Recensione di Raccontami di un giorno perfetto, Jennifer Niven

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buon-junkie Buongiorno e buon primo giorno di primavera! Finalmente la mia stagione preferita (assieme all’autunno) è iniziata e speriamo duri il più possibile. Oggi recensisco un libro attorno al quale si è creato un numero incredibile di fan entusiasti, colpiti dalla storia d’amore fra i due protagonisti, Violet e Theodore: Raccontami di un giorno perfetto di Jennifer Niven affronta di certo un argomento duro, soprattutto per un Young Adult, eppure così comunque all’adolescenza: quello della morte, del suicidio, del senso della vita. L’unico problema è che non ho trovato, leggendo, motivi per entusiasmarmi come il resto del mondo. A dirla tutta ho trovato questa storia piuttosto noiosa. Ma voglio dirvi tutto quello che penso con calma, perciò, prima le informazioni tecniche sul libro.

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TITOLO: Raccontami di un giorno perfetto (Originale: All the Bright Places)
AUTORE: Jennifer Nivel
EDITORE: De Agostini
GENERE: Young Adult – Drama – Romance
SERIE: autoconclusivo
USCITA: 1 giugno 2016

È una gelida mattina di gennaio quella in cui Theodore Finch decide di salire sulla torre campanaria della scuola per capire come ci si sente a guardare di sotto. L’ultima cosa che si aspetta però è di trovare qualcun altro lassù, in bilico sul cornicione a sei piani d’altezza. Men che meno Violet Markey, una delle ragazze più popolari del liceo. Eppure Finch e Violet si somigliano più di quanto possano immaginare. Sono due anime fragili: lui lotta da anni con la depressione, lei ha visto morire la sorella in un terribile incidente d’auto. È in quel preciso istante che i due ragazzi provano per la prima volta la vertigine che li legherà nei mesi successivi. I giorni, le settimane in cui un progetto scolastico li porterà alla scoperta dei luoghi più bizzarri e sconosciuti del loro Paese e l’amicizia si trasformerà in un amore travolgente, una drammatica corsa contro il tempo. E alla fine di questa corsa, a rimanere indelebile nella memoria sarà l’incanto di una storia d’amore tra due ragazzi che stanno per diventare adulti. Quel genere d’incanto che solo le giornate perfette sono capaci di regalare.

Raccontami di un giorno perfetto è un romanzo commovente e coraggioso. Una storia che spezza il cuore in tutti i modi possibili e ci ricorda che cosa significa essere vivi.

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Dunque. Da dove iniziare? Prima di tutto: se vi è piaciuto questo romanzo, non odiatemi. Il mondo è bello perché vario.
Partiamo dai protagonisti: Violet e Finch si ritrovano sul tetto della scuola, indecisi se buttarsi o meno. Violet è depressa e non ama più la vita dopo la morte in un incidente d’auto di sua sorella Eleonor, mentre Finch medita il suicidio da un bel po’ di tempo. I due si conoscono così e questa prima scena mi è piaciuta, se la storia fosse continuata sul filo del grottesco e dell’umorismo, mi avrebbe colpito di più. Invece si trasforma in “Colpa delle stelle” e a me i romanzi strappalacrime con protagonisti giovani votati alla morte (qui la malattia è mentale) non fanno impazzire. É troppo facile far provare dei sentimenti al lettore in questo modo…

I personaggi di Violet e Finch sembrano costruiti per far piangere: fin dal primo capitolo ho capito dove la storia sarebbe andata a parare (ma visto che io ho il cuore di pietra e piango solo se ci sono cuccioli indifesi che amano i loro padroni, con me non ha funzionato l’operazione-strappalacrime). Ho sperato fino alla fine di avere torto, ma purtroppo così non è stato. Ho seguito con indolenza il progredire della storia: non sono riuscita a provare empatia né per Violet né per Finch, più di una volta ho pensato di chiudere il libro e dedicarmi ad altro.

Violet è una ragazza bella, popolare, solare, finché la sorella non muore in un tragico incidente: Violet si salva e da quel momento vive la sua vita come una colpa da espiare. I suoi genitori sanno cosa le passa per la testa, ma non sanno bene come agire: anche loro devono ancora vivere questo lutto. Ho trovato il suo personaggio bidimensionale: Viole si sente in colpa per essere viva, è depressa, pensa al suicidio. Non prende alcuna iniziativa, né decisioni, né la vediamo compiere un cambiamento (se non alla fine e comunque non per merito suo).

Finch invece è lo strambo della scuola, tutti sanno che prima o poi s’ammazzerà ma non gliene frega niente a nessuno e continuano a prenderlo in giro, anche se ci sa fare con le ragazze ed è anche un bel ragazzo. Finch è un personaggio bipolare, tra depressione ed entusiasmo, ma qualcosa nella costruzione del suo background non ha funzionato, secondo me, e non sono riuscita a inquadrarlo più precisamente del suo caso clinico.

La cosa che mi ha disturbato di più, è che l’autrice sguazza nella depressione dei suoi personaggi senza descriverli davvero. Ci parla della loro malattia mentale, non di loro come esseri umani. É un libro sul suicidio, in cui il suicidio diventa il personaggio principale, assumendo tratti quasi romantici in maniera completamente assurda e pericolosa.

Non esistono quasi altri personaggi, il che ha reso la storia noiosa per quanto mi riguarda. C’era del buon potenziale in Charlie, l’amico di Finch, ma di questo personaggio conosciamo solo qualche battuta iniziale e poi più nulla. L’autrice ha preferito concentrarsi sulla storia d’amore, sulla maniera in cui Finch ha provato a salvare Violet, costruendo una storia del tutto irreale e personaggi non credibili, due adolescenti che vivono in un mondo in cui gli adulti sono evanescenti e non capiscono niente, non sono d’aiuto. Certo: insegniamo ai ragazzi a non fidarsi di nessuno.

Il finale, poi, per me è stato la ciliegina sulla torta, l’unico scopo dell’autrice sembra quello di stimolare le ghiandole lacrimali, cosa che a me non ha commosso per niente: il suicidio non è romantico, i disturbi di personalità non sono un argomento del quale si possa parlare con leggerezza, soprattutto se il pubblico sono gli adolescenti.
Cosa insegna questo libro?
Che genitori, scuola, medici non capiscono niente e che quindi si deve trovare da soli la strada della salvezza, magari innamorandosi di un’altra persona con la stessa malattia. Anche no. Medici, genitori e scuola sono fondamentali e curarsi da soli equivale ad aumentare le possibilità di morire.

La mia valutazione

NON MI HA CONVINTO
NON MI HA CONVINTO

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