#BookReview: Un altro mondo di Jo Walton

ARTICOLO ORIGINALE SCRITTO PER Fantasy Planet

UnAltroMondoUrsula Le Guin lo ha definito “a funny, thoughtful, acute and absorbing story”: Un altro mondo è il primo romanzo ad essere pubblicato in Italia della pluripremiata scrittrice gallese Jo Walton e bisogna ringraziare la Casa Editrice Gargoyle che con un’edizione curatissima (e dalla copertina assolutamente deliziosa) ha permesso agli appassionati di fantasy e fantascienza italiani di fare la conoscenza con questa meravigliosa scrittrice (di cui spero verranno pubblicate anche le altre opere).

Con Un altro mondo, Jo Walton si è guadagnata un posto di tutto rispetto nell’Olimpo dei migliori scrittori fantasy del momento, almeno a giudicare dai prestigiosi premi che ha portato a casa: nel 2011 il Premio Nebula come miglior romanzo, nel 2012 l’Hugo (superando autori del calibro di George R. R. Martin) e il BFA (British Fantasy Award), senza contare le numerose nomination.

Jo_WaltonLa trama di Un Altro Mondo (Among Others il titolo originale, che ovviamente rende molto di più l’idea centrale del romanzo) è semplice e complicata allo stesso tempo, perché in realtà più che una trama specifica, Un altro mondo presenta una concatenazione di eventi che generano riflessioni e cambiamenti a livello psicologico nella protagonista.
Una trama sfuggente, dunque, ma alla quale la scrittrice ha saputo attribuire i caratteri dell’avventura e dell’epica tipici del fantasy e della fantascienza (grazie anche alle numerosissime citazioni che si trovano in ogni pagina, a proposito, prendete carta e penna e fate una lista di tutti i romanzi che troverete citati, vi assicuro che vi verrà voglia di leggerli tutti!).

among-others-hc-finalLa vicenda ruota attorno alla quindicenne Morwenna Phelps, detta Mori: scappata da una madre squilibrata che pratica la magia oscura, Mori (che riesce a vedere a parlare con le fate) trova rifugio in Inghilterra, da suo padre, che non vede da anni e che quasi non conosce. Qui Mori finisce in collegio. Emarginata e sola, trova rifugio nella cosa che ama di più al mondo: i libri. Per difendersi dagli attacchi a distanza della madre, Mori inizia a praticare la magia e, nel frattempo, a cercare amici a lei più affini. Il confronto con la madre sarà solo rimandato, però, perché prima o poi le due dovranno di nuovo incontrarsi.
Già dalla trama avrete capito che se vi aspettate il classico romanzo fantasy, avete sbagliato indirizzo: Un altro mondo è, più che altro, un romanzo di formazione. Scritto in forma di diario, è la storia di come i libri possono cambiare l’animo umano, di quanto sia importante sognare, di come sia essenziale nutrirsi di storie.
Se amate i libri, se anche voi avete passato l’infanzia a divorare storie, se siete cresciuti a pane, fantasy e fantascienza, se anche voi, da adolescenti, vi siete sentiti soli, emarginati e avete trovato conforto tra i vostri amici più cari (i personaggi dei vostri romanzi preferiti) allora adorerete Jo Walton e il suo modo di mescolare magia e realtà, fantasia e concretezza.

Planets_wallpapers_3Perché Un altro mondo è soprattutto una lunga dichiarazione d’amore: amore verso la letteratura fantasy e verso la fantascienza, verso il potere dirompente della fantasia.
La magia è tutta lì: nella maniera in cui i libri (i veri amuleti) salvano la vita alle persone.
C’è una parte bellissima nel romanzo, il momento in cui Mori, come tutti gli adolescenti troppo sensibili che odiano la realtà e trovano rifugio in “altri mondi” (io sono stata una di questi), si lascia quasi andare, desidera la morte, ossia la via più semplice, quella che esclude il dolore; in Un altro mondo quella strada è un bellissimo sentiero in campagna tra le fate, dove Mori rivede la sua sorella gemella, morta in un tragico incidente causato dalla follia di sua madre. Mori è quasi tentata di andare con lei, di seguirla e sentirsi nuovamente completa ma, e questa è la parte bellissima di cui parlavo, di colpo si ricorda del romanzo che sta leggendo. Non conosce ancora il finale: non può morire, non può abbandonare la vita, perché ancora non conosce il finale di quel libro.

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Ecco, io credo che in questa breve scena ci sia tutta l’essenza di Un altro mondo: tra vita e morte, tra dolore e pace, Mori sceglie la vita e quindi il dolore pur di conoscere il finale del libro. Mori, in altre parole, va avanti e cresce e il vero incantesimo è compiuto.
Il vero incantesimo lo compiono i libri, sì: i libri trattengono Mori nel mondo, aggrappata alla vita e, allo stesso tempo, la portano in altri mondi, quelli fantastici di cui legge, ma anche altri di cui all’inizio ha appena coscienza: il mondo di suo padre, che imparerà a conoscere grazie ai libri che scambierà con lui, quello degli amici che conoscerà al gruppo di lettura, quello del ragazzo che sarà il suo primo amore e anche quello del padre di suo padre, il nonno che non ha mai visto e che inizia a trovare interessante proprio per i suoi gusti letterari.
Mondi infiniti, infinite possibilità che rendono sopportabile il dolore, che sono l’essenza della vita umana.
Se amate i libri come vecchi amici, vi sentirete solidali con Mori, vi commuoverete per il suo candore e per il modo in cui ama le storie che legge, per la maniera con cui vi si aggrappa, per il suo modo di portare la magia nel grigiore del mondo, per le sue bugie a fin di bene, perché in lei rivedrete voi stessi.

fairy-tales-998637-3071x2412Fantasy e Fantascienza non sono solo evasione, sono un modo di affrontare la vita: il finale del libro, in questo senso, è una piccola e luminosissima perla in cui i libri si sollevano dallo stato di pura (benché attiva) presenza in cui sono stati fino a quel momento e passano all’azione per salvare concretamente la vita a Mori (il finale-omaggio a Tolkien con gli ucorni è uno dei momenti più belli e densi di significato dell’intero romanzo).

Con Un altro mondo, Jo Walton sembra dire a tutti (bambini, adolescenti, adulti e vecchi): se non vi è piaciuta la vostra giornata, leggete le storie che amate (fantasy e fantascienza è meglio), se vi sentite soli, cercate persone a voi affini (la vostra karass, gli appassionati di Kurt Vonnegut capiranno, agli altri consiglio, come farebbe la protagonista di leggere “Ghiaccio-nove”) e, soprattutto, se state pensando di lasciarvi andare, trovate il tempo per viaggiare tra i mondi e continuate a vivere la vita.

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