Possiamo essere dall’altra parte del mondo con un click e spesso non riusciamo a essere nella stessa stanza con le persone che amiamo; continuamente connessi eppure soli e nonostante questo, incapaci di stare con se stessi e basta: la solitudine da iper-connessione è un isolamento patologico. Viviamo all’interno di mura che ci separano dal resto ma che non ci proteggono.
Diceva Gramsci nei suoi Quaderni del carcere:
Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri.
Ecco, io l’ultimo romanzo di Murakami mi ha fatto pensare al chiaroscuro che stiamo vivendo e quindi sì, l’ho ribattezzato l’Umanità e le sue mura incerte.
Se vi sembrerà, nel corso della lettura di questo post, che io stia facendo degli assurdi voli pindarici, ebbene sappiate che sto proprio facendo degli assurdi voli pindarici, che poi è quel che mi accade sempre quando leggo un libro di Murakami: un viaggio caotico dentro e fuori di me, dentro e fuori la superficie delle mondo. Del resto, non è per questo che leggiamo libri? Un tentativo per conoscerci meglio. Forse.
Andiamo.
La città e le sue mura incerte: un vecchio racconto
Come riportato nella postfazione, La città e le sue mura incerte è l’espansione di un racconto omonimo del 1980. Già in quel racconto l’autore affrontava i temi che poi avrebbe sviluppato nel romanzo, ma era troppo giovane, troppo inesperto per farli emergere bene.
A quel tempo, Murakami gestiva un Jazz club a Tokyo, “Peter Cat”, assieme alla moglie: il bar e la musica jazz sono due dei principali ingredienti delle sue opere. Leggendo Murakami, li si incontra sempre. Assieme ai gatti. Il jazz club è stato poi chiuso per dedicarsi completamente alla scrittura.
Mentre la carriera di Murakami decollava e i successi iniziavano ad arrivare, La città e le sue mura incerte è rimasto nel cassetto, ad attendere il momento giusto.
Amore, ombre e gente che scompare
La storia inizia con il protagonista adolescente perdutamente innamorato di una coetanea, con la quale vive la purezza del grande amore e i primi turbamenti sessuali, finché la ragazza non gli svela che in realtà quella che lui ama è soltanto una proiezione, la vera lei si trova altrove, in una città protetta da alte mura, è lì che il ragazzo dovrà recarsi se vuole incontrarla davvero. E tutto il romanzo racconta di questa strana e onirica ricerca, fuori e dentro la città, che ovviamente ha poco di tangibile e molto di metafisico.
Meglio non sapere ciò che si può anche ignorare. Forse.
Il romanzo è diviso in tre nuclei; nel primo il giovane protagonista (di cui non sapremo mai il nome) incontra una ragazza (anche lei senza nome) a un concorso letterario (ma guarda un po’, la letteratura e i libri sono sempre il motore di qualcosa!) e se ne innamora.
Dopo aver trascorso del tempo insieme, la ragazza rivela di essere solo l’ombra del suo vero sé, che si trova nella misteriosa città dalle alte mura e poi, semplicemente, scompare. Da quel momento, il protagonista non fa altro che cercare la ragazza e dunque la città, dove giunge ormai quarantenne.
La città è proprio come descritta dalla ragazza, all’ingresso il protagonista incontra il Guardiano che gli dice che per entrare dovrà separarsi dalla sua ombra, che sarà poi conservata (o meglio richiusa) in un recinto con le ombre degli altri abitanti della città, a languire.