“E allora impara a vivere. Tagliati una bella porzione di torta con le posate d’argento. Impara come fanno le foglie a crescere sugli alberi. Apri gli occhi. […] Impara come fa la luna a tramontare nel cielo della notte prima di Natale. Apri le narici. Annusa la neve. Lascia che la vita accada.
Mai sentita in colpa per essere andata a letto con uno, per aver perso la verginità ed essere corsa al pronto soccorso tra un fiotto e l’altro di sangue, per aver fatto la scema con questo e quello.
Perché, perché?
Non avevo idee, ma sensazioni.
Provando sensazioni ho trovato quello di cui andavo in cerca.”

Sylvia Plath, Diari

La depressione di Sylvia Plath è arrivata al punto da costringerla a cercare – ancora – l’aiuto della sua vecchia terapista.

In questo periodo la vena creativa di Sylvia, che sembrava essersi esaurita, prosciugata dai vecchi demoni, dal matrimonio, dall’ansia di realizzarsi socialmente e come autrice e dalla sudditanza psicologica nei confronti del marito, il poeta Ted Hughes, rinasce, portandola a dare alla luce Poema per un compleanno, una delle sue opere più importanti. Da questo momento in poi, Sylvia torna a scrivere, riuscendo a realizzare, nel 1963, dopo tanta poesia, il progetto di scrivere un romanzo, finalmente.
La campana di vetro esce a gennaio. Ma
a febbraio, spossata dalla malattia mentale che l’ha accompagnata fin da ragazzina, Sylvia si toglie la vita, a Londra.

È tutto scritto in questi diari, la curva della scrittura che sale e quella della vita che scende. Due strade in direzioni opposte. E nonostante il lettore tifi per lei, sa che alla fine Sylvia-donna perderà, sarà soltanto Sylvia-autrice a vincere.
Ed è terribile e bellissimo. 

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