Recensione di Questo canto selvaggio, Victoria Schwab [ Giunti ]

Reading Time: 7 minutes

Questo canto selvaggio è un romanzo di cui si sta parlando davvero tanto: il titolo mi ha subito colpito, così diverso dal 90% dei titoli di young adult che trattano più o meno lo stesso argomento. Un titolo che induce a credere che questo sia un romanzo a suo modo poetico, che racconti qualcosa in più di una semplice storia di adolescenti in un mondo devastato e pericolo: e in effetti, in parte, è così. Non è un libro privo di difetti, attenzione, ma di certo mi ha lasciato una certa curiosità.

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Titolo: Questo canto selvaggio (This Savage Song )
Autore: Victoria Schwab
Serie: Monsters of Verity #1 (seguito da “Our Dark Duet” – inedito in Italia)
Editore: Giunti
Uscita: giugno 2017
Prezzo:18.00 €
ACQUISTA: cartaceo | ebook

Trama: Per anni Verity City è stata teatro di crimini e attentati, finché ogni episodio di violenza ha cominciato a generare mostri, creature d’ombra appartenenti a tre stirpi: i Corsai e i Malchai, avidi di carne e sangue umani, e i Sunai, più potenti, che come implacabili angeli vendicatori con il loro canto seducente catturano e divorano l’anima di chi si sia macchiato di gravi crimini. Ora la città è attraversata da un muro che separa due mondi inconciliabili e difende una fragile tregua: al Nord lo spietato Callum Harker offre ai ricchi protezione in cambio di denaro, mentre al Sud Henry Flynn, che ha perso la famiglia nella guerra civile, si è messo a capo di un corpo di volontari pronti a dare la vita pur di difendere i concittadini e ha accolto come figli tre Sunai. In caso di guerra la leva più efficace per trattare con Harker sarebbe la figlia. Così August, il più giovane Sunai, si iscrive in incognito alla stessa accademia di Kate per tenerla sotto controllo. Ma lei, irrequieta, implacabile e decisa a tutto pur di dimostrare al padre di essere sua degna erede, non è un’ingenua…

THE QUEEN PUPPET É RIMASTA PIACEVOLMENTE COLPITA
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La mia recensione

22519151_1925232227503144_5828548788584506875_nLa prima cosa che mi ha colpito, positivamente, di questo romanzo è lo stile: il linguaggio è chiaro, armonioso, arricchito da metafore e similitudini, che lo rendono visivamente potente. L’autrice sa di cosa parla e riesce a farci percepire sentimenti, azioni, movimenti, silenzi. Questa è una caratteristica da non sottovalutare: se la scrittura è pesante, legnosa, la trama non ha alcun valore, io lascio perdere. Ecco, questo stile così bello (sapientemente tradotto da Roberto Serrai, devo aggiungere) mi ha spinto a continuare una lettura che, in altri casi, probabilmente avrei abbandonato: questo perché fino a metà libro, trama e personaggi non mi avevano per nulla preso.

Kate e August: Romeo & Giulietta in salsa distopica

Partiamo dai protagonisti di questa sorta di “Romeo e Giulietta” in ambientazione distopico-fantasy. Kate è la figlia di uno degli uomini più potenti di Verity City, Callum Harker: costui è sceso a patti coi mostri, dietro pagamento si prende cura dei cittadini nel Nord della città. É in tutto e per tutto un criminale che ha sfruttato il suo potere e le disgrazie delle persone per far soldi e acquisire potere. Kate è inquieta, attaccabrighe, la morte tragica della madre le ha segnato profonde cicatrici, non solo fisiche, purtroppo. Ecco, il personaggio di Kate, all’inizio, mi è sembrato un po’ troppo stereotipato: la ragazza dura e spietata fuori, dentro fragile. Non ho provato simpatia e neanche empatia per questo personaggio, che invece migliora moltissimo in seguito all’incontro con August. Per il giovane Sunai (uno dei mostri, ma di quelli belli e fighi che uccidono suonando il violino!) stesso discorso: troppo gentile, troppo perfetto, troppo cliché. August sa di essere estremamente potente, ma non vuole più fare del male a nessuno, nonostante il dolore che questa scelta possa provocargli. August, infatti, come ogni Sunai, si nutre delle anime di criminali, persone che hanno commesso omicidi, in massima parte: nonostante questo, il ragazzo non vuole più uccidere nessuno, l’esperienza della morte lo ha provato moltissimo. Insomma, una specie di Frankenstein-Pinocchio (se il paragone non è troppo ridicolo) che vuole disperatamente essere umano. Anche August migliora moltissimo dopo l’incontro con Kate: i due personaggi, insieme sulla scena, sono più sfaccettati, approfonditi, migliorano moltissimo. Questo avviene a circa metà romanzo, ecco perché gran parte della mia attenzione è stata catturata solo in quel momento.

«August?» insistette Kate. «Stai bene?»
«Sì» disse lui, e questa parola gli riempì il corpo e la mente.
Era la verità.

Una città spaccata in due

Schermata 2017-10-24 alle 11.34.29Passiamo all’ambientazione, che invece ho trovato molto bella. Mi piace molto l’idea di una città divisa tra Nord e Sud e della guerra civile che la opprime: al momento in cui la storia parte, siamo in una fragile tregua tra Callum Harker, nel Nord, e Henry Flynn, nel Sud (che è il padre adottivo di August). La situazione nel Sud è molto diversa: laggiù non ci sono accordi fra mostri e umani, Henry Flynn combatte con tutte le sue forze (e l’aiuto di tre Sunai) la crudeltà e la fame di Malchai e Corsai, che sono le due specie di mostri che tormentano gli esseri umani, nascondendosi fra le ombre e divorando i poveracci che si arrischiano fuori dopo il coprifuoco. Quindi, da un lato l’opulenza di Callum Harker che, con la sua politica, ha dato una parvenza di tranquillità alla sua gente, dall’altra la povertà e la disperazione di Henry Flynn, la cui battaglia per la vita continua giorno dopo giorno. Ricorda un po’ la divisione della Berlino Est da quella Ovest, per fare un parallelo con la nostra storia più recente. Callum Harker è un personaggio chiaramente negativo (almeno in questo primo libro), invece Henry Flynn raccoglie simpatie per la maniera in cui vuol bene ai suoi tre figli (che non sono suoi figli davvero) e per la forza di volontà nel portare avanti una guerra difficile e sanguinosa non solo contro i mostri ma anche contro Callum Harker, una guerra che prevedere anche l’utilizzo del suo Sunai più giovane (August) in una missione pericolosa: August viene, infatti, incaricato di intrufolarsi come studente nella stessa scuola di Kate e di seguirla, per scoprire i punti deboli di suo padre.

«Ma qualcuno deve tenere a bada le ombre.»
August s’irrigidì. «Quali ombre?»
«Quelle coi denti aguzzi.»

Gli ultimi Sunai

Chi sono i Sunai? Sono una specie di mostri molto particolare: il loro compito, a quanto pare, è quello di punire gli assassini. I Sunai nascono dalla morte, da eventi tragici e orribili, ecco perché il loro scopo nella vita sembra essere quello di trovare criminali per mangiarne le anime. Gli unici tre Sunai esistenti sono quelli adottati da Henry Flynn: Leo, duro e spietato, braccio destro del padre, non si fa scrupoli, usa i suoi poteri ben felice di farlo; Ilsa, dolce e tormentata quanto terribile come arma di distruzione, la sorella mentalmente fragile ma dagli immensi e distruttivi poteri; August, che sembra avere molti dubbi sulla sua natura: ama la musica, vorrebbe vivere come un essere umano normale.

Non mescolarci con quelle creature spregevoli. Non siamo Corsai, simili a uno sciame d’insetti. Non siamo Malchai, che ci nutriamo come bestie. I Sunai sono la giustizia. I Sunai sono l’equilibrio.

Niente amore, o forse sì.

22489909_1919166601443040_131027468224079272_n (1)Sono felice che l’autrice abbia deciso di dedicare la maggior parte del suo tempo alla questione più importante: il complotto in cui si ritrovano sia Kate che August, lo sviluppo del rapporto tra i due, l’approfondimento dei loro background, piuttosto che la banale nascita della loro storia d’amore. Sono stata felice di non trovare momenti romantici, anche se si capisce che un sentimento sta per nascere. Victoria Schwab ci ha raccontato una storia di morte, tradimenti, dolore: se ci avesse infilato anche una storia d’amore, il tutto sarebbe diventato molto più improbabile. In un contesto come questo è molto più importante uno sguardo, una carezza appena accennata, il fatto che nessuno dei due riesca a tradire l’altro, che rischi la vita pur di salvare quello che, fino a qualche giorno prima, era considerato il nemico principale. Comunque, nel secondo volume della serie, anche questo aspetto sarà approfondito, è sicuro.

Un’altra cosa che non mi è piaciuta

É la maniera in cui uccidono i Sunai, cioè suonando uno strumento musicale. O meglio: lo strumento musicale serve ad attirare le vittime, che una volta vicine, vengono svuotate della loro anima e finiscono senza occhi, come se glieli avessero bruciati. Ecco, trovo che quando, nel bel mezzo di una scena tragica, August tira fuori il violino o Leo (il fratello maggiore, il più duro, spietato e guerrafondaio dei tre fratelli Sunai) il flauto, il pathos, l’ansia, l’adrenalina muoiano.

Lo stile di Victoria Schwab

Mi piace moltissimo, come dicevo. É uno dei motivi per cui la storia scorre via veloce, anche quando la trama zoppica un po’. Il linguaggio è espressivo, realistico ma allo stesso tempo poetico, mistico in parecchi punti. Le metafore sono sempre calzanti, danno la misura esatta di ciò che i protagonisti vedono/provano. Lo stile è misurato ed elegante, bilanciato, asseconda il ritmo della narrazione e non si concede inutili lungaggini.

Concludendo…

Mi è piaciuto. Qualche riserva sulla prima metà del libro, che funge da prologo un po’ troppo lungo per i miei gusti e in cui i personaggi presentano caratteristiche stereotipate, ma la seconda parte è decisamente migliore, più azione, più profondità di sentimenti, personaggi sensibilmente migliorati. Certo, forse il “cattivo” di questo primo volume non è una sorpresa (nessun dubbio, in generale, su chi gioca nel Team “Villain”), ma mi aspetto che la storia prenda una piega più complessa già dal secondo volume. Perciò: se vi piacciono le ambientazioni post-apocalittiche, una divisione bella netta fra Bene e Male, qualche misticismo e una coppia semi-rassicurante di protagonisti, leggetelo!

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