Mamma, papà? Sono freelance

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Buongiorno, oggi vi parlerò di una figura mitologica: il “freelance“.

WHAAAAAT?

CHI DIAMINE E’ UN FREELANCE?
Un freelance è qualcuno che per ragioni diverse ha deciso di lavorare in proprio.
Io, per esempio, sono un Digital Freelance il che non vuol dire che “mi pagano per stare su Facebook” – come mi ha detto una volta il mio ex capo, subito fanculizzato – ma che mi occupo della comunicazione digitale: dalla grafica al content. In altre parole, gestisco pagine Facebook, realizzo siti web e grafica e lavoro sia per i miei diretti clienti che per agenzie di comunicazione che mi affidano lavori come consulente esterno.
Va beh e poi sì, sto pure su Facebook a postare GIF su quanto è difficile essere un freelance.

COSA FA UN DIGITAL FREELANCE
Come già anticipato il Digital Freelance è un comunicatore del settore digitale. Vuol dire che si occupa, principalmente, di comunicare online. Il principio è sempre lo stesso: trovare le parole, le immagini, le emozioni giuste per dire qualcosa. La comunicazione digitale è complessa, perché l’utente è costantemente bombardato da informazioni e riuscire a emergere in questo marasma richiede tempo, pazienza e, naturalmente, tanta tanta professionalità!

Utente che rischia di annegare nel www

Detto ciò, torniamo al “freelance” in generale, una parola che oggigiorno viene subito collegata a:

  1. Hipster che non hanno voglia di lavorare davvero
  2. Disperati che non trovano altro lavoro
  3. Gente che non sa fare niente, ma cerca di farsi pagare lo stesso
  4. Gente che non vuole svegliarsi la mattina per andare a lavoro

E infatti la percezione che il resto del mondo (compresi mamma e papà) hanno dei freelance al lavoro è più o meno questa:

Un cazzaro, praticamente. (Drugo, ti amo)

Potrà sembrarvi strano, ma non ho deciso di rovinarmi il fegato inseguendo clienti che si “dimenticano” di pagare per vivere felice e spensierata come il Drugo.
Perché allora ho deciso di diventare un freelance?

  1. Autonomia. Ho avuto diversi capi e, sarà la mia sfortuna, sarà che ho qualche problema con l’autorità, mi sono resa conto che per lavorare bene e credere in un progetto, ho bisogno di non avere un capo che mi alita sul collo, mi dice cosa fare e come farlo. Più sono autonoma nelle mie scelte creative, più rendo in termini di creatività. Inoltre i soldi che guadagno non dipendono più dal buon cuore del capo, ma dalla mia capacità di trovare e gestire nuovi lavori.
  2. Flessibilità. Scrivo, amo leggere, gestisco un blog, insomma ho diversi interessi. La possibilità di ritagliarmi uno spazio per ciascuno di essi è fondamentale. Quando lavoravo in agenzia, tornavo a casa esausta e l’unica cosa che riuscivo a fare era sedermi sul divano a fissare la TV e/o il vuoto.
  3. Creatività. Lo scopo non è più arrivare a fine mese e prendere lo stipendio. Lo scopo è far crescere la mia attività (per guadagnare di più, sì, ma questo è solo una conseguenza). Questo stimola la mia creatività. Ogni mese, provo a iniziare un nuovo progetto e ad allargare il mio campo di attività… se non ci riesco, pazienza, l’importante è avere sempre nuove idee.

Quindi, abbattiamo qualche luogo comune, amici!

  1. Sei freelance, quindi puoi svegliarti tardi la mattina. 
    Sbagliato. Sono un freelance, quindi posso decidere io i miei orari, questo sì. Ma se ho dei lavori da portare a termine, DEVO necessariamente lavorare e, a volte, proprio perché gestisco tutto io, lavoro molto più degli altri. Io mi sveglio tutte le mattine alle 7.30 e inizio a lavorare dalle 8. A volte anche il sabato e la domenica!
  2. Sei freelance, non è un vero lavoro.
    Un vero lavoro è un lavoro che ti permette di guadagnare dei soldi e che attesta una tua professionalità. Lavorare come impiegato in un’azienda che non ti paga da un anno… ecco, quello NON è un vero lavoro.
  3. Sei freelance, hai tanto tempo libero.
    No, ho lo stesso tempo di chiunque altro, ma lo gestisco io. Il che significa anche dover essere responsabile e resistere alla tentazione di cazzeggiare. Paradossalmente, chi ha un orario di lavoro fisso, sa che finito il suo turno è libero. Un freelance, invece, non è mai davvero davvero libero!

Freelance in ascolto, che ne pensate?

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