Le peggiori domande da fare a un autore di libri

Oggi voglio parlarvi della mia esperienza so far nel mondo della scrittura.
Mi farò qualche nemico? Non importa (tanto uno più uno meno, probabilmente riceverò meno insulti di quella volta che ho parlato male della saga di Divergent).

Finalmente a quasi un anno dalla pubblicazione del mio romanzo, posso finalmente fare la lista delle frasi più odiose che mi hanno rivolto in quanto “tizia che ha scritto un libro”.

1) Come sta andando il tuo libro?

Confesso, io quando mi chiedono come sta andando il mio libro non so cosa rispondere. Cioè, vuoi sapere se sto vendendo così tanto che tra poco mi compro la Rowling e tutta la Scozia? O vuoi sapere se sto vendendo così poco che manco mamma e papà sanno che ho scritto un libro? A questa domanda io rispondo come rispondo quando tizi che non mi vedono da due lustri mi chiedono: “come stai?” senza avere il benché minimo interesse reale verso il mio stato psico-fisico. Rispondo, cioè: “bene”. Un “bene” che non significa un cazzo, manco per me, ma che sicuramente include un “vaffanculo”.

2) Quante copie hai venduto?

L’ossessione per le copie vendute è una cosa divertente e triste assieme. E’ come quando ti chiedono “ma quanto guadagni?”. Può essere che un autore non voglia dirlo quante copie ha venduto o che non lo sappia ancora, può darsi che non sono cazzi tuoi, in ogni caso. Qualsiasi sia la risposta è incluso comunque anche qui un bel “vaffanculo”.

3) Quando mi porti il tuo libro? Con dedica eh!

Traduciamo direttamente dal Facciaculese: “io il tuo libro non me lo compro manco se mi ammazzano, perché non me ne frega niente. Però voglio averlo: me lo regali?” Amici, parenti, conoscenti, piccioni viaggiatori vi prego di credermi quando affermo che non possiedo 1000 copie del mio libro da regalare in giro per il mondo. Le copie le mando a prendere quando mi servono, con uno sconto autore, certo, ma le pago comunque. Quindi… umh… ecco la mia dedica: volete il libro? compratevelo!

4) Ciao, scrivo anche io, ci scambiano i nostri libri?

Sì, mi è capitato anche questo. Diciamo svariate migliaia di volte. Sarebbe: “ciao, vorrei comprare il tuo libro ma non voglio spendere soldi, accetti il baratto?” No, ragazzi. Il baratto non è più in voga da secoli. Il mio libro è in vendita (non siete obbligati ad acquistarlo, ci mancherebbe!) e se anche il vostro lo è e io dovessi essere interessata, lo acquisterò di certo. Non compro libri perché poi voi siate “costretti” a comprare il mio (dicesi “marchetta” questa) e non scambio il mio libro con altri. Come non faccio recensioni su amazon, sperando che poi voi facciate lo stesso. Orsù, un po’ di dignità.

5) Ma hai pagato per pubblicare?

Questo include due pensieri da parte dell’interlocutore: a) non è possibile che qualcuno abbia voluto davvero pubblicare il tuo libro. Devi aver pagato. b) sei un cretino.
So che il mondo è pieno di gente che acquista migliaia di copie del suo libro in una solo botta pagando migliaia di euro, ciononostante, prima di insultare qualcuno, dategli il beneficio del dubbio.

E a voi, autori, quali domande hanno rivolto finora?

 

 

 

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