Contro la gerarchia e il dominio (Meltemi)

Contro la gerarchia e il dominioCosa vuol dire essere contro la gerarchia e il dominio?

Si parla spesso, soprattutto di questi tempi, di Potere: i conflitti nel mondo aumentano e non riguardano solo la  vecchia contrapposizione fra Occidente e Oriente, Nord e Sud. I conflitti caratterizzano anche la nostra società, nelle sue componenti basilari.

Questo breve ma incisivo saggio, Contro la gerarchia e il dominio di Andrea Staid, edito Meltemi, è una riflessione illuminante sul potere, l’economia e il debito nelle “società senza stato” (le cosiddette società primitive) e anche nella nostra società.

Andrea Staid è docente di Antropologia culturale e visuale presso la Naba e dirige la collana Biblioteca Antropologica” per Meltemi, una casa editrice che si occupa da anni di temi sociali, antropologici, storici.

Il potere nelle società primitive

Il potere politico è universale […] e si realizza in due modi: potere coercitivo e potere non coercitivo. | Contro la gerarchia e il dominio

La nostra società è caratterizzata dal potere coercitivo, che crea contrapposizioni tra detentori del potere e assoggettati a questo potere e dunque conflitti fra dominati e dominanti.

La realtà, invece, delle “società senza stato” è ben diversa: il potere esiste anche lì, ma dipende dal consenso del gruppo, ogni capo è interessato a farsi benvolere.

Questo è un tipo di potere non coercitivo, privo del concetto di superiorità/inferiorità, quindi di quella gerarchia rigida che caratterizza il nostro corpo sociale.

Economia nelle società primitive. Le società contro il lavoro

Nella società occidentale […] uno dei campi dove si manifesta  in modo chiaro il potere coercitivo (comando-obbedienza) è proprio il campo del lavoro salariato. | Contro la gerarchia e il dominio

L’idea di accumulare un surplus, di avere più degli altri, di monetizzare, arricchirsi è tutta occidentale: nelle società primitive si produce ciò di cui si ha bisogno, il surplus non viene neanche considerato. In queste società non si vive per produrre, ma si produce per vivere.

La mutazione del debito

Il debito nelle società senza Stato è un contratto tra il capo e la sua tribù. | Contro la gerarchia e il dominio

Il che vuol dire che il capo, gratificato dal comando concessogli dalla sua tribù, ha verso la sua gente “un debito”, ragion per cui dovrà sempre “donare” alla società. Ha, infatti, un obbligo di generosità verso di essa.

Quando i capi sono in debito con la società, questa resta indivisa, quando la società s’indebita coi capi si produce la scissione in dominati e dominanti. | Contro la gerarchia e il dominio

Contro la gerarchia e il dominio

Questo è solo un breve assaggio dei concetti espressi in Contro la gerarchia e il dominio, ma già da questi pochi cenni si possono ricavare diversi spunti di riflessione.

1. cosa accadrebbe alla nostra società se cominciassimo a “ripensarla” guardando a queste realtà più piccole, più semplici, ma probabilmente meglio funzionanti della nostra?

2. È possibile rivedere i concetti di potere, lavoro, debito nella nostra società capitalistica?

Andrea Staid non dà risposte certe, ovviamente, neanche la più esatta delle scienze ne ha, ma fornisce interessanti domande e altrettante risposte, e lo fa utilizzando un linguaggio chiaro, accessibile a tutti, anche ai non addetti ai lavori.

Se cercate un modo per capire meglio la nostra società, il futuro verso cui corriamo e i modi per evitare il disastro, questo è il libro per voi.

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I bookstagram italiani da seguire e a cui ispirarsi

Bookstagram italiani

Dopo avervi mostrato i miei bookstgram preferiti internazionali, dopo avervi parlato dei miei travel instagrammers del cuore, dopo avervi suggerito chi seguire e perché su Instagram,  ecco che tocca a un post che avevo annunciato tempo fa: i bookstagram italiani da seguire, amare, ai quali ispirarsi se volete un feed creativo e seguitissimo!

Bookstagram: “A kick-ass social platform for professional booknerds”

Glinda Izabel

Il feed di Fabiola è artistico, creativo e comunica tutto il suo amore per i libri, i viaggi e la cucina. Le sue foto trasmettono un senso di pace e fanno venir voglia di leggere, cucinare e andare a zonzo per il mondo!

Seguitela anche sul suo blog (Atelier dei libri) e sulla pagina Facebook (Glinda Izabel), fra i bookstagram italiani, Glinda spicca per la professionalità con cui si occupa di letteratura (soprattutto young adult!)

bookstagram italiani

Gatsby Books

Uno dei miei preferiti in assoluto: seguo Gatsby Books da moltissimo tempo, ma le sue foto geniali riescono sempre a sorprendermi. Non ha bisogno di tante parole per descrivere un libro: foto-manipolazione e una delicatezza infinita nel comprenderne i tratti più importanti fanno di questo uno dei bookstagram italiani più geniali di sempre!

Internostorie

Cosa amo di questo feed? L’atmosfera “cosy” e la luce che emana ogni immagine: sembra sempre di essere in vacanza, in qualche luminoso isolotto sperduto nell’Oceano. Se cercate bookstagram italiani di cui innamorarvi, Internostorie è il profilo giusto!

Petunia Ollister

Se soffrite di una fame perenne e siete a dieta, NON avvicinatevi neanche a questo feed: le superbe “colazioni d’autore” (lanciate con l’hashtag #bookbreakfast) sono una tentazione troppo grande. Scherzi a parte, fra i bookstagram italiani che seguo, Petunia Ollister è quella che “consulto” ogni mattina, come per partecipare alla sua virtuale colazione. La composizione delle foto è magnifica e i colori stupendi: c’è tanto da imparare da questo account!

bookstagram italiani

Zuccaviolina

Foto dai colori vintage e caldi, pochi elementi ma disposti in maniera mirata e sapiente nello spazio, et voilà: uno dei miei bookstagram italiani a cui mi piace ispirarmi di più! 

bookstagram italiani

Loris Inthebook

L’ho scoperto da poco, bazzicando alla ricerca di bookstagram italiani da seguire, e mi sono innamorata subito del suo modo di disporre gli oggetti nello spazio per creare vere e proprie storie, del resto Loris studia Architettura e si vede: ogni immagine è studiata con cura e nulla è lasciato al caso. Oltre a una tecnica pazzesca, qui c’è anche un talento incredibile!

bookstagram italiani

Allora, che ne dite? Qual è il vostro bookstagram italiano preferito tra quelli che vi ho mostrato? Ne conoscete qualcun altro da suggerirmi? Aspetto le vostre risposte nei commenti!

 

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Titoli di anime tradotti da ubriachi

titoli di anime tradotti da ubriachi

Buongiorno amici, oggi parleremo dei titoli di anime tradotti da ubriachi. Sì, perché dev’essere questa la ragione che ha spinto alcuni traduttori a prendere delle licenze poetiche così, diciamo, bizzarre nei confronti dei cartoni animati giapponesi.

I cartoni animati degli anni ’80 (Candy Candy, Kiss me Licia, Lady Oscar, ad esempio) avevano titoli leggermente diversi dagli originali, ma mantenevano una certa sobrietà (almeno io non ricordo grandi stravolgimenti, ma aiutatemi anche voi!)

Poi, da un giorno all’altro, un tizio ha deciso di mettersi a tradurre usando il dizionario come una roulette russa, sparando parole a caso che dovevano sembrare poetiche ma che invece sono un mix tra magniloquenza e supercazzola.

Siete pronti a ridere (e a piangere) con me scoprendo quali sono i titoli di anime tradotti da ubriachi? Eccoli!

Titolo originale: Gokinjo Monogatari
Traduzione letterale: I racconti del vicinato

Titoli di anime tradotti da ubriachi
Per la serie “Titoli di anime tradotti da ubriachi”: Curiosando nei cortili del cuore

Mi sono sempre domandata… ma cosa sono e soprattutto dove si trovano “i cortili del cuore”? Gli esseri umani hanno un quartiere residenziale dentro di loro e non lo sanno?

Titolo originale: Kaze no naka no shōjo kinpatsu no Jenī
Traduzione letterale: Jeanie, la ragazza bionda nel vento

Titoli di anime tradotti da ubriachi
Per la serie “Titoli di anime tradotti da ubriachi”: Fiocchi di cotone per Jeanie

Dunque: i fiocchi di cotone richiamano la schiavitù degli afroamericani, ok, ma in realtà la storia è incentrata sulla vita di Jeanie e i fiocchi di cotone si vedono solo nella sigla e poi perché Jeanie dovrebbe volere dei fiocchi di cotone e, comunque, la ragazza bionda nel vento, non era semplicemente meraviglioso, porca miseria?

Titolo originale: Majikku Naito Reiāsu
Traduzione letterale: Magic Knight Rayearth

Titoli di anime tradotti da ubriachi
Per la serie “Titoli di anime tradotti da ubriachi”: Una porta socchiusa ai confini del sole

Ed ecco ancora un esempio di fanta-edilizia: qui abbiamo addirittura i confini del sole, dove si troverebbe questa fantomatica porta (socchiusa). Che vi siete bevuti, traduttori? Datelo anche a noi, sembra buonissimo!!! 

Titolo originale: Mizuiro Jidai
Traduzione letterale: L’età color acquamarina

Titoli di anime tradotti da ubriachi
Per la serie “Titoli di anime tradotti da ubriachi”: Temi d’amore d’amore tra i banchi di scuola

Dunque. Calma. L’età color acquamarina per i giapponesi è la fase pre-adolescenziale, perché l’anime è tutto incentrato sui primi turbamenti dei protagonisti. Ora capisco che in Italia non avrebbe avuto molto senso tradurlo così com’è, anche perché è stato talmente censurato che dei primi turbamenti non è rimasto nulla, ma inventatevi comunque qualcosa, usate la fantasia, ma non quella malata che vi ha fatto tradurre “L’età color acquamarina” in un titolo che non significa assolutamente NULLA.

Titolo originale: Marmalade Boy
Traduzione letterale: Ragazzo-marmellata

Titoli di anime tradotti da ubriachi
Per la serie “Titoli di anime tradotti da ubriachi”: Piccoli problemi di cuore

Va beeeene, ragazzo-marmellata era davvero troppo, capisco il tentativo, ma definire “piccolo problema di cuore” un probabile incesto è, quanto meno, un eufemismo, non trovate? (La sapete, vero, la storia di Marmalade Boy?)

Titolo originale: Slayers
Traduzione letterale: Assassini

Titoli di anime tradotti da ubriachi
Per la serie “Titoli di anime tradotti da ubriachi”: Un incantesimo dischiuso tra i petali del tempo per Rina

Qui siamo al capolavoro. La parola “Assassini!” era troppo. L’Associazione Genitori non voglia! Ed ecco un titolo che, qualunque cosa significhi, è a prova di genitore scassapalle: sfido anche il più rompipalle tra i genitori a trovarci un senso. Well done, drunkers!

Titolo originale: Kimagure Orenji Rōdo
Traduzione letterale: La capricciosa strada degli aranci

Titoli di anime tradotti da ubriachi
Per la serie “Titoli di anime tradotti da ubriachi”: È quasi magia, Johnny

“È quasi magia, Johnny” non so perché mi ha sempre ricordato la pubblicità – terra-terra – di un detersivo per i panni. “Guardate come escono bianchi i vostri capi! È quasi magia!”. Il titolo originale, invece, era semplicemente bellissimo.

Titolo originale: Kaitō Seinto Tēru
Traduzione letterale: La ladra Saint Tail

Titoli di anime tradotti da ubriachi
Per la serie “Titoli di anime tradotti da ubriachi”: Lisa e Seya, un solo cuore per lo stesso segreto

Riprendiamo la serie di titoli censurati dall’Associazione dei Genitori Scassapalle: ladri e assassini via dal mondo, benvenute gemelle siamesi che condividono un unico muscolo cardiaco.

Titolo originale: Atakkā Yū!
Traduzione letterale: Attacker You! (Attaccante!)

Titoli di anime tradotti da ubriachi
Per la serie “Titoli di anime tradotti da ubriachi”
: Mila e Shiro due cuori nella pallavolo

Questo titolo ha dato vita a uno dei più grandi fraintendimenti della storia: tutti ci siamo domandati, almeno una volta, perché, se l’anime si chiama Mila e Shiro, Shiro compare in tre puntate in croce, non facendo altro che brillare, e poi nessuno lo caca più? 

Titolo originale:  Tatchi
Traduzione letterale:  
Touch

Titoli di anime tradotti da ubriachi
Per la serie “Titoli di anime tradotti da ubriachi”: Prendi il mondo e vai

Prendi il mondo e vai. E io immagino ‘sti poveretti che si caricano come Atlante il pianeta Terra e poi si domandando: dove lo appoggio, signora? Comunque, uno dei gemelli, dopo aver visto questa traduzione così bella, col mondo in spalla, è andato (spoiler) sotto una macchina.

E ora voglio concludere con quello che, secondo me, è il capolavoro indiscusso: Hana Yori Dango (per me resterà sempre questo il titolo) è un manga che ho amato moltissimo, nonostante l’autrice non abbia mai imparato a disegnare.

Titolo originale:  Hana Yori Dango
Traduzione letterale:  
Ragazzi anziché fiori

Titoli di anime tradotti da ubriachi
Per la serie “Titoli di anime tradotti da ubriachi”: Mille emozioni tra le pagine del destino per Marie Yvonne

Non riesco neanche a commentare, so soltanto che questo titolo mi ha provocato, sì, mille emozioni, ma non fra le pagine del destino, sicuramente.

Conoscete altri strani titoli di anime tradotti da ubriachi? Segnalatemeli!

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Recensione: La famiglia Aubrey

Ciao lettori!

Finalmente torno con una nuovissima recensione: La famiglia Aubrey di Rebecca West edito Fazi. Il romanzo è uscito a luglio 2018, è una nuova saga familiare (ricordate i miei amati Cazalet?), protagonista una famiglia metà inglese e metà scozzese nella Londra di fine Ottocento.

Ci ho messo un bel po’ a finirlo, devo ammetterlo: le oltre 400 pagine su Kobo e un periodo pieno di impegni (con l’estate di mezzo) mi hanno intralciato, ma così ho avuto il tempo di fare la dovuta conoscenza con tutti i simpatici, bizzarri e unici personaggi di La famiglia Aubrey!

Titolo: La famiglia Aubrey (The Fountain Overflows)
Autore: Rebecca West
Serie: La trilogia della Famiglia Aubrey
Genere: drammatico/saga familiare
Data di pubblicazione: luglio 2018 (I ed. 1956)
Pagine: 570
Prezzo: ebook 9.99 € | cartaceo 13.50 €
Link acquisto: ebook | cartaceo

La famiglia AubreyQuanto amo le saghe familiari: lo sa bene chi mi segue e mi conosce. La sensazione di “tornare a casa”, ritrovando tutti i vecchi e amati personaggi è una cosa che solo chi ama davvero le storie può comprendere.

Ecco, la verità è che quando ami qualcosa, non vorresti mai separartene, perciò se ami davvero leggere, trova una bella saga nella quale tuffarti e buona avventura.

Ma andiamo al dunque.

Ami le ambientazioni, raffinate, tardo-vittoriane, fatte di tè delle cinque, pianoforti e melodrammi?

Devi assolutamente leggere La famiglia Aubrey di Rebecca West!

Per la prima volta ebbi la consapevolezza reale della morte, e la vidi chiaramente per quello che era, come se qualcuno che camminava a fianco a me ne dispiegasse una mappa dettagliata reggendomela davanti mentre camminavo, mostrandomi il nulla e il nulla e il nulla, cosicché non potevo non vedere dove eravamo diretti.

Di cosa parla la famiglia Aubrey?

Oh, bambini, se amate qualcuno, dategli tutte le possibilità che merita.

La famiglia AubreyLondra, fine Ottocento. La famiglia Aubrey ha l’aria di essere la tipica famiglia inglese del tempo, ma solo l’aria, perché dietro le tradizioni inglesi, si nasconde un microcosmo di interessi, colori, idee, avventure davvero affascinante.

Chi sono i membri della famiglia Aubrey?

Il signor Aubrey è un giornalista/scrittore dalle idee lungimiranti, la sua intelligenza lo porta spesso a “vedere oltre” e questa caratteristica è percepita dal mondo esterno in maniera molto altalenante: da un lato, le persone sono affascinate dal carisma dell’uomo, dall’altro la totale incapacità del signor Aubrey di vivere calato nel mondo reale spesso provoca fastidio nel prossimo.

Il signor Aubrey si rinchiude spesso nel suo studio a pensare, disgustato dal mondo che ha intorno: trascura la famiglia, non sembra curarsi di nessuno, tranne che di se stesso. In più, continua a sprecare soldi, il che costringe la sua famiglia a vivere in gravi ristrettezze economiche.

La signora Aubrey è una ex pianista di belle speranze, speranze abbandonate nel momento in cui ha deciso di lasciare la musica professionale per sposarsi. Da quel momento e dopo la nascita dei suoi quattro figli, la signora Aubrey si è dedicata anima e corpo alla casa, ai figli, al marito: donna tipicamente vittoriana, puritana e dedita alla famiglia, incline ai sacrifici, e dalla filosofia bizzarra: sarebbe disposta a tutto pur di non ammettere una crisi.

Dire una bugia è sempre sbagliato, ma se sono le altre persone a mentire spesso hanno un buon motivo per farlo, e tu devi semplicemente renderti conto che hanno mentito e passare oltre.

La famiglia Aubrey

La signora Aubrey vive sotto la spada di Damocle della povertà, è invecchiata anzitempo a causa della pessima gestione degli affari da parte del marito e continua a pensare alla musica, la sua unica e grande passione, l’amore spezzato, che ha trasmesso ai suoi figli. Ama moltissimo suo marito e, anche davanti ai melodrammi peggiori, assume una compostezza da eroina tragica che commuove e fa sorridere.

I figli della famiglia Aubrey

Cordelia è la maggiore dei quattro figli degli Aubrey: bella e con nessun talento per la musica. Suona il violino, nonostante sua madre e le sue sorelle provino in ogni modo a farle comprendere che non è minimamente dotata.

Allora, e per tutti gli anni a venire, Cordelia era e sarebbe stata una di quelle donne il cui corpo non tradisce mai i moti interiori e che offre ristoro agli occhi come fanno l’acqua, le piante e i fiori.

Mary e Rose sono le figlie di mezzo, pianiste eccellenti. Rose è anche la voce narrante: acuta e spiritosa, piena di forza e intelligenza, un narratore simpatico col quale si entra subito in sintonia (è anche l’alter ego della West, per ammissione della stessa autrice).

Però non è tanto quello che uno fa, quanto il fatto che il tempo ti scivoli accanto. Ti piace sempre così tanto la primavera, e di quella passata non ti sei nemmeno accorta.

Infine, Richard Quin, l’ultimo nato: un ragazzino talentuoso e intelligente, che dice sempre quel che pensa e che mi ha ricordato moltissimo il Neville dei Cazalet, con la sua ironia irresistibile.

«Oh, Rose, ho così tanta paura della morte».
Chiesi: «Perché? Non può essere così terribile».
«Cosa? Non è così terribile?», esclamò lui. «Giacere fuori al freddo e sotto la pioggia?».
«La pioggia e il freddo non li senti, quando sei morto».
«Be’, a ogni modo da vivi si sta più caldi», disse lui.
«Ma l’atto di morire in sé dura solo un attimo», dissi io. «Oh, povero Richard Quin, mi dispiace molto che tu sia spaventato dalla morte, dev’essere orribile».
«Non capisci», disse lui, «non sono spaventato dalla morte in quel senso, se dovessi morire lo farei, non fuggirei. Ma è», rise timidamente, «una faccenda così dispendiosa, una tale scocciatura, una cosa così sgradevole». 

Ma non finisce qui, perché attorno alla famiglia Aubrey gravitano una serie di altri personaggi, fra cui la cugina Rosamund, bellissima e stramba quanto basta per fissarsi indelebilmente nella mente del lettore.

Umorismo e tragedia

La famiglia AubreyLa famiglia Aubrey è una versione più colta, umoristica e tragicomica dei March di Piccole Donne: la storia è intrisa del tipico dissacrante umorismo inglese, che riesce a trasformare ogni tragedia in un melodramma dalle tinte forti di cui si può ridere e piangere allo stesso tempo.

«La vita è terribile. Non si può fare altro che ridurla a un cumulo di sciocchezze».
«Terribile?», chiese la mamma sorpresa.
«Che senso ha la musica», chiese lui, «se il mondo è infettato da questo cancro?».
Si levò una voce dal buio, una voce che parlava con una tale sincerità da essere rotta dal pianto: «E che male può fare questo cancro, finché c’è la musica nel mondo?».

Il femminismo agli albori

L’indomita forza delle donne della famiglia Aubrey è la cosa che mi ha colpito di più.

Lo spirito femminista di Rebecca West è chiaro in questo romanzo in cui protagonisti sono la forza segreta, l’intelligenza sottile, in grado di vedere soluzioni e prevedere disastri, lo spirito di adattamento e l’innata ironia delle donne, a dispetto di un mondo che gli uomini credono di padroneggiare.

«Mamma», disse Richard Quin, «quella giacca non è più di pelle di foca, è solo un pezzo di foca morta. Questa è la differenza».
«Sciocchezze», disse la mamma stizzita. «Si capisce che la foca è morta. Altrimenti non potrei indossare la sua pelle».
«No, mamma», disse Richard Quin, «qui ci sono due morti. Prima è morta la foca, poi la sua pelle è andata al funerale e alla lettura del testamento, e ovviamente ha scoperto che le era stato lasciato tutto, allora ha venduto la sua casa e ha scelto di venire ad abitare con te. Ma ora, a tempo debito, è morta anche lei».

La signora Aubrey rappresenta la vecchia guardia, ma con qualche sprazzo di impertinenza e ribellione al quale proprio non riesce a sottrarsi, quando, ad esempio, si parla di musica (e sono i momenti in cui ho amato di più questa donna!)

Le sue figlie sono il futuro: il movimento femminista sta nascendo, il nuovo secolo è in arrivo, sarà il secolo delle due guerre, delle lotte per i diritti delle donne e di molti altri stravolgimenti… La West non ne parla apertamente, ma ce li fa assaporare nei cambiamenti all’interno della famiglia Aubrey.

Non saremmo mai riuscite a lasciarci alle spalle la nostra infanzia se non avessimo coltivato l’arte di ignorare le cose spiacevoli.

Personaggi preferiti e perché leggerlo!

La mia preferita è ovviamente Rose, quella che conosciamo meglio, visto che ne sentiamo la voce e i pensieri.

Ho amato profondamente anche Richard Quin, perché è spassosissimo e Rosamund, la cui comparsa sulla scena è una delle cose più belle dell’intero romanzo: la incontriamo in una situazione del tutto assurda e che non ci si aspetterebbe in una storia come questa, ma che aiuta a fissare nella mente la natura di questo personaggio, sempre in bilico tra mondo reale e mondo “altro”, ingenua ma acuta, buona ma ribelle.

Non voglio dirvi altro sui personaggi della famiglia Aubrey: dovete scoprirli da soli, è questo il bello.

Di certo dovrete armarvi di pazienza, perché il romanzo è lungo e, in qualche punto, la trama potrebbe sfuggirv, ma passerete attraverso piccoli, grandi drammi familiari, lunghe malattie, processi per omicidio e misteri dell’occulto e alla fine li amerete, amerete tutta la famiglia Aubrey e non vedrete l’ora di incontrarla di nuovo, per saperne di più.

Per sapere se il signor Aubrey riuscirà a fare pace col mondo, se la signora Aubrey, finalmente, la smetterà di preoccuparsi della sua povertà, se Cordelia scoprirà un talento nascosto, se Mary e Rose riusciranno a diventare pianiste professioniste, se Richard Quin brillerà come promette di fare, se Rosamund diventerà la creatura straordinaria che sembra nata per essere e via dicendo.

Se troveranno l’amore e saranno felici o quali altri drammi dovranno superare, prima di fermarsi.

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Viaggio in Inghilterra del Nord 1

Viaggio in Inghilterra del Nord

Ciao ragazzi!

Questa è la prima parte del report che scriverò in più puntate sul mio viaggio in Inghilterra del Nord, ricco di consigli e curiosità.

Scrivo questo post dalla mia postazione inglese (ma lo pubblicherò quando sarò già in Italia). Ho un americano bollente accanto e una finestra dalla quale posso osservare la strada e il cielo grigio.

Sono a casa di mio fratello, a Saint Annes on the Sea, circa 40.000 abitanti sulla costa del Lancashire, vicino a Manchester e Liverpool (e ad altri posti di cui vi parlerò presto).

La prima parte di questo report è dedicata, dicevo, ad alcuni consigli e curiosità, basati su esperienze personali.

Spero siano utili per vivere al meglio questa parte dell’Inghilterra. In questo post ho iniziato a sentirmi a mio agio: tra una cosa e l’altra, ci ho trascorso circa un mese.

Se volete sapere, tra l’altro, perché amo viaggiare, ho scritto un post a riguardo qualche tempo fa! Ditemi se vi ci rivedete!

Quando fare un viaggio in Inghilterra del Nord?

Viaggio in Inghilterra del NordPartiamo dalla scelta del periodo: i mesi migliori per un viaggio in Inghilterra del Nord sono sicuramente maggio e  giugno.

È il periodo in cui fa più caldo, sarà più facile avere belle giornate di sole e i gradi superano la ventina spesso e volentieri.

Anche luglio è un buon mese, da agosto, invece, il clima comincia ad andare verso l’autunno, le temperature si abbassano e iniziano le piogge.

Le peggiori, per quanto mi riguarda, sono le cosiddette shower, letteralmente “docce” – improvvise, malefiche e imprevedibili. Ci vorrebbe un post a parte per elencare tutti i modi in cui gli Inglesi definiscono la pioggia!

Ho iniziato il mio viaggio in Inghilterra del Nord il 4 settembre e, finora, a parte un paio di giorni di pioggia, il clima è stato clemente.

Dovrete, in ogni caso, essere pronti a tirare fuori k-way e ombrello e accettare di camminare stoicamente sotto la pioggia.

Come fare la valigia per un viaggio in Inghilterra del Nord?

Vi consiglio, se come me viaggiate con un solo bagaglio, di non partire con una valigia troppo piena, anzi di lasciare un bel po’ di spazio per le cose che sicuramente comprerete qui!

Se il vostro viaggio in Inghilterra del Nord dura più di una settimana, non portate con voi un cambio al giorno ma prevedete di lavare delle cose in viaggio (io ero a casa di mio fratello e ho potuto utilizzare la lavatrice, ma non sarà difficile lavare qualcosa a mano o utilizzare magari le lavanderie a gettoni, ecc.).

Altro consiglio spassionato: portare con voi fotocopie o foto sul telefono di tutti i vostri documenti (carta d’identità, passaporto, ecc.) e qualche foto tessera in più: in caso di furto o smarrimento, vi saranno utilissimi!

Viaggio in Inghilterra del NordÈ essenziale portare è un k-way e un ombrello, scarpe comode per camminare, giubbotto col cappuccio, un abbigliamento “a cipolla” (t-shirt, maglia a maniche lunghe, una felpa preferibilmente col cappuccio) e un adattatore per le prese.

Uno zaino impermeabile è fondamentale, vi dà la possibilità di camminare con le mani libere.

Altro consiglio: i sacchetti.

Ebbene sì, se volete fare una valigia intelligente e dalla quale sia semplice recuperare ciò di cui avete bisogno, dividete il vostro “carico” in sacchetti.

Io ne ho comprati alcuni davvero carini su Amazon e ho diviso la mia valigia in scomparti: un sacchetto per la biancheria, uno per le t-shirt, uno per i pantaloni, le scarpe, i trucchi, ecc.

Se vi interessa, ecco i sacchetti acquistati da me:

Non dimenticate ovviamente il vostro cellulare, il caricabatterie e una powerbank: a me ha salvato la vita!

Ecco quella che ho io e che vi consiglio:

Fare la valigia può diventare molto stressante, se siete fra quelli che arrivano all’ultimo e hanno continui ripensamenti (eccomi, ciao!), io mi sono trovata molto bene creando una lista delle cose da mettere in valigia: alla fine del post troverete una travel list scaricabile che potrete stampare e usare per il vostro prossimo viaggio in Inghilterra del Nord!

Quale guida scegliere per un viaggio in Inghilterra del Nord?

Non ci sono, in italiano, guide monografiche un viaggio in Inghilterra del Nord, di certo però, sul posto, potrete comprarne alcune completissime ma in inglese.

Se preferite, come me, averla in italiano, io mi sono trovata molto bene con quella della Lonely Planet (Inghilterra e Galles), unico handicap è voluminosa, visto che comprende tutta l’Inghilterra (900 pagine circa) e costa un po’ (su Amazon, circa 30 euro).

Se preferite qualcosa di più sintetico e meno costoso, c’è quella, molto bella, della National Geographic: meno testi ma immagini bellissime.


Voli per l’Inghilterra del Nord

Ci sono molti voli low-cost per l’Inghilterra del Nord, io ho volato sempre da Napoli verso o Liverpool o Manchester, rispettivamente con Easy Jet e Ryan Air. Tenete sempre d’occhio questi due siti, le tariffe sono spesso molto, molto convenienti.

Spostarsi in treno durante il tuo viaggio in Inghilterra del Nord

Viaggio in Inghilterra del NordLa cosa migliore da fare è scaricare l’app ufficiale dei trasporti su rotaia, Trainline.com.

Questa app vi permette di scegliere treni, orari, destinazioni, partenze e di acquistare il vostro biglietto direttamente dal telefono con carta di credito o, meglio ancora, paypal.

Se vi mette ansia non avere il biglietto cartaceo, potrete scegliere di acquistarlo tramite app e ritirarlo in stazione, ma io vi sconsiglio di farlo, perdereste solo tempo prezioso!

È comodissimo, invece, avere sempre il proprio biglietto a portata di click sul vostro telefono.

Potrete scegliere tra diverse tipologie di biglietto: gli “anytime day ticket” vi permettono di prendere treni a qualunque ora, mentre coi biglietti che riportano orari precisi (spesso scontati) potrete prendere solo il treno all’orario indicato.

Una volta acquistato il biglietto, ricordatevi di attivarlo!

Su alcuni treni è possibile prenotare i posti a sedere, senza costi aggiuntivi.

Scarica la app di Trainline.com

Cambiate le abitudini (e non lamentatevi del cibo e del caffè, vi prego!)

Viaggio in Inghilterra del NordViaggiare per conoscere davvero dei posti, vuol dire mettersi in gioco, cambiare i ritmi, essere pronti a modificare il proprio modo di vivere.

Il bello è proprio questo, no? Quindi, se siete fissati con l’espresso, sappiate che posti dove gustarne uno fatto a regola d’arte, non ce ne sono molti.

Io parto avvantaggiata, perché amo il caffè lungo, i miei posti preferiti, comunque, dove prendere un caffè come si deve sono Costa e Caffè Nero.

Starbuck, invece, non mi entusiasma per nulla (diciamo pure che mi fa schifo, dai).

Per quanto riguarda il cibo, tenetevi a distanza dai cosiddetti “ristoranti italiani”.

È contro ogni mio principio andare a mangiare “italiano” all’estero: buttatevi a capofitto alla scoperta della cucina inglese.

Dovrete perdere i vostri pregiudizi italianissimi sul concetto di “cucinare” e di “cibo” (ma è proprio per questo che si viaggia, no? Per diventare persone migliori) ma, allo stesso tempo, avrete la possibilità di scoprire piatti deliziosi.

Io ho fatto scorpacciate di hamburger di manzo, steak con le patate, filetti di salmone scozzese arrosto e apple crumble.

La apple crumble è una crostata di mele e cannella servita con crema o gelato davvero buonissima – sempre se, prima di mangiarla, non ne contate le calorie.

Cosa mangiare durante il tuo viaggio in Inghilterra del Nord?

Ho apprezzato il famoso Sunday Roast, tipico piatto della domenica, con manzo (ma può essere servito con pollo, maiale, perfino l’anatra), patate, piselli, carote, yorkshire pudding – una sorta di frittella – il tutto “annaffiato” dalla (famigerata) salsa gravy, cioè la salsa ottenuta dalla cottura della carne. Devo dire che mi è piaciuto molto, anche se non ripeterei l’esperienza così presto (kcal ingurgitate almeno 2000).

Da provare assolutamente:

il Fish & Chips, nella puntata su Liverpool ve ne consiglierò uno davvero buono!

Chicken Tikka Masala che, a dispetto del nome “indiano”, è considerato – scherzosamente o quasi – il vero piatto nazionale: pollo, riso e una deliziosa salsa al curry con la panna.

Bangers and mash (o sausages and mash), cioè salsicce e patate schiacciate.

Full breakfast, cioè la colazione inglese (salsicce, uova, pancetta, ecc.) che viene servita, però, tutto il giorno.

Il tema di un mio prossimo post sarà, in ogni, sulla cucina inglese, quindi restate sintonizzati!

In ogni caso, comunque, dovunque si trovano ristoranti di ogni tipo (cinese, indiano, turco, ecc.), fast food (tipo Subway, che però a me fa schifo, o Pret A Manger, buono).

Ci sono, poi, i cari, vecchi supermercati con tramezzini, panini e piatti pronti: Sainsbury e Tesco i miei preferiti per scelta e rapporto qualità/prezzo, da M&S trovate la qualità migliore (e pesce buonissimo) e prezzi leggermente più alti.

Poi c’è Aldi che è una catena tedesca ed è una sorta di discount, la roba è buona (la frutta è ottima) e i prezzi sono decisamente più bassi).

Tenetevi ASSOLUTAMENTE a distanza dai vari Poundland, One Pound Shop ecc., una volta, presa dalla fame, ho comprato una pie e stavo per vomitare. Meglio tenersi la fame, davvero.

Bene, spero di avervi dato qualche notizia utile, tanto per cominciare, se avete domande, chiedete pure, sarà felicissima di rispondere! Non perdetevi i prossimi appuntamenti con il Mio Viaggio in Inghilterra del Nord, prossime tappe:

Manchester
Liverpool
Chester
Lancaster
York
St-Annes, Lytham, Blackpool

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