#BookReview: Warrior, la vendetta del guerriero di Antonio Lanzetta

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TITOLO: Warrior, la vendetta del guerriero
AUTORE: Antonio Lanzetta
CASA EDITRICE: La Corte Editore
ANNO: 2013
PAGINE: 224
TAGLINE: Quando hai perso tutto, hai la libertà di scegliere. Puoi decidere di soccombere oppure di combattere, distruggere, vendicare. Per Darius la scelta è solo una.
TRAMA: Darius ha perso tutto. La sua terra, Andurian, è caduta sotto la dominazione dell’impero di Caio Settimo, sua madre è stata messa al rogo per aver guidato la resistenza e sua moglie e suo figlio sono state vittime di uno spaventoso incidente. Così in un mondo postmoderno soggiogato da un regime sanguinario che unisce tecnologia avanzate e schiavismo e nel quale gli umani, rinati dalle ceneri del tempo, si sono evoluti in nuove razze, Darius, ridotto in catene si troverà a combattere per puro divertimento nelle arene di Xendria. Ma quando non sembra esserci più speranza e il destino di tutta l’umanità pare ormai segnato, Darius troverà la forza per ribellarsi e, insieme ad alleati inaspettati, cercherà di trovare un modo per realizzare quella che sembra un’impresa impossibile: vendicarsi di Caio Settimo e liberare il mondo dalla sua tirannia.

SITO DELL’AUTORE: www.antoniolanzetta.wordpress.com
PAGINA FB DELL’AUTORE: http://www.facebook.com/antoniolanzettaautore

Prendete un guerriero che ha fatto un giuramento, sterminate brutalmente la sua famiglia, toglietegli ogni speranza, fategli desiderare la morte, riducetelo in fin di vita… e poi fate l’errore di dargli la possibilità di vendicarsi: diventerà un dio-guerriero.
In Warrior, la vendetta del guerriero edito per La Corte Editore (2013), Antonio Lanzetta prende l’impianto da fantasy classico (una compagnia eterogenea che deve affrontare lo stesso viaggio) e gli fa tremare la terra sotto i piedi, costruendo con precisione chirurgica un universo post-apocalittico e una sanguinaria distopia in cui convivono bestie mostruose e tecnologie avanzatissime, città di ruderi e laboratori futuristici, tiranni spietati e coraggiosi ribelli.
In questo scenario, gli uomini muoiono per gioco, per vendetta, per rabbia e, soprattutto, per amore. Perché, a dispetto del titolo, in Warrior non ci sono solo sangue, ossa rotte e armi invincibili, ma anche speranza, fiducia, coraggio, affetto. Ci sono i ricordi, quelli di Darius, il protagonista, che tengono insieme la sua umanità, quelli dei suoi compagni d’avventura, i ricordi di un intero popolo, le tracce di un’intera società che sopravvivono allo spaventoso presente.
Il prologo in medias res fa piombare il lettore direttamente nella vicenda, chiarendo fin da subito che Andurian, la terra di Darius, è un luogo violento, pieno di assassini e di gente che fugge per nascondere segreti, una terra dominata dallo schiavismo e dalla farneticante ferocia dell’imperatore Caio Settimo.
Incontriamo per la prima volta Darius mentre osserva il corpo della madre bruciare davanti all’intero popolo, come monito per essersi ribellata all’Impero. Lo seguiamo poi, quando perde moglie e figlio in un terribile incidente causato dalle forze dell’imperatore Caio Settimo e continuiamo a seguirlo per tutto il corso della vicenda, mentre cade e si rialza, mentre soffre e smette di lottare e quando riprende a vivere, ritrovando uno scopo.
Darius vuole vendicarsi, certo, ma non solo. Le sue azioni non sono solo frutto della rabbia, ma della voglia di continuare ciò che sua madre, la ribelle, ha iniziato: dare alle generazioni future la possibilità di vivere in libertà. E’ un pensiero che si fa strada gradualmente nella mente di Darius, di cui prende consapevolezza pagina dopo pagina, con l’esperienza nell’arena come gladiatore e poi osservando le sofferenze altrui, legandosi ad altri esseri viventi. L’odio e il dolore sono il motore scatenante, ma sono seguiti dalla consapevolezza, gli occhi di Darius, velocemente come impongono le vicende, si aprono sulla disperazione altrui, acquistano coscienza e conquistano la libertà, che è principalmente libertà di difendersi, libertà di rifiutare l’ordine prestabilito.
Con una sapiente concatenazione di presente, passato e futuro, in cui non mancano digressioni ed effetto sorpresa, Antonio Lanzetta costruisce un intreccio solido ma variabile, che acquista corpo e colore man mano che la vicenda si avvia verso la sua conclusione. Si parte dalla fredda pioggia battente del prologo per giungere al sole nascente dell’epilogo, in una puntuale sequenza temporale in cui ogni fatto è il meccanismo di un grande congegno che riprende gradualmente a funzionare.
Come succede spesso nei bei romanzi, Warrior non è semplicemente la storia di un popolo che ha lottato, ha perso e poi si è rialzato, ma un modo di vedere la vita, è una storia di crescita interiore e non solo, è la storia di tutti gli uomini, di ciò che accade quando le persone vengono private della libertà, di quanto sia necessario condividere la propria esistenza con qualcuno, è una vicenda che si ripete dall’inizio dei tempi, che resterà attuale per sempre, che mai smetterà di essere raccontata.

I giuramenti si spezzano solo con la morte, pensò, e lui non era ancora morto

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