San Valentino: una storia d’amore da Flavoria

IL SABBA DELLE AMANTI-FANTASMA

racconto

Il Sabba delle Amanti-Fantasma
© 2013 Aurora Dulcamara

female ghost by jubjubjedi (DeviantART)
ART by jubjubjedi (DeviantART)

Le fattucchiere non godono di una buona reputazione a Flavoria e la gente le ha sempre considerate brutte, sporche e cattive. In effetti, la leggera inclinazione all’omicidio, l’amore per il raggiro e la poca attenzione per la propria igiene personale, sono fra i tratti distintivi di una fattucchiera.
Tuttavia, le fattucchiere buone e belle, per quanto rare, esistono.
Una di queste fattucchiere è la protagonista di una romantica leggenda che tutti i bambini del Reame di Ghiaccioneve conoscono, la leggenda delle Amanti-Fantasma: solitamente si usa questa storia per insegnare ai più piccoli che è meglio non uscire da soli di notte, che non tutti i fantasmi sono degni di fiducia e che, qualche volta, perfino le fattucchiere hanno ragione.
La fattucchiera della nostra storia si chiamava Samara, da tutti conosciuta come Samara la Bruna, per via dei suoi splendidi capelli color notte. Oltre che bella, era anche intelligente e buona, amava gli animali e non li usava per orridi incantesimi: insomma, era destinata a diventare la protagonista di una leggenda.
Samara era nipote di una famosa fattucchiera il cui nome non aveva nulla di poetico: si chiamava, infatti, Piede-di-Marmo, perché durante un sabba aveva ballato così tanto con i demoni da azzopparsi. Piede-di-Marmo riusciva a vedere cose che sarebbero accadute solo dopo giorni e questo le aveva causato, tra i compaesani, la fama di iettatrice.

loveQualche giorno prima, Piede-di-Marmo aveva visto giungere al villaggio tre fanciulle di incredibile bellezza che, precedute da Fuochi Fatui, avrebbero sfilato in un tetro corteo per le strade del villaggio, portando via con loro tutti i giovani innamorati che avrebbero incontrato sul cammino. Le tre fanciulle erano molto famose, tristemente famose, ed erano conosciute come le Amanti-Fantasma: si trattava di tre giovani donne morte per amore che continuavano a vendicarsi ogni anno, portando la morte nei villaggi del Nord di Flavoria.
«Strega! Megera! Figlia dei demoni!» avevano risposto gli abitanti del villaggio, quando Piede-di-Marmo era andata ad avvisarli. Samara aveva cercato di proteggere sua nonna dagli insulti e dagli spintoni e ne aveva ricevuto in cambio una sassata che l’aveva ferita leggermente ad una guancia.
La vecchia fattucchiera che, come tutte le fattucchiere, non era incline alla pazienza e al perdono, li maledisse tutti, augurando ad ognuno di loro una morte lenta ed inesorabile. Mentre la vecchia ancora parlava, si fece avanti il più inferocito dei contadini. Era un uomo di mezza età, alto e grosso e stringeva fra le mani un forcone: insomma, uno di quegli uomini con i quali è meglio non avviare un confronto di nessun genere.
«Smettila, vecchia dell’inferno! – gridò sputacchiando – Smettila o ti giuro sui miei figli che tu e tua nipote penderete dal mio castagno prima di sera!»
«Che male ti abbiamo fatto? – gridò Samara con gli occhi pieni di lacrime per il dolore e per la rabbia – Siamo venute per avvertirvi!»

L’uomo le puntò contro il forcone, poco disposto ad essere aiutato, specialmente da una fattucchiera. «Via di qui! – urlò sputandole addosso – Tornate alla vostra stamberga, a parlare con topi e civette!»
Allora Samara sentì l’ira possederla.
«Topi e civette sono più furbi di te, idiota! – sibilò, sostenendo la nonna – La prossima notte perderai tutto, vile zoticone, perderai tutto… ma non la vita!»
«Maledetta iettatrice!» gridò il contadino e si fece avanti per colpirla, ma il figlio minore dell’uomo, un ragazzo bellissimo con i capelli chiari come il sole e il corpo sottile come un giunco, che tutti definivano “figlio dell’inverno ”, si mise fra l’uomo e la ragazza.
«Padre, hanno sfidato l’ira di tutto il villaggio per avvertirci, perché mai dovrebbero mentirci?»
L’obiezione era perfettamente logica, solo che il contadino non possedeva né logica né autocontrollo e per poco non infilzò il suo stesso figlio. «Zitto, tu! Buono solo a leggere e a scrivere!»

Il ragazzo, infatti, amava i libri e la scrittura, ma era del tutto inadatto a lavorare nei campi e con otto fratelli maggiori, tutti grossi e stupidi come monocoli, il ragazzo figlio dell’inverno non era esattamente l’orgoglio di suo padre.
Il ragazzo, mortificato, abbassò il viso e si ritirò in casa, ma gli occhi di Samara lo seguirono finché egli non scomparve: non era un abile contadino, ma era pur sempre un bel ragazzo e alla giovane fattucchiera i bei ragazzi non sfuggivano mai.
«Fate come volete» mormorò infine Samara e ciò detto, nonna e nipote si ritirarono nella cupa cascina sul poggio dove abitavano, lasciando gli abitanti furibondi e impauriti.
Tornata a casa, Piede-di-Marmo si accasciò sulla sedia come se la stanchezza di secoli si fosse improvvisamente materializzata nelle sue ossa. La vecchia strega sentì giungere la sua ora, convocò la nipote e le disse: «Figlia della luna , fa’ ciò che ti dico: raccogli il mio sangue quando ancora è caldo, ti proteggerà dalle Amanti-Fantasma, ma non osare rivolgere loro la parola, se dovessero raccontarti come sono morte, saresti in loro potere per sempre!»
Samara la Bruna promise, come promettono tutte le fattucchiere, ossia incrociando le dita (questo è un vizio che accomuna fattucchiere buone e fattucchiere cattive).

Qualche ora dopo, la nonna spirò e, prima che il sangue si raffreddasse, Samara le fece un taglietto dietro l’orecchio e ne prese una parte, poi seppellì la donna sotto il grande albero sul poggio, l’Albero dei Corvi .
Il sole tramontò e la notte calò sul villaggio, poi si alzò la tramontana e cantando e ballando le Amanti-Fantasma arrivarono in paese.
Come Piede-di-Marmo aveva previsto, uomini e donne, giovani e vecchi, sani e malati, saggi e stolti, tutti, attratti dalla musica e dai canti, aprirono l’uscio di casa e si misero a seguire il tetro corteo di morti e più danzavano, più comprendevano che non avrebbero mai smesso di danzare e nella danza della non-morte piangevano e gridavano (era uno spettacolo davvero orribile, anche perché la maggior parte degli abitanti del villaggio era del tutto negata per il ballo).

Quando le grida giunsero in prossimità della sua casa, Samara capì che il momento era giunto: intinse le dita nel sangue di sua nonna e si disegnò una mezzaluna sulla fronte, recitando l’incantesimo che le aveva insegnato la vecchia, quindi attese sull’uscio. Quando le Amanti-Fantasma giunsero al suo cospetto, Samara chinò il viso in un cenno di saluto e le fanciulle morte, con gli abiti svolazzanti e ridotti a brandelli, ricambiarono con rispetto, passando oltre.
Ma mentre il triste corteo le passava davanti agli occhi, Samara scorse fra le vittime il giovane figlio del contadino.
A quel punto, presa dalla morsa dell’amore (che non teme morte, pericolo e non ricorda le offese e che, soprattutto, nelle leggende è fulmineo) Samara uscì di casa e si mise a seguire la processione, sfilando accanto al giovane. Lui le rivolse uno sguardo commosso e lei gli afferrò la mano gelida: in quel preciso momento, il ragazzo smise di cantare e di danzare e la sua espressione, benché ancora atterrita, divenne più umana.
«Continua a camminare al mio fianco» gli sussurrò Samara e il ragazzo, senza lasciarle la mano, obbedì.

Le Amanti-Fantasma arrivarono alla Torre, che incombeva sul paese dall’inizio dei tempi, e lì si fermarono: uno per volta, gli abitanti del paese si avviarono danzando verso il dirupo sottostante, consapevoli eppure incapaci di opporsi al maleficio, urlando e piangendo, mentre le risate delle Amanti-Fanciulle diventavano stridule di contentezza.
A quel punto Samara, nonostante non nutrisse grande stima per i suoi compaesani, comprese che doveva agire e anche in fretta e per farlo doveva tradire la promessa fatta alla nonna (per fortuna aveva incrociato le dita, mentre giurava! Una cosa da non fare assolutamente è tradire un giuramento fatto ad una fattucchiera, specialmente in punto di morte.)
«Ditemi, fanciulle, da dove nasce tutto questo odio contro i vivi?» gridò, facendosi avanti. Il figlio del contadino le strinse più forte la mano, ma lei lo rassicurò con lo sguardo, staccandosi la lui.

Il sacrificio si fermò e le Amanti-Fanciulle, sorprese, si voltarono a guardarla.
«Raccontatemi la vostra storia, fanciulle infelici» disse coraggiosamente Samara: era sicura che il segreto per spezzare l’incantesimo fosse nascosto nella loro storia.
Si fece avanti la prima, bella come una giornata d’inverno: aveva lunghi capelli d’argento, labbra bianche ed occhi brillanti come gemme. Senza esitare, la fanciulla si mise a raccontare la sua storia.
«Il mio amore era figlio di re, io ero una serva, nonostante tutto ci amavamo, con coraggio, sovrastando infamia e pregiudizi. Amore, amore, mia unica gemma, mi diceva spesso lui, che gioielli e che abiti avresti se fossi di sangue nobile! A me non importava, non ero mai stata tanto ricca quanto fra le sue braccia. Poi un giorno ci scoprirono, i soldati vennero alla mia porta, non piansi, non mi ritrassi, li seguii alla tetra prigione, li seguii fino alla casa del boia. Mi condussero sul palco dei supplizi, mi intimarono di confessare il tradimento: fui processata come strega e condannata alla morte per fuoco.»
Con un colpo della mano, la tetra fanciulla fece danzare i suoi capelli nel vento.
«Le fiamme si arrampicarono fra i miei capelli, i capelli che lui aveva accarezzato. Non ero infelice: ero stata amata e per quell’amore sarei morta mille volte. Ma quando alzai gli occhi per rivolgergli l’ultimo sguardo… allora lo vidi! Con l’ultima luce delle mie pupille, io lo vidi: il mio amore, la mia gioia, il mio bene perfetto!» Il volto della fanciulla assunse sfumature violacee mentre urlava:

Con gli occhi asciutti,
alla mia esecuzione,
stringeva la mano
del suo nuovo amore.

Allora si fece avanti la seconda fanciulla, che era bella come la tempesta, con gli occhi gelidi del vento del nord, i capelli foschi come la notte e la pelle argentea come la luna.
«Era un giovane cacciatore con lunghi capelli di oro e occhi puri come l’argento e una voce soave che faceva tremare l’anima. Mi corteggiò, mi sedusse, mi condusse nella sua casa nella foresta e lì, dopo un giorno, mi abbandonò.» La fanciulla spalancò gli occhi gelidi:

Morii di stenti e di dolore
spirai da sola
pronunciando il suo nome!

Ed avanzò la terza fanciulla, con i capelli infuocati come il tramonto e il petto sanguinante per una ferita fresca.
«Un tempo mi amava, viveva per me e io per lui. Cantavamo assieme, sedevamo fra l’erba alta e pensavamo al futuro. Mi amerai per sempre? Mi chiedeva ogni giorno. Amerai solo me? Ed io giurai, giurai sulla mia vita, sulla mia anima, giurai su tutto ciò che di più caro avevo che solo lui avrei amato fino alla morte ed oltre. Allora, rassicurato, mi donò un anello, un anello di oro scintillante. Un giorno andai al villaggio e ritornata a casa mi accorsi di aver perso l’anello: fu questo l’inizio della tragedia, perché nell’anello era l’incantesimo del nostro amore. Giorno dopo giorno divenne freddo, distante, s’innamorò di altre donne finché una notte mi piantò una lama nel petto… ma io avevo giurato, avevo giurato di amarlo anche dopo la morte.» Le labbra fanciulla erano tese come una lama.

Fanciulla che mi ascolti,
il più grande dolore,
non è la morte gelida,
ma il mio immutato amore.

La luna scese con un raggio sul viso di Samara la Bruna. Le Amanti-Fanciulle rabbrividirono ed iniziarono ad agitarsi, perché la luna, essendo cara agli innamorati, era loro nemica. Così fecero un cenno e ripresero a danzare.

Presto, Sorelle,
che il sacrificio sia compiuto!

Samara vide le Amanti-Fantasma tendere le mani per condurla nel cerchio infernale, ma sapeva che se voleva salvare il suo amore, il figlio dell’inverno, doveva prendere tempo. Sapeva anche che la luna era sua protettrice, perché sua nonna le aveva insegnato a pregarla e rispettarla e chiese proprio alla luna di mostrarle la verità. La luna, che conserva ogni sospiro, ogni bacio, ogni lacrima d’amore, non poteva negare nulla ad una sua figlia e quando le immagini di ciò che era accaduto davvero lasciarono il cuore di Samara, la fanciulla sapeva di avere la salvezza fra le dita.
«Ho ascoltato le vostre storie, fanciulle, ascoltate ora le mie» disse e senza attendere oltre, iniziò a raccontare.

Una fanciulla bella
che serva era un dì nata
s’innamorò del principe,
da questi ricambiata.
Ma i temerari amanti,
furono un dì scoperti
e al guizzo della luna
di morte furon certi.
“Qui lo ripeto: l’amo”
la bella confessò.
“A morte, la megera”
la corte dichiarò.
Il fuoco le sue carni,
crudele consumava,
e mentre ella moriva,
il cuore si fermava:
il principe spietato
aveva accanto a sé
la donna da sposare,
che aveva scelto il re.
La stessa fredda sera,
andarono all’altare,
“Principe, che cos’hai?”,
“Nessuna potrò amare”.
La notte delle nozze,
la luna bianca in cielo,
la dolce ingannatrice,
coperta era da un velo.
E la novella sposa,
apprese con orrore,
che il principe infelice,
s’era trafitto il cuore.

La prima fanciulla crollò in ginocchio con un lamento. La luna guizzò sui suoi capelli d’argento.
Samara la Bruna ora era potente come sua nonna, la fattucchiera Piede-di-Marmo, forse perfino più potente, perché Piede-di-Marmo non era mai stata innamorata davvero. Samara continuò a raccontare:

C’era una donna,
ninfa di foreste,
e un cacciatore,
occhi di gelo:
erano amanti,
dalla natura amati.
Il cacciatore,
uscì per la foresta,
in cerca di un anello
gioiello delle fate,
l’avrebbe poi sposata,
dopo la grande impresa.
Mentre tornava a casa,
un gruppo di banditi
volle strappargli il dono
ma lui si ribellò:
nel morbido terreno,
orrore scellerato!
nel morbido terreno
il puro fu occultato:
mai più da lei tornò,
e la fanciulla triste
di pianto si sciupò.

La seconda fanciulla cadde in ginocchio, versando lacrime umane.
Samara allora cantò:

Lei aveva perso il pegno
donatole col cuore.
Sicuro dell’inganno,
lui perse la ragione:
e con un colpo al cuore
la bella pugnalò.
Un uomo, un contadino
trovò l’anello in strada!
Lui, misero, comprese
Ah! gemito straziante!
Sul corpo dell’amante,
piangendo si gettò
e col suo caldo sangue
il bianco corpo freddo
per sempre riscaldò.

E la terza Amante-Fantasma giacque accanto alle altre, piangendo.
Samara guardò il firmamento, la luna ora brillava alta nel cielo.
«Voi avete lasciato la vita prima di poter comprendere cosa accadde davvero, coloro che pensavate vi avessero tradito, sono stati traditi a loro volta, ma vi amavano davvero» disse, poi prese la mano del ragazzo, e gli disse: «Ti amo, figlio dell’inverno». E lui, baciandole la mezzaluna di sangue secco e poi le labbra, rispose: «Ti amo io, figlia della luna».
L’incantesimo era compiuto: il giuramento d’amore era stato pronunciato alla luce della luna e davanti alle fanciulle sconfitte.
Le Amanti-Fantasma si dispersero con un gemito nella scintillante luce della luna ed il vento di tramontana si placò all’improvviso.
Come in sogno, i condannati alla non-morte fecero tutti ritorno a casa e dimenticarono ogni cosa. Dimenticarono perfino ch’era vissuta una fattucchiera nel loro villaggio di nome Samara la Bruna, dimenticarono che il contadino aveva un figlio che non sapeva coltivare i campi.
Samara la Bruna e il suo amore figlio dell’inverno, armati di null’altro che dei loro cuori coraggiosi, lasciarono per sempre il villaggio. Si dice che abbiano continuato a viaggiare e viaggino ancora, su e giù per Flavoria, per portare la forza del loro amore dovunque ce ne sia bisogno.

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