A Vienna ci sono dieci ragazze,
una spalla dove piange la morte
e un bosco di colombe disseccate.
C’è un frammento del mattino
nel museo della brina.
C’è un salone con mille vetrate.
Ahi! Ahi! Ahi! Ahi!

Prendi questo valzer con la bocca chiusa.
Questo valzer, questo valzer, questo valzer,
di sì, di morte e di cognac
che si bagna la coda nel mare.
Io ti amo, io ti amo, io ti amo
con la poltrona e con il libro morto,
nel malinconico corridoio,
nell’oscura soffitta del giglio,
nel nostro letto della luna,
nella danza che sogna la tartaruga.
Ahi! Ahi! Ahi! Ahi!

Prendi questo valzer dalla spezzata cintura.
A Vienna ci sono quattro specchi,
vi giocano la tua bocca e gli echi.
C’è una morte per pianoforte
che tinge d’azzurro i giovanotti.
Ci sono mendichi sui terrazzi.
E fresche ghirlande di pianto.
Ahi! Ahi! Ahi! Ahi!

Prendi questo valzer che spira fra le mie braccia.
Perché io ti amo, ti amo, amore mio,
nella soffitta dove giocano i bambini,
sognando vecchie luci d’Ungheria
nel mormorio di una sera mite,
vedendo agnelli e gigli di neve
nell’oscuro silenzio delle tue tempie.
Ahi! Ahi! Ahi! Ahi!

Prendi questo valzer del “Ti amo per sempre”.
A Vienna ballerò con te
con un costume
che abbia la testa di fiume.
Guarda queste mie rive di giacinti!
Lascerò la mia bocca tra le tue gambe,
la mia anima in foto e fiordalisi,
e nelle onde oscure del tuo passo
io voglio, amore mio, amore mio, lasciare,
violino e sepolcro, i nastri del valzer.

Federico Garcia Lorca, il poeta della Generazione del ‘27 (con Pedro Salinas, Rafael Alberti, Luis Cernuda e gli altri), simbolo dell’edad de la plata, l’età d’argento della letteratura spagnola, cantore delle piccole cose e di quelle immense: la sua tristezza, la luna, il suono della chitarra, gli orologi, i tramonti, la notte, la guerra, i violini, il sangue e, soprattutto, l’amore, disperato e sensuale, sfiorato o vissuto totalmente.

Federico Garcia Lorca è uno dei primi poeti in lingua spagnola che io abbia mai letto (il primo è stato Neruda) e di certo il mio preferito, per la capacità di fondere oscurità e luce, sangue e amore, sensualità e morte.

Parlava di cose che fanno paura e ne parlava trattando quella paura con gentilezza. È possibile rivedersi nei tramonti che osservava, nella chitarra che amava, negli orologi che scandivano il suo tempo.
E la sua poesia gentile e umana faceva paura. I fascisti di Francisco Franco lo arrestarono e lo fucilarono il 19 agosto 1936, lo gettarono in una fossa comune, i suoi resti non furono mai ritrovati. La poesia, però, anche quella gentile, non può essere assassinata. I libri, anche quelli dati in pasto alle fiamme, sopravvivono (“i manoscritti non bruciano” diceva Bulgakov, vittima di un altro regime). Per chi si nutre di odio, per i vigliacchi che temono le idee e hanno orrore della bellezza, la poesia è lo specchio della loro stessa meschinità. Per tutti gli altri, è luce, un antidoto contro il Male.

(Il frammento che ho pubblicato, è stato tradotto in musica da Leonard Cohen. La dimostrazione che la vera Bellezza perdura nel tempo).

Autore

  • Angelica Elisa Moranelli

    Scrivo, leggo, mi lamento.
    Autrice delle serie: Armonia di Pietragrigia, Judi Ghost, La Clessidra d'oro (self), Hated, gli occhi del demone (HomoScrivens) e Dafne & l'Amore (PAV Edizioni).
    Sono anche su Instagram (profilo autrice: @i_libri_di_Angelica e personale: @angelicaelisamoranelli)

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