Recensione di Misteriosa, Olga di Carta 3 – Elisabetta Gnone

Buongiorno lettori!

Finalmente ritorno alla vita (e al blog) con la recensione di Misteriosa, Olga di Carta 3, il terzo volume della serie edita Salani sul potere delle storie, scritta da Elisabetta Gnone, l’autrice di Fairy Oak.

Fairy Oak è una saga che io ho amato particolarmente, potete leggere le recensioni della saga qui di seguito:

Recensione Fairy Oak, trilogia originale
Recensione I Quattro Misteri di Fairy Oak, tetralogia sequel

Ma andiamo al dunque, perché è ora di leggere la mia recensione di Misteriosa, Olga di Carta 3!

Misteriosa, Olga di Carta

Titolo: Misteriosa
Autore: Elisabetta Gnone
Serie: Olga di Carta, volume 3
Data di pubblicazione: 29 ottobre 2018
Pagine: 180
Prezzo: 12.66 €
Link d’acquisto: Cartaceo

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Misteriosa, Olga di CartaMisteriosa, Olga di Carta 3 è un romanzo che si allontana un po’ dai precedenti due, pur essendone la naturale continuazione: Elisabetta Gnone racconta, stavolta, una storia dal ritmo volutamente meno dinamico e dall’atmosfera onirica e intima.

È questa una storia che l’autrice racconta più agli adulti che ai bambini e, soprattuto, a una categoria fondamentale di adulti: gli insegnanti.

Anche questo volume è strutturato, come i precedenti, su due livelli narrativi: la storia di Olga, Mimma, Bruco e del bizzarro e simpatico paesino di Balicò e quella narrata da Olga, che questa volta racconta di quadri magici e coloratissimi nei quali tuffarsi per sfuggire alla realtà.

Manca l’atmosfera picaresca del “Viaggio straordinario”, in cui Olga di Carta viaggiava alla ricerca di se stessa e imparava che essere diversi vuol dire anche essere unici al mondo.

Non c’è il ritmo scanzonato delle storie con protagonista Jum, il simpatico mostriciattolo fatto di buio che si nutre di dolore e paura.

In questo terzo volume, Elisabetta Gnone decide di scrivere non solo per i bambini, ma anche per gli adulti, un compito davvero difficile.

Questa è una storia meno dinamica, certo, ma più profonda, direi intima, delle altre due.

Olga, Bruco, Mimma (e la sua amica Mirina, che viene dalla città e della vita di campagna non sa nulla) si ritroveranno bloccati, a causa di una tormenta, e lì, la capacità di Olga di raccontare e rassicurare salverà nuovamente la situazione.

La storia che stavolta Olga racconta ha per protagonista una bambina, Misteriosa, in grado di viaggiare tra realtà e fantasia: Misteriosa può tuffarsi nei quadri e nelle immagini di un libro e “navigare” fra mille colori e storie diverse.

I suoi genitori lo sanno, anche se non approvano: è bizzarro, per non dire assurdo, che una bambina sparisca per ore in una storia, no? Senza contare che gli abiti di Misteriosa, ogni volta che torna, le stanno sempre enormi!

Metafora meravigliosa di ciò che provano tantissimi piccoli “navigatori fantastici”.

Sono stata anche io una piccola Misteriosa, con una fantasia enorme, che adorava immergersi nei libri, che aveva spesso la testa fra le nuvole e preferiva decisamente la fantasia alla realtà.

I miei compagni di classe non comprendevano come potessi preferire i libri ai giocattoli o ai vestiti o alle uscite, e gli adulti che mi guardavano con preoccupazione, perché ero quel che si poteva definire, una bambina “stramba”.

Ho imparato col tempo a non sentirmi così.

Ma ho imparato anche che era sbagliato e pericoloso rifiutare la realtà per la fantasia, che l’amore per i libri non doveva impedirmi di avere degli amici, uscire, fare esperienze reali.

Dovevo solo trovare le persone giuste con cui uscire, vivere la vita e sentirmi a mio agio, nella mia “stranezza”.

Misteriosa, Olga di Carta 3 è una storia, bellissima, dolce, intima, che insegna appunto questo: la fantasia è fondamentale, la realtà non dev’essere dimenticata.

Tornare alla realtà è sempre stato fondamentale.

Devono capirlo i bambini: di ogni storia in cui entri, devi anche conoscerne l’uscita.

Devono capirlo gli adulti: realtà e fantasia non sono in contrapposizione, lì dove i confini della realtà sfumano nel sogno, ecco che inizia la fantasia, necessaria a diventare persone migliori.

Per diventare splendidi adulti, occorre restare un po’ bambini.

In Misteriosa, Olga di Carta 3 Elisabetta Gnone prende la Teoria del Fanciullino di Pascoli la mescola con Mary Poppins e tira fuori una storia dolcissima che non solo i bambini ma, come dicevo all’inizio, soprattutto gli adulti (e in particolare gli insegnanti) dovrebbero leggere.

L’autrice è stata in grado di tuffarsi nella mente dei bambini, uscirne e visitare anche quella degli adulti, scoprirne i bisogni e le paure, e gettarli sul tavolo, visibili, come carte di un mazzo.

Quante volte li mettiamo davanti alla realtà senza averli prima preparati, senza esserci prima assicurati che abbiano i mezzi, gli strumenti per comprenderla.

L’idea tutta adulta che un bambino “debba crescere” (fai il grande!, Sei grande ormai per queste cose!, Devi imparare ad affrontare il mondo!) è il più delle volte sbagliata.

Piuttosto, dice con la sua storia, Elisabetta Gnone, impegniamoci da adulti e soprattutto insegnanti (e nella categoria dei prof ci sono ormai, da un po’, anche io) a comprendere i ragazzi, a non spaventarli con la necessità di crescere, impariamo a usare la fantasia anche noi, accettiamo la vita con la stessa semplicità con cui la accettano i bambini.

Accettiamo le presunte “diversità”, i diversi tipi di amore, proprio come fanno i bambini: un tema solo sfiorato da Elisabetta Gnone, ma una carezza che ha un valore immenso, proprio per la naturalezza con cui è affrontato l’argomento, un segnale importantissimo, un abbraccio a tutti i bambini ma soprattutto a quelli, che in queste parole, si riconosceranno.

E mai, mai, ci fu altro da spiegare.

Ricordiamoci, infine, dei tempi in cui una storia aveva il meraviglioso potere di proteggerci e torniamo a sfruttare quel potere, per far sentire al sicuro tutti i bambini del mondo.

Alla fine di questo romanzo, posso dire di essere grata a Elisabetta Gnone e alla sua capacità di far sentire i suoi lettori, bambini e non, al sicuro, compresi, parte di questo bellissimo e colorato mondo in cui viviamo.

 

 

 

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[ Video ] Doppia recensione Olga di Carta di Elisabetta Gnone, Salani

Ogni tanto torno sul canale, questa volta vi parlo di un’autrice che adoro, Elisabetta Gnone e di una serie che mi è piaciuta moltissimo, Olga di carta. Ecco a voi la doppia recensione di Olga di carta, il viaggio straordinario (il primo volume) e Olga di Carta, Jum fatto di buio (il secondo volume), che ho già recensito qui e qui.

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Recensione di Jum fatto di buio di Elisabetta Gnone, Olga di Carta #2 [ Salani ]

Ciao lettori! Come procedono le vacanze? Io sono completamente assorbita da cibo e incontri familiari, ma ho trovato comunque il tempo di continuare a leggere le avventure di Olga di Carta, di cui ho già recensito il primo volume. Questa volta, la nostra cara Olga, racconterà una storia di buio e di luce, piena di lacrime ma anche di sorrisi: perché il dolore è un sentimento brutto, ma dobbiamo affrontarlo, perché neanche la sofferenza dura per sempre.

Titolo: Jum fatto di buio
Autore: Elisabetta Gnone
Serie: Olga di Carta #2
Editore: Salani Editore
Pagine: 217
Uscita: 2017
Prezzo: 14.90 €

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Il libro: Tutti sapevano che Olga amava raccontare bene le sue storie oppure non le raccontava affatto, e quando la giovane Papel attaccava un nuovo racconto la gente si metteva ad ascoltare…

È inverno a Balicò, il villaggio è ammantato di neve e si avvicina il Natale. Gli abitanti affrontano il gelo che attanaglia la valle e Olga li riscalda con le sue storie. Ne ha in serbo una nuova, che nasce dal vuoto lasciato dal bosco che è stato abbattuto. Quel vuoto le fa tornare in mente qualcuno che anche Valdo, il cane fidato, ricorda, perché quando conosci Jum fatto di Buio non lo dimentichi più. È un essere informe, lento e molliccio, senza mani né piedi. La sua voce è l’eco di un pozzo che porta con sé parole crudeli e tutto il suo essere è fatto del buio e del vuoto che abbiamo dentro quando perdiamo qualcuno o qualcosa che ci è caro. Jum porta con sé molte storie, che fanno arricciare il naso e increspare la fronte, e tutte sono un dono che Olga porge a chi ne ha bisogno. Perché le storie consolano, alleviano, salvano e soprattutto, queste, fanno ridere. Dopo Olga di carta – Il viaggio straordinario, ritorna la vita del villaggio di Balicò con una storia che ne contiene tante, come in un gioco di scatole cinesi, come in una farmacia d’altri tempi piena di cassetti da aprire per tirare fuori la medicina giusta per ciascuno di noi.

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Schermata 2017-12-23 alle 11.17.36Torna Olga Papel, la bambina che ama più di ogni altra cosa raccontare storie e che sa incantare, con la sua fantasia (ma forse è tutto vero!) gli abitanti di Balicò, il piccolo paesino fra le montagne, immerso in una natura idilliaca e dal sapore antico, in cui la serie è ambientata. Uno dei punti di forza di questa storia (e delle storie che finora ho letto di Elisabetta Gnone, ad esempio Fairy Oak) è proprio l’ambientazione: Balicò è un paesino dove si conoscono tutti, somiglia ai piccoli borghi italiani che sopravvivono ancora al progresso, dove la vita è scandita dalle stagioni, dai fenomeni atmosferici, dalle tradizioni. Madre Natura è protagonista indiscussa e, con le sue piante e i suoi animali, è lo spunto per continue lezioni di vita.

Questa volta si parla di un mostro assettato di lacrime: Jum, una creatura fatta di buio, cioè di tutti i dolori e le sofferenze degli altri. C’è tanto dolore nel mondo, verrebbe da pensare, così tanta gente sola, infelice, che versa continuamente lacrime, che la vita per Jum dovrebbe essere una pacchia… eppure, lo strano mostro fa una fatica pazzesca a trovare di che nutrirsi, questo perché, nonostante tutto, i sorrisi e le gioie sono sempre dietro l’angolo e le lacrime e i dolori non possono mai durare in eterno. É questo il concetto principale attorno a cui ruota il secondo volume di Olga di Carta: Elisabetta Gnone centra perfettamente l’obiettivo, raccontando ancora una volta una storia che ne contiene tante che, come sentieri diversi, convergono verso un unico punto.

IMG_3971Passeggiando per le strade di Balicò, consegnando uova o semplicemente storie, Olga, accompagnata dal fedele cane Valdo, racconta le sue storie: storie di persone che hanno perso qualcosa, il cui vuoto interiore si riempie di buio e lacrime. Jum riesce sempre a trovare queste persone: sente l’odore della sofferenza e delle lacrime e più si nutre, più diventa grasso e viscido. Ma per quanto buio si trovi nel mondo, ci sarà sempre un raggio di luce che riuscirà a scacciarlo, così Jum è costretto a viaggiare, alla perenne ricerca di cibo.

Olga sta crescendo, l’ombra del primo amore si proietta sul suo cammino, è una bambina diversa da quella che abbiamo avuto modo di conoscere nella prima delle sue avventure: ha ancora molti segreti, non solo con gli abitanti di Balicò, ma anche con i suoi amici più stretti e con noi lettori. L’unico che, forse, sa tutto di lei è il fedele cane Valdo, che la segue ovunque va, soprattutto quando indossa le sue “scarpette di corteccia” (quelle che erano state regalate a Olga di Carta nel primo volume dal signor Tasso!) e si reca nel bosco a fare cose misteriose… Ma questa parte della storia, che Elisabetta Gnone ha solo accennato sia nel primo che nel secondo volume, promette di essere svelata in seguito. In Jum fatto di buio, invece, scopriamo le debolezze e i dolori dei vari protagonisti, i loro silenzi, le loro paure, in altre parole i loro “bui”. Sembra strano, riflette la piccola Olga, ma la parola “buio” non ha un plurale. Come mai? La risposta arriverà solo alla fine, solo dopo aver raccontato tutte le storie che deve, solo dopo aver fatto sorridere le persone a cui vuol bene e scacciato, col potere delle parole, ancora una volta Jum fatto di buio.

IMG_4075Lo stile è quello inconfondibile di Elisabetta Gnone, un mix di fantasia e realtà, di quotidianità e magia, che contribuisce a ricreare un’atmosfera soffusa, calda e accogliente. Immergersi nelle pagine di questo libro, è stato come sedersi accanto al camino, in una baita in montagna la notte di Natale, con la luce del fuoco che scoppietta davanti ai piedi e il muso umido di un cane posato sulle ginocchia. Un luogo familiare, insomma, pieno di storie antiche e nuove, che non smettono di regalare lacrime (non ci sono solo quelle tristi, esistono anche le lacrime di gioia e quelle di commozione!) e sorrisi, una vera e propria carezza sul cuore.

La storia di Jum insegna ai bambini che siamo tutti fatti di buio, ma anche di luce, che le lacrime non sono sempre sbagliate e che ce ne sono di diversi tipi, che non dobbiamo mai credere a chi ci dice che la vita è solo dolore, perché quando meno ce lo aspettiamo la gioia e i sorrisi tornano, scacciando via le nubi, che si può ritrovare la strada, anche quando sembra proprio persa, che non bisogna avere paura di aprirsi agli altri o di intraprendere nuovi sentieri. Essere felici è il prodotto di tentativi, speranza e forza di volontà, oltre che del Caso, è la conseguenza dell’incontro con cose, persone, animali, passioni giuste, perché anche quando siamo apparentemente spenti, anche quando siamo tristi e soli, restiamo “lumini che attendono di splendere, il buio non ci appartiene”.

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Elisabetta Gnone è nata a Genova e vive sulle colline del Monferrato. È stata direttore responsabile delle riviste femminili e prescolari della Walt Disney, per la quale nel 2001 ha creato la serie a fumetti W.I.T.C.H., destinata a un successo mondiale. Nel 2004 ha pubblicato il primo libro della fortunatissima saga di Fairy Oak, che ha conquistato il cuore di milioni di giovani lettori nel mondo. Negli ultimi anni Elisabetta si è dedicata alla scrittura della nuova serie Olga di carta. Ognilibro è una storia sull’importanza di raccontare le storie, che fra risate, commozione e tenerezza affronta i temi della fragilità, della vulnerabilità e dell’imperfezione che ci rende umani

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Recensione di Il viaggio straordinario, Olga di carta #1 – Elisabetta Gnone [ Salani ]

Cercate una storia magica, piena di avventura, sentimenti e riflessioni profonde per trascorrere il Natale? Olga di Carta, il viaggio straordinario è la storia giusta per voi. Continua la mia full immersion nei mondi letterari di Elisabetta Gnone, una delle autrici per ragazzi che amo di più al mondo. Finita la serie di Fairy Oak (di cui ho già recensito la trilogia principale e di cui a breve leggerete la recensione dello spin-off, i Quattro Misteri di Fairy Oak), sentivo il bisogno di continuare ad ascoltare la voce di questa magnifica autrice e quale occasione migliore per iniziare la sua nuova serie? Il primo volume di Olga di Carta, Il viaggio straordinario, che recensisco oggi, è uscito per la prima volta nel 2015 (io possiedo l’edizione tascabile uscita a giugno 2016), da poco è uscito il seguito, Jum fatto di buio, che ho già iniziato a leggere e che recensirò prima della fine dell’anno. Un libro che l’autrice dedica ai “bambini in viaggio”, a quelli, cioè, che crescendo si trovano a dover affrontare prove e difficoltà, fragilità e dolori, a chi si sente solo e diverso e invece, in fondo, è solo unico.

Titolo: Il viaggio straordinario
Serie: Olga di carta #1
Autore: Elisabetta Gnone
Editore: Salani
Pagine: 297
Prezzo: 12.00 €

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Il libroOlga Papel è una ragazzina esile come un ramoscello e ha una dote speciale: sa raccontare incredibili storie, che dice d’aver vissuto personalmente e in cui può capitare che un tasso sappia parlare, un coniglio faccia il barcaiolo e un orso voglia essere sarto. Vero? Falso? La saggia Tomeo, barbiera del villaggio sostiene che Olga crei le sue storie intorno ai fantasmi dell’infanzia, intrappolandoli in mondi chiusi perché non facciano più paura. Per questo i racconti di Olga hanno tanto successo: perché sconfiggono mostri che in realtà spaventano tutti, piccoli e grandi. Un giorno, per consolare il suo amico Bruco, dal carattere fragile, Olga decide di raccontargli la storia della bambina di carta che un giorno partì dal suo villaggio per andare a chiedere alla maga Ausolia di essere trasformata in una bambina normale, di carne e ossa. Il viaggio fu lungo e avventuroso: s’imbatté in un venditore di tracce, prese un passaggio da un ragazzo che viveva a bordo di una mongolfiera e da un altro che attraversava il mare remando. Più volte rischiò la vita, si perse, ma fu trovata da un circo. E quando infine trovò la maga, solo allora la bambina di carta comprese quante cose fosse riuscita a fare…

THE QUEEN PUPPET RITIENE CHE QUESTO LIBRO SFIORI LA PERFEZIONE
THE QUEEN PUPPET RITIENE CHE QUESTO LIBRO SFIORI LA PERFEZIONE

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Schermata 2017-12-23 alle 11.16.33Olga di Carta, il viaggio straordinario è un romanzo sull’importanza delle storie, sulla capacità delle parole di unire le persone, sulla solidarietà, l’amicizia, la fragilità e le doti nascoste. La trama si sviluppa su due livelli narrativi paralleli: il primo è quello “reale”, che vede protagonista Olga Papel, bambina che ama raccontare storie, che vive nel villaggio di Balicò assieme ai suoi amici Mimma e Bruco, il secondo è quello “del racconto” dello straordinario viaggio di Olga di carta, la bambina che vuole diventare normale e che per farlo, dovrà affrontare un viaggio lungo, pericoloso e pieno di meraviglie.

La struttura di Olga di carta, il viaggio straordinario è un omaggio ai più famosi e amati libri per ragazzi di sempre: contiene i nonsense e le divertenti e assurde gag  di Alice nel Paese delle Meraviglie, le riflessioni morali e pedagogiche di Pinocchio, l’avventura e le peripezie di Peter Pan, il tutto immerso in un’atmosfera da sogno, a metà strada fra realtà e fantasia e costellata di personaggi memorabili che restano impressi nella memoria del lettore grazie alla sapiente caratterizzazione:  qualità fisiche e psicologiche, nomi parlanti, dal suono buffo o minaccioso a seconda dei casi, ogni elemento è inserito alla perfezione all’interno del racconto.

Fondamentale importanza viene data, come accade spesso nei romanzi di Elisabetta Gnone e, più in generale, nella letteratura per ragazzi, alla caratterizzazione fisica e psicologica dei personaggi, tramite alcuni particolari che restano impressi: Olga Papel appare come una ragazzina calma, generosa, paziente (come il suo alter ego di carta), Mimma, la sua amica del cuore, è forte, coraggiosa, vivace, Bruco (lo dice anche il nome) è un bambino occhialuto, intelligente, mingherlino, Ari è un quindicenne dall’aria strafottente ma l’animo nobile e poi c’è la vecchia strega Cherpia, che non fa altro che malmenare e insultare chiunque le capiti a tiro, l’acuta Tomeo che fa barba e capelli a tutti, il professor Debrìs, il papà studioso di Bruco e tutti gli altri. Nel mondo di Olga di carta, invece, i personaggi sono assurdi come nel Paese delle Meraviglie: conigli che sproloquiano e fanno perdere un sacco di tempo, tassi ambientalisti, streghe che vivono in mezzo al mare, compagnie circensi formate da individui strani e animali parlanti. Elisabetta Gnone è riuscita a creare un mondo ricco e colorato, pieno zeppo di voci diverse che sembra quasi di sentire levarsi dalle pagine del libro.

Schermata 2017-12-23 alle 11.16.26La prima ambientazione è quella del villaggio di Balicò, che ho immaginato come un piccolo paese fra le montagne, dove la vita è semplice e scandita dai ritmi della natura e le persone si conoscono tutte: una minuscola comunità (che mi ha ricordato quella di Fairy Oak) fatta di persone, storie, racconti, segreti, dolori, ricordi, gioie e in cui la solidarietà e il senso d’appartenenza vengono fuori, pagina dopo pagina, man mano che la storia di Olga va avanti.
La seconda ambientazione è quella, eterogenea, della storia di Olga di carta, un Paese delle Meraviglie popolato da creature strane, buffe, incomprensibili, dove la piccola Olga troverà amici e si “farà le ossa” diventando parte di una compagnia circense in cui “stranezza” è la parola d’ordine. Fra equilibristi, scimmie parlanti, orsi sarti, ecc. Olga di carta imparerà che la “normalità” non esiste, che ognuno di noi è unico al mondo e che tutti, proprio tutti, hanno delle qualità, basta scoprirle.

Cosa ho amato di questa storia? La capacità di Elisabetta Gnone di trasportati nel suo mondo, di raccontarne le regole, la dimensione, la storia, l’atmosfera in modo da riuscire a mostrarlo ai suoi lettori così com’è: fondamentale in questo romanzo l’uso della lingua, la scelta di ogni singola parola, le onomatopee, il ritmo narrativo, i dialoghi. Il passaggio fra i due livelli narrativi avviene sempre in maniera bilanciata, esattamente quando è il momento: le due storie, quella di Olga che racconta e quella di Olga che viaggia, s’intrecciano e fondono senza soluzione di continuità. L’impressione che ho avuto, alla fine, è stata quella di leggere un’unica storia, che è quello che l’autrice molto probabilmente voleva.

Schermata 2017-12-23 alle 11.17.36É un viaggio straordinario, certo, ricco di avventura, magia, risate e lacrime, ma è soprattutto una storia di crescita: Olga di carta vuole diventare normale (ma normale come?) e per farlo deve mettersi alla prova, rischiare e combattere, camminare a lungo, vedere posti nuovi, conoscere persone, farsi degli amici, soprattutto deve capire se stessa, guardarsi dentro e trovare le sue doti, ciò che la definisce, perché ogni essere al mondo non è solo ciò che mostra all’esterno, ma è soprattutto ciò che conserva, gelosamente, dentro di sé, il prodotto della sua famiglia, delle risate e delle lacrime del passato. Allo stesso modo, Olga Papel, la bambina che racconta la storia di Olga di carta e alla quale è legata indissolubilmente, deve evolvere: raccontare storie è il suo modo per intrattenere rapporti con gli altri, la capacità di affascinare coi suoi racconti meravigliosi chiunque si fermi ad ascoltarla è la sua dote, una qualità incredibile, magica, fondamentale, che non è solo “divertimento” ma che riesce a unire i cuori e le menti di tutti quelli che si stringono attorno a lei per ascoltare. Attraverso i suoi racconti, Olga Papel si fa amare dalla comunità di Balicò, ma c’è anche chi, come sua nonna, non ama questa sua capacità e crede che la piccola Olga stia solo cercando di sfuggire alla realtà.

Realtà e fantasia: non è così semplice tracciare una linea fra le due cose, questa storia insegna proprio questo. Le sfumature fanno parte del nostro mondo, come la fantasia e come le storie: senza, perderemmo gran parte del nostro passato e quindi di noi stessi. Dunque, altro tema attorno al quale si sviluppa il racconto è quello della fondamentale importanza del “ricordo”, inteso come storia personale ma anche, allargando il concetto, come storia della comunità e, infine, dell’uomo.
Ricordare è fondamentale, il nostro passato ci definisce, ci rende riconoscibile, fa parte della nostra storia, influenza il nostro essere: non dobbiamo lasciarlo andare, per quanto doloroso esso sia. Ecco allora, l’abbraccio caldo e la dolce carezza dell’autrice a tutti i “bambini in viaggio”: abbiate pazienza, c’è ancora tanto tempo per scoprire quanto siete speciali.

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Elisabetta Gnone è nata a Genova e vive sulle colline del Monferrato. È stata direttore responsabile delle riviste femminili e prescolari della Walt Disney, per la quale nel 2001 ha creato la serie a fumetti W.I.T.C.H., destinata a un successo mondiale. Nel 2004 ha pubblicato il primo libro della fortunatissima saga di Fairy Oak, che ha conquistato il cuore di milioni di giovani lettori nel mondo. Negli ultimi anni Elisabetta si è dedicata alla scrittura della nuova serie Olga di carta. Ogni libro è una storia sull’importanza di raccontare le storie, che fra risate, commozione e tenerezza affronta i temi della fragilità, della vulnerabilità e dell’imperfezione che ci rende umani

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