Forse l’estate ha finito di vivere.
Si sono fatte rare anche le cicale.
Sentirne ancora una che scricchia è un tuffo nel sangue.
La crosta del mondo si chiude, com’era prevedibile se prelude a uno scoppio. Era improbabile anche l’uomo, si afferma.
Per la consolazione
di non so chi, lassù alla lotteria
è stato estratto il numero che non usciva mai.

Ma non ci sarà scoppio. Basta il peggio
che è infinito per natura mentre
il meglio dura poco. La sibilla trimurtica
esorcizza la Moira insufflando
vita nei nati-morti. È morto solo
chi pensa alle cicale. Se non se n’è avveduto
il torto è suo.

Niente di grave, Eugenio Montale (Satura).

125 anni fa nasceva Eugenio Montale, Premio Nobel per la Letteratura nel 1975.

Niente di grave è tratta dalla raccolta Satura, che io amo molto perché sono le poesie in cui Montale è più sarcastico e sprezzante nei confronti dell’esistenza umana, soprattutto del vivere secondo le regole comuni.

Tra l’altro, da questi versi si evince chiaramente che, come la sottoscritta, Montale non amava troppo la stagione invernale. Solo uno veramente incazzato poteva concepire un verso così: “La sibilla trimurtica esorcizza la Moira insufflando vita nei nati-morti.”

Il mio preferito invece è: “È morto solo chi pensa alle cicale”, quasi un mantra. 

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