Recensione di Jum fatto di buio di Elisabetta Gnone, Olga di Carta #2 [ Salani ]

Ciao lettori! Come procedono le vacanze? Io sono completamente assorbita da cibo e incontri familiari, ma ho trovato comunque il tempo di continuare a leggere le avventure di Olga di Carta, di cui ho già recensito il primo volume. Questa volta, la nostra cara Olga, racconterà una storia di buio e di luce, piena di lacrime ma anche di sorrisi: perché il dolore è un sentimento brutto, ma dobbiamo affrontarlo, perché neanche la sofferenza dura per sempre.

Titolo: Jum fatto di buio
Autore: Elisabetta Gnone
Serie: Olga di Carta #2
Editore: Salani Editore
Pagine: 217
Uscita: 2017
Prezzo: 14.90 €

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Il libro: Tutti sapevano che Olga amava raccontare bene le sue storie oppure non le raccontava affatto, e quando la giovane Papel attaccava un nuovo racconto la gente si metteva ad ascoltare…

È inverno a Balicò, il villaggio è ammantato di neve e si avvicina il Natale. Gli abitanti affrontano il gelo che attanaglia la valle e Olga li riscalda con le sue storie. Ne ha in serbo una nuova, che nasce dal vuoto lasciato dal bosco che è stato abbattuto. Quel vuoto le fa tornare in mente qualcuno che anche Valdo, il cane fidato, ricorda, perché quando conosci Jum fatto di Buio non lo dimentichi più. È un essere informe, lento e molliccio, senza mani né piedi. La sua voce è l’eco di un pozzo che porta con sé parole crudeli e tutto il suo essere è fatto del buio e del vuoto che abbiamo dentro quando perdiamo qualcuno o qualcosa che ci è caro. Jum porta con sé molte storie, che fanno arricciare il naso e increspare la fronte, e tutte sono un dono che Olga porge a chi ne ha bisogno. Perché le storie consolano, alleviano, salvano e soprattutto, queste, fanno ridere. Dopo Olga di carta – Il viaggio straordinario, ritorna la vita del villaggio di Balicò con una storia che ne contiene tante, come in un gioco di scatole cinesi, come in una farmacia d’altri tempi piena di cassetti da aprire per tirare fuori la medicina giusta per ciascuno di noi.

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Schermata 2017-12-23 alle 11.17.36Torna Olga Papel, la bambina che ama più di ogni altra cosa raccontare storie e che sa incantare, con la sua fantasia (ma forse è tutto vero!) gli abitanti di Balicò, il piccolo paesino fra le montagne, immerso in una natura idilliaca e dal sapore antico, in cui la serie è ambientata. Uno dei punti di forza di questa storia (e delle storie che finora ho letto di Elisabetta Gnone, ad esempio Fairy Oak) è proprio l’ambientazione: Balicò è un paesino dove si conoscono tutti, somiglia ai piccoli borghi italiani che sopravvivono ancora al progresso, dove la vita è scandita dalle stagioni, dai fenomeni atmosferici, dalle tradizioni. Madre Natura è protagonista indiscussa e, con le sue piante e i suoi animali, è lo spunto per continue lezioni di vita.

Questa volta si parla di un mostro assettato di lacrime: Jum, una creatura fatta di buio, cioè di tutti i dolori e le sofferenze degli altri. C’è tanto dolore nel mondo, verrebbe da pensare, così tanta gente sola, infelice, che versa continuamente lacrime, che la vita per Jum dovrebbe essere una pacchia… eppure, lo strano mostro fa una fatica pazzesca a trovare di che nutrirsi, questo perché, nonostante tutto, i sorrisi e le gioie sono sempre dietro l’angolo e le lacrime e i dolori non possono mai durare in eterno. É questo il concetto principale attorno a cui ruota il secondo volume di Olga di Carta: Elisabetta Gnone centra perfettamente l’obiettivo, raccontando ancora una volta una storia che ne contiene tante che, come sentieri diversi, convergono verso un unico punto.

IMG_3971Passeggiando per le strade di Balicò, consegnando uova o semplicemente storie, Olga, accompagnata dal fedele cane Valdo, racconta le sue storie: storie di persone che hanno perso qualcosa, il cui vuoto interiore si riempie di buio e lacrime. Jum riesce sempre a trovare queste persone: sente l’odore della sofferenza e delle lacrime e più si nutre, più diventa grasso e viscido. Ma per quanto buio si trovi nel mondo, ci sarà sempre un raggio di luce che riuscirà a scacciarlo, così Jum è costretto a viaggiare, alla perenne ricerca di cibo.

Olga sta crescendo, l’ombra del primo amore si proietta sul suo cammino, è una bambina diversa da quella che abbiamo avuto modo di conoscere nella prima delle sue avventure: ha ancora molti segreti, non solo con gli abitanti di Balicò, ma anche con i suoi amici più stretti e con noi lettori. L’unico che, forse, sa tutto di lei è il fedele cane Valdo, che la segue ovunque va, soprattutto quando indossa le sue “scarpette di corteccia” (quelle che erano state regalate a Olga di Carta nel primo volume dal signor Tasso!) e si reca nel bosco a fare cose misteriose… Ma questa parte della storia, che Elisabetta Gnone ha solo accennato sia nel primo che nel secondo volume, promette di essere svelata in seguito. In Jum fatto di buio, invece, scopriamo le debolezze e i dolori dei vari protagonisti, i loro silenzi, le loro paure, in altre parole i loro “bui”. Sembra strano, riflette la piccola Olga, ma la parola “buio” non ha un plurale. Come mai? La risposta arriverà solo alla fine, solo dopo aver raccontato tutte le storie che deve, solo dopo aver fatto sorridere le persone a cui vuol bene e scacciato, col potere delle parole, ancora una volta Jum fatto di buio.

IMG_4075Lo stile è quello inconfondibile di Elisabetta Gnone, un mix di fantasia e realtà, di quotidianità e magia, che contribuisce a ricreare un’atmosfera soffusa, calda e accogliente. Immergersi nelle pagine di questo libro, è stato come sedersi accanto al camino, in una baita in montagna la notte di Natale, con la luce del fuoco che scoppietta davanti ai piedi e il muso umido di un cane posato sulle ginocchia. Un luogo familiare, insomma, pieno di storie antiche e nuove, che non smettono di regalare lacrime (non ci sono solo quelle tristi, esistono anche le lacrime di gioia e quelle di commozione!) e sorrisi, una vera e propria carezza sul cuore.

La storia di Jum insegna ai bambini che siamo tutti fatti di buio, ma anche di luce, che le lacrime non sono sempre sbagliate e che ce ne sono di diversi tipi, che non dobbiamo mai credere a chi ci dice che la vita è solo dolore, perché quando meno ce lo aspettiamo la gioia e i sorrisi tornano, scacciando via le nubi, che si può ritrovare la strada, anche quando sembra proprio persa, che non bisogna avere paura di aprirsi agli altri o di intraprendere nuovi sentieri. Essere felici è il prodotto di tentativi, speranza e forza di volontà, oltre che del Caso, è la conseguenza dell’incontro con cose, persone, animali, passioni giuste, perché anche quando siamo apparentemente spenti, anche quando siamo tristi e soli, restiamo “lumini che attendono di splendere, il buio non ci appartiene”.

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Elisabetta Gnone è nata a Genova e vive sulle colline del Monferrato. È stata direttore responsabile delle riviste femminili e prescolari della Walt Disney, per la quale nel 2001 ha creato la serie a fumetti W.I.T.C.H., destinata a un successo mondiale. Nel 2004 ha pubblicato il primo libro della fortunatissima saga di Fairy Oak, che ha conquistato il cuore di milioni di giovani lettori nel mondo. Negli ultimi anni Elisabetta si è dedicata alla scrittura della nuova serie Olga di carta. Ognilibro è una storia sull’importanza di raccontare le storie, che fra risate, commozione e tenerezza affronta i temi della fragilità, della vulnerabilità e dell’imperfezione che ci rende umani

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