Recensione: Il priorato dell’albero delle arance, Samantha Shannon

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Ed eccolo qui, oggi è il Gran Giorno, oggi esce Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon per Oscar Mondadori.

Un mese di trepidante (e divertentissima) attesa che ho vissuto, assieme agli altri lettori, sul profilo Instagram di Oscar Mondadori Vault.

Per inciso, è uno degli account letterari meglio gestiti in circolazione… se non lo seguite, fatelo: tante belle novità editoriali raccontate con ironia, passione e incredibile bravura! Ve lo dice la smm che è in me.

Al grido di “Arance! Draghi! Reginato!” mi accingo a parlarvi di questa bella e consistente (più di 800 pagine senza figure, amici!) avventura fantasy che mi ha tenuto compagnia per un mese circa.

Lo zio Kristoff mi aveva già convinto nel video condiviso su Instagram: se una cosa piace a lui, allora automaticamente piacerà anche a me.

Scherzi a parte: questo libro è stato per me un colpo di fulmine fin dalle prime pagine. Del resto, “draghi” è sempre stata, per me, la parolina magica che apre le porte della meraviglia e dell’avventura.

Di cosa parliamo? La trama de Il priorato dell’albero delle arance

Un mondo diviso in tre regni in lotta l’uno contro l’altro (Occidente, Oriente e Sud). Tre regni attraversarti da segreti e lotte intestine, mentre sullo sfondo si solleva una cupa minaccia.

Secondo la leggenda, Galian Berethnet, brandendo la mitica spada Ascalon, riuscì a sconfiggere il Senza Nome, un enorme e crudele drago, e a confinarlo nell’Abisso. Mille anni dopo, però, il potere di Galian sembra affievolito, le difese cedono, una terribile minaccia si profila all’orizzonte: se il Senza Nome si risveglierà porterà la morte dovunque.

La regina Sabran, della nobile casata di Berethnet, non è sposata e non ha ancora un’erede. La presenza stessa della Casata garantisce, secondo le credenze antiche e moderne, la salvezza del Reame. Infatti, finché Berethnet governerà sul regno di Inys, il Senza Nome non potrà tornare… eppure le voci sul suo risveglio si fanno sempre più numerose.

In Occidente, i draghi non possono neanche essere nominati e le voci sul loro risveglio vengono zittite come eresie. Su Sabran è gettato il peso di leggende che nascondono una verità ben diversa: e se, in realtà, Galian non avesse mai sconfitto il Senza Nome?

Sabran è continuamente esposta ai pericoli che vengono dai suoi nemici, assassini e tagliagole si nascondono nell’ombra, a proteggerla è arrivata dal Sud Ead Duryan, che sembra un’innocente dama di compagnia, in realtà è l’adepta di un ordine segreto (il Priorato del titolo!) e ha il compito di proteggere – di nascosto – la regina, considerata l’ultimo baluardo contro il Senza Nome.

In Oriente, la giovane Tané sta affrontando la dura prova per diventare un Cavaliere dei Draghi, ma la sua vita cambia completamente quando s’imbatte in un giovane naufrago occidentale. Il poveretto sarebbe destinato alla morte (si dice che gli stranieri portino epidemie), ma Tané lo protegge non denunciandolo alle autorità e, in questo modo, innesca il meccanismo di un complotto di proporzioni enormi.

Nel corso della lettura, seguiamo le tre vite molto diverse di Tané, Ead e Sabran confluire inesorabilmente l’una verso l’altra, in un crescendo di intrighi, pericoli e colpi di scena.

La cosa che mi ha colpito di più de Il priorato dell’albero delle arance è il maestoso word building e la bravura con cui ogni trama e sottotrama è portata all’obiettivo finale, pur trattandosi di un romanzo singolo (anche se di oltre 800 pagine): Samantha Shannon ha costruito un mondo ricco di dettagli, di storie e leggende in cui far muovere tutti i suoi personaggi, ognuno caratterizzato da personalità e background diversi.

La maniera in cui l’autrice è riuscita a mettere insieme le leggende, i diversi personaggi, le molteplici sottotrame e a mantenere un equilibrio e una congruenza nella narrazione è sorprendente: l’inizio è forse un po’ ostico, pieno di informazioni, i continui salti da un lato all’altro del regno e i cambi di POV possono spiazzare il lettore, ma che soddisfazione è arrivare al punto in cui nulla più ti confonde: comprendi tutto, tutti i meccanismi della storia, impari a padroneggiare linguaggi, leggende, atmosfere, come se ne facessi parte anche tu.

Che soddisfazione, soprattutto, giungere alla resa dei conti, al punto in cui le leggende e le cospirazioni iniziate mille anni prime trovano la loro degna conclusione.

La forza dei personaggi

Vi dicevo che Samantha Shannon dà voce a più narratori nel Priorato dell’albero delle arance, il che, all’inizio, renda la lettura un po’ complicata: mi ci sono volute un centinaio di pagine per entrare davvero nel meccanismo messo in piedi da questa bravissima autrice, ma a quel punto la confusione era scomparsa.

Samantha Shannon è stata capace di intrecciare con sapienza le storie di personaggi diversissimi, per background e personalità, separati da distanze enormi e, soprattutto, di non sacrificarli davanti all’epicità dei draghi: i draghi, infatti, fanno parte della trama, non sono LA TRAMA.

Il vero fulcro del libro sono i suoi personaggi, la loro crescita personale, all’ombra della minaccia crescente. Personaggi in massima parte femminili, ma talmente diversi e sfaccettati che sfuggono a facili cliché e sconfiggono il pericolo di un appiattimento della trama in senso “female power” gratuito: regine, streghe, pirati, le donne del Priorato dell’Albero delle Arance sono diversissime tra loro, ma tutte affascinanti.

La Regina Sabran, dietro la maschera gelida che ha imparato a indossare, nasconde il peso delle responsabilità impostele dalla sua Casata: quando il sottile strato della menzogna inizierà a lesionarsi sotto i colpi della realtà, anche il mondo interiore di Sabran ne sarà, inevitabilmente, colpito. Assistere al cambiamento della regina, al bipolarismo sempre meno evidente tra ciò che mostra e ciò che prova, è stato molto bello e affascinante.

Di Sabran, in realtà, sappiamo ben poco, perché non l’ascoltiamo mai parlare direttamente con lettore, almeno fino a che non inizia a confidare le sue incertezze a Ead Duryan.

Nell’arco della storia assistiamo all’evolversi della relazione tra due persone che possono essere tranquillamente considerate, all’inizio, la negazione l’una dell’altra.

Sabran ed Ead sono separate da credenze opposte, ma queste differenze si fondano sulle menzogne; nel corso della storia le due scopriranno di essere più vicine di quanto abbiano mai sospettato.

Allo stesso modo, lo sviluppo del personaggio di Tanè, il cui unico obiettivo è quello di diventare Cavaliere di Draghi, mi ha colpito moltissimo: apparentemente fredda, Tané nasconde paure profonde e un continuo terrore di fallire. Le sue scelte, però, la costringeranno ad approfondire lo sguardo dentro se stessa e oltre.

L’altro personaggio di cui seguiamo le avventure è Lord “Loth” Arteloth, il più caro amico di Sabran e di Ead. Un nobile, non solo per nascita, ma soprattutto di cuore, che non sa nulla di intrighi, ma che ritrova nel cuore dell’intrigo più pericoloso, messo a dura prova dalla scoperta di quanto credenze antiche possano essere distrutte in un solo colpo.

In conclusione

Il senso dell’intera avventura è, forse, proprio questo: le leggende possono sedimentarsi sulle verità dei popoli, cancellare la realtà, ammantarla di colori e sapori diversi, possono provocare guerre e separazioni, gli uomini hanno, però, il compito di ricordare le radici, scavare in profondità, accettare punti di vista diversi, unirsi, compatti, contro un pericolo comune.

In questo libro, lungo e bellissimo, io vi ho letto anche un invito a superare le diversità imposte dal tempo e dallo spazio, a considerare gli altri non come la negazione di se stessi ma come un completamente, una visione accessoria, diversa ma ugualmente importante.

Vi ho incuriosito?

Potete acquistare Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon in cartaceo o ebook!

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