Incipit di libri di scrittori giapponesi

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buon-junkieE buon lunedì, domani inizia ufficialmente la primavera e io sono felicissima di essermi lasciata questo inverno alle spalle, anche se qui, nonostante il sole, si giri ancora col piumino. Va beh. Primavera arriva presto!
Nel frattempo ho deciso di dedicare la puntata sugli incipit di oggi ad alcuni libri letti o da leggere di autori giapponesi (anche naturalizzati). La letteratura giapponese mi affascina fin da ragazzina, quando ho incontrato per la prima volta Banana Yoshimoto e non mi ha mai più abbandonato. SE c’è un paese che amo alla follia è il Giappone, un luogo che prima o poi visiterò!
Ma basta chiacchiere e passiamo agli incipit di oggi:

Non Lasciarmi ~ Kazuo Ishiguro

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Mi chiamo Kathy H. Ho trentun anni, a da più di undici sono un’assistente. Sembra un periodo piuttosto lungo, lo so, ma a dire il vero loro vogliono che continui per altri otto mesi, fino alla fine di dicembre. A quel punto saranno trascorsi quasi esattamente dodici anni. Adesso mi rendo conto che il fatto che io sia rimasta per tutto questo tempo non significa necessariamente che loro abbiano grande stima di me. Ci sono ottime assistenti a cui è stato chiesto di abbandonare dopo appena due o tre anni. E poi me ne viene in mente almeno una che ha operato per oltre quattordici, malgrado fosse un’assoluta nullità. Quindi non ho nessuna intenzione di darmi delle arie.

Kazuo Ishiguro ha origini giapponesi ma cittadinanza inglese. Non lasciarmi (Never Let Me Go) è un romanzo ucronico del 2005. La storia è ambientata in un presente alternativo distopico ed è raccontata sotto forma di flashback dalla protagonista del libro, Kathy. Il titolo si riferisce ad una immaginaria canzone Never Let Me Go di un’altrettanto immaginaria cantante Judy Bridgewater che colpisce profondamente Kathy. Il Time ha giudicato quest’opera come il migliore romanzo del 2005 e l’ha inserito nella lista dei cento migliori romanzi in lingua inglese pubblicati dal 1923 al 2005. Nel 2010 ne è stato tratto un omonimo film diretto da Mark Romanek che prima o poi avrò la forza di vedere. Questo libro mi ha lasciato una tristezza infinita addosso, una tristezza bellissima, nostalgia per i personaggi e i loro sentimenti così profondi. É un romanzo che segna nel profondo. Se cercate roba leggera, tenetevene alla larga. Se invece cercate personaggi coi quali sorridere e (soprattutto) soffrire, sentimenti epici, ecco il libro che fa per voi.

Norwegian Wood (Tokyo Blues), Haruki Murakami

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Avevo trentasette anni, ed ero seduto a bordo di un Boeing 747. Il gigantesco velivolo aveva cominciato la discesa attraverso densi strati di nubi piovose, e dopo poco sarebbe atterrato all’aeroporto di Amburgo. La fredda pioggia di novembre tingeva di scuro la terra trasformando tutta la scena, con i meccanici negli impermeabili, le bandiere issate sugli anonimi edifici dell’aeroporto e l’insegna pubblicitaria della Bmw, in un tetro paesaggio di scuola fiamminga. È proprio vero: sono di nuovo in Germania, pensai.

Un libro magnifico, come tutti quelli di Murakami letti finora. Norwegian Wood mi ha colpito per la delicatezza della narrazione, l’atmosfera onirica in cui i ricordi sono immersi, per la trama tra realtà e sogno. É stato il primo romanzo letto di Murakami e l’ho amato, lo consiglio a chi ama la narrazione giapponese, attenta ai particolari, al linguaggio, immersa nella luce chiara dei ricordi, una storia da vivere come se la vedeste scorrere sotto la superficie di un lago misterioso.

H/H, Banana Yoshimoto

Viaggiavo da sola, senza una meta precisa, quando un pomeriggio mi ritrovai a camminare per quel sentiero di montagna.
La strada, che correva lungo la statale inoltrandosi nell’interno, era avvolta da una fitta vegetazione e aveva un aspetto piacevole.
Ammirando i disegni formati dalla luce e dall’ombra, cominciai a percorrerla.
In quel momento ero nello stato d’animo disteso di chi si prepara a una bella passeggiata.
Secondo la mia mappa, il sentiero. che faceva parte di un percorso per escursionisti, alla fine si ricongiungeva di nuovo con la statale.
Continuai a camminare piacevolmente nella luce di quel pomeriggio, tiepido come in un giorno di primavera.
Ma il sentiero si rivelò più ripido di quanto avessi immaginato, con molte salite.

Banana Yoshimoto è un’autrice, come vi ho detto all’inizio, conosciuta al liceo: un giorno in Feltrinelli mi hanno regalato un suo libro, Sonno profondo. Quando lo lessi non mi colpì più di tanto: ero abituata a ben altre letture, in massima parte fantasy e classici. Col tempo, però, ho imparato ad apprezzare la delicatezza e le visioni di quest’autrice, una delle prime autrici giapponesi a essere conosciute in tutto il mondo. Qui vi ho messo l’incipit di un libro molto sottile, letto qualche anno dopo Sonno profonto, che mi ha lasciato una sensazione di pace e leggerezza. H/H è formato da due racconti (Hard-boiled e Hard luck) entrambi ispirati a un tema molto caro all’autrice: quello della morte, mostrando i diversi modi con cui la si può affrontare. Il primo racconto si svolge tutto nello spazio di una notte. Dopo una gita una donna giunge in un paese dove decide di pernottare. In un’atmosfera inquietante rivive momenti intensi e dolorosi del suo passato. Nel secondo racconto la giovane protagonista si reca tutti i giorni in ospedale a trovare la sorella Kumi in coma per emorragia cerebrale. La malattia e la morte le permettono di pensare alla vita in un modo tutto nuovo, che fino a poco tempo prima non avrebbe mai immaginato.

Neve di primavera, Yukio Mishima

Un giorno che a scuola si venne a parlare della guerra russo-giapponese, Kiyoaki Matsugae domandò a Shigakumi Honda, il suo più caro amico, che cosa riuscisse a ricordarsene. I ricordi di Shigekuni erano vaghi.

Non ho letto nulla di Mishima e sono molto curiosa. Recentemente ho preso proprio Neve di primavera, che mi aveva colpito per la trama. La storia si concentra sulla figura di Kiyoaki, personaggio ultrasensibile a causa di una raffinata quanto ingannevole educazione; Honda, l’amico, è invece sordo al richiamo dei sentimenti e proteso esclusivamente verso la vita attiva. Della nevrotica incertezza di Kiyoaki è vittima l’enigmatica e splendida Satoko, che spegnerà il suo amore disperato chiudendosi in clausura. altri personaggi complementari sono indispensabili per comprendere un Giappone dove retaggio storico, valore morale della tradizione, riti secolari, primato religioso svolgono una funzione determinante sulla sorte esistenziale del singolo non meno che della comunità.

Allora? Che ne pensate? Leggerete o avete già letto qualcuno di questi libri?

Ah, se non l’avete ancora visto, ecco il mio ultimo video sul canale youtube:

 

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