Recensione di Thornhill, Pam Smy (Uovonero)

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Thornhill: collina di spine, lo dice anche il nome, non è un posto ospitale. Eppure, ospita ragazzine senza genitori: dovrebbe essere bianco e luminoso, pieno di risate, accogliente. Thornhill è tutto il contrario invece: somiglia a una casa infestata, cupo e nero, pieno di stanze in cui macinano solitudini e corridoi scricchiolanti, come quelli percorsi dai fantasmi. Thornhill è un orfanotrofio e ci vive Mary, con le sue bambole di creta e le sue paure, con le ombre che le entrano nel cuore quando cala la sera e, dietro la porta, c’è “lei”, il suo carnefice, che viene a tormentarla. Thornhill di Pam Smy, Uovonero edizioni, è una storia di violenza, bullismo, abbandono. É una storia ma è anche la dura e spietata verità.

Titolo: Thornhill
Testi e illustrazioni: Pam Smy
Editore: Uovonero
Collana: I geodi
Pagine: 533
Uscita: agosto 2017
Prezzo: 18.50 €
Acquista: cartaceo

Trama: Una storia di amicizia tra due ragazze, raccontata attraverso suggestive immagini e le pagine di un diario ritrovato, che tocca con poetica delicatezza temi importanti quali il bullismo, la solitudine, la diversità, la speculazione edilizia, la mancanza dell’affetto genitoriale.

THE QUEEN PUPPET RITIENE CHE QUESTO LIBRO SFIORI LA PERFEZIONE
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Recensione

thornhill04Le cupe immagini in bianco e nero con le quali inizia la storia trasportano subito il lettore in un’atmosfera da ghost story di fine Ottocento. Il cartello “vietato l’accesso”, il filo spinato, le sterpaglie e un solitario corvo: ecco i primi elementi della storia. Il filo spinato fa subito pensare a un “luogo proibito”, abbandonato, privo di spirito vitale e pericoloso, tagliente, appunto, mentre il corvo, cupo e gracchiante, è il marchio di una vita che permane, nonostante l’evidente stato di abbandono, ma solitaria e abbandonata a se stessa, silenziosa e interrotta solo da un triste frullare d’ali, ogni tanto, e da un verso stridulo.

Sapevo che era troppo bello per durare. Lei è tornata.

Pagine d’un nero profondo e totale separano le illustrazioni dai testi, che fanno parte di un diario segreto, quello di Mary, orfana ospite di Thornhill nel 1982.

thornhill01Il filo spinato è Mary, che vive rinchiusa nella sua stanza, con le sue bambole di creta, per sfuggire alla violenza psicologica di “lei”, una compagna d’istituto che l’ha presa di mira e la tormenta, il corvo che osserva Thornhill incuriosito è Ella, l’altra protagonista della storia, la cui vicenda è raccontata tramite le bellissime illustrazioni in bianco e nero. Ella si è appena trasferita nella villa di fronte all’orfanotrofio, suo padre è sempre occupato e la ragazzina trascorre molto tempo da sola.

Due solitudini che s’incontrano, dunque, due tristezze che combaciano: Pam Smy le racconta in maniera speculare, con stile cupo, inquietante come un racconto di Poe, ma allo stesso tempo rivolgendo alle vite delle due ragazze uno sguardo realista e delicato. Non ci sono sconti, per nessuno, in questa vicenda: il bullismo è la perfetta storia del terrore, altro che fantasmi, altro che assassini, altro che mostri nascosti nel buio! L’ambientazione è quella di un film horror, è vero, ma il vero mostro è più reale di quanto pensiamo. Fa rabbia pensare a quante persone abbiano sofferto o soffrano per colpa dell’isolamento, dell’ingiustizia, del bullismo: questa è una storia che fa sentire il lettore inerme, impotente, che lo fa arrabbiare, com’è giusto che sia.

thornhill02La cosa che mi è piaciuta di più di Thornhill è proprio questa: le atmosfere fanno pensare a una storia di Poe o di Henry James, ma il contenuto è talmente attuale da essere scioccante. Farei leggere questo libro nelle scuole, perché è un modo tutto nuovo di raccontare il bullismo: entriamo talmente tanto nella testa della vittima da sentire quelle violenze sulla nostra stessa pelle. E non è tutto: Pam Smy riesce a farci entrare anche nella prospettiva del carnefice, nelle sue paure, nel suo bipolarismo. Non è una questione di bene e male, sembra dirci l’autrice, è una questione di sfumature, di cose non dette e occhi chiusi al momento meno opportuno. Anche i carnefici hanno paura, anche i carnefici piangono nel buio, anche i carnefici possono diventare vittime, come le vittime, carnefici. L’odio chiama odio, la violenza genere violenza, la solitudine attira altra solitudine: è un circolo vizioso, una catena difficile da distruggere. Forse, osservando le cose nella prospettiva giusta, potremmo riuscirci.

thornhill03533 pagine che volano via in un attimo, grazie anche al fatto che buona parte della storia è raccontata per immagini e che la parte scritta è un diario diviso in brevissimi paragrafi, dunque una lettura non solo profonda e necessaria, ma anche veloce.

Consiglio questo libro a tutti, davvero: lo consiglio a chi ha vissuto o vive il bullismo sulla propria pelle, perché trovi il coraggio di chiedere aiuto, di ribellarsi, lo consiglio ai bulli, perché comprendano quanto buio creano con le loro azioni, per far loro capire che la rabbia che sfogano sugli altri può essere sconfitta in altri modi, lo consiglio agli adulti che non sanno, o hanno dimenticato, che l’infanzia e l’adolescenza possono essere momenti orribili, che quelli che passano per testardi silenzi possono essere mute richieste d’aiuto.

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