Non lo so se è corretto cercare di avvicinare le nuove generazioni ai classici mentendo spudoratamente sul contenuto, sia con le immagini che con le parole. Magari ottieni anche il tuo scopo (le vendite) ma è un’ingiuria nei confronti della letteratura.

Quando mi sono ritrovata davanti al nuova edizione Salani di uno dei miei libri preferiti ho pensato che definire Il Grande Gatsby – come fa Erin Doom, curatrice dell’edizione – il classico più romantico mai scritto può significare solo due cose: o non ha mai letto Il grande Gatsby o hai un’idea preoccupante del romanticismo.

Il romanticismo ne Il grande Gatsby di Fitzgerald spiegato facile facile

Il grande Gatsby è il Re dei Libri sull’amore non corrisposto, sulle illusioni perdute e sui sogni infranti.

Siamo negli anni ‘20 e Jay Gatsby è un misterioso, affascinante miliardario – arricchitosi con traffici loschi – proprietario di una villa favolosa a Long Island, New York dove si tengono immense e luculliane feste, all’insegna del lusso e degli stravizi, in pieno proibizionismo.

Negli anni più vulnerabili della giovinezza, mio padre mi diede un consiglio che non mi è mai più uscito di mente. “Quando ti vien voglia di criticare qualcuno” mi disse “ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu”.

Nick Carraway, voce narrante, si trasferisce nella dimora di fianco a Gatsby e diventa suo amico, soprattutto perché Gatsby, scoperto il legame di parentela che lega Nick alla bellissima e affascinante cugina Daisy, sua ex fiamma, gli chiede di essere avvinato alla donna, che ha intenzione di riconquistare.

Perché è finita tra Jay Gatsby e Daisy?

Gatsby era troppo povero per sposarla e Daisy, frivola e con l’ambizione di vivere nel lusso, gli preferisce il ricco e arrogante Tom Buchanan, così Jay Gatsby se ne va in cerca di fortuna nel mondo per poi tornare dopo anni, bello, ricco ed elegante, allo scopo di coronare finalmente il suo sogno d’amore. Ora che è ricco, cosa può mettersi tra lui e la sua Daisy, la donna che ha idealizzato in tutti quegli anni?

Ecco la ragione per cui dà continuamente feste principesche nella sua villa: vive nella speranza di veder comparire la ragazza, che vive nella baia di fronte. Un ottimo piano, in fondo cosa potrebbe andare male? Spoiler: tutto.

Tom è un ubriacone, un fedifrago, un uomo rozzo che non ama sua moglie, a differenza di Gatsby che invece è innamorato di lei, ma con quell’orgoglio cieco generato dall’umiliante rifiuto, incline al sacrificio e dunque alla tragedia, e questo rende tutta la vicenda ancora più ingiusta. Perché Tom è davvero inferiore a Gatsby, ma molto più pragmatico.

Sono contenta che sia una bambina. E spero che sia stupida: è la miglior cosa che una donna possa essere in questo mondo, una bella piccola stupida.

L’amore struggente di Gatsby per Daisy è amore per un passato che – come giustamente gli ricorda Nick Carraway, l’unico a essergli davvero amico – “non si può ripetere”. Insomma, la passione di Gatsby per Daisy si fonda su uno dei più classici bias cognitivi: quello della retrospezione rosea, che manipola la memoria per farci sembrare il passato più intenso e significativo di quel che in realtà è stato.

Mettiamoci anche che Gatsby ha subito l’umiliazione di un rifiuto basato sui suoi pochi mezzi economici, è stato ferito nell’orgoglio e la conquista di Daisy non è solo il coronamento di un amore idealizzato ma anche un riscatto sociale, la rivalsa nei confronti di tutti quei Tom Buchanan che pensano di poter governare il mondo e le persone solo perché ricchi. Insomma, Jay Gatsby è guidato più dall’impulso che dalla razionalità e le conseguenze saranno, ahimé, nefaste.

È sempre triste guardare con occhi nuovi le cose su cui hai già speso le tue capacità di adattamento.

Gatsby ha idealizzato il rapporto con Daisy trasformandolo nell’Amore Perfetto impedito solo dalle differenze sociali: è questa la convinzione che lo ha guidato e lo guida ancora per tutto il romanzo. Convinzione errata, perché il vissuto di Daisy rispetto a quello di Gatsby è tutt’altro. L’idealizzazione è un meccanismo che si è generato in Gatsby che ha subito il rifiuto, ma non in Daisy, che ha scelto la sua strada secondo altri criteri. Tom Buchanan, non è stato un ripiego, insomma.

Daisy, infatti, sa tutto dei tradimenti del marito che sono iniziati già dalla luna di miele, ma non ha mai pensato davvero di rinunciare al matrimonio, al caro “vecchio denaro”, alla posizione sociale, al lusso e all’immagine di perfezione che si è costruita nel tempo. Per questo soffre, beve, abbozza.

Tom, d’altro canto, pur non avendo grandi capacità intellettive manipola sia lei che l’amante Myrtle, moglie di un umile e sprovveduto meccanico, una poveretta senza mezzi economici, sociali e intellettivi, dipendente dalle attenzioni di un uomo dal grande potere economico, che la sfrutta per il suo piacere personale.

Daisy va bene come moglie, Myrtle come amante, la prima la si può esibire nei salotti rispettabili, la seconda è perfetta per la camera da letto. È il simbolo dell’ipocrisia e della superficialità della società americana dei “ruggenti anni Venti”, un mondo costruito su vacue illusioni, sul raggiungimento del “sogno americano” attraverso status e denaro, una condizione fragilissima e impossibile da mantenere.

Il grande Gatsby non è un libro sull’amore, ma sulla disillusione, sulla fine dei sogni giovanili, sulla vana speranza di poter recuperare cose perdute, amori, ricordi, gioventù. No, dice Fitzgerald, ciò che è nel passato non può tornare, trascinarlo a forza nel presente può solo sancirne la perdita e distruggerne il ricordo e nel frattempo si rischia di perdere se stessi.

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Autore

  • Angelica Elisa Moranelli

    Scrivo, leggo, mi lamento.
    Autrice delle serie: Armonia di Pietragrigia, Judi Ghost, La Clessidra d'oro (self), Hated, gli occhi del demone (HomoScrivens) e Dafne & l'Amore (PAV Edizioni).
    Sono anche su Instagram (profilo autrice: @i_libri_di_Angelica e personale: @angelicaelisamoranelli)

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