Il mito di Prometeo: fuoco, sangue e progresso

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Archeostorie è la rubrica in cui parlo di fatti storici, mitologia, archeologia e tante altre storie legate alle scoperte, all’antichità, a personaggi indimenticabili del mito e della storia.

Prima che il mondo venisse ordinato secondo le regole degli Dei dell’Olimpo, le forze del Cosmo erano governate da alcune divinità primordiali, nate dall’unione tra Urano e Gea, il Cielo e la Terra. Queste divinità erano i Titani.

Esiodo nella Teogonia cita 6 Titani (maschi) e 6 Titanidi (femmine), i cui nomi erano:

  • Oceano (Ὠκεανός)
  • Ceo (Κοῖος)
  • Crio (Κριός)
  • Iperione (Ύπέριον)
  • Giapeto (Ιαπετός)
  • Crono (Κρόνος)
  • Teia o Tia (Θεία)
  • Rea (Ῥέα)
  • Temi (Θέμις)
  • Mnemosine (Μνημοσύνη)
  • Febe (Φοίβη)
  • Teti (Τηθύς)

Fu proprio uno di questi, Giapeto, che assieme all’Oceanina Climene, diede vita a Prometeo e a suo fratello Epimeteo. Come spesso accade ai fratelli, i due avevano caratteri molto diversi. Prometeo, il cui nome vuol dire letteralmente “colui che pensa prima”, era riflessivo e razionale, Epimeteo, “colui che pensa dopo”, era tutto istinto.

Prometeo ruba il fuoco agli dei

Gli uomini un tempo, non conoscendo il fuoco, sulla Terra morivano di freddo e fame. Prometeo, sensibile alla sorte degli Umani e insofferente alle regole tiranniche di Zeus e degli dei, decise di salvare gli uomini e donar loro il fuoco.

Per riuscirci, s’introdusse di nascosto nella fucina di Efesto, rubò una scintilla di fuoco e la donò agli Uomini, che da quel momento iniziarono il cammino del progresso. Il fuoco significava focolare domestico, dunque casa, agricoltura, villaggi e un potere sempre crescente. La scoperta del fuoco, insomma, rese il genere umano più indipendente, cosa di cui Zeus non era affatto felice.

Ecco perché, con l’aiuto dello stesso Efesto, derubato, il Padre degli Dei fece incatenare Prometeo a una roccia esposta alle intemperie, in Scizia (una zona nell’odierna Asia Occidentale). Qui, un’aquila avrebbe mangiato il suo fegato, infliggendo al Titano un dolore incalcolabile ed eterno, perché di notte il fegato sarebbe ricresciuto.

Prometeo, però, non si piegò davanti al potere di Zeus, il titano sapeva qualcosa che lo stesso Padre degli Dei ignorava: un giorno sarebbe nato un eroe in grado di contrastare la potenza di Zeus, costui avrebbe liberato Prometeo dal supplizio.
Il nome di questo eroe? Eracle.

Prometeo mantenne il segreto nonostante le torture e solo grazie alla sua testardaggine e al coraggio, ottenne alla fine la libertà.

Anche Zeus non può sfuggire a ciò che è destinato

Eschilo, Prometeo, traduzione di Guido Paduano, INDA, 2012

Parecchio tempo dopo, Eracle, che in quel periodo viaggiare alla ricerca dei pomi delle Esperidi, si ritrovò a passare accanto alla roccia dov’era imprigionato Prometeo. Il Titano gli diede alcuni importanti consigli su come affrontare il lungo viaggio e come tornare sano e salvo a casa.

Ogni buona azione innesca un meccanismo di azioni altrettanto positive, così Eracle, grato a Prometeo per i suggerimenti, prese il suo arco, lo puntò al cielo e, senza una parola, uccise l’aquila che tormentava il titano, liberandolo.

A quel punto, il potere di Zeus era ormai consolidato e a Prometeo non restò che riconoscerlo, a sua volta, però, il Padre degli Dei non potè che accettare il progresso degli Uomini, ormai avviato da secoli.

Altre versioni del mito di Prometeo

La storia che vi ho appena raccontato è quella narrata da Eschilo nella trilogia dedicata al Titano: Prometeo portatore del fuoco, Prometeo incatenato, Prometeo liberato.

Esiste, però, anche una versione diversa del mito, raccontata sempre dallo stesso Eschilo nella Teogonia, il poema sulla nascita degli dei olimpici. In questa seconda versione, Prometeo si macchia di hybris, sfida, con tracotanza, gli dei ed è per questo che è punito.

La figura di Prometeo non è quella del ribelle giusto, ma dell’arrogante che va, per questo, punito. La hybris, nell’epica greca, è un evento negativo che ha il potere di scatenarne altri, altrettanto funesti, nel presente. L’azione di Prometeo di rubare il fuoco causerà al Titano il supplizio dell’aquila e agli Uomini l’ira di Zeus che cambierà il corso della loro storia.

Nelle Opere e i giorni, Eschilo racconta in che modo Zeus si vendicò con gli Uomini: a Efesto fece forgiare una donna bellissima, Pandora, che inviò sulla Terra perché sposasse il fratello di Prometeo, Epimeteo, il quale, proprio perché istintivo come vuole il suo nome, accettò subito, senza pensarci su due volte. In un’altra versione della storia Epimeteo, che era stato avvertito da Prometeo di non accettare doni da Zeus, rifiuta la donna, ma è costretto poi ad accettarla perché Zeus minaccia di torturare ancora più crudelmente Prometeo.

Pandora non giunse a mani vuote nella casa del futuro marito: con sé aveva il dono di nozze fattole da Zeus: un vaso che, guarda caso, conteneva tutti i mali del mondo. Un’altra versione del mito racconta che in realtà il vaso apparteneva a Epimeteo ed era quello nel quale lo stesso Prometeo aveva chiuso i mali del mondo. In ogni caso, il resto è storia: Pandora era bella quanto avventata, aprì il vaso e da quel momento gli uomini conobbero la vecchiaia, la gelosia, la malattia, il dolore, la pazzia e il vizio. La vendetta di Zeus, che non era un tipo molto sportivo, era completa.

Un’altra versione ancora del mito, narrata nella Biblioteca, opera attribuita a un certo Pseudo-Apollodoro, racconta la liberazione di Prometeo in una prospettiva diversa, anche se comunque legata a Eracle. Eracle ferì a morte Chirone con una freccia avvelenata, il centauro, però, essendo immortale non poteva morire: la sofferenza sarebbe andata avanti per sempre. Il dolore era così atroce che Chirone chiese a Zeus d’intervenire: a quel punto il Padre degli Dei barattò la sua vita con quella di Prometeo, liberò entrambi, Prometeo dalle catene e Chirone dalla vita.

Riflessioni sul mito di Prometeo

Prometeo è uno dei personaggi più amati della mitologia e forse il più importante, perché simbolo del legame tra divino e umano. È facile parteggiare per lui, dal momento che il Titano è così amico degli uomini da regalare loro il fuoco, anche se in una versione della storia, a causa di questo dono agli uomini toccano anche i mali del vaso di Pandora.

Prometeo incarna, nella visione comune, l’ideale del Ribelle, ma un ribelle giusto che non sfida l’autorità in quanto tale ma per ragione di giustizia sociale: infatti, il fuoco non è per se stesso, ma per gli Uomini.

Prometeo nella letteratura successiva

Ovviamente, quest’idea romantica dell’eroe giusto non può che far presa sugli ideali dello Sturm und Drang, da cui prenderà vita il Romanticismo. È così che Johann Wolfgang von Goethe scrive il suo Prometeo, nel quale è sottolineato il distacco e lo spazio incolmabile tra Dio e Uomo, di cui Prometeo con la sua azione sovversiva si fa portavoce.

Anche uno dei più importanti poeti romantici, Percy Bysshe Shelley non poteva che lasciarsi affascinare dalla figura del ribelle che rovescia l’opprimente autorità precostituita, consentendo il progresso del genere umano ed è con questo spirito che scrive il poema lirico Prometeo liberato, dove la storia finisce non con l’accordo tra Zeus e Prometeo, come nel mito classico, ma con la sconfitta del Padre degli Dei e il trionfo del genere umano. Insomma, l’eterna lotta tra Male e Bene termina con la vittoria di quest’ultimo.

Mary Shelly utilizza il nome Prometeo come sottotitolo del suo capolavoro: Frankeinstein o il Moderno Prometeo, il ribelle per eccellenza e l’outsider.

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