Nevernight, mai dimenticare vol. 1 – Jay Kristoff

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Io, Jay Kristoff l’ho incontrato – letterariamente parlando – con Illuminae, una serie che mi ha conquistato dalla prima frase (che, per inciso, è questa: “Ed ecco il file che mi ha quasi fatto ammazzare, Direttore”).

Cosa amo di questo autore? La maniera cazzutissima di scrivere e il ritmo forsennato delle sue storie. In altre parole: non ci si annoia neanche un secondo, il che, in libri che superano – come questo di cui vi parlo oggi – le 500 pagine è un vero e proprio miracolo.

Un miracolo di bravura, però, un miracolo voluto.

Brevemente, la trama.

Mia Corvere ha perso tutto. È solo una bambina quando assiste all’esecuzione del padre e alla carcerazione della madre e del fratellino minore, ancora in fasce.

Mia Corvere è cresciuta con un’ombra senziente che ha preso la forma di un gatto, Messer Cortese, e che mangia la sua paura, aiutandola a perseguire il suo obiettivo primario: la vendetta.

Mia Corvere, capelli neri e viso pallido, vuole uccidere chi ha ordito la congiura contro la sua famiglia:
Il Gran Cardinale della Chiesa della Luce, Francesco Duomo.
Il Tribuno della Legione dei Luminatii, Marcus Remus.
Il Console Julius Scaeva.

Mia Corvere, per ottenere la sua vendetta, deve essere l’assassina più letale mai esistita e c’è un solo posto dove può diventarlo: la Chiesa Rossa, l’accademia dove vengono addestrati gli assassini migliori del mondo, al servizio della “Mannaia. Niah. La Dea della notte. La Nostra Signora dell’omicidio benedetto. Sorellamoglie di Aa e madre del buio famelico dentro noi tutti”.

Nevernight, mai dimenticare: i personaggi

…Sono una bomba. Ad orologeria. Nessuno è quello che sembra, tutti hanno qualcosa da nascondere, tutti sono, a modo loro, affascinanti. Cattivi compresi.

Ma poi, i cattivi chi sono davvero? E i buoni?

Perché in questo romanzo, tutti sono cattivi e quasi tutti sono buoni. Diciamo che a Jay Kristoff piacciono i cosiddetti “grigi” (secondo una definizione usata da zio Martin), che poi sono i personaggi che piacciono anche a me: gli sboroni-imbranati, gli assassini dall’aspetto angelico, le belle fanciulle che parlano come scaricatori di porto e via dicendo.

Ecco, tutta questa brava gente popola le pagine di Nevernight, mai dimenticare.

Mia Corvere non è la solita eroina tormentata, bellissima e letale. È sporca, incazzata e… letale, quello sì. E la adoro per questo, per la sua umanità accompagnata dalla bestialità con cui uccide e parla. Mia, però, è capace di piangere e amare, di provare disgusto e piacere, si usare le persone e proteggerle… Un’eroina a tutto tondo, la cui personalità è variabile e piena di luci e di molte, moltissime ombre.

In effetti, quello che non vi ho detto è che Mia Corvere è una tenebris: può plasmare le ombre a suo piacimento, quindi passare attraverso porte chiuse, avanzare di metri e metri solo saltando da un’ombra all’altra… ovviamente questo “potere” non è infinito e ha delle conseguenze, che non sto qui a dirvi. Perché le scopriremo insieme nel corso della saga.

Nell’ombra di Mia vive Messer Cortese che è un ombra-gatto e che mangia, come ho detto prima, le sue paure. La rende l’adorabile attaccabrighe sborona che conosciamo… ma quando Messer Cortese non c’è… che cosa succede a Mia, la letale assassina?

Un’altra cosa che amo dei libri di Jay Kristoff è che i cosiddetti personaggi “secondari” non hanno nulla da invidiare, in quanto a cazzutaggine, a quelli principali.

E così, conosciamo Tric, guerriero dal volto tatuato, condotto alla Chiesa Rossa dal suo passato, un passato di cui non ama parlare. Nonostante le tragiche vicende che hanno contrassegnato la sua vita, Tric è lontano chilometri dall’immagine del vendicatore tutto muscoli e acciaio di cui – troppo – spesso ci si ritrova a leggere.

Tric non teme di sembrare poco virile, esattamente come Mia non si vergogna di apparire poco femminile. A Tric non importa nulla di apparire forte, aitante, gelido come un vero soldato, anzi.

Il ribaltamento dei ruoli operato da Jay Kristoff con questi due personaggi però non è fastidioso, è talmente ben scritto da apparire perfettamente naturale. Mia e Tric sono così, semplice, e di quello che pensano gli altri, a loro non importa nulla. Semplicemente.

Potrei parlarvi per ore anche degli altri personaggi, gli studenti della Chiesa Rossa e i suoi professori: tutti perfettamente caratterizzati, riconoscibilissimi, a tutto tondo. Incredibile come Jay Kristoff possa rendere interessanti e unici perfino quei personaggi che compaiono un paio di volte in tutto il romanzo… eppure, li ricordi.

E i cattivi?

Ce ne sono tanti, come vi ho detto. Ma tre, sono i principali, quelli che Mia deve raggiungere. Quelli che Mia vuole uccidere. La forma del male è tracciata quasi senza far comparire questi tre villain, il riverbero delle loro azioni, però, contribuisce a creare quell’hype utile a farceli apparire come i Nemici con la N maiuscola.

Tre villain da ammazzare, tre prove da superare, tre libri da divorare.

Stile volutamente osceno, ma incredibilmente ironico

Piccola precisazione: non è un young adult, almeno non nei termini che forse qualcuno si aspetta. Il linguaggio è volutamente sboccato, c’è parecchia violenza e scene di sesso esplicite.

Questo può causare qualche problema, in chi si sente infastidito da un linguaggio triviale e molto spesso osceno, soprattutto quando si parla di fantasy e di avventure con protagoniste ragazze.

Ma il punto è proprio questo: la scrittura di Jay Kristoff è “realismo potenziato”, basti leggere l’incipit di questo primo volume (“Spesso le persone si cagano addosso quando muoiono”). Io me ne sono innamorata subito: la sensazione di strappo che procura una frase come questa, all’inizio di un romanzo, è una cosa che puoi apprezzare solo se ti piace l’idea di essere sorpreso da escamotage narrativi diversi dai tuoi soliti.

Nonostante sia un fantasy e dunque vi sia moltissima magia e moltissimi personaggi fantastici, la realtà raccontata da Jay Kristoff è arricchita da una bella dosa di pragmatismo, di parolacce ed espressioni oscene, ma anche accompagnata da pura poesia quando si tratta di descrivere sentimenti potenti come amore, gelosia, rabbia, vendetta.

Inoltre, ogni pagina è attraversata da un’ironia intelligentissima, molto rara in questo settore, che permette al lettore di calarsi totalmente nel mondo – tratteggiato con maestria – dall’autore.

In conclusione: per amare questa serie, dovete essere disposti a credere che il mondo, anche se fantasy, è fatto di bellissime guerriere, coraggiosi soldati, stregoni lascivi ma anche di cacca, scoregge e cose di cui, lo so, preferireste non sentir parlare.

Se siete disposti a sorridere con Jay Kristoff di queste e altre contraddizioni, allora avrete accesso a un’avventura frenetica, piena di colpi di scena e continui ribaltamenti, ricca di magia ma anche di realismo, ma senza la cattiveria dello zio Martin.

Nel caso di Jay Kristoff, anche di fronte alla morte più cruenta, si conserva sempre una sorta di speranza di veder ritornare, in un modo o nell’altro, qualche personaggio apparentemente scomparso.

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