Viaggio in Inghilterra del Nord 1

Viaggio in Inghilterra del Nord

Ciao ragazzi!

Questa è la prima parte del report che scriverò in più puntate sul mio viaggio in Inghilterra del Nord, ricco di consigli e curiosità.

Scrivo questo post dalla mia postazione inglese (ma lo pubblicherò quando sarò già in Italia). Ho un americano bollente accanto e una finestra dalla quale posso osservare la strada e il cielo grigio.

Sono a casa di mio fratello, a Saint Annes on the Sea, circa 40.000 abitanti sulla costa del Lancashire, vicino a Manchester e Liverpool (e ad altri posti di cui vi parlerò presto).

La prima parte di questo report è dedicata, dicevo, ad alcuni consigli e curiosità, basati su esperienze personali.

Spero siano utili per vivere al meglio questa parte dell’Inghilterra. In questo post ho iniziato a sentirmi a mio agio: tra una cosa e l’altra, ci ho trascorso circa un mese.

Se volete sapere, tra l’altro, perché amo viaggiare, ho scritto un post a riguardo qualche tempo fa! Ditemi se vi ci rivedete!

Quando fare un viaggio in Inghilterra del Nord?

Viaggio in Inghilterra del NordPartiamo dalla scelta del periodo: i mesi migliori per un viaggio in Inghilterra del Nord sono sicuramente maggio e  giugno.

È il periodo in cui fa più caldo, sarà più facile avere belle giornate di sole e i gradi superano la ventina spesso e volentieri.

Anche luglio è un buon mese, da agosto, invece, il clima comincia ad andare verso l’autunno, le temperature si abbassano e iniziano le piogge.

Le peggiori, per quanto mi riguarda, sono le cosiddette shower, letteralmente “docce” – improvvise, malefiche e imprevedibili. Ci vorrebbe un post a parte per elencare tutti i modi in cui gli Inglesi definiscono la pioggia!

Ho iniziato il mio viaggio in Inghilterra del Nord il 4 settembre e, finora, a parte un paio di giorni di pioggia, il clima è stato clemente.

Dovrete, in ogni caso, essere pronti a tirare fuori k-way e ombrello e accettare di camminare stoicamente sotto la pioggia.

Come fare la valigia per un viaggio in Inghilterra del Nord?

Vi consiglio, se come me viaggiate con un solo bagaglio, di non partire con una valigia troppo piena, anzi di lasciare un bel po’ di spazio per le cose che sicuramente comprerete qui!

Se il vostro viaggio in Inghilterra del Nord dura più di una settimana, non portate con voi un cambio al giorno ma prevedete di lavare delle cose in viaggio (io ero a casa di mio fratello e ho potuto utilizzare la lavatrice, ma non sarà difficile lavare qualcosa a mano o utilizzare magari le lavanderie a gettoni, ecc.).

Altro consiglio spassionato: portare con voi fotocopie o foto sul telefono di tutti i vostri documenti (carta d’identità, passaporto, ecc.) e qualche foto tessera in più: in caso di furto o smarrimento, vi saranno utilissimi!

Viaggio in Inghilterra del NordÈ essenziale portare è un k-way e un ombrello, scarpe comode per camminare, giubbotto col cappuccio, un abbigliamento “a cipolla” (t-shirt, maglia a maniche lunghe, una felpa preferibilmente col cappuccio) e un adattatore per le prese.

Uno zaino impermeabile è fondamentale, vi dà la possibilità di camminare con le mani libere.

Altro consiglio: i sacchetti.

Ebbene sì, se volete fare una valigia intelligente e dalla quale sia semplice recuperare ciò di cui avete bisogno, dividete il vostro “carico” in sacchetti.

Io ne ho comprati alcuni davvero carini su Amazon e ho diviso la mia valigia in scomparti: un sacchetto per la biancheria, uno per le t-shirt, uno per i pantaloni, le scarpe, i trucchi, ecc.

Se vi interessa, ecco i sacchetti acquistati da me:

Non dimenticate ovviamente il vostro cellulare, il caricabatterie e una powerbank: a me ha salvato la vita!

Ecco quella che ho io e che vi consiglio:

Fare la valigia può diventare molto stressante, se siete fra quelli che arrivano all’ultimo e hanno continui ripensamenti (eccomi, ciao!), io mi sono trovata molto bene creando una lista delle cose da mettere in valigia: alla fine del post troverete una travel list scaricabile che potrete stampare e usare per il vostro prossimo viaggio in Inghilterra del Nord!

Quale guida scegliere per un viaggio in Inghilterra del Nord?

Non ci sono, in italiano, guide monografiche un viaggio in Inghilterra del Nord, di certo però, sul posto, potrete comprarne alcune completissime ma in inglese.

Se preferite, come me, averla in italiano, io mi sono trovata molto bene con quella della Lonely Planet (Inghilterra e Galles), unico handicap è voluminosa, visto che comprende tutta l’Inghilterra (900 pagine circa) e costa un po’ (su Amazon, circa 30 euro).

Se preferite qualcosa di più sintetico e meno costoso, c’è quella, molto bella, della National Geographic: meno testi ma immagini bellissime.


Voli per l’Inghilterra del Nord

Ci sono molti voli low-cost per l’Inghilterra del Nord, io ho volato sempre da Napoli verso o Liverpool o Manchester, rispettivamente con Easy Jet e Ryan Air. Tenete sempre d’occhio questi due siti, le tariffe sono spesso molto, molto convenienti.

Spostarsi in treno durante il tuo viaggio in Inghilterra del Nord

Viaggio in Inghilterra del NordLa cosa migliore da fare è scaricare l’app ufficiale dei trasporti su rotaia, Trainline.com.

Questa app vi permette di scegliere treni, orari, destinazioni, partenze e di acquistare il vostro biglietto direttamente dal telefono con carta di credito o, meglio ancora, paypal.

Se vi mette ansia non avere il biglietto cartaceo, potrete scegliere di acquistarlo tramite app e ritirarlo in stazione, ma io vi sconsiglio di farlo, perdereste solo tempo prezioso!

È comodissimo, invece, avere sempre il proprio biglietto a portata di click sul vostro telefono.

Potrete scegliere tra diverse tipologie di biglietto: gli “anytime day ticket” vi permettono di prendere treni a qualunque ora, mentre coi biglietti che riportano orari precisi (spesso scontati) potrete prendere solo il treno all’orario indicato.

Una volta acquistato il biglietto, ricordatevi di attivarlo!

Su alcuni treni è possibile prenotare i posti a sedere, senza costi aggiuntivi.

Scarica la app di Trainline.com

Cambiate le abitudini (e non lamentatevi del cibo e del caffè, vi prego!)

Viaggio in Inghilterra del NordViaggiare per conoscere davvero dei posti, vuol dire mettersi in gioco, cambiare i ritmi, essere pronti a modificare il proprio modo di vivere.

Il bello è proprio questo, no? Quindi, se siete fissati con l’espresso, sappiate che posti dove gustarne uno fatto a regola d’arte, non ce ne sono molti.

Io parto avvantaggiata, perché amo il caffè lungo, i miei posti preferiti, comunque, dove prendere un caffè come si deve sono Costa e Caffè Nero.

Starbuck, invece, non mi entusiasma per nulla (diciamo pure che mi fa schifo, dai).

Per quanto riguarda il cibo, tenetevi a distanza dai cosiddetti “ristoranti italiani”.

È contro ogni mio principio andare a mangiare “italiano” all’estero: buttatevi a capofitto alla scoperta della cucina inglese.

Dovrete perdere i vostri pregiudizi italianissimi sul concetto di “cucinare” e di “cibo” (ma è proprio per questo che si viaggia, no? Per diventare persone migliori) ma, allo stesso tempo, avrete la possibilità di scoprire piatti deliziosi.

Io ho fatto scorpacciate di hamburger di manzo, steak con le patate, filetti di salmone scozzese arrosto e apple crumble.

La apple crumble è una crostata di mele e cannella servita con crema o gelato davvero buonissima – sempre se, prima di mangiarla, non ne contate le calorie.

Cosa mangiare durante il tuo viaggio in Inghilterra del Nord?

Ho apprezzato il famoso Sunday Roast, tipico piatto della domenica, con manzo (ma può essere servito con pollo, maiale, perfino l’anatra), patate, piselli, carote, yorkshire pudding – una sorta di frittella – il tutto “annaffiato” dalla (famigerata) salsa gravy, cioè la salsa ottenuta dalla cottura della carne. Devo dire che mi è piaciuto molto, anche se non ripeterei l’esperienza così presto (kcal ingurgitate almeno 2000).

Da provare assolutamente:

il Fish & Chips, nella puntata su Liverpool ve ne consiglierò uno davvero buono!

Chicken Tikka Masala che, a dispetto del nome “indiano”, è considerato – scherzosamente o quasi – il vero piatto nazionale: pollo, riso e una deliziosa salsa al curry con la panna.

Bangers and mash (o sausages and mash), cioè salsicce e patate schiacciate.

Full breakfast, cioè la colazione inglese (salsicce, uova, pancetta, ecc.) che viene servita, però, tutto il giorno.

Il tema di un mio prossimo post sarà, in ogni, sulla cucina inglese, quindi restate sintonizzati!

In ogni caso, comunque, dovunque si trovano ristoranti di ogni tipo (cinese, indiano, turco, ecc.), fast food (tipo Subway, che però a me fa schifo, o Pret A Manger, buono).

Ci sono, poi, i cari, vecchi supermercati con tramezzini, panini e piatti pronti: Sainsbury e Tesco i miei preferiti per scelta e rapporto qualità/prezzo, da M&S trovate la qualità migliore (e pesce buonissimo) e prezzi leggermente più alti.

Poi c’è Aldi che è una catena tedesca ed è una sorta di discount, la roba è buona (la frutta è ottima) e i prezzi sono decisamente più bassi).

Tenetevi ASSOLUTAMENTE a distanza dai vari Poundland, One Pound Shop ecc., una volta, presa dalla fame, ho comprato una pie e stavo per vomitare. Meglio tenersi la fame, davvero.

Bene, spero di avervi dato qualche notizia utile, tanto per cominciare, se avete domande, chiedete pure, sarà felicissima di rispondere! Non perdetevi i prossimi appuntamenti con il Mio Viaggio in Inghilterra del Nord, prossime tappe:

Manchester
Liverpool
Chester
Lancaster
York
St-Annes, Lytham, Blackpool

E ora, se vi va, iscrivetevi alla Newsletter e riceverete la vostra Travel List da scaricare!

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Perché voglio viaggiare e andare dovunque (ecco le foto di alcuni miei viaggi)

Perché uno dovrebbe fare e disfare valige, prendere aerei, camminare con zaini pesantissimi, mangiare in maniera disordinata, trascinare pesi, cercare di farsi capire da gente che non conosce la sua lingua, spendere soldi e solo per vedere un luogo diverso da casa sua, quando potrebbe restare comodamente a casa a riposare o fare cose più semplici e meno stressanti?
Chi ama viaggiare lo fa per dei motivi, io vi parlo dei miei: le ragioni per cui voglio viaggiare e andare dovunque. 

Ho un problema: mi annoio.

Sì, questo è uno dei miei problemi principali. La noia. Il dolore e la solitudine non mi fanno paura quanto la noia. La noia, per me, è l’anticamera della morte. Una delle cose che mi annoia di più è ripetere sempre le stesse azioni. A volte, la vita diventa una catena di montaggio, è normale, è così per tutti: sveglia, lavoro, pranzo, lavoro, cena, se sei fortunato hai un amore o degli amici o una famiglia, poi dormire e così via, sempre uguale. Avete presente l’incipit di Moby Dick? Descrive benissimo quello che intendo.

Drøbak, Norvegia, 2014

Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa – non importa quanti esattamente – avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m’interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. È un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione. Ogni volta che m’accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell’anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto.

Trad. Cesare Pavese – Moby Dick, H. Melville

[ Considero Moby Dick “la bibbia del ramingo”, un romanzone non semplice da affrontare ma nel quale si riconosceranno tutte le anime vagabonde del mondo ]

Parigi, 2005

Viaggiare, o anche solo pianificare un viaggio, è il mio modo di interrompere “la catena di montaggio”. Se penso a una vita fatta solo di lavoro, Natali/Pasqua in famiglia, uscite con gli amici nella mia città, se penso che vedrò sempre le stesse facce e sentirò sempre le stesse parole, se penso che vedrò sempre le stesse strade e respirerò sempre la stessa aria, scende nella mia anima quel novembre umido e piovigginoso di cui parla Melville. Mi sembra di assaggiare la morte, vedo il tempo che scorre velocissimo e mi porta al momento in cui mi guarderò allo specchio ormai vecchia e mi dirò: “perché non hai visto il mondo quando potevi? Ora non hai più tempo”. Terribile.

Viaggiare è il mio modo di ritrovare le energie e riscoprire casa.

Lytham St Annes, Inghilterra, 2017

No, non vivrei zaino in spalla, non mi piacerebbe. Ho bisogno di una casa, di un rifugio, di un angolo in cui scrivere, di un posto accogliente, dei miei libri, delle mie tracce sparse in casa e ho bisogno della mia famiglia e degli amici. La mia vita mi piace, ed è proprio perché voglio continuare ad amarla che, a volte, ho bisogno di allontanarmi, vedere com’è il mondo fuori dalla comfort zone. Si dice che si apprezza qualcosa o qualcuno quando si è lontani… bene. Il viaggio funziona proprio in questo senso, per me. Allontanarsi da una casa accogliente non è semplice, ma provoca uno scoppio di energia, paura costruttiva, adrenalina. A casa ho tutto ciò che mi serve e, nel caso, so come procurarmelo, in viaggio devo adattarmi a nuovi ritmi e nuovi spazi: è un esercizio importantissimo per la mente e il corpo, un esercizio che mi fa sentire viva, forte, in crescita.

Viaggiare mi fa venire nuove idee.

Scrivo storie e le storie non si trovano restando fermi nello stesso posto ogni giorno. Ci sono delle storie anche in casa, ovviamente, negli oggetti quotidiani, ma un giorno finiranno. Lì fuori, invece, è pieno zeppo di cose da scoprire e raccontare. La mia vera ispirazione sono i viaggi che mi permettono di incontrare posti e persone nuovi. Ogni volta che sono stata altrove (e altrove può essere anche un posto a 100 km da casa) sono tornata piena di nuove idee. Ecco perché quando viaggio, ho sempre con me un taccuino: immancabilmente lo riempio di abbozzi di nuove storie.

Haarlem, Olanda, 2007

Viaggiare mi arricchisce.

York, Inghilterra, 2017

Da bambina ho sempre avuto enorme difficoltà a ricordare cose non basate sull’esperienza personale. Tipo i nomi delle capitali europee. Quando ho iniziato a viaggiare, non c’è stato bisogno di alcuno sforzo per ricordarle: ogni viaggio, facendo parte di un’esperienza precisa, è rimasto impresso nella mia memoria (e così anche le Capitali europee!). Ogni volta che vado in un posto diverso da casa, mangio altri cibi, parlo un’altra lingua, fotografo altre strade, il mio “bagaglio culturale” (termine ormai abusato e che mi infastidisce anche, ma ci siamo capiti) diventa più ampio ed è una cosa che adoro. Per esempio: imparare la Shoah leggendola sui libri è una cosa, visitare Berlino e sentirla sulla propria pelle è un altro paio di maniche.

Praga, 2006

Ricapitolando. Viaggiare ha il potere di:

Salvarmi dalla noia
Ricaricarmi di energia
Farmi venire nuove idee
Arricchire la mia cultura
Farmi amare il ritorno a casa

Madrid, 2010

In poche parole: viaggiare mi fa sentire viva e piena di fiducia nel futuro. Il viaggio, infatti, non è semplicemente prendere un aereo, sostare in un luogo, e tornare. Viaggiare vuol dire pianificare, fare la valigia, informarsi, aprire la mente, adattarsi, essere disposti a mettere da parte tutto ciò che si sa del mondo per accogliere le novità e lasciarsi cambiare, senza paura.

Londra, 2011

Ah! Viaggiare è la maniera migliore per sconfiggere i pregiudizi. Nel mio mondo ideale, tutti dovrebbero essere in grado di muoversi liberamente nel mondo, assaporarne ogni angolo o almeno sognare di farlo.

Blackpool, Inghilterra, 2017

 

Edimburgo, Scozia, 2013

 

Dublino, Irlanda, 2008

 

Berlino, 2008

 

Toledo, Spagna, 2010
Vienna, Austria, 2006
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The Queen Puppet on Holiday: cosa metto in valigia

Ragazzi, vi saluto per quest’estate (ma come sanno quelli che mi conoscono davvero, potrei smentirmi clamorosamente se mi viene voglia di dire qualche cazzata qui sul blog) e vi auguro buone vacanze (ma siamo davvero già ad agosto? Oh.Mio.Dio.) con un post impegnatissimo.
Cosa metto in valigia.
(Scusate, ma dopo una giornata di lavoro, di lagne allo specchio – perché sono ingrassata?, maledetta tiroide, maledette pillole per la tiroide, non mangio nulla, ho fame, non ho più fame, ho le braccia molli, voglio morire, ma va beh chi se ne fotte – e caldo africano non ce la posso fare a partorire di più – ah, sì. Mi sto curando da un anno e mezzo per l’ipertiroidismo. Esperienze? Ne siete usciti? Io ormai sono rassegnata).

Ma passiamo al dunque. Questo mese mi dividerò, come al solito, tra la montagna e il mare, prima dell’Inghilterra a settembre.

La montagna: il paesello dei nonni, San Donato di Ninea, Calabria (provincia di Cosenza).


Descrizione: 800 metri sul livello del mare, una manciata di abitanti, una festa del patrono caratterizzata da cantanti sconosciuti e terribili, ottimo cibo e molto alcol. In soldoni.
Io, The King Puppet, mia sorella e mio cognato partiremo da Salerno il 6 agosto alle ore BOH, secondo la nostra consueta precisissima scaletta. Lì troveremo mia cugina (love) che dopo due ore vuole suicidarsi perché tutto è troooooppo calmo e silenzioso. Di fatto, questa cosa del silenzio e dei tempi lunghissimi, che mi faceva impazzire da adolescente (volevo stare coi miei amici, fidanzato/i ecc. e invece i miei mi trascinavano lì per stare un po’ coi nonni) adesso mi fa impazzire in maniera positiva. Mi serve a ricaricare le batterie.

Motivi per cui amo andare a San Donato di Ninea (di cui ho scritto una roba simil-commovente qui)

Si dorme benissimo
Si mangia benissimo
Si vive con lentezza
Ci si gusta la natura, il silenzio
Ci si sveglia con il cinguettio degli uccellini (!!!)
Niente rumori di automobili. Zero. Ed è incredibile. Viviamo in un costante rumore di sottofondo che stanca il cervello e stressa anche quando pensiamo di star riposando. Godere della pace e del silenzio della natura è un privilegio.

Amo così tanto il paese che gli ho dedicato una fanpage su Facebook: eccola qui, se vi va di mettere un like e ammirare le tante bellezze di questo luogo rimasto un po’ indietro nel tempo: Scopriamo San Donato di Ninea.

Cosa metto in valigia?

Il mio pc portatile. Sì, perché – ahimé – pur trattandosi di ferie, dovrò comunque lavorare, tra una cosa e l’altra. Sempre se, nel frattempo, nel paesello è arrivato il wi-fi.

Abiti comodi. Pochi fronzoli: saremo in montagna. Farà comunque abbastanza caldo di giorno ma, di solito, di sera, le temperature calano e quando mi recherò, coi miei prodi, nell’unico bar del paese per bere qualcosa e mangiare il cornetto delle due di notte (c’è questa simpatica consuetudine), avrò bisogno di una giacca. Quindi valigia minimal (pantaloni, qualche abitino, giacca di jeans) e, soprattutto, scarpe basse (un paio di adidas e sandali), viste le salite e discese. Di certo, comunque, porterò il costume e le cose del mare perché visto che staremo qualche giorno, una capatina al mare, per fare un bagno come si deve nelle splendide acque calabresi, è d’obbligo.

Libri. Il kobo verrà con me e mi porterà anche un cartaceo, che dovrò scegliere fra quelli in lettura. Credo che proseguirò la lettura di La famiglia Aubrey di Rebecca West (Fazi) su Kobo e Una ragazza inglese di Beatrice Mariani (Sperling & Kupfer) in cartaceo.

Dopo un breve ritorno a Salerno per fare lavatrici, ecco che si fa una nuova valigia e si riparte per il mare: stavolta la meta è Atrani, in Costiera Amalfitana, dove i genitori di The King Puppet hanno una casa delle vacanze.

Anche qui, clima molto rilassato, certo sono lontanissimi i silenzi e la pace della montagna: in questo periodo Atrani è piena zeppa di turisti, ma per fortuna noi abbiamo la barca e quindi eviteremo le spiagge-carnaio di agosto (fa molto figo dire “abbiamo la barca”, vero?). Di solito la giornata-tipo ad Atrani si svolge così: sveglia intorno alle 10, colazione a casa, caffè da Pansa ad Amalfi, poi in barca fino alle cinque circa, pranzo/cena, riposino, passeggiata ad Amalfi per prendere il gelato in una delle tante deliziose gelaterie, ritorno per drink in piazzetta ad Atrani.

Cosa metto in valigia?

Abiti leggeri e un po’ chic. Niente pantaloni lunghi, si va di corto sempre e comune. La sera le temperature calano un po’, quindi felpa o giacca leggera. Anche qui scarpe basse, ma direi che potrò osare un tacchetto giusto per sentirmi un po’ femminile in mezzo alle valchirie tedesche che popolano la Costiera di questi tempi. Costumi a profusione e cappello di paglia: la Costiera è l’unico posto dove posso usarlo senza sentirmi una deficiente.

Libri. Anche qui il Kobo mi seguirà. Niente cartacei: sarò il 90% del tempo in barca. Il kobo è comodo per leggere la sera, mentre gli altri dormono.

Infine si torna a Salerno intorno al 20 agosto. Prima della partenza per l’Inghilterra (il 4 settembre, starò via 12 giorni), ho un matrimonio a Roma il 2.

Cosa metto in valigia in Inghilterra? Questo argomento merita un post a parte, stavolta farò le cose per bene, liste comprese, come insegna Rock’N’Fiocc, cioè la social media manager e IT blogger di Grazia Giulia Torelli (adoro soprattutto il suo IG e le storie che fa, non ha peli sulla lingua, è talmente diretta da sfiorare l’antipatia, ma mi piace anche per questo. Date un’occhiata, la amerete o la odierete).

Buone vacanze a tutti, ci risentiamo a fine agosto!

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Instagram Travel Photographers da seguire #1

Non so voi, ma se io potessi viaggiare continuamente sarei la donna più felice del mondo. Purtroppo però 1) non ho ricevuto ancora alcuna eredità da una vecchia zia americana 2) il mio è un lavoro che, sì, potrebbe anche essere itinerante ma i cui guadagni al massimo mi consentono di fare una vacanza all’anno (e sono già fortunata a potermelo permettere con le mie sole forze, lo so).

Piagnistei a parte, giungo al punto: viaggiare da casa è diventata una buona decente alternativa. Per farlo, seguo alcuni Instagram Travel Photographers davvero, davvero, davvero incredibili. Quindi, dopo i Literary Instagram preferiti, ecco i miei Travel Instagram del cuore!

Che i nostri viaggi d’esplorazione non abbiano mai fine.
Paul Wühr

chrisburkard

alexstrohl

chelseakauai

mformarica

haylsa

Spero che queste foto siano fonte di ispirazione come lo sono per me. Non temete, ve ne mostrerò altre, nel frattempo, però fatemi sapere quali sono i vostri preferiti e se ne avete altri, suggeritemeli nei commenti!

See Ya
The Queen Puppet

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[ Travel Blog #1 ] Torino: magia, Natale, cibo e… Battello a Vapore!

Ciao lettori,

come ormai sapranno anche i sassi (visto che l’ho scritto dovunque) a fine novembre sono stata a Torino per partecipare alla cerimonia di premiazione del Battello a Vapore, visto che, contro ogni aspettativa, un mio romanzo inedito si è classificato TERZO! Del romanzo vi parlerò in uno dei prossimi post che ho deciso di scrivere, in cui voglio aggiornarvi sulle storie che sto scrivendo, quelle che ho concluso e sui prossimi progetti nell’ambito della scrittura!

In questo post, invece, vi racconto la mia visita-lampo nella Città della Magia Bianca e Nera: Torino è una città magica, elegante, silenziosa, raffinata, culturalmente viva (soprattutto per amanti di libri e cinema), passeggiare fra le sue strade, illuminate dalle luci di Natale è stato bellissimo. É una città meravigliosa e io la amo profondamente, l’avevo già vista nel 2015, in occasione del Salone Internazionale del Libro, e mi aveva lasciato a bocca aperta. Con me, questa volta, c’era la mia adorata sorellina e tra risate, follie, cioccolato, vino ed emozioni varie posso dire che è stato uno dei weekend più belli di sempre!

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Torino esoterica

Torino ha la fama di essere una città magica, e non solo per la sua atmosfera ricca di fascino. Parlo di esoterismo: sì, perché Torino può vantare un raro primato, quello di far parte contemporaneamente del Triangolo della Magia Bianca (con Praga e Lione) e del Triangolo della Magia Nera (con Londra e San Francisco). A giustificare questa nomea, basterebbe il fatto che la città ha ospitato personalità come l’esoterista e alchimista Alessandro Cagliostro e l’astrologo “veggente” Nostradamus. Ma se questo non basta, allora sappiate che Torino è attraversata dal 45° parallelo – uno dei numeri più importanti nell’esoterismo – e ospita uno dei monumenti più trasudanti magia nera: l‘obelisco nella Fontana del Frejus in Piazza Statuto. Poi c’è il fatto che la città sorge alla confluenza tra il Po e la Dora, i due fiumi simboleggerebbero il Sole e la Luna e il loro incontro avrebbe dato luogo a una carica incredibile di magia positiva. Torino è, innegabilmente, una città di luci e ombre: durante il giorno le strade si riempiono di persone, attività, suoni, colori, rumori, si respira un’atmosfera operosa, energica, positiva; la sera, invece, dopo il tramonto, sulla città cala un velo di malinconia, le strade diventano silenziose e nostalgiche, le ombre si allungano, i palazzi si velano di ombre. Che ci crediate o no, sembra proprio che a Torino si combattano costantemente energie positive e negative.

I luoghi della magia bianca

1. Piazza Castello
Sorellina davanti ai Dioscuri
Sorellina davanti ai Dioscuri

Magnifica, enorme, maestosa: Piazza Castello è il luogo dove sorge il Palazzo Realesi contrappone a Piazza Statuto, che invece è uno dei fulcri di energia negativa: il palazzo, infatti, sorgerebbe – secondo gli esperti di esoterismo – proprio sul confine tra la città bianca e quella nera, segnato dalle statue dei Dioscuri a guardia del cancello. Le statue tracciano una separazione netta fra est e ovest della città. Tradizionalmente ù già dagli antichi romani – l’est è collegato col sorgere del sole e la rinascita, mentre l’ovest col tramonto, l’oscurità e la morte, quindi la divisione tra est e ovest è una divisione tra luce e ombra, tra i luoghi favorevoli e quelli adibiti alle pratiche più oscure – paura, eh?

2. La Chiesa della Gran Madre

La Chiesa della Gran Madre è una delle chiese più belle di Torino. Caratterizzata da uno stile neoclassico che mi ha subito ricordato il Pantheon di Roma – va beh, che scoperta! É piuttosto evidente, ve lo assicuro – la chiesa-tempio sorge sulla riva destra del Po e domina la piazza dall’alto di un’ampia scalinata. Tradizionalmente, è il luogo dove si concentrano la maggior parte delle energie positive della città ed è considerata – sempre dagli esperti di esoterismo – uno dei centri più importanti di magia bianca. Ai due lati della scalinata ci sono le statue della Fede e della Religione che – ancora secondo gli esperti – indicherebbero il luogo di sepoltura del Sacro Graal – e scusate se è poco. La Fede solleva un calice, che sarebbe appunto la coppa sacra, mentre la Religione indica il luogo dove il Graal è sepolto, che è stato identificato nel Palazzo di Città – ora che lo sapete, mettetevi in fila, che vogliamo trovarlo tutti.

3. La Mole Antonelliana

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Uno dei simboli più conosciuti di Torino, opera dell’architetto – indovinate un po’? – Alessandro Antonelli! I 167,5 metri in stile neoclassico e neogotico della torre non sono lì per caso: secondo i – soliti – esperti di esoterismo, la Mole è in realtà una sorta di gigantesca antenna il cui scopo è incanalare le energie dal sottosuolo e trasformarle in energie positive da irradiare verso il cielo – ce l’avessi io un’antenna simile sopra casa mia…

II luoghi della magia nera

E veniamo finalmente ai miei luoghi preferiti: quelli malefici… cough cough…

1. Piazza Statuto: Lucifero e Nostradamus

Il primo è sicuramente Piazza Statuto, altrimenti detta il cuore nero di Torino. Antitesi di Piazza Castello, simbolo di luce ed energia positiva – gne gne gne –  Piazza Statuto è invece simbolo dell’oscurità e delle forze del male – hell yeah! Avete mai sentito nominare la Val Occisorum? La Valle degli Uccisi, come forse il nome suggerirà, non è un luogo dove andrei a prendere una tazza di tè caldo, precisamente è dove venivano eseguite le esecuzioni capitali. Come se non bastasse, per essere sicuri al 100% di richiamare tutto il male possibili, è proprio in Piazza Statuto che si è scelto di installare il Monumento del Frejus: il monumento è sormontato da un angelo, ma non un angelo qualsiasi, si tratta di Lucifero in persona, il quale non contento guarda anche verso est, sfidando le forze del bene e della luce. Oltre al caro Lucifero, in Piazza Statuto si trova anche un altro monumento malefico: l’obelisco geodetico, detto anche Guglia Beccaria, che è coronato da un astrolabio che – secondo gli (indovinate un po’) esperti di esoterismo – indica il fulcro delle Forze del Male. Sempre in zona, c’è un palazzo che ha ospitato Nostradamus, la Domus Marozzo, dove si dice ci fosse una lapide – ora distrutta – con incise le parole del mago: “Nostradamus ha alloggiato qui, dove c’è il Paradiso, l’Inferno e il Purgatorio. Io mi chiamo la Vittoria, chi mi onora avrà la gloria, chi mi disprezza avrà la rovina intera”.

2. Il Palazzo ed il Portone del Diavolo

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Non direste mai che il palazzo di una cosa così poco “magica” come una banca possa essere simbolo di poteri nefasti e diabolici, eppure… Il Palazzo del Diavolo oggi ospita la Banca Nazionale del Lavoro, ma in passato si ha fatto parlare di sé diventante un luogo maledetto: il suo portone con il famoso batacchio che raffigura il Diavolo stesso, detto appunto Portone del Diavolo, è la soglia di un mondo infernale, fatto di misteriose scomparse, assassini e altri fattacci. Racconta la leggenda che il portone sia comparso dal nulla durante una notte a causa dell’invocazione di un apprendista stregone che, richiamando le forse oscure, scomodò nientedimeno che Satana in persona. Il Diavolo, irritato dall’invocazione (magari era impegnato in ben più piacevoli attività!) punì lo stregone imprigionandolo al di là del portone, dove il poveraccio fece una triste e terribile fine.

Il Museo Egizio è un caso a parte

Il Museo Egizio se ne sta con un piede in due staffe: fra le pareti di questo magnifico luogo c’è sia magia bianca che magia nera. Infatti, mentre alcuni dei reperti conservati qui hanno una chiara carica positiva (ad esempio quelli riconducibili Thutmosi III), altri, per esempio quelli che fanno capo allo sfortunato sovrano Tutankamon, hanno una chiara valenza negativa.

Torino per booklover

E passiamo a un altro aspetto di Torino che ho amato particolarmente: Torino, sede del Salone Internazionale del Libro, è il sogno di ogni booklover, non solo per questo splendido evento ma proprio per l’amore per i libri che si respira un po’ ovunque.

Il Circolo del Lettori

Tanto per cominciare, parliamo di quel luogo da sogno che è il Circolo dei Lettori, un luogo in cui convergono molte delle attività culturali legate a cinema, libri, musica della città. Gruppi di lettura, attività per bambini e ragazzi, corsi e perfino gite e viaggi sono alcune delle attività che nascono e si sviluppano nella splendida cornice del secentesco Palazzo Graneri della Roccia, in pieno centro a Torino. Il Circolo dei Lettori è un luogo dove respirare a pieni polmoni libri e cultura, rilassarsi gustando un buon caffè con vista sulla Mole Antonelliana, aggirarsi fra le antiche ed eleganti sale decorate da affreschi e quadri, incontrare autori, artisti e altri appassionati e fare un salto in un altro mondo.

Libreria Binaria

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La Libreria Binaria l’ho conosciuta perché è stata la sede della premiazione per i finalisti del Premio Battello a Vapore e non si poteva scegliere luogo migliore: nata nei locali di un ex capannone industriale che fino alla metà degli anni Settanta ospitava l’azienda Cimat, facente parte del gruppo Fiat, la Binaria Book è una vera e propria fucina di idee e la sua architettura lo ricorda a ogni passo: ampie sale dagli altissimi soffitti e carri ponte ristrutturati e colorati.

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La Binaria Book è particolarmente attenta al mondo dell’infanzia e delle famiglie e ai temi sociali che si legano a doppio filo con la sua nascita, come immigrazione, lotta alla prostituzione, alla mafia e, in generale, temi che hanno come fulcro solidarietà e integrazione. Non solo libri, però: potrete, infatti, anche gustare una favolosa pizza, alla pizzeria Binaria Berberè e acquistare prodotti bio, ecosostenibili nati dal riscatto sociale e simbolo della legalità: alcuni sono prodotti in luoghi teatro di forte emarginazione, altri sono frutto di luoghi sottratti alle mafie, ecc. Vale la pena farci un salto per mangiare un’ottima pizza e fare un po’ di shopping ecosostenibile!

Libraccio

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Potevo mai andare a Torino e non fare un salto al Libraccio, il luogo dei sogni di ogni booklover? Non credo! E quindi, giretto d’obbligo in questo luogo magnifico che, tra l’altro, era proprio dietro il nostro alloggio (in via Santa Teresa, 7, precisamente). Per chi ama i libri, il Libraccio è un posto speciale, in cui accanto alle nuove uscite potete trovare edizioni ormai fuori commercio ma, comunque, tenute benissimo, o anche vere e proprie occasioni a metà prezzo.

Mercatino dell’usato

Dalle parti della stazione di Porta Nuova domenica mattina, prima di prendere il treno per tornare a Salerno, io e mia sorella abbiamo fatto un giro in un delizioso mercatino dell’usato: qui, tra stampe e oggetti d’epoca, mobili, abiti, gioielli fatti a mano, cappelli, eccetera, c’era anche una bellissima bancarella che vendeva libri usati e fuori commercio a 1 euro l’uno: potevo mai lasciarmeli sfuggire? Non credo, perciò ho portato a casa ben cinque libri: Il giglio rosso di Anatole France, I Racconti di Pietroburgo di Gogol, Doppio sogno e altri racconti di Arthur Schnitzler, C’era una volta di Capuana e una raccolta di fiabe russe in versi. Soddisfazione.

Cibo, vino e… bicerin!

Parliamo, invece, del lato più godereccio della città: il nostro soggiorno è durato davvero pochissimo, ma abbastanza per gustare qualche specialità torinese. Siamo state abbastanza fortunate sulla scelta dei luoghi dove pranzare e cenare, considerando che li abbiamo scelti senza saperne nulla, ma seguendo l’istinto!

Fratelli La Cozza

La prima sera, gira e rigira, siamo finite in… Campania! Fratelli La Cozza è stato il primo locale al mondo ad aver ottenuto la Certificazione per la “Pizza Napoletana S.T.G.”: è il posto perfetto dove andare se volete una vera pizza Napoletana DOC, a Torino. Io ho preso la mia solita Margherita, accompagnata da una buonissima birra Menabrea, mentre mia sorella ha preferito un tris di bruschette miste accompagnate da un ottimo calice di nebbiolo. Il posto è molto carino, capiente (due piani, al secondo ci sono due salette da circa quaranta posti ognuna e, inoltre, il locale è dotato di un dehors interno) e raccolto, molto informale, gestito da ragazzi giovani e alla mano.  L’atmosfera ricorda quella della Little Italy Newyorkese, con stampe giganti alle pareti degli ingredienti della pizza, amuleti napoletani. Il motto della casa è “da sempre con le mani in pasta”, mentre l’altro, che campeggia sulle pareti, è stato inventato da Piero Chiambretti e recita: “La televisione è una pizza, scegli la cozza!”.

L’osteria della Piola del forno

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La “piola” è la tipica osteria piemontese dove si mangiano ottimi piatti tipici, si beve delizioso vino piemontese, si paga poco (anche se dipende dal concetto di “poco” che avete) e ci si rilassa in un’atmosfera informale e schietta!
L’Osteria La Piola del Forno è stata fondata nel 1966 dalla famiglia Forno che, negli anni, ha continuato la storica tradizione. L’atmosfera è informale e genuina, l’osteria si trova in via Mercanti 18, nel cuore del centro storico torinese, dalle parti di Piazza Castello. Il locale è davvero delizioso, si sviluppa su due piani, noi siamo state al primo, abbellito da salumi e bottiglie di vino e liquori.

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La nostra cena è stata a base di tagliere di formaggi vaccini e caprini tipici e salumi (abbondantissimo! Abbiamo faticato a finirlo), io poi ho preso guanciale di vitello al cioccolato, ginepro e nebbiolo con purè di patate al nebbiolo, mentre mia sorella ha optato per dell’agnello in salsa al nebbiolo con verdure alla julienne, il tutto annaffiato da ottimo nebbiolo. Abbiamo concluso la cena con una grappa e un liquore alla genziana.

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Il costo, per quello che abbiamo ordinato, è stato equo: 32 euro a testa, assolutamente in linea con la qualità del menù e del servizio.

Caffè San Tommaso 10 – Lavazza

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Potevamo mai andare a Torino e non assaggiare il mitico bicerin coi suoi tre deliziosi strati di cioccolato fondente, caffè e panna fresca? Girovagando per le strade del centro storico, io e Romy ci siamo ritrovate a passare davanti al San Tommaso 10 – Lavazza, fondato da Luigi Lavazza, capostipite del famoso marchio di caffè. I caldi colori del legno e delle stampe d’epoca hanno subito attirato la nostra attenzione: il caffè ha iniziato la sua attività nel 191o (una targa ricorda il nome del fondatore e l’anno, il 1895, in cui comunemente si colloca la nascita del marchio Lavazza), e conserva l’aspetto retrò e l’eleganza d’altri tempi. Le pareti della sala interna sono ornate con le pubblicità storiche del marchio e il bicerin che io e Romy abbiamo preso era semplicemente delizioso! Ma a Torino non mancano i posti dove gustare la mitica bevanda (che mi ha ricordato la pannamella di Armonia), uno dei più famosi è il Caffè Al Bicerin dal 1763 a Torino, dove, si racconta, il bicerin sia addirittura stato inventato. Ah, avete ragione… cos’è il bicerin? Eccovi la ricetta!

Ingredienti

50 ml di panna fresca
Caffè amaro
Una tavoletta di cioccolato fondente o gianduia

Preparazione

Monta la panna e conservala in frigo.
Sciogli a bagnomaria il cioccolato, diluendolo con un po’ di latte in modo da conservarne la fluidità
Prepara il caffé

Come servirlo

In un bicchiere di vetro, versa lentamente il cioccolato fuso, poi il caffè bollente e infine la panna fredda. I tre strati devono restare separati.

Dove dormire: Europrooms

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La prima volta che sono stata a Torino ho dormito a casa di mio fratello che allora viveva lì. Questa volta, abbiamo optato per un alloggio centrale, vicino ai luoghi che volevamo visitare: l’Europrooms si trova in uno storico palazzo di via XX Settembre, al numero 64, non distante dalla stazione di Porta Nuova e vicinissimo ai principali luoghi d’interesse turistico, come Piazza Castello, il Museo Egizio, la Mole Antonelliana, ecc.

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A un prezzo davvero imbattibile, abbiamo alloggiato in una deliziosa suite (Cavour) piena di tutti i comfort: la nostra stanza era arredata con gusto ed eleganza, fin nei minimi dettagli. All’ingresso abbiamo trovato il frigo-bar con  coca cola, birra, acqua liscia e gassata, succhi di frutta, acqua tonica.

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C’è anche il bollitore e la macchina per il caffè e l’occorrente per preparare tè, tisane, caffè, e per una mini colazione con fette biscottate, marmellata, panna da caffè, biscotti (tutto incluso nel prezzo).

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La struttura è molto discreta, non c’è personale, tutto è gestito tramite alcuni codici per aprire le porte, fornite dal titolare (Francesco) che vi contatterà via telefono. Il wi-fi è gratuito ed è possibile effettuare il pagamento via paypal (come ho fatto io).

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Mi sono trovata benissimo, il rapporto qualità-prezzo è ottimo, come anche la location, quando tornerò a Torino, il mio alloggio sarà sicuramente questo!

Spero che questo report vi sia piaciuto e vi abbia dato qualche informazione interessante per organizzare una visita in questa splendida città: fatemi sapere se vi piacerebbe leggere altri miei report, per il momento quelli previsti sono: Liverpool – Manchester  e poi la mia estate tra St. Annes, il distretto dei laghi e infine il tour delle due rose: York e Lancaster! Quale vorreste leggere per primo? Commentate, mi raccomando, intanto vi lascio ad altre foto del mio bellissimo weekend!020torino

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