In fin dei conti, come facciamo a sapere che due più due fa quattro? O che la forza di gravità esiste davvero? O che il passato è immutabile? Che cosa succede, se il passato e il mondo esterno esistono solo nella vostra mente e la vostra mente è sotto controllo?
Se non avete mai letto 1984 di George Orwell, uno dei primi e più importanti romanzi distopici della storia, è il momento farlo. E se lo avete già letto, è il momento di rileggerlo.
Quello che oggi arriva dagli Stati Uniti – il paese che si è sempre descritto come esportatore di democrazia e libertà – e non solo da lì, ha moltissimi punti in comune con il futuro cupo e senza vie d’uscita descritto da Orwell nel 1949.
Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato.
Il mondo ai tempi di Orwell: le radici della distopia
Partiamo dalla fiction. Perché George Orwell scrive 1984?
La seconda guerra mondiale è terminata da poco e ha lasciato una traccia indelebile nella storia umana. Le atrocità del nazifascismo mettono in guardia l’Umanità dal ripetere errori simili; l’Italia, su cui grava la colpa del Fascismo, passa dalla monarchia alla repubblica e si dota di una costituzione antifascista, mentre il mondo si divide in due blocchi economicamente e ideologicamente contrapposti con a capo le due superpotenze emerse dal conflitto: USA e URSS.
Un contesto di ricostruzione oscurato dall’ombra dei totalitarismi è il clima di disillusione nel quale George Orwell concepisce 1984.
Se vuoi un’immagine del futuro, immagina uno stivale che calpesta un volto umano, per sempre.
La società di massa ha portato il mondo sull’orlo della fine, ma non c’è da stare tranquilli neanche ora, perché il fragilissimo equilibrio del pianeta potrebbe andare in pezzi da un istante all’altro.
Con lo spettro della Guerra Fredda l’Umanità dovrà convivere fino al 1989. Poi il mondo cambierà ancora. E ancora e ancora. E non in meglio.
Temi e concetti chiave di 1984
Orwell scrive un romanzo ambientato 35 anni nel futuro rispetto alla sua epoca, precisamente nel 1984, in cui immagina il pianeta diviso in tre grandi blocchi totalitari: Oceania, Eurasia ed Estasia.
In Oceania domina l’ideologia del Socing (che fa il verso al socialismo inglese), la capitale è Londra, ne fanno parte la Gran Bretagna, le Americhe e una parte dell’Africa meridionale.
L’Eurasia è il blocco formato da Russia ed Europa dove domina il Neobolscevismo, mentre l’Estasia è composta dai paesi del sol levante: Cina, Giappone, Corea, Tibet dove vige il cosiddetto “culto della morte”.
In realtà, il romanzo doveva chiamarsi L’ultimo uomo in Europa, ma poi l’editore – per ragioni commerciali – chiede che sia cambiato in 1984. Nel titolo originale di Orwell c’era un’attenzione particolare per l’individuo, simbolo di quella peculiarità avversata dai totalitarismi, che al popolo preferiscono una massa uniforme e obbediente.
Ma com’è il mondo di 1984? Il governo di Oceania esercita un controllo totale sull’individuo attraverso il Grande Fratello, che vede e sente tutto. Il risultato è la soppressione di ogni capacità di pensiero autonomo, di ogni libertà mentale e fisica.
Grande Fratello vi guarda.
Attraverso la propaganda e la manipolazione della storia e del linguaggio, la popolazione è asservita al partito. Il dissenso è un crimine e si paga con la morte.
Il protagonista è Winston Smith, che lavora al Ministero della Verità, il suo compito è riscrivere il passato in modo che sia perfettamente coerente con i dictat e le previsioni del partito.
Si tratta di un’attività resa possibile dal bispensiero, la capacità cioè di convivere con le due versioni dei fatti, quella reale e quella falsa, rifiutando la prima per aderire alla narrazione ortodossa. 2+2=5 insomma.
Sapere e non sapere; credere fermamente di dire verità sacrosante mentre si pronunciavano le menzogne più artefatte; ritenere contemporaneamente valide due opinioni che si annullano a vicenda; sapendole contraddittorie fra di loro e tuttavia credendo in entrambe, fare uso della logica contro la logica; rinnegare la morale propria nell’atto di rivendicarla; credere che la democrazia sia impossibile e nello stesso tempo vedere nel Partito l’unico suo garante; dimenticare tutto ciò che era necessario dimenticare ma, all’occorrenza, essere pronti a richiamarlo alla memoria, per poi eventualmente dimenticarlo di nuovo. Sopratutto, saper applicare il medesimo procedimento al procedimento stesso. Era questa, la sottigliezza estrema: essere pienamente consapevoli nell’indurre l’inconsapevolezza e diventare poi inconsapevoli della pratica ipnotica che avevate appena posto in atto. Anche la sola comprensione della parola “bipensiero” ne implicava l’utilizzazione.
E come si fa ad accettare la falsità come se fosse vera? Qui entra in gioco il lavoro di Winston che è quello di prendere la storia contenuta in libri, articoli di giornale e documenti vari e riscriverla, bruciare gli originali e sostituirli con la nuova versione: di fatto, cancellare il passato.
E tu, adesso che mi hai visto come sono veramente, riesci ancora a guardarmi?
Come in Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, altro pilastro della letteratura distopica, di qualche anno successivo (pubblicato nel 1953), anche in 1984 i libri fanno paura perché forniscono a chi li legge ciò che i totalitarismi temono di più: la libertà di pensiero.
In filosofia, in religione, in etica e in politica, due e due avrebbero potuto fare cinque, ma fino a che ci si manteneva nell’ambito di disegnare un aeroplano o un fucile dovevano fare quattro.
Ecco perché in 1984 esiste il concetto di psicoreato: il pensiero autonomo è un crimine punibile con la morte. Allo scopo di vigilare è stata istituita la psicopolizia, il corpo speciale che si occupa di stanare eventuali sovversivi, che possono essere smascherati per comportamenti bizzarri che vanno dallo scrivere diari alle semplici espressioni facciali.
Il Grande Fratello ti osserva non è un motto tanto per dire, le persone sono costantemente monitorate attraverso degli schermi: oltre a non poter pensare liberamente, non possono compiere le più elementari scelte e men che meno innamorarsi.
Chi si macchia di psicoreato non viene semplicemente ucciso. Prima, viene torturato finché il suo pensiero non si riallinea all’ortodossia del partito: nel momento in cui viene giustiziato, è un fedele seguace del governo.
Il processo non termina con la morte del dissidente, ma con la vaporizzazione: in altre parole viene cancellato dalla memoria collettiva, sarà come se non fosse mai esistito.
Altri due elementi del totalitarismo di 1984 che meritano di essere sottolineati sono la Neolingua e la Settimana dell’Odio.
La neolingua è il tentativo del partito di impoverire a tal punto il linguaggio da renderlo innocuo: con una lingua povera, piena di limitazioni, non si possono costruire pensieri complessi e pertanto pericolosi.
La Settimana dell’Odio, invece, è l’evento ciclico con cui il partito riesce a incanalare le frustrazioni e la rabbia del popolo verso un capro espiatorio scelto ad hoc: che siano paesi stranieri o dissidenti interni, in questo modo il partito si assicura di non essere mai l’oggetto della rabbia del popolo, garantendosi la sua cieca fedeltà.