Recensione di Misteriosa, Olga di Carta 3 – Elisabetta Gnone

Buongiorno lettori!

Finalmente ritorno alla vita (e al blog) con la recensione di Misteriosa, Olga di Carta 3, il terzo volume della serie edita Salani sul potere delle storie, scritta da Elisabetta Gnone, l’autrice di Fairy Oak.

Fairy Oak è una saga che io ho amato particolarmente, potete leggere le recensioni della saga qui di seguito:

Recensione Fairy Oak, trilogia originale
Recensione I Quattro Misteri di Fairy Oak, tetralogia sequel

Ma andiamo al dunque, perché è ora di leggere la mia recensione di Misteriosa, Olga di Carta 3!

Misteriosa, Olga di Carta

Titolo: Misteriosa
Autore: Elisabetta Gnone
Serie: Olga di Carta, volume 3
Data di pubblicazione: 29 ottobre 2018
Pagine: 180
Prezzo: 12.66 €
Link d’acquisto: Cartaceo

Acquista Olga di Carta – Il viaggio straordinario (volume 1)
Acquista Olga di Carta – Jum fatto di buio (volume 2)

Misteriosa, Olga di CartaMisteriosa, Olga di Carta 3 è un romanzo che si allontana un po’ dai precedenti due, pur essendone la naturale continuazione: Elisabetta Gnone racconta, stavolta, una storia dal ritmo volutamente meno dinamico e dall’atmosfera onirica e intima.

È questa una storia che l’autrice racconta più agli adulti che ai bambini e, soprattuto, a una categoria fondamentale di adulti: gli insegnanti.

Anche questo volume è strutturato, come i precedenti, su due livelli narrativi: la storia di Olga, Mimma, Bruco e del bizzarro e simpatico paesino di Balicò e quella narrata da Olga, che questa volta racconta di quadri magici e coloratissimi nei quali tuffarsi per sfuggire alla realtà.

Manca l’atmosfera picaresca del “Viaggio straordinario”, in cui Olga di Carta viaggiava alla ricerca di se stessa e imparava che essere diversi vuol dire anche essere unici al mondo.

Non c’è il ritmo scanzonato delle storie con protagonista Jum, il simpatico mostriciattolo fatto di buio che si nutre di dolore e paura.

In questo terzo volume, Elisabetta Gnone decide di scrivere non solo per i bambini, ma anche per gli adulti, un compito davvero difficile.

Questa è una storia meno dinamica, certo, ma più profonda, direi intima, delle altre due.

Olga, Bruco, Mimma (e la sua amica Mirina, che viene dalla città e della vita di campagna non sa nulla) si ritroveranno bloccati, a causa di una tormenta, e lì, la capacità di Olga di raccontare e rassicurare salverà nuovamente la situazione.

La storia che stavolta Olga racconta ha per protagonista una bambina, Misteriosa, in grado di viaggiare tra realtà e fantasia: Misteriosa può tuffarsi nei quadri e nelle immagini di un libro e “navigare” fra mille colori e storie diverse.

I suoi genitori lo sanno, anche se non approvano: è bizzarro, per non dire assurdo, che una bambina sparisca per ore in una storia, no? Senza contare che gli abiti di Misteriosa, ogni volta che torna, le stanno sempre enormi!

Metafora meravigliosa di ciò che provano tantissimi piccoli “navigatori fantastici”.

Sono stata anche io una piccola Misteriosa, con una fantasia enorme, che adorava immergersi nei libri, che aveva spesso la testa fra le nuvole e preferiva decisamente la fantasia alla realtà.

I miei compagni di classe non comprendevano come potessi preferire i libri ai giocattoli o ai vestiti o alle uscite, e gli adulti che mi guardavano con preoccupazione, perché ero quel che si poteva definire, una bambina “stramba”.

Ho imparato col tempo a non sentirmi così.

Ma ho imparato anche che era sbagliato e pericoloso rifiutare la realtà per la fantasia, che l’amore per i libri non doveva impedirmi di avere degli amici, uscire, fare esperienze reali.

Dovevo solo trovare le persone giuste con cui uscire, vivere la vita e sentirmi a mio agio, nella mia “stranezza”.

Misteriosa, Olga di Carta 3 è una storia, bellissima, dolce, intima, che insegna appunto questo: la fantasia è fondamentale, la realtà non dev’essere dimenticata.

Tornare alla realtà è sempre stato fondamentale.

Devono capirlo i bambini: di ogni storia in cui entri, devi anche conoscerne l’uscita.

Devono capirlo gli adulti: realtà e fantasia non sono in contrapposizione, lì dove i confini della realtà sfumano nel sogno, ecco che inizia la fantasia, necessaria a diventare persone migliori.

Per diventare splendidi adulti, occorre restare un po’ bambini.

In Misteriosa, Olga di Carta 3 Elisabetta Gnone prende la Teoria del Fanciullino di Pascoli la mescola con Mary Poppins e tira fuori una storia dolcissima che non solo i bambini ma, come dicevo all’inizio, soprattutto gli adulti (e in particolare gli insegnanti) dovrebbero leggere.

L’autrice è stata in grado di tuffarsi nella mente dei bambini, uscirne e visitare anche quella degli adulti, scoprirne i bisogni e le paure, e gettarli sul tavolo, visibili, come carte di un mazzo.

Quante volte li mettiamo davanti alla realtà senza averli prima preparati, senza esserci prima assicurati che abbiano i mezzi, gli strumenti per comprenderla.

L’idea tutta adulta che un bambino “debba crescere” (fai il grande!, Sei grande ormai per queste cose!, Devi imparare ad affrontare il mondo!) è il più delle volte sbagliata.

Piuttosto, dice con la sua storia, Elisabetta Gnone, impegniamoci da adulti e soprattutto insegnanti (e nella categoria dei prof ci sono ormai, da un po’, anche io) a comprendere i ragazzi, a non spaventarli con la necessità di crescere, impariamo a usare la fantasia anche noi, accettiamo la vita con la stessa semplicità con cui la accettano i bambini.

Accettiamo le presunte “diversità”, i diversi tipi di amore, proprio come fanno i bambini: un tema solo sfiorato da Elisabetta Gnone, ma una carezza che ha un valore immenso, proprio per la naturalezza con cui è affrontato l’argomento, un segnale importantissimo, un abbraccio a tutti i bambini ma soprattutto a quelli, che in queste parole, si riconosceranno.

E mai, mai, ci fu altro da spiegare.

Ricordiamoci, infine, dei tempi in cui una storia aveva il meraviglioso potere di proteggerci e torniamo a sfruttare quel potere, per far sentire al sicuro tutti i bambini del mondo.

Alla fine di questo romanzo, posso dire di essere grata a Elisabetta Gnone e alla sua capacità di far sentire i suoi lettori, bambini e non, al sicuro, compresi, parte di questo bellissimo e colorato mondo in cui viviamo.

 

 

 

Continue Reading

Scrivere Armonia di Pietragrigia mi ha salvato!

Armonia di Pietragrigia

Armonia di PietragrigiaQuesto è un post molto personale, come credo si evinca dal titolo.

Armonia di Pietragrigia è la saga fantasy che ho iniziato a scrivere nel 2003, ossia QUINDICI anni fa, ossia una vita fa. Facevo l’università quando mi venne l’idea di una ragazzina che trovava per caso il passaggio per un mondo fantastico chiamato Flavoria.

Clicca qui se vuoi leggere il primo capitolo di Armonia di Pietragrigia – La Compagnia della Triste Ventura gratuitamente? ]

L’influenza di Harry Potter è stata fortissima, avevo visto per la prima volta il film “La pietra filosofale” al cinema, nel 2001, poi avevo comprato i libri e da lì, un amore eterno che dura ancora oggi, più forte che mai.

Ma la storia di come ho scritto questa serie è più complessa di così. Era un periodo difficile, per me.

Ho sempre avuto la tendenza alla tristezza, fin da piccola: certo, è una tendenza del tutto in antitesi con quello che traspare abitualmente. Rido, mi piace stare con gli altri… eppure. Eppure, ognuno ha le sue zone d’ombra e le mie erano davvero profonde e scure, a quei tempi.

Non ero felice, non ero soddisfatta, non avevo il controllo delle mie emozioni, mi sentivo colpevole per cose di cui, forse, non avevo colpa. Passavo dall’odio per me stessa all’odio per gli altri. Non capivo. Non sapevo.

Adesso è sola, in un luogo pieno di ombre e di antichi dolori.
La Leggenda della Spada-Smeraldo, Armonia di Pietragrigia volume 5

C’è una cosa che amo delle storie per ragazzi e in generale nel fantasy: il buio esiste, le cose cattive ci sono, ma  in quelle storie, quasi sempre, il buio viene sconfitto. E di solito a sconfiggerlo sono le persone che sembrano meno adatte a quello scopo. Un Hobbit è l’unica creatura in grado di distruggere l’Unico Anello. Un ragazzino mezzosangue e con gli occhiali cresciuto fra Babbani sconfigge il Signore Oscuro.

Una persona davvero coraggiosa, fa ogni giorno i conti con le sue debolezze. Nulla è facile per chi è davvero buono.
La Compagnia della Triste Ventura – Armonia di Pietragrigia volume 1

Armonia di Pietragrigia

C’è speranza in tutto questo, no?

Così, nel buio che mi affliggeva in quel momento, è spuntata fuori questa ragazzina sola, piena di rabbia e poteri inespressi, una ragazzina che si sente diversa, che a volte odia tutti, a volte solo se stessa, ma che prova, con tutte le sue forze, a trovare il suo posto nel mondo.

Così, è nata Armonia di Pietragrigia. E scrivendo di Armonia di Pietragrigia e del suo buio, anche io ho imparato ad affrontare quelle zone d’ombra di cui è costellata la vita.

Non essere triste troppo a lungo o le cose migliori ti sfuggiranno.
I ribelli di Almamara, Armonia di Pietragrigia volume 2

Scrivere è meraviglioso anche per questo: hai una vita, sulla carta, che puoi controllare (più o meno). Quando commettevo qualche errore nella vita reale, ci ragionavo su e ne tiravo fuori una storia, un sentimento da far provare ai miei personaggi e poi ne scrivevo la soluzione. E quella soluzione, a volte, mi aiutava nella vita reale.

Insomma: come salvarvi la testa senza andare dallo psichiatra!

La scrittura di Armonia di Pietragrigia, la saga in cinque volumi che si è appena conclusa, ha richiesto molta fatica e molto lavoro: scrivere una serie così lunga mi ha tolto energie per scrivere altro, ma sono felice, alla fine, di esserci riuscita. Lo dovevo ai personaggi che mi hanno tenuto compagnia in questi anni. Lo dovevo alla piccola Armonia di Pietragrigia, che mi ha trovato quando il momento era più giusto.

Armonia ha 14 anni, non ha amici, né molte speranze per il suo futuro, si sente perennemente fuori posto, tranne che a Villa Vento, l’antica casa infestata dove vive coi suoi tutori, Milo e Stella.
Esiste un luogo, però, dove Armonia è conosciuta come la Fanciulla-Guerriero, è amata e rispettata e dove ci sono magia e avventure in ogni angolo.
Quella terra magica si chiama Flavoria e sta aspettando con ansia il ritorno della sua eroina.

Cinque volumi.
Una compagnia di amici.
Antiche maledizioni e oscure magie.
E, sopra ogni cosa, l’Amore.

Le forze dell’Imperatore-Fantasma si stanno risvegliando:
Flavoria ti aspetta.

Se vi va di curiosare, questa è la pagina che ho dedicato alla mia saga, dove trovate citazioni e curiosità!

Ecco invece i volumi della saga disponibili su Amazon:





Continue Reading

Recensione di La sfolgorante luce di due stelle rosse, Davide Morosinotto [ Mondadori ]

Siamo abituati a pensare alla storia come a una sequenza di date, battaglie, nomi altisonanti: invece la storia, come suggerisce il nuovo romanzo di Davide Morosinotto “La sfolgorante luce di due stelle rosse”, edito Mondadori, è fatta soprattutto da eventi spesso dimenticati, da piccoli grandi gesti di solidarietà, eroismo o vigliaccheria, da uomini e donne sconosciuti, da incontri casuali e in questo caso da due ragazzini di appena dodici anni, Viktor e Nadya, costretti ad affrontare le crudeltà e l’insensatezza della guerra, ancora più assurda se guardata attraverso gli occhi dei bambini.

Titolo: La sfolgorante luce di due stelle rosse
Autore: Davide Morosinotto
Genere: storico, romanzo per ragazzi
Data di pubblicazione: 2017
Pagine: 432
Prezzo: 17.00 €
Link acquisto: ebook | cartaceo

Il libro: Un’epopea avventurosa attraverso l’Unione Sovietica durante la Seconda Guerra Mondiale.
Viktor e Nadia hanno tredici anni, non si sono mai separati. Quando scoppia la guerra e Leningrado viene evacuata per sfuggire all’assedio dell’esercito nazista, le loro strade si dividono. Viktor finirà in Siberia, lontanissimo dalla sorella, e il suo viaggio per tornare da lei avrà il sapore metallico del sangue e delle armi e quello puro della neve e dell’avventura. Il romanzo si compone dei diari scritti dai due ragazzi ed esaminati da un colonnello dei servizi segreti sovietici chiamato a giudicare se le azioni dei due ragazzi siano meritevoli di encomio o di punizione. Una storia epica sulla spirito di resistenza, le atrocità della guerra e le assurdità del totalitarismo.

THE QUEEN PUPPET É COMPLETAMENTE E IRRIMEDIABILMENTE INNAMORATA DI QUESTO LIBRO!!!

Ambientato nel periodo del Fronte Orientale, la lunga e sanguinosa Campagna di Russia durante la Seconda Guerra Mondiale, La sfolgorante luce di due stelle rosse mescola storia e finzione e lo fa attraverso gli occhi di due ragazzini russi di appena dodici anni, gemelli: Viktor e Nadya. Appartengono a loro le voci che ci racconteranno la guerra, il nazismo, il comunismo, le lunghe lande ghiacciate, il freddo, la mancanza di cibo, la tolleranza, la fiducia, l’amore, l’amicizia, la famiglia. Strutturato come un rapporto del Commissariato del Popolo per gli affari interni del CCCP, il romanzo è raccontato a tre voci: quella di Viktor, che scrive i suoi quaderni, quella di Nadya che fa altrettanto e quella di un colonnello russo incaricato di giudicare se Viktor e Nadya sono colpevoli o innocenti. In realtà la voce del colonnello ha il compito di dare un filo logico e mettere insieme, anche cronologicamente, i diari scritti dai due ragazzi che, per diverse ragioni, si ritrovano separati durante la storia.

La storia inizia a Leningrado: la minaccia tedesca costringe gli abitanti della città a scappare. Tra questi, ci sono Viktor e Nadya, i cui genitori lavorano all’Ermitage: mentre il padre è costretto ad arruolarsi, la madre decide coraggiosamente di restare al museo per mettere in salvo le opere d’arte dalla furia nazista. Viktor e Nadya vengono inviati in un luogo sicuro, ma ben presto il destino li separa e da quel momento al dolore della guerra si aggiungerà quello per la lontananza dai propri affetti, che i due ragazzi cercheranno di colmare con tutte le loro forze. Uniti da un filo invisibile (come spesso accade ai gemelli), Viktor e Nadya lotteranno per tornare l’uno nelle braccia dell’altra e, nel frattempo, salveranno la Russia dalla disfatta!

L’idea attorno a cui ruota questo romanzo è la scelleratezza della guerra, che fa fare cose orrende anche alle persone più normali (“Ho pensato che la guerra in fondo è proprio questo: persone normali che commettono normali cose terribili”), ma anche il potere che hanno i singoli individui quando si uniscono per una causa comune, l’eroismo di persone insospettabili (come i bambini o gli anziani), i piccoli gesti di solidarietà che possono cambiare il corso della storia. Se è verissimo che la guerra sono persone normali che fanno cose orribili, è sicuramente anche vero che la guerra sono persone normali che fanno cose incredibili: perciò, la storia di Viktor e Nadya potrà essere anche pura invenzione, potrà sembrare strano immaginare dei bambini salvare un intera città e un paese e capovolgere le sorti di una guerra, e invece, se ci pensiamo bene, è proprio così che funziona la storia: dietro le pagine dei nostri libri di scuola, i nomi nomi e le date delle battaglie, ci sono stati donne e uomini, bambini, anziani ormai dimenticati, stanze nelle quali si sono consumate piccole o grandi violenze o atti di eroismo che, alla fine, hanno cambiato tutto.

Quello che emerge dalle pagine di questo libro è un messaggio “sfolgorante” come la luce che illumina Viktor e Nadya: la memoria (e con l’avvicinarsi della Giornata della Memoria, il 27 gennaio, è bene sottolinearlo) è il nostro tesoro più prezioso, i diari di Viktor e Nadya non sono soltanto il modo in cui due ragazzini affrontano il momento più orribile della loro vita, ma anche la testimonianza che la storia è disseminata di sconosciuti eroi (chi è partito ed è andato in guerra e chi è restato e ha resistito), che tutto, anche ciò che sembra dimenticato, continuerà ad avere il suo peso nei secoli, che i libri, le opere d’arte, i monumenti, fanno parte dell’enorme bagaglio culturale affidato all’Umanità e che l’Umanità deve custodire, se non vuole scomparire, che non esistono popoli cattivi ma solo persone che fanno cose brutte per le ragioni più disparate ma che se al buio rispondiamo con la luce, allora non tutte le speranze sono perse: è ciò che dimostra la vicenda di Frank, il soldato tedesco che Nadya incontra durante il suo viaggio, un ragazzo come tanti (con una fidanzata, forse, degli amici, una famiglia, sogni e paure) che la guerra ha trasformato in un cecchino, un uomo con un fucile che non si fa scrupolo di torturare dei ragazzini. Può, una persona simile, essere perdonata e poi salvata? Secondo una giustizia chiusa e immutabile no, ma la storia umana non è una struttura chiusa e la pace è una conquista complicata che si basa su scelte coraggiose e, apparentemente, assurde: così, Nadya che risparmia l’uomo è il simbolo dell’innocenza e della speranza che non dobbiamo mai perdere, la luce che guiderà gli essere umani attraverso le tenebre, e lo sconosciuto magro e affamato che regala il suo tozzo di pane a Viktor, in una Leningrado costellata di cadaveri, e in cambio riceve il tesoro di Viktor, la medaglia in argento appartenuta a suo padre, simboleggia la solidarietà che cambia il destino degli uomini.

Avevo già avuto modo di amare lo stile di Davide Morosinotto nel Rinomato Catalogo Walker & Dawn (di cui vi ho parlato su YouKid.it e anche in questo articolo sul blog), quella era la storia di alcuni coraggiosi ragazzini alla ricerca del loro posto nel mondo, una storia di avventure e crescita, La sfolgorante luce di due stelle rosse è questo e anche altro: è un messaggio di pace, è un ricordo, è un modo per avvicinarci tutti e stringerci la mano, ricordare che le guerre non riguardano solo i paesi che combattono e gli eserciti che si affrontano, ma tutta l’Umanità.

Mi è piaciuto moltissimo il linguaggio giovane e immediato con cui la storia è stata raccontata, sono le parole di due ragazzini e dei loro amici, che parlano della guerra con la speranza tipica dei giovani, che affrontano la morte e il dolore, le ferite e le separazioni, con la testarda fiducia dell’innocenza. Non manca la poesia delle ampie lande russe, le albe sui laghi ghiacciati, le fortezze conquistate palmo a palmo, con orgogliose bandiere che sventolano sfidando i nemici, le città in rovina nelle quali camminano esseri umani smagriti ma ancora in grado di offrire ai bisognosi conforto e quel poco di cibo in loro possesso.

La terra russa emerge dalle pagine di questa storia come un gigante ferito che, in preda al dolore, colpisce e uccide, eppure è la natura a offrire salvezza e riparo (la famosa “Strada della Vita”) al momento opportuno. La cura e i dettagli con cui Davide Morosinotto descrive luoghi e vicende è un elemento che arricchisce ulteriormente questa storia, che consiglio a chi ama i metalibri (il romanzo è costituito dai diari di Viktor e Nadya, scritti con inchiostri diversi per distinguerli), da fotografie, mappe e disegni, i libri che mescolano fatti reali e fantasia, i romanzi avventurosi, epici e commoventi, le storie per ragazzi.

Leggete La sfolgorante luce di due stelle rosse, non ve ne pentirete!

Davide Morosinotto è nato nel 1980 in un piccolo paese vicino a Padova, vive a Bologna. É giornalista, traduttore di videogiochi, scrittore di fantascienza e libri per ragazzi. Nel 2007 ha vinto il Mondadori Junior Award, e ha pubblicato il suo primo libro. Da allora ha scritto più di trenta libri. Nel 2017 ha vinto il “Superpremio Andersen” con “Il rinomato catalogo Walker & Dawn.”

Continue Reading

Recensione dei quattro misteri di Fairy Oak, Elisabetta Gnone [ Salani ]

Leggere la trilogia di Fairy Oak (ecco la recensione della trilogia formata da Il segreto delle gemelle, L’incanto del buio e Il potere della luce) è stato come fare un tuffo nella mia infanzia: la capacità di raccontare e farti innamorare del suo mondo e dei suoi personaggi che possiede Elisabetta Gnone è più unica che rara.

Ho provato per tutto il tempo la sensazione di essere tornata a casa, fra sentimenti, odori, rumori e sapori conosciuti. Fairy Oak è una serie per bambini? In realtà, come tutti i grandi libri per bambini, credo sia una lettura perfetta anche per gli adulti che non hanno dimenticato. E poi: sentimenti “da bambini” l’amicizia, l’amore, il sospetto, il tradimento?

Per fortuna Elisabetta Gnone sapeva di non aver ancora detto tutto con i primi tre libri della serie, ed ecco allora arrivare quattro deliziosi spin-off, che ci riportano nel mondo incantato di Vaniglia e Pervinca per svelare quattro misteri. Sono passati tanti anni e Felì ha ormai lasciato le gemelle e fatto ritorno al suo paese.

Qui, però, le sue amiche fate non si accontentano della conclusione della storia: vogliono saperne di più, proprio come chi ha letto la trilogia! Così Felì/ElisabettaGnone ci accontenta e decide di narrare quattro misteri legati a Fairy Oak:

In quel momento decisi che avrei raccontato alle mie compagne quattro misteri di Fairy Oak, uno per ogni sera, per quattro sere, dopo di che non avrei più parlato del passato.
La prima sera parlai d’amore,
la seconda di mirabolanti incantesimi,
la terza di amicizia,
la quarta sera raccontai un addio.

Capitan Grisam e l’amore

Acquista su Amazon:

THE QUEEN PUPPET RITIENE CHE QUESTO LIBRO SFIORI LA PERFEZIONE

Il libro: In una grotta segreta, fra le cascate ghiacciate dall’inverno, cinque giovani amici aprono un antico baule e liberano una storia che per molti anni era stata chiusa e dimenticata! E si troveranno a mettere insieme i pezzi della storia del loro Capitano, fitta, come scopriremo, di colpi di scena. Pochi indizi, inattese scoperte e laconici ricordi aiuteranno i ragazzi a ricostruire i pezzi di un passato sepolto che a tratti appare oscuro e addirittura spaventa. Età di lettura: da 10 anni.

 

 

Capitan Grisam e l’amore è il primo dei quattro misteri che saranno svelati. Protagonista della prima storia il bellissimo e coraggioso mago del buio innamorato di Pervinca: Grisam, un personaggio che ho amato molto. La storia è ambientata qualche tempo dopo la fine delle vicende raccontate nel terzo e ultimo volume: il Terribile 21 è stato sconfitto e la vita a Fairy Oak è tornata alla normalità. Il fatto è che un posto dove convivono Magici e NonMagici non è destinato alla normalità, ed ecco allora un novo mistero da svelare, che coinvolge tutto il villaggio, la sua nascita, i suoi abitanti.

Dopo la morte del Capitano Talbooth, i ragazzi di Fairy Oak hanno ricevuto in eredità diverse cose, fra cui un forziere che contiene gli elementi di una storia misteriosa, quella di un uomo innamorato, tradito da un amico e destinato all’oblio. Questa storia rischia di gettare una luce cattiva sulla vita del Capitano, ma i ragazzi proprio non ci stanno. Il Capitano Talbooth era un uomo d’onore e non avrebbe mai raccontato loro tutte quelle bugie: la banda di Capitan Grisam, allora, si mette alla ricerca della verità nascosta tra vecchie foto e lettere misteriose.

Elisabetta Gnone ci riporta a Fairy Oak con un’avventura che farà crescere ancora di più i ragazzi, cementerà ulteriormente i loro rapporti, che farà scoprire loro il valore dell’amicizia e quello dell’amore. Di amore, molto, si parla, come di una forza incredibile capace di attraversare gli Oceani alla ricerca della verità. Come ogni libro di Fairy Oak, anche questo contiene un messaggio positivo, buono, dedicato ai ragazzi: siate curiosi, inseguite avventure, cercate la verità, amatevi profondamente.

Gli incantevoli giorni di Shirley

Acquista su Amazon

THE QUEEN PUPPET É COMPLETAMENTE E IRRIMEDIABILMENTE INNAMORATA DI QUESTO LIBRO!!!

Il libro: A Fairy Oak è finalmente giunta la primavera. L’aria profuma di narcisi, di giornate lunghe e di giochi. Ma anche di pioggia. E infatti piove, diluvia, grandina perfino! Per lunghi, interminabili giorni. Menomale che c’è Shirley Poppy a sollevare gli animi dei giovani del villaggio, con un nuovo, intricato mistero. Nascosto nel laboratorio di sua zia, infatti, la giovane e potentissima strega, ha trovato un ricettario molto, molto strano. Non a uova e farina si fa cenno nelle antiche pagine sgualcite, ma a spade di sale, a pezzi di cielo, a cuori di pietra e a un segreto, il Segreto del Bosco. Decisa a scoprire di cosa si tratta, Shirley coinvolge le gemelle Vaniglia e Pervinca e tutta la Banda del Capitano in una serie di mirabolanti avventure. Sarà pericoloso, i ragazzi lo sanno, ma ciò che vedranno e impareranno li ripagherà di ogni ferita e paura. Per sempre. Età di lettura: da 10 anni.

Il tema del secondo volume è la magia: e non potrebbe essere altrimenti, visto che la protagonista è Shirley Poppy, una strega molto particolare, perché racchiude in sé l’Infinito Potere, ossia sia Luce che Buio. L’intervento di Shirley ha permesso al villaggio di Fairy Oak di sconfiggere il Terribile 21 e ora un nuovo magico mistero, che coinvolge le origini della bambina, viene alla luce: Vaniglia, Pervinca e tutta la banda del Capitano Grisam si attiverà per risolverlo, salvando, nel contempo, ancora una volta Fairy Oak.

È primavera a Fairy Oak, ma la pioggia bagna ancora la valle incantata: come mai? Certo, è dura essere felici con questo tempo, ma niente paura: Shirley Poppy e i suoi incanti misteriosi terranno i ragazzi occupati! C’è un mistero da risolvere!

Come sempre, la magia che emerge dalle pagine di questa serie è in grado di affascinare bambini e adulti: mi ha ricordato la meraviglia con cui leggevo le fiabe da bambina. Il linguaggio è diventato più complesso, ma sempre adatto a un pubblico giovane, c’è molto più humour e un’attenzione particolare per gli altri abitanti di Fairy Oak.

Come sempre i capisaldi di questa serie sono l’amore, l’amicizia, la solidarietà, l’amore per Madre Natura, che va sempre rispettata, assieme a tutte le sue creature. Insegnamenti importantissimi, raccontati con uno stile moderno e dolce, che ricorda al lettore l’importanza di avere persone e cose di cui prendersi cura.

Flox sorride in autunno

Acquista su Amazon

THE QUEEN PUPPET É COMPLETAMENTE E IRRIMEDIABILMENTE INNAMORATA DI QUESTO LIBRO!!!

Il libro: Succede sempre così, un giorno di settembre, qualcuno commette una stranezza più strana delle solite stranezze, e da quel momento, per un mese, a volte due, da Fairy Oak è bandita la normalità. La chiamano “La danza delle follie di stagione”. È esilarante quel che avviene in quei giorni e bellissimo, perché ciascuno sembra dare davvero il meglio di sé quanto a fantasia, forza, abilità e… stravaganza. Anche gli alberi non scherzano, l’intera Valle sembra stregata. E Flox ha una teoria al riguardo: basta guardare gli occhi di chi danza per capire che… Lasciamolo dire a Flox, questo mistero lo svelerà lei, la ragazza arcobaleno, l’amica del cuore di Vi e Babù. Questa storia è dedicata a lei e all’amicizia, quella che ovunque ti volti te la ritrovi davanti e qualche volta ti lascia i lividi. E non solo sulla pelle… Età di lettura: da 8 anni.

Eccoci giunti al terzo mistero: quello in cui Felì racconterà dell’amicizia: la sesta avventura ambientata a Fairy Oak ha come protagonista la simpaticissima e colorata Flox e una serie di follie che accadono solo quando a Fairy Oak arriva l’autunno! Ho letteralmente adorato questo volume: ci ho trovato molto più umorismo ma, allo stesso tempo, pensieri profondi, osservazioni sulla vita e il primo, vero, reale incontro con il trascorrere del tempo. I bambini che abbiamo conosciuto stanno crescendo, iniziano a prendere coscienza della vita, con tutte le sue sfumature, dalla tristezza e solitudine della vecchiaia alla ineluttabilità della morte: l’autunno è la stagione in cui i colori esplodono e tutto il mondo sembra investito da una sorta di follia generale. È la scintilla che brucia prima del gelido inverno, quando tutti si rinchiuderanno a casa, davanti al camino, mentre la neve bloccherà le strade e renderà silenziosi i boschi.

Voi siete ancora dei poppanti, il tempo non vi ha ancora asciugato tutto il latte sulle labbra. Con noi, invece è canaglia: ci passa vicino e si porta via i nostri amici. Uno dopo l’altro, via, come foglie al vento. Questo succede quando si diventa vecchi. Eh, i giovani non lo sanno e ci trascurano o, peggio ancora, ci compatiscono, perché d’un tratto siamo lenti, orbi, sordi e anche un po’ scemi. Se ci ripetiamo, pensano che siamo suonati, se chiediamo scusa per il disturbo, non capiscono che ci dispiace sul serio dover dipendere da qualcuno” sospirò. “Se faccio una domanda, me la ripeto in testa mille volte, perché so che una domanda sciocca in bocca a un vecchio è sciocca tre volte, e gli altri alzeranno gli occhi al cielo.

A Fairy Oak, comunque, l’estate è ormai finita: è bellissima la maniera in cui Elisabetta Gnone descrive, nel capitolo iniziale, il passaggio dalla libertà della bella stagione, con le nuotate e le giornate infinite, all’incedere dell’autunno. Le giornate sono più fredde, ci si inizia a coprire con diversi strati di abiti, proprio come Flox, la migliore amica di Vaniglia e Pervinca. La ragazzina ha una vera e proprio filosofia per quanto riguarda i colori: li adora, li indossa, li colleziona, li vive. Proprio per questo è decisa ad analizzare e spiegare il perché della Danza delle Follie di Stagione.

Cos’è la Danza delle Follie? È una specie di smania che prende a tutta Fairy Oak quando arriva l’autunno! Un giorno, qualcuno fa qualcosa di strano e da quel momento iniziano ad accadere follie una dopo l’altra. Questa è stata sicuramente l’avventura che ho preferito finora: contiene la giusta dose di umorismo (soprattutto nella descrizione delle “follie” commesse dagli abitanti del villaggio), buoni sentimenti e… tristezza. Sì, soprattutto tristezza: perché l’autunno è una stagione piena di colori, è vero, ma che annuncia l’inverno, è un piccolo, bellissimo addio, proprio come questo terzo mistero fa da preludio all’ultimo, quello con cui saluteremo per sempre Fairy Oak.

Cosa s’impara leggendo questo volume di Fairy Oak? Che tutti hanno bisogno di qualcuno, di amici, di amore, anche (e soprattutto) chi non lo chiede o chi sembra non averne bisogno, che non bisogna mai fermarsi alle apparenze, ma ci si deve sforzare di capire gli altri, che gli anziani non sono una seccatura, ma una risorsa, che la morte non è solo dolore, ma una parte della vita, una cosa inevitabile, da accettare, proprio come gli addii e, infine, che fare domande è la maniera migliore per trovare risposte, anche alle cose più folli.

Addio, Fairy Oak

Acquista su Amazon

THE QUEEN PUPPET RITIENE CHE QUESTO LIBRO SFIORI LA PERFEZIONE

Il libro: Felì è tornata a casa. Nei quindici anni che ha trascorso lontano, ha sempre scritto alle compagne rimaste a casa, descrivendo il villaggio, le bambine e tutte le incredibili avventure che viveva con loro e i loro fantastici amici. Al punto che ora le fate vogliono saperne di più, desiderano che lei racconti ancora, anzi, che non smetta mai! Chiedono altre storie, nuovi aneddoti, di sapere tutto del villaggio della Quercia Fatata e dei suoi abitanti. Felì accetta di buon grado e promette quattro nuovi racconti: le permetteranno di restare in compagnia dei suoi ricordi e di rivivere quei bellissimi giorni. Sì, ma per quanto ancora? Prima o poi dovrà separarsi dal passato e affrontare il futuro. Lei lo sa, e ora, che manca solo un racconto, sente il cuore batterle forte: riuscirà a dire addio a Fairy Oak? La sua ultima storia è intensa e commovente, e tuttavia cela un mistero, e svela una profezia… Età di lettura: da 8 anni.

E siamo arrivati, allora, al momento dell’addio. In quest’ultimo capitolo, la fatina Felì parlerà per l’ultima volta di Fairy Oak e dei suoi abitanti: il concetto attorno a cui ruota tutta la storia è che gli addii sono tristi ma necessari, a volte. Necessari come in questo caso: la fatina Felì ha lasciato le gemelle perché ora le piccole Vaniglia e Pervinca sono cresciute e possono andare avanti da sole, anzi devono! Mentre a Felì toccherà iniziare un’altra avventura in una nuova famiglia che ha bisogno di lei. Gli addii servono anche a far sì che la storia resti bella, che conservi dei misteri, perché anche i misteri sono utili e rendono la realtà magica.

Se Felì continuasse a parlare alle sue amiche fatine di Fairy Oak, probabilmente finirebbe con l’annoiarle e l’avventura perderebbe la sua magia: perché Fairy Oak resti il ricordo prezioso che è oggi, ecco che bisogna dirgli addio. Attraverso le parole di Felì, l’autrice stessa ci spiega la sua decisione di chiudere, con questo volume, le avventure di Vaniglia e Pervinca: tutto ciò che doveva essere detto è stato detto, ora ognuno può interpretare a modo suo i misteri e le magie di cui ha sentito raccontare.

La struttura di questo volume è diversa da quella dei precedenti: diviso in quattro diversi archi temporali, racconta piccoli e, all’apparenza, insignificanti fatti accaduti a Fairy Oak quando le gemelle erano appena nate, quando avevano sei anni, prima che scoppiasse la guerra contro il Terribile 21 e poi dopo, fino al momento in cui, compiuti i quindici anni, Vaniglia e Pervinca intraprendono le rispettive strade. É un lungo e struggente addio, fatto di cose piccole che vanno a riempire vuoti, a raccontare e ad approfondire la storia che già conosciamo. Meno avventuroso e appassionante dei precedenti tre (Flox sorride in autunno è in assoluto il mio preferito dei Quattro Misteri, seguito subito da Gli incantevoli giorni di Shirley e da Capitan Grisam e l’amore) ma ugualmente fondamentale per comporre, alla fine, il ritratto di questo incantevole mondo magico.

Addio, Fairy Oak è l’insieme di tanti, deliziosi, ritratti, è come sfogliare un album dei ricordi, è come sedere accanto al fuoco per ascoltare i nonni raccontare “storie antiche”: vediamo le gemelle crescere e cambiare, prendere consapevolezza di loro stesse, passare dall’infanzia all’adolescenza e via, verso l’età adulta, e questi passaggi, fondamentali, vengono raccontati mediate giornate qualunque, piccoli fatti quotidiani, azioni e parole apparentemente minuscoli. Anche i rapporti tra i vari personaggi sono raccontati con dolcezza e profondità: quello tra le gemelle, quello tra i ragazzi della banda di Capitan Grisam, i primi amori destinati a diventare eterni e poi l’amicizia tra Felì e Tomelilla…

Insomma, Fairy Oak mi ha davvero conquistato e resterà nel mio cuore come una delle serie più dolci, magiche e affascinanti mai lette: è stato come fare un tuffo nella mia infanzia, Elisabetta Gnone è riuscita a raccontare una storia e un mondo che tutti i lettori, grandi e piccoli, possono sentire come familiari, merito di uno stile perfetto che dosa con sapienza e attenzione gioie e lacrime, avventure e riflessioni. Alla fine, vi sembrerà di conoscere, uno per uno, tutti gli abitanti di Fairy Oak e sarò davvero dura dire loro addio, ma sarete consapevoli che tutto ciò che doveva essere detto sarà detto e riuscirete a risolvere anche l’ultimo mistero: “perché, a un certo punto, le bambine non hanno più bisogno di una fata?”. Felì non lo racconta, ma raccoglie tutti gli indizi: sta al lettore rifletterci e capire.

Continue Reading

Recensione di Jum fatto di buio di Elisabetta Gnone, Olga di Carta #2 [ Salani ]

Ciao lettori! Come procedono le vacanze? Io sono completamente assorbita da cibo e incontri familiari, ma ho trovato comunque il tempo di continuare a leggere le avventure di Olga di Carta, di cui ho già recensito il primo volume. Questa volta, la nostra cara Olga, racconterà una storia di buio e di luce, piena di lacrime ma anche di sorrisi: perché il dolore è un sentimento brutto, ma dobbiamo affrontarlo, perché neanche la sofferenza dura per sempre.

Titolo: Jum fatto di buio
Autore: Elisabetta Gnone
Serie: Olga di Carta #2
Editore: Salani Editore
Pagine: 217
Uscita: 2017
Prezzo: 14.90 €

Acquista su Amazon

Il libro: Tutti sapevano che Olga amava raccontare bene le sue storie oppure non le raccontava affatto, e quando la giovane Papel attaccava un nuovo racconto la gente si metteva ad ascoltare…

È inverno a Balicò, il villaggio è ammantato di neve e si avvicina il Natale. Gli abitanti affrontano il gelo che attanaglia la valle e Olga li riscalda con le sue storie. Ne ha in serbo una nuova, che nasce dal vuoto lasciato dal bosco che è stato abbattuto. Quel vuoto le fa tornare in mente qualcuno che anche Valdo, il cane fidato, ricorda, perché quando conosci Jum fatto di Buio non lo dimentichi più. È un essere informe, lento e molliccio, senza mani né piedi. La sua voce è l’eco di un pozzo che porta con sé parole crudeli e tutto il suo essere è fatto del buio e del vuoto che abbiamo dentro quando perdiamo qualcuno o qualcosa che ci è caro. Jum porta con sé molte storie, che fanno arricciare il naso e increspare la fronte, e tutte sono un dono che Olga porge a chi ne ha bisogno. Perché le storie consolano, alleviano, salvano e soprattutto, queste, fanno ridere. Dopo Olga di carta – Il viaggio straordinario, ritorna la vita del villaggio di Balicò con una storia che ne contiene tante, come in un gioco di scatole cinesi, come in una farmacia d’altri tempi piena di cassetti da aprire per tirare fuori la medicina giusta per ciascuno di noi.

rece-uno

Schermata 2017-12-23 alle 11.17.36Torna Olga Papel, la bambina che ama più di ogni altra cosa raccontare storie e che sa incantare, con la sua fantasia (ma forse è tutto vero!) gli abitanti di Balicò, il piccolo paesino fra le montagne, immerso in una natura idilliaca e dal sapore antico, in cui la serie è ambientata. Uno dei punti di forza di questa storia (e delle storie che finora ho letto di Elisabetta Gnone, ad esempio Fairy Oak) è proprio l’ambientazione: Balicò è un paesino dove si conoscono tutti, somiglia ai piccoli borghi italiani che sopravvivono ancora al progresso, dove la vita è scandita dalle stagioni, dai fenomeni atmosferici, dalle tradizioni. Madre Natura è protagonista indiscussa e, con le sue piante e i suoi animali, è lo spunto per continue lezioni di vita.

Questa volta si parla di un mostro assettato di lacrime: Jum, una creatura fatta di buio, cioè di tutti i dolori e le sofferenze degli altri. C’è tanto dolore nel mondo, verrebbe da pensare, così tanta gente sola, infelice, che versa continuamente lacrime, che la vita per Jum dovrebbe essere una pacchia… eppure, lo strano mostro fa una fatica pazzesca a trovare di che nutrirsi, questo perché, nonostante tutto, i sorrisi e le gioie sono sempre dietro l’angolo e le lacrime e i dolori non possono mai durare in eterno. É questo il concetto principale attorno a cui ruota il secondo volume di Olga di Carta: Elisabetta Gnone centra perfettamente l’obiettivo, raccontando ancora una volta una storia che ne contiene tante che, come sentieri diversi, convergono verso un unico punto.

IMG_3971Passeggiando per le strade di Balicò, consegnando uova o semplicemente storie, Olga, accompagnata dal fedele cane Valdo, racconta le sue storie: storie di persone che hanno perso qualcosa, il cui vuoto interiore si riempie di buio e lacrime. Jum riesce sempre a trovare queste persone: sente l’odore della sofferenza e delle lacrime e più si nutre, più diventa grasso e viscido. Ma per quanto buio si trovi nel mondo, ci sarà sempre un raggio di luce che riuscirà a scacciarlo, così Jum è costretto a viaggiare, alla perenne ricerca di cibo.

Olga sta crescendo, l’ombra del primo amore si proietta sul suo cammino, è una bambina diversa da quella che abbiamo avuto modo di conoscere nella prima delle sue avventure: ha ancora molti segreti, non solo con gli abitanti di Balicò, ma anche con i suoi amici più stretti e con noi lettori. L’unico che, forse, sa tutto di lei è il fedele cane Valdo, che la segue ovunque va, soprattutto quando indossa le sue “scarpette di corteccia” (quelle che erano state regalate a Olga di Carta nel primo volume dal signor Tasso!) e si reca nel bosco a fare cose misteriose… Ma questa parte della storia, che Elisabetta Gnone ha solo accennato sia nel primo che nel secondo volume, promette di essere svelata in seguito. In Jum fatto di buio, invece, scopriamo le debolezze e i dolori dei vari protagonisti, i loro silenzi, le loro paure, in altre parole i loro “bui”. Sembra strano, riflette la piccola Olga, ma la parola “buio” non ha un plurale. Come mai? La risposta arriverà solo alla fine, solo dopo aver raccontato tutte le storie che deve, solo dopo aver fatto sorridere le persone a cui vuol bene e scacciato, col potere delle parole, ancora una volta Jum fatto di buio.

IMG_4075Lo stile è quello inconfondibile di Elisabetta Gnone, un mix di fantasia e realtà, di quotidianità e magia, che contribuisce a ricreare un’atmosfera soffusa, calda e accogliente. Immergersi nelle pagine di questo libro, è stato come sedersi accanto al camino, in una baita in montagna la notte di Natale, con la luce del fuoco che scoppietta davanti ai piedi e il muso umido di un cane posato sulle ginocchia. Un luogo familiare, insomma, pieno di storie antiche e nuove, che non smettono di regalare lacrime (non ci sono solo quelle tristi, esistono anche le lacrime di gioia e quelle di commozione!) e sorrisi, una vera e propria carezza sul cuore.

La storia di Jum insegna ai bambini che siamo tutti fatti di buio, ma anche di luce, che le lacrime non sono sempre sbagliate e che ce ne sono di diversi tipi, che non dobbiamo mai credere a chi ci dice che la vita è solo dolore, perché quando meno ce lo aspettiamo la gioia e i sorrisi tornano, scacciando via le nubi, che si può ritrovare la strada, anche quando sembra proprio persa, che non bisogna avere paura di aprirsi agli altri o di intraprendere nuovi sentieri. Essere felici è il prodotto di tentativi, speranza e forza di volontà, oltre che del Caso, è la conseguenza dell’incontro con cose, persone, animali, passioni giuste, perché anche quando siamo apparentemente spenti, anche quando siamo tristi e soli, restiamo “lumini che attendono di splendere, il buio non ci appartiene”.

autore-01

Elisabetta Gnone è nata a Genova e vive sulle colline del Monferrato. È stata direttore responsabile delle riviste femminili e prescolari della Walt Disney, per la quale nel 2001 ha creato la serie a fumetti W.I.T.C.H., destinata a un successo mondiale. Nel 2004 ha pubblicato il primo libro della fortunatissima saga di Fairy Oak, che ha conquistato il cuore di milioni di giovani lettori nel mondo. Negli ultimi anni Elisabetta si è dedicata alla scrittura della nuova serie Olga di carta. Ognilibro è una storia sull’importanza di raccontare le storie, che fra risate, commozione e tenerezza affronta i temi della fragilità, della vulnerabilità e dell’imperfezione che ci rende umani

Continue Reading