L’ultima mano di burraco, Serena Venditto, Mondadori

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Ed eccomi di nuovo a bussare alla porta dell’appartamento di via Atri 36, interno 5, nello splendore di una Napoli di fine settembre, piena di sole, di persone, di vita. E anche di morte, sì. Perché L’ultima mano di burraco è un giallo, c’è un morto, un assassinio, un codice da decrittare, dei sospettati e, ovviamente, qualcuno che indaga.

Gli irregolari di via Atri 36.

Per chi ha letto Aria di neve, sono volti conosciuti: c’è Malù, archeologa-detective, spirito libero, mente acutissima (del resto, il mestiere di archeologo si avvicina molto a quello del detective), appassionata di libri gialli: è l’anima della casa, il motore di ogni indagine e la padrona (o meglio, l’amica umana) del gatto Mycroft.

L’istinto e l’intelligenza di Mycroft si rivelano sempre essenziali per risolvere i casi, ma il bel gatto dal pelo nero e gli occhi verdi (che porta il nome del fratello di Sherlock Holmes) interviene solo se necessario perché, come tutti i gatti, è anche pigro.

Chiudi gli occhi.
Pensa alla libertà.
Se hai capito veramente quello che intendo dire, li vedrai.
Un paio di occhi verdi che scintillano nel buio, e una lunga coda folta che oscilla pericolosamente nel vuoto.

C’è Ariel Hamilton, metà italiana, metà americana, traduttrice, l’ultima arrivata in via Atri 36: si è ritrovata, suo malgrado, coinvolta nelle strampalate avventure dei suoi coinquilini che racconta (è suo il pov di ogni romanzo) con deliziosa (auto)ironia.

Ariel si è anche innamorata di Samuel, metà sardo metà nigeriano, rivenditore di gelati, autista del gruppo (è l’unico a possedere un’automobile), pragmatico e razionale.

Poi c’è Kobe: è giapponese, è geloso come un Otello e non ha mai imparato a parlare bene in italiano e ogni tanto se ne esce con qualche strafalcione, cosa che contribuisce a rendere l’atmosfera sempre allegra, anche quando si parla di morti.

Personaggi colorati, in una casa colorata, in una città colorata, il tutto raccontato dalla voce allegra, intelligente, coinvolgente di Serena Venditto.

Un po’ Sherlock Holmes, un po’ Agatha Christie

La storia raccontata in questo secondo volume uscito per Mondadori prende piede, come in un giallo che si rispetti, dalla morte misteriosa del professor Temistocle Serra. Un brav’uomo, rispettato, gentile: è stato ucciso? Si è suicidato? Si tratta solo di una triste tragedia naturale? E perché le ultime carte giocate sono disposte davanti a lui, in maniera da sembrare un messaggio cifrato?

…in quell’ambiente così patinato avvertii qualcosa di anomalo, un odore, un odore strano. Dolce e amaro a un tempo, ma gradevole. Familiare, e però difficile da identificare. Dove lo avevo già sentito?

Ancora un “enigma della camera chiusa” per l’archeologa-detective Malù che, aiutata dai suoi colorati assistenti, dovrà aiutare il commissario De Iuliis e il suo assistente Andrea Silvestri (che – per inciso – è l’ex di Ariel) a far luce sul mistero, passando in rassegna tutti gli indizi, osservando particolari infinitesimali, facendo ragionamenti, tentando la fortuna.

Napoli, bella e oscura

La storia entra subito nel cuore della faccenda, bastano solo poche righe e il lettore si ritrova coinvolto da un linguaggio molto espressivo, ricco di immagini, sapori, odori. Poche parole e sei lì, con Malù e Ariel, senti il calore dell’aria di settembre che ti accarezza la pelle, vedi una Napoli bella, dal volto cangiante, sontuosa e popolare, luminosa e oscura, senti le voci, percepisci i toni, provi le emozioni.

Amo, letteralmente, il modo in cui Napoli è descritta, una silente protagonista, non soltanto “una scena del crimine”: difficile rendere ancora più affascinante una città così bella, ma Serena ci è riuscita, grazie al suo incredibile talento.

…portoni intagliati, locali storici, negozi chic costruiti da archistar déco, bovindi con vetrate e cancellate di ferro battuto inizio Novecento a custodire cortili silenziosi. Dalle finestre si intravedono case dai soffitti altissimi e spesso affrescati, con soppalchi di legno con librerie, lampadari degni di Buckingham Palace, persino maggiordomi in guanti bianchi…

Personaggi caratterizzati alla perfezione, un ritmo narrativo che non annoia mai e non subisce battute d’arresto, complice la meravigliosa ironia arricchita di citazioni e proverbi partenopei, la definizione dell’ambientazione che consente al lettore di calarsi perfettamente nella storia, rendono L’ultima mano di burraco un gioiello nel panorama dei gialli nostrani, che merita di essere letto e amato da quanti più lettori è possibile.

Un giallo che non trascura neanche l’aspetto romantico: perché nelle difficili indagini per scoprire l’enigma della morte del professor Serra, s’inserisce un piccolo mistero che riguarda Ariel e la sua storia d’amore con Samuel.

Insomma: giallo, commedia e anche romanzo romantico.
Che cosa volete di più?
Credetemi, una volta fatta la conoscenza di Malù, Mycroft, Ariel e di tutti gli altri, poi non potrete più smettere di leggere!

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