Le dieci morti più tragiche nei libri (ancora non mi riprendo)

buon-junkie Oggi sarebbe dovuto essere il giorno del www, ma visto che non ho finito nessuno dei tre libri che sto leggendo, ho pensato di parlarvi di un argomento che mi sta molto a cuore: la morte più tragiche nei libri, quelle che hanno colpito personaggi ai quali tenevo. Gli autori sanno essere sadici e cattivi (io sono una di quelle che non esita ad ammazzare i suoi personaggi preferiti, se lo richiede la trama) e vi confesso che sto ancora elaborando il lutto per moltissimi personaggi. Comunque, questi sono i personaggi letterari morti, sui quali ho pianto più lacrime. Attenzione, ci sono naturalmente spoiler: si parla delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, Harry Potter, Hunger Games (anche se dubito che non ne abbiate mai sentito parlare), La strada di Cormac McCarthy, L’urlo e il furore di Faulker, la serie di Queste oscure materie, Il signore degli anelli e Lo hobbit e Jude l’Oscuro.

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Robb Stark ~ Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, G.R.R. Martin

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Diciamo che questa non è una saga adatta agli empatici, i libri sono una sequenza di morti efferate, tristi, spiazzanti. Avrei anche potuto citare Khal Drogo o la Vipera Rossa di Dorne, due morti che mi hanno lasciato spiazzata e triste. Quella di Robb, però, mi ha colpito particolarmente: il giovane lupo era il mio personaggio preferito (pari merito con Jon Snow), quello nel quale riponevo tutte le mie speranze. Se ne volete sapere di più, c’è wikipedia per questo. la morte di Robb non mi ha colpito solo perché era bono come il pane (emh) ma anche perchè, come Ned (e si doveva capire da questo che la morte era dietro l’angolo) era generoso, giusto e leale. Doveva vendicare gli Stark, liberare in Nord, uccidere i Lannister, aveva compiuto imprese eroiche fino a quel momento: era tutto dannatamente perfetto, troppo per lo zio Martin, che quindi ha deciso di far morire questo personaggio in una delle scene più cruenti e devastanti che io abbia mai letto, cioè quella del Red Wedding, un capitolo che resterà nella storia (e nella mia anima straziata per sempre). É a quel punto che ho finalmente compreso che Martin è Sauron, ci odia e vorrebbe tutti vederci morti.

Sirius Black ~ Harry Potter, J.K. Rowling

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E rieccoci qui, a riaprire vecchie ferite: a distanza di anni (precisamente dal 2003, quindi da 14 anni) mi domando, col cuore straziato, perché mai la Rowling abbia dovuto far morire Sirius: finché la saga non si è conclusa, ho sempre cullato l’idea di poterlo rivedere, visto che era misteriosamente svanito dietro il Velo. Ma niente, è morto. Devo farmene una ragione, anche se avrei tanto voluto per Harry una nuova e vera famiglia. In realtà, la sua morte è anche necessaria: Sirius non era più in sé, voleva morire e lo ha fatto difendendo l’unica cosa di cui gli importava ancora: Harry (Dio, no, ancora non mi è passata). Comunque anche qui avrei potuto citare la morte di Silente, che mi ha provocato lunghe crisi di pianto.

Primrose Everdeen ~ Hunger Games, Suzanne Collins

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Questa morte qui non mi ha straziato tanto per il personaggio che, in fondo, compare poco nei tre libri, quanto per il dolore di Katniss e l’estrema crudeltà della scena. Primrose è la sorellina minore di Katniss, per lei (al suo posto) Katniss si è offerta volontaria come tributo, ha provato a salvarla in ogni modo possibile e alla fine della saga, nelle ultime pagine del libro, la parte in una maniera assurda e terribile. Primrose muore dilaniata dalle bombe, “fuoco amico”: il significato più triste e vero della guerra. Ecco, quando ho letto le ultime pagine di Hunger Games ho sentito la sofferenza e il silenzio dopo la morte, quella tragedia che Katniss non si toglierà mai più dagli occhi, nonostante ami qualcuno e abbia dei figli. La scena della morte di Primrose è l’assassinio della purezza e dell’ingenuità, un momento in cui anche un pezzo di speranza vola via. Ok, vado a soffiarmi il naso e torno, scusate.

Il padre ~ La strada, Cormac McCarthy

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Non ha un nome, ma è un padre, che attraversa col figlio piccolo una terra devastata, senza più animali e alberi, senza regole, popolata da cannibali e miserabili: farà di tutto per conservare intatta la speranza del suo bambino e morirà solo alla fine, stanco e distrutto dalla malattia, dopo avergli dato una speranza di salvezza. Dio, quanto ho pianto, se solo ci penso… passatemi i fazzoletti.

Te lo ricordi quel bambino, papà?
Sì, me lo ricordo.
Secondo te sta bene, quel bambino?
Ma certo. Secondo me sta bene.
Secondo te si era perso?
No. Non credo che si fosse perso.
Ho paura che si fosse perso.
Secondo me sta bene.
Ma chi lo troverà se si è perso? Chi lo troverà, quel bambino?
Lo troverà la bontà. É sempre stato così. E lo sarà ancora.

Boromir ~ Il Signore degli Anelli, J.R.R. Tolkien

Poche cose mi fanno piangere, come le morti eroiche: quella di Boromir è la classica morte da eroe, soprattutto perché lo riabilita, dopo aver ceduto al male. É un uomo, non un dio, ha provato a rubare l’unico anello a Frodo, ma si è pentito, ha compreso il suo errore e muore, dà la sua vita pur di salvare gli Hobbit. Boromir viene descritto come “un uomo il cui volto è nobile, ma scuro e triste”. Sigh. Lo amo.

«Ho cercato di togliere a Frodo l’Anello. Chiedo perdono. Ho pagato.»

Thorin Scudodiquercia ~ Lo Hobbit, J.R.R. Tolkien

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Questa morte mi ha spiazzato, non mi aspettavo che il protagonista morisse (e in effetti all’inizio Tolkien non voleva farlo morire) e invece così è stato. Anche il percorso di questo personaggio, come per Boromir, rende la sua morte piena di significato ed eroica: per tutta la sua vita, Thorin medita vendetta e odio verso chi gli ha sottratto tutto ciò che aveva, ma alla fine per il bene comune morirà durante la Battaglia delle Cinque Armate. E prima di morire, si riappacifica con Bilbo. Lacrimoni.

«Addio, buon ladro. Io vado ora nelle sale di attesa a sedermi accanto ai miei padri, finché il mondo non sia rinnovato. Poiché ora l’oro e l’argento abbandono, e mi reco là dove essi non hanno valore, desidero separarmi da te in amicizia, e ritrattare quello che ho detto e fatto alla Porta.»
«Addio, Re sotto la Montagna! Amara è stata la nostra avventura, se doveva finire così; e nemmeno una montagna d’oro può essere un adeguato compenso. Tuttavia sono felice di avere condiviso i tuoi pericoli: questo è stato più di quanto un Baggins possa meritare.»
«No! In te c’è più di quanto tu non sappia, figlio dell’Occidente cortese. Coraggio e saggezza, in giusta misura mischiati. Se un maggior numero di noi stimasse cibo, allegria e canzoni al di sopra dei tesori d’oro, questo sarebbe un mondo più lieto. Ma triste o lieto, ora debbo lasciarlo. Addio!»

Quentin Compson ~ L’Urlo e il furore, W. Faulkner

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La tragedia di questa morte è che parliamo di un ragazzo giovane che non riesce a sopravvivere all’amore che prova per sua sorella, è talmente ossessionato da lei e dal peccato, che decide di togliersi la vita annegandosi. 2 Giugno  1910 è la parte del romanzo raccontata, con un meraviglioso e struggente flusso di coscienza, da Quentin, le sue ultime ore, il giorno in cui decide di uccidersi. É talmente poetico e realistico, da togliere il fiato.

Jay Gatsby ~ Il Grande Gatsby, F. S. Fitzgerald

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Quante lacrime anche qui! Gatsby è l’eroe romantico che pur di raggiungere il suo obiettivo (la donna amata) non si fa scrupolo di usare qualsiasi mezzo, è spietato con tutti tranne che con lei; e questo lo porterà alla rovina. Tra l’altro, il finale di questo romanzo è in assoluto il mio finale preferito di sempre, come stile.

E mentre meditavo sull’antico mondo sconosciuto, pensai allo stupore di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde all’estremità del molo di Daisy. Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter più sfuggire. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in quella vasta oscurità dietro la città dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte. Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C’è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia… e una bella mattina… Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato.

Lee Scoresby ~ Queste oscure materie, P. Pullman

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L’aeronatura Lee Scoresby con il suo Daimon, la lepre Hester, muore coraggiosamente per aiutare Lyra, abbattendo numerosi nemici con la sola forza del suo fucile e del suo Daimon, che muore con lui. Ho pianto per una settimana, dopo.

Lui disse o pensò: « Questi poveracci, o avrebbero dovuto fa questa fine. E neanche noi.»
Lei disse: «Li abbiamo fermati. Abbiamo tenuto duro. Abbiamo dato una mano a Lyra»
Poi la sentì premere ciò che restava di lei, disfatta e orgogliosa, sul suo viso, vicino quanto più le fu possibile; e poi morirono.

Jude ~ Jude l’Oscuro

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La morte di Jude è forse la più atroce: non è una morte eroica, è una morte crudele, fatta di solitudine, disillusione, di sogni infranti. La donna per cui ha sfidato il mondo lo ha lasciato (suo malgrado), tutte le speranze che nutriva e che dovevano guidarlo fuori dal fango (è nato povero, ma voleva diventare un letterato) svaniscono. La sua colpa è quella di aver sfidato le leggi sociali, sarà punito amaramente e nessuno piangerà per lui. Thomas Hardy ti amo e ti odio.

Ecco le morti di personaggi che mi hanno commosso di più, di certo ne avrò dimenticato qualcuna, ma adesso sono curiosa di sapere le vostre!

 

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