Con quale coraggio condividi l’immagine di un bambino morto?

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Con quale coraggio condividi l’immagine di un bambino morto?
Con quale coraggio pronunci il suo nome? O parli della sua vita? Per poi tornare a fare quiz sul significato del tuo nome, su quale principessa Disney sei, su cosa ci sarà scritto sulla tua lapide?
La guardi la tua bacheca, ogni tanto?

Invidio il “coraggio” con cui accosti l’immagine dell’innocenza assassinata alle vignette su Renzi, le scie chimiche, la dieta vegana, le gambe al mare.

Quel bambino apparteneva a se stesso, non a te. Non hai alcun diritto di prendere il suo corpo e metterlo in bacheca, tra un “che belo-belissimo” di Dave Grohl e la spaccata di Lisa Fusco.
Quell’immagine, il simbolo di tutto quello che stiamo perdendo, di tutta l’umanità che ci sta scivolando dalle mani, è troppo vera e troppo crudele, per essere condivisa in un posto che spesso rende le cose più importanti delle ignobili cazzate.

E non illuderti di aver scosso qualche coscienza. Le coscienze di quelli che pensano “uno in meno da accogliere” restano salde nel loro marciume. Si agita solo ciò che è vivo e questa gente è morta dentro. Il massimo che quel cervello sub dotato riuscirà a produrre sarà: “che padre di merda, ha messo su un barcone un bambino innocente e l’ha fatto morire così”. Questo il massimo dell’umanità che la sua coscienza gli consentirà di provare.

Ti ha fatto orrore la morte di un bambino innocente? Bravo. Hai provato quello che qualsiasi essere normodotato dovrebbe provare. Non sei speciale. Non sei un eroe. Sei un cazzo di essere umano normale. Non darti pacche sulle spalle perché sei capace di provare empatia. Non significa che hai un dono. Significa solo che la maggior parte dell’Umanità sta iniziando a fare seriamente schifo.
Siamo nati tutti con la capacità di provare empatia per i nostri simili. Ci appartiene per natura. Se la perdiamo non c’è modo di rimediare. Se perdi un braccio, una foto non può restituirtelo. Solo che senza un braccio resti comunque un essere umano, sei vivo, puoi fare qualcosa di buono nel mondo. Senza umanità, puoi solo sputacchiare la tua rabbiosa opinione sul monitor del computer.
Perciò non illuderti: chi non possiede più la capacità di intuire il grado di disperazione che spinge un padre ad affidare tutti i suoi risparmi a un criminale, per andare in un luogo dove nessuno lo vuole, viaggiando col rischio di morire e di perdere tutto, non ha umanità. Si lascerà impressionare dall’immagine di un bimbo morto per un giorno o due, forse, ma non cambierà di una virgola il suo sguardo sul mondo.

Perché per rabbrividire e provare dolore basta sapere che un bambino, che fuggiva dalla miseria e andava verso la speranza, è annegato. Basta questo, non c’è bisogno di sapere com’era vestito, in che posizione è stato ritrovato, qual era il suo nome.
Chi ha bisogno di un “disegnino” per capire cos’è la disperazione, è intimamente monco e non può essere salvato.

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