, è raccontare (in maniera studiata e professionale, non come se aveste appena preso una capocciata), divertirsi nel farlo e riuscire a far divertire gli altri (che è diverso da “far ridere”, questa è una cosa che riesce a molti). Insomma la pubblicazione è il fine ultimo di chi vuole fare lo scrittore per mestiere, ma prima di diventare scrittori professionisti, dovreste diventare scrittori col cuore.

10) COMUNICA IL TUO ENTUSIASMO

entusiasmo

Quando scrivi dovresti provare delle emozioni. E fin lì, ok. Cioè, se non le provi hai un enorme problema. Quindi mettiamo che scrivendo di A che si innamora di B, siamo in grado di sentire il batticuore di A, la morsa allo stomaco, ecc. ecc. Ecco. Ora dobbiamo far provare la stessa cosa anche a chi legge. Come ci riusciamo? Lasciamo il nostro ruolo di scrittori e diventiamo lettori. Per farlo, ciò che avete scritto deve rimanere a “macerare” per almeno 24 ore da solo. Rileggiamolo poi, senza provare il pathos dell’atto creativo: che cosa provate? Vi emoziona? Avete reso l’idea di ciò che prova A mentre si rende conto di essersi innamorata di B? Niente da fare? No panic. Semplicemente non funziona. Riscrivete: dovete assolutamente riuscire a far provare anche agli altri tutti i meravigliosi sentimenti di A!

Bonus:

AMAZON non è la Bibbia.

Moltissimi autori credono che le stelline di Amazon determinino la qualità di un prodotto o spianino la strada verso il successo. Sbagliato (secondo me). Amazon è solo un sito su cui poter recensire libri anche se non si ha alcuna competenza per farlo. Un luogo dove una recensione di un libro può essere: “mi fa schifo” o “stupendo” (non così breve, deve avere almeno un certo numero di caratteri…) e basta, senza un minimo di argomentazione. Certo, le stelline fanno piacere, ci mancherebbe, e la Case Editrici a volte pescano nel mucchio di quelli più apprezzati, è vero anche questo. Quello che voglio dire è che non dovrebbe importarci, da autori, di stare in classifica con Stephen King (per citarlo di nuovo) perché davvero, ragazzi, non significa proprio una mazza.

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