La ragazza del treno, Paula Hawkins [Recensione]

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buon-junkie Eccomi finalmente con una nuova recensione! Non ho avuto molto tempo per scrivere (e anche per leggere, purtroppo) nell’ultimo periodo, ma ho finito ben tre libri da un bel po’ e quindi mi si sono accumulate diverse recensioni. In ogni caso, parto dalla lettura completata più indietro nel tempo: La ragazza del treno, thriller psicologico di Paula Hawkins,  edito Piemme, pubblicato a giugno 2015 nella traduzione di Barbara Porteri per Studio Editoriale Littera. Un libro che ha avuto un intenso battage pubblicitario, complice l’uscita del film. Questa recensione sarà spoiler free, trattandosi di un thriller. In ogni caso, qualche mia riflessione potrebbe svelarvi parte della trama, per cui se siete fra quelli che non vogliono saperne nulla, non andate avanti, o meglio, andate direttamente alla mini-valutazione finale!

La mia valutazione

BELLISSIMO!
BELLISSIMO!

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Paula Hawkins è una scrittrice britannica, classe 1972, giornalista del Times e già autrice di romanzi rosa con lo pseudonimo Amy Silver: ma il successo commerciale è arrivato solo nel 2015, con questo thriller psicologico dalla trama avvincente che ha subito catturato l’attenzione di Hollywood. Non ho visto il film con Emily Blunt, ma conto di recuperare al più presto e sono curiosa di vedere come la vicenda è stata trasportata sul grande schermo.

La protagonista è Rachel, una donna sola, alcolizzata, che vive di un passato fatto di amore, speranze, sogni, ormai sgretolato. Ogni giorno Rachel prende un treno che la conduce a Londra, dove lavora, e ogni giorno, dal finestrino del treno, osserva la vita che si svolge attorno a lei. In particolare, Rachel ama una casa, una villetta nella quale abitano un uomo e una donna, che sembrano molto innamorati. Rachel li osserva baciarsi sul patio, sogna la loro vita: per lei sono la coppia perfetta, sono il simbolo dell’Amore Vero, l’amore che a lei non è stato concesso. Rachel non ha più una vita, per cui vive quella degli altri: ha dato persino un nome ai due, Jess e Jason.
Un giorno, però, vede una cosa che non si sarebbe mai aspettata: il castello di carte crolla, Jess e Jason non si chiamano davvero così, non sono così belli come le sembravano dal treno, né così perfetti. Che cosa ha visto davvero Rachel? Qualcosa che la porterà in un vortice di sconcertanti scoperte e pericolosi segreti, dal quale sarà sempre più difficile uscire.

Paula Hawkins intesse una trama che fin dalla prima pagina si rivela avvincente.

“È sepolta sotto una betulla bianca, vicino ai vecchi binari della ferrovia. La tomba è segnalata solo da un mucchietto di pietre, nient’altro. Non volevo attirare l’attenzione sul luogo in cui riposa, ma nemmeno potevo abbandonarla all’oblio. Dormirà in pace, lì: a turbare la sua quiete solo il canto degli uccelli e lo sferragliare dei treni”.

“Una per il dolore, due per la gioia, tre per una ragazza. Tre per una ragazza. Mi sono bloccata al tre, non riesco a proseguire. Ho la testa piena di suoni e la bocca impastata di sangue. Tre per una ragazza. Le gazze ridono, si prendono gioco di me con il loro gracchiare. Una schiera di gazze, cattivo presagio. Adesso le vedo, nere contro il sole. Non sono gli uccelli, è qualcos’altro. Sta arrivando qualcuno, mi dice qualcosa. Adesso guarda: ecco cosa mi hai costretto a fare”.

Con l’incipit partiamo dalla fine: sappiamo che è avvenuto qualcosa di terribile, che qualcuno è morto, che c’è stato un delitto. A parlare è un misterioso osservatore, che non sappiamo cos’abbia davvero a che fare con la vicenda e subito dopo una voce piena di paura, di sangue, di dolore… quella della vittima?
Non importa, perché dopo l’inizio inquietante, siamo nel 2013, assieme a Rachel, su un treno che va a Londra e qui, tra flashback e sogni e visioni causate dall’alcol, inizierà tutto.

La terra è ancora bagnata, ma il sole ha fatto capolino tra le nubi. Ho comprato una bottiglietta di vino, una soltanto. Non avrei dovuto, lo so, ma un pranzo con mia madre farebbe venire voglia di bere anche al più incorruttibile degli astemi.

Lo stile di Paula Hawkins è leggero, fluido, avvincente: bastano poche frasi e ci siamo dentro fino al collo, da quel momento è impossibile staccarsene. Questo romanzo, proprio come dovrebbe fare un giallo, riesce a tenere il lettore in bilico quasi fino alla fine con una serie di bugie ben orchestrate, visioni, salti temporali e ribaltamenti di trama.
La storia è raccontata dal punto di vista di Rachel, che è un’alcolizzata, per cui vi sono frequenti buchi in cui si annidano quasi tutti i misteri.

Ricordo di essermi abbassata per schivare un colpo e di aver sollevato le braccia ma è un ricordo “vero”?

Altro punto di vista quello di Megan, giovane, insoddisfatta, alla ricerca di qualcosa di più. Le vicende che vive Rachel sono successive a quelle raccontate da Megan: alla fin  i due piani temporali verranno a sovrapporsi e molte domande troveranno la loro risposta. Ad un certo punto del racconto, verrà anche introdotto il POV di un altro personaggio, Anna, nuova moglie di Tom, l’ex marito di Rachel (la donna per cui Rachel è stata abbandonata).

Io mi sento male. Sono la donna peggiore del mondo. Tra meno di un secondo scoppierò in lacrime.

La vicenda ruota attorno a Rachel, Megan, principalmente, ma personaggi altrettanto importanti sono Anna, Tom e poi  Scott, marito di Megan e infine  Kamal, psicologo che segue Megan. Le vite di questi sei protagonisti, all’apparenza diverse, s’incroceranno in una trama sempre più stretta.

Quello che emerge da queste pagine è la visione di una periferia grigia, fatta di solitudini e segreti imbarazzanti, di dolori non detti, di frammenti di vita gettati come immondizia ai bordi dei binari. Chi vive davvero non fa caso ai segni dell’abbandono e della decadenza, ma chi soffre, chi cerca simboli intorno a sé per superare il dolore, nota tutto. Rachel è questo: una donna alla ricerca di pace, che usa l’alcol per andare avanti e che in realtà è bloccata nello stesso punto da sempre. Nonostante il treno viaggi, si muova, Rachel è sempre ferma con la mente a ciò che è stato e sogna le vite degli altri perché non può più sognare la sua.

È stata una lettura molto piacevole, divorato in un giorno, per intenderci: i lettori più smaliziati storceranno un po’ il naso di fronte a un finale definito nella quarta di copertina “ineguagliabile” ma che è intuibile diversi capitoli prima della fine e forse un po’ troppo “romanzato”. In ogni caso, un libro scritto benissimo, che di certo consiglio a chi vuole iniziare a leggere gialli, a chi è interessato ai thriller e a stupirsi per una provincia inglese che sa di pioggia, lugubri uccelli, sangue e rumore di treni.

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