Recensione: La famiglia Aubrey

Ciao lettori!

Finalmente torno con una nuovissima recensione: La famiglia Aubrey di Rebecca West edito Fazi. Il romanzo è uscito a luglio 2018, è una nuova saga familiare (ricordate i miei amati Cazalet?), protagonista una famiglia metà inglese e metà scozzese nella Londra di fine Ottocento.

Ci ho messo un bel po’ a finirlo, devo ammetterlo: le oltre 400 pagine su Kobo e un periodo pieno di impegni (con l’estate di mezzo) mi hanno intralciato, ma così ho avuto il tempo di fare la dovuta conoscenza con tutti i simpatici, bizzarri e unici personaggi di La famiglia Aubrey!

Titolo: La famiglia Aubrey (The Fountain Overflows)
Autore: Rebecca West
Serie: La trilogia della Famiglia Aubrey
Genere: drammatico/saga familiare
Data di pubblicazione: luglio 2018 (I ed. 1956)
Pagine: 570
Prezzo: ebook 9.99 € | cartaceo 13.50 €
Link acquisto: ebook | cartaceo

La famiglia AubreyQuanto amo le saghe familiari: lo sa bene chi mi segue e mi conosce. La sensazione di “tornare a casa”, ritrovando tutti i vecchi e amati personaggi è una cosa che solo chi ama davvero le storie può comprendere.

Ecco, la verità è che quando ami qualcosa, non vorresti mai separartene, perciò se ami davvero leggere, trova una bella saga nella quale tuffarti e buona avventura.

Ma andiamo al dunque.

Ami le ambientazioni, raffinate, tardo-vittoriane, fatte di tè delle cinque, pianoforti e melodrammi?

Devi assolutamente leggere La famiglia Aubrey di Rebecca West!

Per la prima volta ebbi la consapevolezza reale della morte, e la vidi chiaramente per quello che era, come se qualcuno che camminava a fianco a me ne dispiegasse una mappa dettagliata reggendomela davanti mentre camminavo, mostrandomi il nulla e il nulla e il nulla, cosicché non potevo non vedere dove eravamo diretti.

Di cosa parla la famiglia Aubrey?

Oh, bambini, se amate qualcuno, dategli tutte le possibilità che merita.

La famiglia AubreyLondra, fine Ottocento. La famiglia Aubrey ha l’aria di essere la tipica famiglia inglese del tempo, ma solo l’aria, perché dietro le tradizioni inglesi, si nasconde un microcosmo di interessi, colori, idee, avventure davvero affascinante.

Chi sono i membri della famiglia Aubrey?

Il signor Aubrey è un giornalista/scrittore dalle idee lungimiranti, la sua intelligenza lo porta spesso a “vedere oltre” e questa caratteristica è percepita dal mondo esterno in maniera molto altalenante: da un lato, le persone sono affascinate dal carisma dell’uomo, dall’altro la totale incapacità del signor Aubrey di vivere calato nel mondo reale spesso provoca fastidio nel prossimo.

Il signor Aubrey si rinchiude spesso nel suo studio a pensare, disgustato dal mondo che ha intorno: trascura la famiglia, non sembra curarsi di nessuno, tranne che di se stesso. In più, continua a sprecare soldi, il che costringe la sua famiglia a vivere in gravi ristrettezze economiche.

La signora Aubrey è una ex pianista di belle speranze, speranze abbandonate nel momento in cui ha deciso di lasciare la musica professionale per sposarsi. Da quel momento e dopo la nascita dei suoi quattro figli, la signora Aubrey si è dedicata anima e corpo alla casa, ai figli, al marito: donna tipicamente vittoriana, puritana e dedita alla famiglia, incline ai sacrifici, e dalla filosofia bizzarra: sarebbe disposta a tutto pur di non ammettere una crisi.

Dire una bugia è sempre sbagliato, ma se sono le altre persone a mentire spesso hanno un buon motivo per farlo, e tu devi semplicemente renderti conto che hanno mentito e passare oltre.

La famiglia Aubrey

La signora Aubrey vive sotto la spada di Damocle della povertà, è invecchiata anzitempo a causa della pessima gestione degli affari da parte del marito e continua a pensare alla musica, la sua unica e grande passione, l’amore spezzato, che ha trasmesso ai suoi figli. Ama moltissimo suo marito e, anche davanti ai melodrammi peggiori, assume una compostezza da eroina tragica che commuove e fa sorridere.

I figli della famiglia Aubrey

Cordelia è la maggiore dei quattro figli degli Aubrey: bella e con nessun talento per la musica. Suona il violino, nonostante sua madre e le sue sorelle provino in ogni modo a farle comprendere che non è minimamente dotata.

Allora, e per tutti gli anni a venire, Cordelia era e sarebbe stata una di quelle donne il cui corpo non tradisce mai i moti interiori e che offre ristoro agli occhi come fanno l’acqua, le piante e i fiori.

Mary e Rose sono le figlie di mezzo, pianiste eccellenti. Rose è anche la voce narrante: acuta e spiritosa, piena di forza e intelligenza, un narratore simpatico col quale si entra subito in sintonia (è anche l’alter ego della West, per ammissione della stessa autrice).

Però non è tanto quello che uno fa, quanto il fatto che il tempo ti scivoli accanto. Ti piace sempre così tanto la primavera, e di quella passata non ti sei nemmeno accorta.

Infine, Richard Quin, l’ultimo nato: un ragazzino talentuoso e intelligente, che dice sempre quel che pensa e che mi ha ricordato moltissimo il Neville dei Cazalet, con la sua ironia irresistibile.

«Oh, Rose, ho così tanta paura della morte».
Chiesi: «Perché? Non può essere così terribile».
«Cosa? Non è così terribile?», esclamò lui. «Giacere fuori al freddo e sotto la pioggia?».
«La pioggia e il freddo non li senti, quando sei morto».
«Be’, a ogni modo da vivi si sta più caldi», disse lui.
«Ma l’atto di morire in sé dura solo un attimo», dissi io. «Oh, povero Richard Quin, mi dispiace molto che tu sia spaventato dalla morte, dev’essere orribile».
«Non capisci», disse lui, «non sono spaventato dalla morte in quel senso, se dovessi morire lo farei, non fuggirei. Ma è», rise timidamente, «una faccenda così dispendiosa, una tale scocciatura, una cosa così sgradevole». 

Ma non finisce qui, perché attorno alla famiglia Aubrey gravitano una serie di altri personaggi, fra cui la cugina Rosamund, bellissima e stramba quanto basta per fissarsi indelebilmente nella mente del lettore.

Umorismo e tragedia

La famiglia AubreyLa famiglia Aubrey è una versione più colta, umoristica e tragicomica dei March di Piccole Donne: la storia è intrisa del tipico dissacrante umorismo inglese, che riesce a trasformare ogni tragedia in un melodramma dalle tinte forti di cui si può ridere e piangere allo stesso tempo.

«La vita è terribile. Non si può fare altro che ridurla a un cumulo di sciocchezze».
«Terribile?», chiese la mamma sorpresa.
«Che senso ha la musica», chiese lui, «se il mondo è infettato da questo cancro?».
Si levò una voce dal buio, una voce che parlava con una tale sincerità da essere rotta dal pianto: «E che male può fare questo cancro, finché c’è la musica nel mondo?».

Il femminismo agli albori

L’indomita forza delle donne della famiglia Aubrey è la cosa che mi ha colpito di più.

Lo spirito femminista di Rebecca West è chiaro in questo romanzo in cui protagonisti sono la forza segreta, l’intelligenza sottile, in grado di vedere soluzioni e prevedere disastri, lo spirito di adattamento e l’innata ironia delle donne, a dispetto di un mondo che gli uomini credono di padroneggiare.

«Mamma», disse Richard Quin, «quella giacca non è più di pelle di foca, è solo un pezzo di foca morta. Questa è la differenza».
«Sciocchezze», disse la mamma stizzita. «Si capisce che la foca è morta. Altrimenti non potrei indossare la sua pelle».
«No, mamma», disse Richard Quin, «qui ci sono due morti. Prima è morta la foca, poi la sua pelle è andata al funerale e alla lettura del testamento, e ovviamente ha scoperto che le era stato lasciato tutto, allora ha venduto la sua casa e ha scelto di venire ad abitare con te. Ma ora, a tempo debito, è morta anche lei».

La signora Aubrey rappresenta la vecchia guardia, ma con qualche sprazzo di impertinenza e ribellione al quale proprio non riesce a sottrarsi, quando, ad esempio, si parla di musica (e sono i momenti in cui ho amato di più questa donna!)

Le sue figlie sono il futuro: il movimento femminista sta nascendo, il nuovo secolo è in arrivo, sarà il secolo delle due guerre, delle lotte per i diritti delle donne e di molti altri stravolgimenti… La West non ne parla apertamente, ma ce li fa assaporare nei cambiamenti all’interno della famiglia Aubrey.

Non saremmo mai riuscite a lasciarci alle spalle la nostra infanzia se non avessimo coltivato l’arte di ignorare le cose spiacevoli.

Personaggi preferiti e perché leggerlo!

La mia preferita è ovviamente Rose, quella che conosciamo meglio, visto che ne sentiamo la voce e i pensieri.

Ho amato profondamente anche Richard Quin, perché è spassosissimo e Rosamund, la cui comparsa sulla scena è una delle cose più belle dell’intero romanzo: la incontriamo in una situazione del tutto assurda e che non ci si aspetterebbe in una storia come questa, ma che aiuta a fissare nella mente la natura di questo personaggio, sempre in bilico tra mondo reale e mondo “altro”, ingenua ma acuta, buona ma ribelle.

Non voglio dirvi altro sui personaggi della famiglia Aubrey: dovete scoprirli da soli, è questo il bello.

Di certo dovrete armarvi di pazienza, perché il romanzo è lungo e, in qualche punto, la trama potrebbe sfuggirv, ma passerete attraverso piccoli, grandi drammi familiari, lunghe malattie, processi per omicidio e misteri dell’occulto e alla fine li amerete, amerete tutta la famiglia Aubrey e non vedrete l’ora di incontrarla di nuovo, per saperne di più.

Per sapere se il signor Aubrey riuscirà a fare pace col mondo, se la signora Aubrey, finalmente, la smetterà di preoccuparsi della sua povertà, se Cordelia scoprirà un talento nascosto, se Mary e Rose riusciranno a diventare pianiste professioniste, se Richard Quin brillerà come promette di fare, se Rosamund diventerà la creatura straordinaria che sembra nata per essere e via dicendo.

Se troveranno l’amore e saranno felici o quali altri drammi dovranno superare, prima di fermarsi.

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