#Lunedincipit: emergenti da leggere!

Reading Time: 6 minutes

Eccoci qui al #Lunedincipit di oggi: ho aspettato un po’ prima di pubblicarlo perché questa volta gli incipit che ho raccolto sono stati pubblicati dagli stessi autori nel mio gruppo di Booklovers (a proposito, se avete scritto un libro, siete editori o blogger, passate a trovarci! Siamo qui)! Detto ciò passo agli incipit, volevo pubblicare i tre con più like, ma a dire il vero mi sono piaciuti così tanto che ho deciso di pubblicarli tutti!

Quindi prendete nota: sono autori italiani, sono autori di talento, sono da leggere e tenere d’occhio!

Titolo: 24h – Trilogia di un giorno (incipit del primo racconto Yōkai)
Autore: Ersilia Tomoe

Incipit:

Ti ho sentito.
È accaduto ieri mentre, ubriaco, correvo scalzo battendo le ossa tra uno spigolo e l’altro: un modo tutto mio di modellarmi all’assetto ostile della casa. Quelle mura pallide e malate mi comprimevano i pensieri, i pochi rimasti lucidi mentre l’aria si posava sulle spalle impedendomi movimenti fluidi, incoraggiando quelli maldestri. Sembravo un soldatino con le giunture di ferro. Il mio volto smunto e segnato dall’alcool non prometteva nulla di buono, sapevo che l’emicrania sarebbe arrivata, puntuale, e mi avrebbe stordito quel tanto che bastava per farmi ritornare al solito vecchio caro assillo: l’ossessione della fine. La bestia nera non riusciva a darmi tregua, eppure pensavo di averla allontanata con le terapie di gruppo e le medicine. Invece era lì, fiera, ad aspettarmi.
Fu allora che ci ricascai e pensai di farla finita o, meglio, di smettere di resistere… voi mi capite, vero?

Titolo: Per non perderti (incipit del racconto “L’aquilone”)
Autore: Daniel Di Benedetto

Incipit:

Un ‘Buongiorno’ stropicciato dal sonno rimane pur sempre un augurio di una buona giornata. Anche per chi come me fatica oramai a distinguere i contorni tra il giorno e la notte. Non ricordo più esattamente quando sia stata l’ultima volta in cui per me il suono della sveglia sia stato foriero di una giornata se non buona, quantomeno decente. Fuori, le primissime luci dell’alba iniziano a sgomitare chiedendo spazio alle tenebre. Ammiro da sempre la capacità dell’aurora di rinascere ogni volta dalla proprie ceneri, reinventandosi in continuazione, senza lasciare strascichi di alcun tipo. Senza ricordi. Senza null’altro che l’ora e l’adesso

Titolo: Rimani qui con me
Autore: Teresa Di Gaetano

Incipit:

148696_1449915605328744_3863005537249340793_n

Titolo: Progenie della luna
Autore: Mario Magro

Incipit:

Il mondo visto da un gommone non riserva chissà quali sorprese. È fatto di coste che si allontanano, coste che si avvicinano, oppure niente coste del tutto, il che è come dire che si sta in alto mare. E tutto il resto sono onde, onde che vanno e che vengono e Luna che ci sta a guardare. Siamo in ventisette su questo trabiccolo. La linea di galleggiamento è pericolosamente vicina al bordo dell’imbarcazione e l’acqua tracima continuamente. Con i pochi secchi che abbiamo a bordo si fa a turno per sgottare. Dapprima io e gli altri bambini siamo stati esentati da questa incombenza. Ma col trascorrere delle ore e il gonfiarsi dei marosi, tale riguardo nei confronti dei minori è stato messo in disparte. Più il tempo passa, più leggo negli occhi dei miei compagni di viaggio la disperazione degli affogati, anche se ancora respirano aria e poggiano i piedi sulla tolda.

Titolo: Isolde non c’è più
Autore: Bianca Cataldi

Incipit:

Conoscevi a memoria il cigolare dei pensili. Avevi imparato gli odori della mia casa, la puzza di disinfettante sul pavimento del bagno. Sapevi muoverti al buio senza lampadine notturne, ma tremavi di paura entro il nero delle pareti. Ti addormentavi stando accovacciato nella libreria, tanto non c’erano più libri. Adesso che non ci sei, non ci sono più porte. Sono una stanza vuota di te, il vento sbatte contro i miei muri. Se puoi, se ti avanza tempo, un giorno di questi, quando non hai niente da fare, nessuno con cui parlare, se puoi, solo se puoi. Vieni a prendermi.

Titolo: Ti aspetto
Autore: Samantha Terrasi

Incipit:

L’uscita da una discoteca. Una fra le tante. Una serata di fuga. Una serata tra amiche. Una serata normale, fatta di acqua tonica, un po’ di musica, ma sopratutto di aria fresca da respirare. Una borsetta piccola e uno zaino grande. La ricerca delle chiavi della macchina. Uno sguardo veloce al mondo intorno sempre molto silenzioso alle due di notte. Quattro scalini prima di svoltare l’angolo.
Un ragazzo sdraiato, fermo come le lancette di un orologio in attesa del tempo.
Le mani sugli occhi a reggersi la testa. Una scarpa sì e l’altra finita in fondo alle scale. Un bicchiere di plastica trasparente vuoto. Una camicia bianca e un respiro troppo lento.

Titolo: Un fiume di guai
Autore: Eleonora Scali

Incipit:

Maggio 2006
Otto anni fa decisi di rilevare quell’ormeggio distrutto sul fiume Morea per farne un favoloso marina turistico. Il progetto era ambizioso e non privo di difficoltà, ma ero piena di entusiasmo e fiduciosa nelle mie capacità. Non ero consapevole, allora, che stavo per pestare i piedi a qualcuno o, dovrei dire, a qualcosa più grande di me.

Titolo: Il sole scuro
Autore: Irene Barbagallo

Incipit:

A Giada piace l’inverno. Osservare la foschia che sfuma i contorni del paesaggio, la nebbia che accende tutto di bianco. Sentire il gelo insinuarsi nei muscoli, nelle ossa, snodarsi attraversando ogni frammento del suo corpo.
Percorre il lungo viale per andare a scuola. La neve dei giorni scorsi è accatastata tra i palazzi, la strada e il marciapiede, due file ininterrotte di un miscuglio di fango e smog. Al centro, il passaggio per i pedoni, dove l’acqua del manto bianco disciolto ha lasciato piccole pozzanghere scure e dense di polvere nera. Procede lentamente, anche se ha la versione di latino le prime due ore ed è preoccupata perché è una materia in cui va male. Quelle regole così strane con i cum, i quin, i quominus non sono nelle sue corde, proprio non le entrano in testa.
Studia, datti da fare, scaldi la sedia tutto il giorno senza fare niente.
A lei piace ascoltare la musica, a volume basso o con le cuffie. Leggere poesie. Lo fa di nascosto, quando la madre è in cucina e lei sente lo sferragliare delle pentole, il rumore della porta del frigo che fa quel flop gommoso quando lei lo chiude velocemente, con una spinta nervosa e affrettata.
Cammina con metodo, la testa china a guardarsi la punta delle scarpe, lo zaino pesante calcato sulle spalle magre, le ginocchia che si flettono con un ritmo regolare. Conta i passi. Serve a distrarla e a non pensare. Non vuole pensare, non vuole che la mente scivoli altrove, dove non è ora. Dove potrebbe decidere di farlo, ancora una volta. Entrare nell’androne di un edificio con il portone aperto, rintanarsi dietro l’angolo tra le scale e le cantine, tirare fuori dalla tasca più nascosta della borsa con i libri quel maledetto arnese che lei ama e odia. E usarlo per sentirsi meglio e peggio.

Titolo: Secret Hearth
Autore: Connie Furnari

Incipit:

Quella ragazza mi stava facendo diventare pazzo.
Dovevo dirle ciò che provavo per lei, da quando avevamo quattordici anni. Il mio unico terrore, l’unica cosa che mi aveva sempre fermato, era che lei confermasse ciò che temevo: ero soltanto un amico.
Se mi fossi dichiarato, tra noi sarebbe cambiato tutto. Non potevo rischiare di perderla. Non avrei potuto vivere neppure un giorno senza Kim.

Titolo: Nel profumo dei gigli
Autore: Vita Iaia

Incipit:

Il sole ardeva immenso, roteando nei suoi infiniti cerchi di fuoco.
L’altera facciata della basilica, orgogliosa della sua elegante imponenza, come una vecchia signora pareva adagiarsi pesante contro il candido pavimento infuocato. I vetri dei rosoni, popolati da volti sacri trafitti da un atavico martirio, si infiammavano di luce ombreggiando un urlo silenzioso di dolore.
Posò l’enorme valigia.

Titolo: Il cavaliere di bronzo
Autore: Fedor Galiazzo

Incipit:

Quella sera Eddo, il vecchio bibliotecario di corte, era rimasto più a lungo tra i libri. Il lavoro era stato più intenso del solito, aveva riordinato parte del locale, occupandosi anche di vecchi volumi relegati in una stanza che per molto tempo non era stata aperta. Il re aveva pensato, con il ritorno del figlio più piccolo da un viaggio per scopi di studio, di riorganizzare per permettere al principe di avere un accesso completo a tutti i volumi presenti, recenti e meno recenti. Ora Eddo stava annotando tutto su un libro di grosse dimensioni, annotando eventuali discrepanze, tra quello che trovava e quello che vi era segnato. Ogni tanto si fermava a pensare, era preoccupato per la decisione di papa Gregorio XI di spostare la sede papale da Avignone a Roma: era sicuro che non sarebbe stata un’azione senza conseguenze e non poteva non avere preoccupazioni per il futuro in cui si sarebbe venuta a trovare se non lui, la sua famiglia e i suoi figli.
A un certo punto notò qualcosa di strano, guardò più e più volte ma era proprio così, quel libro non era riportato sul volume, e lui stesso non aveva idea di che genere trattasse. Lo aprì, dapprima non capì, erano numeri, forse formule, di sicuro non era in grado di decifrare quanto scritto poi continuando a sfogliare lesse qualcos’altro, stavolta di più comprensibile …. E rimase come inebetito lì a guardare quelle pagine, non era possibile ciò che stava leggendo, era troppo assurdo e poi … come aveva fatto ad arrivare fin lì … Non c’era tempo per le domande, doveva muoversi subito, alla svelta, non aveva un secondo da perdere. Scrisse qualcosa sul volume, mise a posto più in fretta che poteva quello che aveva lasciato in disordine e scappò fuori con quello strano libro in mano.

Ti potrebbe interessare:

2 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *