#ChitChat: intervista a Sergio Boffetti (0111 Edizioni)

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Oggi ospito un giovane talento della scuderia 0111 (e quindi anche mio collega): Sergio Boffetti!

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Ciao Sergio, benvenuto su Flavoria Universe. Presentati a chi non ti conosce ma fallo con… tre titoli di libri che ami (non rendiamo le cose semplici qui!)

Ciao, il mio nome è Sergio Boffetti. Sono uno scrittore/regista e vivo nella provincia di Bergamo. Sono convinto che un buono scrittore debba essere innanzitutto un buon ascoltatore, osservatore e lettore. Non smetto mai di ricercare spunti nuovi nelle vicende che mi vengono raccontate, nella vita che vivo e nei libri che leggo. I romanzi che hanno segnato di più la mia esistenza (sì, perché un libro può cambiare il modo di vedere il mondo, e di viverlo) e la mia maniera di scrivere sono: “Il Profumo” (P. Süskind), “Seminario sulla gioventù” (A. Busi), “Luminal” (Isabella Santacroce).

Facciamo un excursus della tua carriera come scrittore: da dove sei partito e dove hai intenzione di arrivare?

Ho iniziato a scrivere all’età di otto anni, quando una tragedia ha segnato per sempre la mia vita. Da quell’episodio, piccolo com’ero, sono stato affidato alle cure di psicologi e psicoterapeuti per superare il dramma e uno di loro mi ha consigliato di trovare una valvola di sfogo, quello che io chiamo “stratagemma”, per liberare il fiume nero che avevo dentro. Io ho scelto la scrittura. Da lì ho iniziato a inventare mondi alternativi a quello reale, in cui mi trovavo in pace con me stesso. Inizialmente erano fumetti, poi sono diventati racconti e infine, con “Quando la pioggia corre”, un romanzo.
Ho partecipato a diversi concorsi letterari e in uno di questi mi sono fatto notare con il racconto “Grazie, Merry” sul tema del nazismo in Italia che potete trovare e leggere anche online su diversi siti letterari.
Per il futuro ho decine di progetti, tra cui la stesura di un nuovo romanzo, completamente diverso dal primo, ma che avrà in comune con esso il desiderio di gettare luce su tutte quelle zone d’ombra che troppo raramente vengono trattate nella narrativa odierna, specialmente in quella italiana.

“Quando la pioggia corre” è il tuo romanzo d’esordio per 0111 edizioni: raccontaci com’è nato e a chi ti rivolgi.

“Quando la pioggia corre” è nato dall’esigenza di raccontare una storia drammatica con un bambino come protagonista (il bambino che potrei essere stato io ma anche ognuno dei lettori, per questo non gli ho dato un nome), una storia simile alla mia che non fosse però una biografia, con luoghi e personaggi inventati, ma che rispecchiasse i sentimenti che ho vissuto e che non ho potuto liberare quando un bambino lo ero ancora.

Chi sono i tuoi “miti” letterari?

Sono sempre personaggi estremi e borderline, come quelli narrati da J.T.Leroy (a cui molti mi accomunano); quelli a cui dà vita Isabella Santacroce (un po’ invincibili guerrieri e un po’ docili martiri di se stessi); quelli che non hanno nulla di comune, di scontato, di retorico. Un personaggio per appassionarmi deve farmi sognare oppure spaventarmi a morte perché mi ricorda troppo me stesso.

A parte la letteratura, qual è l’altra “arte” di cui non potresti fare a meno?

Il cinema, senza dubbio. Divoro film come fossi bulimico. Ne voglio sempre di nuovi come se soltanto essi – e i libri – mi facessero sentire vivo. Tant’è che ho iniziato a farne di miei. È iniziato tutto per gioco, il mio primo film amatoriale è uscito lo scorso ottobre, il giorno di Halloween, ed è un lungometraggio horror dal titolo “ANIMAVIVA (il ventre di Sara)” che vorrei far diventare una trilogia. Sto lavorando perché questa mia altra passione diventi un mestiere, qualcosa di professionale.

Che ne pensi della situazione dell’editoria italiana?

Penso che sia stagnante. È chiaro che gli editori italiani, anche quelli grandi, non potranno mai competere con i grandi editori americani o inglesi. Il nostro mercato ha un bacino piccolo, anche se alcuni dei nostri scrittori connazionali vengono tradotti e venduti in gran parte del mondo (e in molti casi mi chiedo per quale motivo, visto che per essere chiamati scrittori bisogna possedere un minimo di coraggio e di slancio creativo e io ne vedo molto poco in loro). La via più audace ed evoluta257-430-thickbox per poter combattere la casta dei raccomandati e riscattarsi dal giogo dell’editoria che da un lato ti pubblica solo dietro pagamento di lauto denaro, e dall’altra ti pubblica gratuitamente dandoti però le briciole, è il self-publishing ovvero l’autopubblicazione. So che alcuni scrittori storceranno il naso ed io stesso non sono ancora del tutto convinto che sia l’unica via percorribile (abbiamo una tradizione libraria che per secoli si è avvalsa di editori e cambiare rotta non è mai facile), tuttavia facendo due conti è meno dispendiosa economicamente sia per chi scrive che per chi legge, e permette a chi è veramente talentuoso di emergere e trovare la propria popolarità come davvero merita.

Saluta i lettori del nostro blog!

Un saluto ai lettori di Flavoria Universe. Potete seguirmi su Facebook sulla pagina ufficiale di Sergio Boffetti o su quella di Quando la pioggia corre.

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Grazie per avermi letto.

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