#Globetrotter: Edimburgo, la città dalla doppia personalità

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Stevenson si è ispirato ad Edimburgo per “Lo Strano Caso del Dottor Jekyll e  del Signor Hide” e non poteva essere altrimenti: chiunque la visiti (quattro giorni sono sufficienti a vederla tutta, ma diventeranno pochi perché ve ne innamorerete pazzamente) si rende conto che i due volti di Edimburgo, o Auld Reekie (“Old Smoke”), sono tanto divergenti quanto necessari l’uno all’altro.

Edimburgo è una città di circa 400.000 abitanti: non è gigantesca, ha parecchi spazi verdi, è tranquilla, poco rumorosa, con pochissimo traffico ed è il posto ideale per lunghe passeggiate romantiche e, allo stesso tempo, per fare baldoria in compagnia di un bel gruppo di amici. La sua atmosfera è magica: se adorate le storie di fantasmi, streghe, se avete, come me, una venerazione per Harry Potter… è qui che dovete venire!

Martedì 17 settembre 1° giorno

Arriviamo a Roma con ItaloTreno, un viaggio orribile: treno in orario, con wi-fi gratuito, posti comodi e puliti, personale sorridente,viaggio pagato 20 euro. Troppo facile. La prossima volta Trenitalia, così con quelle cinque/sei ore di ritardo cronico almeno rischiamo di perdere l’aereo. Comunque, dalla stazione Tiburtina prendiamo la metro e poi con la navetta arriviamo in aeroporto, costo totale del viaggio 3 euro. Anche questo un po’ troppo facile, specialmente se ripenso al viaggio per Madrid del 2010, quando il conducente della navetta che ci stava portando a Ciampino (un tizio che si rivolgeva ai suoi passeggeri – italiani e non – in un forbito idioma fatto di ahò e rutti), con una curva azzardata fece scattare il portellone del bagagliaio con conseguente volo delle valigie in piena autostrada, smadonnamenti, francesi imbizzarriti fra le auto a 200 km orari che raccoglievano trolley e la mia risata isterica perché le uniche valigie rimaste a bordo erano la mia e quella del mio ragazzo. Va beh. Torniamo a noi.

burino
Il tipico autista romano si riconosce subito dall’accento.

Prendiamo il volo RyanAir delle 21.05 da Roma-Ciampino che arriva a Glasgow-Prestwick alle 23.05 (ora inglese, il volo dura circa 3 ore). Volo in orario, come sempre un po’ di batticuore (leggasi= “signore salvaci”) per quanto riguarda le valigie (“ma lo spazzolino fa peso? Ma il portafogli in mano posso tenerlo o mi tranciano le dita?”) ma tutto sommato volo gradevole, nonostante la voce isterica del comandante in evidente stato di alterazione e le continue richieste di comprare cibo, bevande, coupon, card, biglietti della lotteria, organi umani, ecc. ecc.

Piccola nota poetica: volare di notte è magnifico, volare con le nuvole sotto di noi illuminate dalla luna è stato come volare sulla Scozia un manico di scopa volante!

ryan
Per fortuna è solo un film… emh… sì…

Dunque. Siamo in Scozia. Abbiamo lasciato l’Italia a 30° e ci ritroviamo a 8°: per fortuna da bravi italiani della profonda Terronia ci siamo equipaggiati per bene, più o meno vestiti come Totò e Peppino a Milano, tanto per intenderci. Fuori dall’aeroporto di Prestwick, Glasgow, prendiamo un taxi (il classico cab nero, il costo per una corsa notturna di circa 2 km è 5 sterline) che ci porta fino al B&B prenotato solo per una notte. Io solitamente quando prenoto un B&B non vado tanto per il sottile: criteri di ricerca, prezzo minore. Diciamo che ormai sono abituata a dormire un po’ dovunque ma… stranamente… il B&B è BELLISSIMO: si trova in un cottage tipicamente scozzese, la proprietaria (Ellen) ci ha lasciato le chiavi dietro il vaso, entriamo e la stanza è illuminata da una luce da notte, il letto è sistemato con cuscini con renne ricamate (a dire il vero fa molto Lapponia, ma il freddo è uguale, quindi ci sta) e un piumone caldo, guardo dietro la tenda immaginando di trovarci Babbo Natale che grida “Oh! Oh! Oh!” ma resto delusa (l’unica delusione). Sul tavolo c’è un vassoio con acqua, tè, cioccolata, caffè solubile, biscotti… insomma il “kit di benvenuto”. Comincio a temere che sia tutto uno scherzo o che io abbia visto male il prezzo (“ma non è che 60 sterline sono in realtà 3500 euro? Controlliamo il cambio allo stato attuale, non si sa mai”). Nonostante il freddo, da bravi tabagisti sprezzanti del pericolo, non rinunciamo a sfidare una bronchite e a fumare una sigaretta notturna seduti sulla panchina di legno fuori dal cottage, osservando la strada deserta… è passata da un pezzo la mezzanotte (ora inglese) eppure ogni tanto compare un silenzioso ciclista che torna a casa e la cosa bella è che nessuno gli bestemmia dietro come accadrebbe in Italia! Già amo la Scozia!

Mercoledì 18 settembre 2° giorno

Ellen ci sveglia con il delizioso profumo di una vera colazione scozzese: uova, pancetta, frittelle, pomodori arrostiti, funghi, succo di frutta e poi caffè, latte, tè, yogurt fatto in casa (ottimo!), marmellate homemade, pane e… trascorriamo un’ora e mezza ad incamerare calorie (va beh, siamo in vacanza, si può) e a chiacchierare con Ellen e suo marito (in realtà il mio ragazzo, io mi limito a qualche breve frase fra un boccone e l’altro… avranno pensato che in Italia moriamo di fame). Prestwick non offre molto ai turisti che arrivano (è più che altro un punto d’appoggio per chi atterra all’aeroporto) quindi approfittiamo del fatto che il marito di Ellen si offre di accompagnarci alla stazione dei treni di Prestwick (ha 50 anni ed è pensionato, altri mondi), prendiamo il primo treno (scontato del 50% per tutti coloro che arrivano in Scozia atterrando a Prestwick, altri mondi, parte II) per Edimburgo, con cambio a Glasgow.

E' buona norma in Scozia, la mattina, ingrassare di dieci chili con una sana e robusta colazione a base di TUTTO.
E’ buona norma in Scozia, la mattina, ingrassare di dieci chili con una sana e robusta colazione a base di TUTTO.

Arriviamo ad Edimburgo più o meno alle 14, ci fermiamo subito fuori dalla stazione di Edimburgo-Haymarket (Edimburgo ha anche un’altra fermata, quella centrale di Waverley, ma più lontana dal nostro albergo) a bere un “tiepido” caffè che, come al solito, mi ustiona la lingua e causa la necrosi delle mie papille gustative e poi andiamo in albergo. Il tempo di appurare che anche quest’albero non è una “sòla” ma proprio un affare e usciamo alla scoperta di Auld Reekie: il nostro albergo si trova alla fine dei Princes Street Gardens, dei bellissimi giardini che occupano una valle dove in passato si trovava il Nor’ Loch (Lago del nord), bonificato nell’Ottocento. Il primo impatto con il magnifico skyline di Edimburgo ci lascia a bocca aperta: dalla New Town (dove ci troviamo) vediamo i picchi aguzzi delle chiese gotiche, gli stretti comignoli dei palazzi in mattoni anneriti dal fumo, le cupe balze del Castle Rock. E’ un’ambientazione da favola!

Qui ci devo essere per forza i fantasmi, dai.
Qui ci devo essere per forza i fantasmi, dai.

I Princes Street Gardens sono divisi al centro da una collinetta, il Mound, formata con la terra rimossa per scavare le fondamenta della New Town e creata per fare da collegamento con la Old Town, ed è lì che ci dirigiamo per la nostra prima esplorazione della città vecchia. Camminiamo parecchio (al ritorno in albergo il mio ragazzo dirà semplicemente “tu sei pazza” svenendo sul letto), la Old Town è piccola e permette di muoversi agevolmente a piedi (anche perché con le linee dei bus, ingarbugliate per via dei lavori in corso in buona parte della città nuova, non c’ho capito ‘na mazza) , inoltre è meraviglioso perdersi nell’intreccio di strade più o meno ampie della città vecchia (questa è la palla che sparo al mio ragazzo che dopo dieci chilometri di corsa comincia a dare segni di cedimento, lui continua a rispondere “tu sei pazza”).

La Old Town si estende su un crinale ed è un insieme confuso di edifici, close (viuzze), wynd (vicoli), scale e sotterranei che si estendono ai due lati della via principale di Edimburgo, il Royal Mile… lungo il Royal Mile si trovano un’infinità di negozi, pub e ristoranti: c’è solo l’imbarazzo della scelta. Entrerei in tutti e mi farei una pinta di ale in tutti, ma non è il caso, forse. Il Royal Mile si divide in quattro parti, la parte vicino a Castle Rock è Castlehill, poi viene Lawnmarket, Hight Street e infine Canongate.

La via più grande, più lunga e più bella, per edifici e quantità di abitanti, non soltanto dell’Inghilterra , di tutto il mondo

DANIEL DEFOE – 1723 sul Royal Mile

“Sicuramente la più lunga” continua a dire il mio ragazzo.

La nostra lunga passeggiata inizia dal castello di Edimburgo: più precisamente dall’Esplanade da cui si gode una vista mozzafiato della città. Il Castle Rock è un vero maniero delle favole: camere segrete, carceri, cunicoli sotterranei e chi più ne ha più ne metta! Alle 13.00 in punto viene azionato il One O’Clock Gun, un vecchio cannone, che ogni giorno spara un colpo assordante. Volendo si può visitare l’Edinburgh Dungeon (il costo è di circa 12 sterline), dove assisterete a scene truci di tortura e potrete visitare il “labirinto del terrore” abitato dai fantasmi, ma… onestamente è sconsigliabile spendere soldi per un’attrazione tipicamente turistica, meglio andare in giro a conoscere la città (“tu sei pazza”).

Proseguendo sul Royal Mile ci facciamo catturare dall’atmosfera romantica e tipicamente “scozzese” della città: i turisti sono pochi, sono tanti invece gli scozzesi in kilt (non so se portano le mutande o meno, non ho potuto appurare, nessuno di loro si è messo a fare improvvisamente la ruota per strada), il suono delle cornamuse invade le strade (e i negozi e i ristoranti e TUTTO, sembra di essere perennemente in Braveheart) e i tartan colorati  sbucano fuori da ogni vetrina (gadget meno cafoni del solito, devo dire, anche perché la presenza di yankees è ridotta all’osso)! Ma dobbiamo allontanarci per un momento dal Royal Mile per dirigerci a Candlemaker Row, dove si trova l’ingresso di uno dei cimiteri più famosi (e più infestati) del Regno Unito: Greyfriars Kirk e Kirkyard. Perché, devo confessarlo, da brava psicopatica uno dei miei più grandi desideri, partendo per Edimburgo, era quello di afre la conoscenza con due o tre spettri. La chiesa del Greyfriars è il luogo dove nel 1638 fu firmato il National Covenant che affermava l’indipendenza della Chiesa Scozzese (l’ho letto sulla guida, niente paura), molti di questi firmatari vennero poi giustiziati nel Grassmarket e 1200 “Covenanters” furono tenuti in prigione in un angolo del cimitero in condizioni inumane,  nel settore sud-occidentale del cimitero, una serie di tombe recintate dall’atmosfera effettivamente inquietante (“tu sei pazza”). E’ questo il posto più infestato del cimitero dove, si dice, si manifestano continuamente casi di attività paranormale, alcuni visitatori sono rimasti “feriti”, si dice, dalla rabbia dello spettro che infesta il luogo… sir George MacKenzie, conosciuto anche come Bluidy Mackenzie, l’avvocato che si “divertiva” a perseguitare e impiccare i Presbiteriani Covenanti. Effettivamente tutta la zona è piuttosto inquietante ma il caro MacKenzie non si fa vedere… peccato!

Il cimitero di Greyfriars non è famoso soltanto per il poltergeist Mackenzie: fuori dal cimitero, all’angolo fra George IV Bridge e Candlemaker Row c’è la mascotte di Edimburgo: la piccola statua in bronzo di Bobby, lo skye terrier che vegliò sulla tomba del suo padrone, un poliziotto di Edimburgo, dal 1858 al 1872, la cui storia è stata d’ispirazione per un film della Disney (traumatizzante a livello emotivo, ovviamente). La tomba di Bobby si trova all’interno del cimitero, ed è segnata da una piccola lapide di granito rosa. Non so per quale motivo, ma il mio ragazzo comincia ad avercela con Bobby (più che altro teme una sua apparizione in qualità di spettro canino) e commette l’errore di chiamarlo “cane pulcioso”. Da quel momento Bobby si scatena: il mio ragazzo resterà zoppo per il resto del viaggio e a nulla varranno le preghiere e i sacrifici che tenteremo di fare a Bobby. Evidentemente la rabbia di Bobby può essere placata solo con un sacrificio di sangue, il fatto è che il mio ragazzo non vuole rinunciare neanche al mignolo del piede destro, ergo dobbiamo continuare a subire l’ira di Bobby per tutto il viaggio. E va beh.

Usciti dal Greyfriars Kirk, ci dirigiamo verso Grassmarket, la piazza principale della città vecchia dove, tra 1477 e 1911 si svolgeva regolarmente uno dei principali mercati di animali, la gente qui s’incontrava per compare, parlare, impiccare concittadini. Infatti, la piazza è famosa soprattutto per le esecuzioni capitali: in un angolo della piazza, accanto al monumento dedicato ai Convenanters, dove anticamente veniva collocato il patibolo di legno si trova un monumento circolare chiamato “Shadow of the gibbet”, “Ombra del patibolo”. A questo proposito, per la mia gioia, esiste una leggenda, la leggenda di “Half-Hangit Maggie” (Maggie Mezza-impiccata).

Maggie Dickson era una pescivendola sposata con un uomo di Musselburgh. Rimasta incinta di uno dei suoi amanti, si sbarazzò del figlio appena nato lasciandolo sulla riva di un fiume. Il neonato, morto, fu trovato da alcuni uomini e Maggie catturata e condotta ad Edimburgo per essere giudicata dal tribunale, che la condannò alla pena dell’impiccagione. L’esecuzione avvenne a Grassmarket, dopo di che, il corpo fu trasportato in una bara fino a Musselburgh, dove la donna doveva essere seppellita. Tuttavia il viaggio fu interrotto da un fatto scioccante:  all’improvviso dalla bara cominciarono a venire colpi e gemiti. Quando gli uomini sollevarono il corpo, si accorsero che Maggie si era risvegliata! Era il volere di Dio (anche se si dice che Maggie avesse sedotto il boia che le fece un nodo… non mortale). Ad ogni modo, Maggie fu lasciata libera. Da quel giorno, però, per evitare simili “incidenti”, si aggiunse alle sentenze capitali per impiccagione la dicitura “finché morte non sopraggiunga”. Maggie tornò a vivere felice e contenta con il soprannome di Half-Hanging (mezza-impiccata) e oggi a Grassmarket c’è un pub dedicato a lei!

Grassmarket oggi è una bella piazza piena di pub storici, tra cui The Beehive Inn (ex locale per carrozze, con tavoli all’aperto, dove non troverete Mirko e Licia, mi spiace) e The White Hart, il Cervo Bianco: meravigliosi!

La passeggiata continua sul Royal Mile, ripartendo da Lawnmarket (un tempo mercato di tessuti), la parte più elegante della Old Town, dove un tempo vivevano personaggi illustri. Proseguendo ci ritroviamo davanti alla meravigliosa sagoma della St. Giles Cathedral, la chiesa in cui officiò John Knox (la cui abitazione si trova più avanti). La cattedrale fu scenario di un altro episodio storico: nel 1637 una donna di nome Jenny Geddes, infuriata contro la monarchia che voleva imporre i propri vescovi alla Scozia, scagliò uno sgabello contro il decano e iniziò la rivolta che alla fine portò alla firma del National Covenant a Greyfriars l’anno successivo. All’interno della cattedrale c’è la targa che ricorda il punto dove avvenne l’episodio. L’interno della cattedrale è una meraviglia di luci e ombre, con le enormi vetrate a mosaico e la grigia pietra delle volte a crociera. L’ingresso è libero ma è consigliabile fare una donazione di 3 sterline a persona (non sono una che ama fare donazioni alla chiesa, ma devo dire che la Cattedrale di St. Giles lo merita, anche soltanto per la sgabellata in faccia al vescovo).

Per la prima giornata direi che è abbastanza (anche perché il mio ragazzo comincia ad avere la tentazione di amputarsi  il piede destro e darlo in pasto a Bobby): ceniamo con un ottimo fish&chips (porzioni gigantesche… ne ho lasciato la metà), e per concludere non può mancare una pinta di dark ale (tutti sono felici quando chiedi una dark ale!) e un bicchiere di whisky scozzese al Deacon Brodie’s Tavern, uno dei tanti pub del Royal Mile intitolato ad una delle figure più complesse e inquietanti di Edimburgo, quella del Diacono William Brodie, uomo rispettabile, artigiano e politico di giorno, criminale  e giocatore d’azzardo di notte. Scoperto e arrestato, Brodie fu impiccato nel Tolbooth, la prigione di Edimburgo, usando una forca che lui stesso aveva progettato. La storia di Brodie ispirò Stevenson per “Lo strano caso del dottor Jekyll e Mr Hide” e, particolare da non trascurare, Brodie aveva realizzato buona parte dell’arredamento di casa Stevenson!

LA SECONDA PARTE A BREVE!

P.S. Non ho avuto la forza di inserire foto mie. Non ho avuto la forza di inserire altre foto. Non ho avuto la forza di raccontare il resto della vacanza. Credo che questo post resterà monco. Andiamo avanti.

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