Dodici Porte di Daisy Franchetto [recensione]

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buongiornoflaNon vedevo l’ora di potervi parlare della lettura che ho appena completato, un romanzo bellissimo che mi ha lasciato addosso una sensazione malinconica ed entusiastica per le avventure appena vissute. Sto parlando di Dodici Porte di Daisy Franchetto, che potrete acquistare nella nuovissima edizione  edita Dark Zone, che l’autrice mi aveva gentilmente inviato in omaggio diverso tempo fa. Purtroppo i diversi impegni e la mole di libri da leggere non mi ha permesso di affrontare questa lettura prima: e cosa mi sono persa! Ma sono felice di aver recuperato e di potervene parlare ora!

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Titolo: Dodici Porte
Autore: Daisy Franchetto
Prezzo: 19,00€
Pagine: 286
Data uscita: 2015
Editore: Lettere Animate

Acquista: amazon

LA MIA VALUTAZIONE: 

ECCEZIONALE!
ECCEZIONALE!

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Dodici porte è un romanzo complesso, pur essendo una fiaba. Prende piede da un fatto dolorosissimo: uno stupro, ai danni di Lunar, la protagonista. Già questo inizio è bastato a conquistarmi, non sono molti, infatti, i fantasy che hanno il coraggio di iniziare con una vicenda così violenta e terribile. Mi domandavo come l’autrice avrebbe potuto gestire un personaggio principale con un peso come questo, come avrebbe potuto raccontarci storie straordinarie, magari farci sorridere, con l’ombra di una violenza simile sempre presente.
Ebbene, in questo è davvero tutto il talento di questa autrice che è finita subito fra le mie preferite.

Ma partiamo dall’inizio: chi è Lunar? Lunar è una ragazza giovane e bella, che ha appena subito un’orribile violenza. È stata stuprata da Lucas, il suo carnefice è stato catturato, ma chiaramente l’anima di Lunar è ancora profondamente sconvolta. In balia dell’orrore per ciò che ha subito, la ragazza si ritrova in una stranissima Casa, abitata da due bizzarri personaggi: La Mamà, una donna che gira con un gatto sulla testa e la Loba, una lupa saggia. Che cosa faranno per lei questi personaggi? La spingeranno a guarire. E come guarire le ferite dell’anima? Viaggiando, non solo dentro se stessi, ma anche fuori.

Così Lunar inizia un viaggio che la porterà ad attraversare dodici porte e moltissime prove, prove dolorose ma necessarie, come scoprirà alla fine. Si ritroverà ad affrontare consiglieri malvagi, re preda del male, creature della Terra dei Morti, ma principalmente Lunar dovrà affrontare se stessa e il proprio dolore. Nel farlo, incontrerà degli amici, persone che l’aiuteranno e che lei a sua volta aiuterà: perché guarire vuol dire guardarsi dentro e aprirsi al mondo.

Dodici porte è una fiaba onirica, un lungo e vivido sogno, che ci porta dalla grigia e soffocante realtà a una terra popolata di sogni, speranze ma anche incubi e tranelli, una specie di Paese delle Meraviglie (e a tratti di Fabbrica del Cioccolato), più cupo e pericoloso, con qualcosa che mi ha ricordato il realismo magico di Garcia Marquez o della Allende.
Lunar scoprirà di avere dei poteri e di avere anche la forza di guarire da ciò che ha subito.

I personaggi che incontrerà le mostreranno le varie facce della violenza e del dolore, Lunar, infatti, scoprirà di non essere la sola a soffrire e proprio la spinta ad aiutare gli altri, aiuterà lei stessa. 
Meravigliosa l’avventura nel Regno di Anguuna, ho avuto quasi l’impressione di leggere un romanzo nel romanzo: questa è la parte più consistente e importante della storia, quella in cui Lunar diventa decisiva per gli altri e acquisisce un’iniziale consapevolezza del potere che le è stato concesso, un potere che non è ancora in grado di controllare ma che imparerà a gestire.

Lo stile dell’autrice è bellissimo, elegante ma mai eccessivo, onirico come le avventure raccontate ma ben calato nella realtà, insomma perfetto per questo romanzo: bellissima la descrizione accurata del mondo e dei personaggi, le cui storie di violenza e coraggio si susseguono in una galleria di ritratti vividissimi e affascinanti.

Il suo era un cuore coraggioso e in tutti i cuori coraggiosi vive la sorella gemella del coraggio: la paura.

Menzione d’onore per un personaggio che mi è piaciuto moltissimo, ossia il coraggioso e leale Aktù, l’arciere che si unirà al gruppo di Lunar nella guerra tra Anguuniani e Ural. Aktù sperimenterà il metodo più efficace per salvarsi dalla violenza subita: nel Bosco Grande sarà attaccato dallo spirito di una ragazza morta di morte violenta che si innamorerà di lui tanto da ucciderlo, quasi. Un amore malato, insomma, soffocante, esclusivo, non naturale. Amos, l’angelo al quale sono state rubate le splendide ali, che viaggia col gruppo, gli consiglierà di combattere lo spirito pensando a qualcosa di bello.

Dunque, è così che i cattivi pensieri che si attaccano alla nostra mente soffocandoci, vanno scacciati: concentrandosi sulle cose belle. Sembra semplice, ma lo sforzo che dovrà compiere Aktù ci mostrerà quanto in realtà non lo sia.

E poi c’è un’altra considerazione che emerge leggendo le pagine di questo romanzo: la violenza ha reso Lunar più arrabbiata, è vero, ma le ha permesso di vivere avventure straordinarie.
Alla fine di questa avventura, Lunar sarà una persona diversa: più forte, più consapevole, più disposta a perdonarsi e a perdonare.
La cosa davvero affascinante è che questa specie di “Divina Commedia” fiabesca, ci porta dall’incubo al sogno in un soffio, attraverso dodici porte, dodici soglie da varcare e altrettante prove che rendono la vita un’avventura straordinaria. L’ultima pagina vi lascerà un sorriso sulle labbra e la voglia di tornare da Lunar per scoprire le meravigliose avventure che ancora dovrà vivere.

Spero di avervi incuriosito, vi invito a leggere e conoscere quest’autrice che merita moltissimo!

 Alla prossima, buone letture!

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