Il mestiere del Freelance: otto regole per non turbare il Cliente che non paga

I clienti sono personaggi mitologici molto particolari: hanno il dono dell’ubiquità, prima di tutto: sono contemporaneamente al telefono, su skype e sotto casa con la fotocopia del logo in formato .doc, sono onnipresenti, domeniche e festivi compresi (consegna prevista per la mezzanotte tra il 24 e il 25 dicembre, ok?), e possono rintracciarti con qualsiasi mezzo: telefono, messaggi, facebook, email, whatsapp, piccioni viaggiatori, posta via gufo, medium.

Tutte queste capacità, però, svaniscono di colpo quando, a lavoro consegnato, arriva il momento del pagamento.

Cosa accade al “Cliente” quando parte una email a lui indirizzata che contiene una richiesta di pagamento?
Gli Ufologi non ne sono sicuri, ma si tratta di cose molto brutte, sicuramente.

silenzio-freelance
Un vecchio adagio, sempre attuale

Questo post ha come scopo principale quello di non farvi commettere alcuni errori gravissimi che potrebbero compromettere per sempre la vostra carriera di Freelance.

PUNTO UNO
Sono un Freelance, sono in missione per conto di Dio

Fare il Freelance è una missione ma non una missione seria come fare il medico o il volontario o il tizio che salva gattini bloccati sui tetti, perché noi non salviamo nessuno, anzi. Complichiamo la vita alle persone perbene con loghi troppo piccoli, font sottili e colori desaturati. No, fare il Freelance è una missione nel senso che lo facciamo perché ci piace e se una cosa ti piace la fai a prescindere, pagato o meno.

PUNTO DUE
Freelance, lo dice la parola: free, in inglese vuol dire “gratis”

Se siamo dei Freelance è perché in realtà di lavorare non c’avevamo davvero voglia. Già che per campare ci divertiamo coi social network o in generale col computer non ci rende credibili, ma poi se non ti svegli la mattina alle 6 per prendere un treno e andare in un regolare ufficio, allora vuol dire che uno stipendio vero non lo vuoi.

Quindi, ricordate amici, questa semplice equazione:
Lavoro vero = stipendio vero.
Lavoro finto = stipendio finto.

Iniziamo a capire questa cosa e dopo tutto sarà più chiaro. Per esempio, che se un Freelance, per miracolo, si ritrova a incontrare un Cliente, non può far altro che esserne felice e ringraziare, anche.

PUNTO TRE
Nessuno è indispensabile, il freelance men che meno

Non siete indispensabili, né unici, nient’affatto. Invocando una qualsiasi creatura con abilità speciali del tipo “cugino/nipote/fratello/figliodelpanettieredifiducia che smanetta col computer” il Cliente sarebbe in grado di ottenere loghi più grandi, font più visibili, colori più sgargianti, in tempi molto più brevi e non pagando neanche un centesimo. Se non lo fa, è perché suo nipote Giovannino studia per fare l’odontotecnico, c’ha la fidanzata che vive lontano e il computer deve dividerlo col resto della famiglia, per cui non ha molto tempo. Voi sì, invece. Ecco perché preferisce scegliere voi.

PUNTO QUATTRO
Solo i cafoni parlano di soldi

Se avete trovato un Cliente che sia disposto ad affidare proprio a voi la realizzazione delle sue preziosissime idee (sfidando anche il ragionevole timore che possiate appropriarvene e usarle per diventare Imperatori del Mondo) la prima cosa da NON fare è parlare di soldi. Non vi hanno insegnato che i soldi sono l’argomento dei cafoni? Davvero la vostra arte, la vostra creatività, la passione può essere quantificata in sporco danaro? Non credo. Ecco perché è controproducente inviare preventivi o richieste di pagamento, il Cliente è persona sensibile, offenderlo parlando di un argomento così terra terra come i soldi, rende subito chiaro che non avete preso sul serio la vostra missione. Sarà il Cliente stesso, nella sua immensa bontà, a tirare fuori l’argomento quando e se lo riterrà opportuno. Voi nel frattempo rilassatevi e lavorate sodo, perché solo facendo un po’ di gavetta otterrete la tanto agognata visibilità.

PUNTO CINQUE
Ci sono tanti modi per sentirsi gratificati, il primo è la visibilità

Forse non ci crederete, perché vi hanno insegnato a essere materialisti e gretti, ma esistono alternative al classico pagamento in (sporco) danaro, il più gratificante è sicuramente la visibilità. Ne avrete sicuramente sentito parlare, perché usata spesso come sistema di pagamento nell’Universo Magico dei Freelance. Toglietevi quel sorrisetto dalla faccia: vi hanno insegnato a essere presuntuosi e avidi a tal punto da non comprendere l’estremo potere di questo sistema di pagamento. Quando il Cliente vi promette che vi darà visibilità, non sta affatto provando ad aggirare il problema soldi, no. Il Cliente infatti non ha mai problemi di soldi, semmai sta aspettando altri pagamenti e perciò in quel momento non ha contante. Ecco perché, nella sua estrema bontà, decide a volte di usare la moneta della visibilità: come funziona?
Poniamo che il Cliente sia un Panificio e che voi abbiate prodotto per lui dei biglietti da visita. Orbene, ogni volta che qualcuno andrà a comprare del pane nel detto panificio, il Cliente mostrerà il biglietto da visita dicendo che è opera del Freelance. In breve tempo, diventerete gli eroi di tutte le signore Assuntina, Michelina, Genoveffa che frequentano il panificio. Immaginate se questo accadesse con tutti gli altri vostri Clienti: ben presto il vostro nome sarà sulla bocca di i Clienti dei vostri Clienti, in un cerchio dell’amore che vi porterà immensa gioia e una soddisfazione che nessuna banconota potrà mai darvi.

PUNTO SEI
Il tempo è denaro: non fate perdere tempo (e pazienza) al Cliente

Secondo voi un Cliente è diventato Cliente e non Freelance perdendo tempo a giocare coi social network o le palette di Pantone? No. Il Cliente è diventato Cliente perché ha saputo sfruttare al meglio il suo tempo, ragion per cui non potete arrivare voi con i vostri “brainstorming”, “kickoff” e “business plan” a rallentare tutto. Siete Freelance, avete l’intera giornata libera, potete svegliarvi quando volete, prendere il caffè, ascoltare musica, fare sesso, danzare nudi per casa: ecco perché dal momento in cui il Cliente vi sceglie è naturale che Egli vi voglia tutti per sé. Stipulare un contratto con il Cliente è come contrarre matrimonio davanti a Dio e allo Stato: da quel momento non avrete altro Cliente all’infuori di lui e ogni minuto della vostra vita sarà dedicato a compiacerlo. Dite, dunque, addio alla domenica, alle feste comandate, alle ferie estive: siete in vacanza tutto l’anno, del resto, lavorare il giorno del vostro compleanno non potrà che temprare il vostro spirito.

PUNTO SETTE
Se proprio volete i soldi, usate la delicatezza

Non c’è cosa più triste di quando, alla fine di un rapporto con un Cliente, chiediamo dei soldi. Dopo le lunghe maratone al telefono il giorno di Capodanno alla ricerca della email scomparsa, dopo lo scambio serrato di centinaia di bozze di logo, dopo innumerevoli immagini in alta risoluzione inviate tramite whatsapp e video aziendali girati da nonna Peppina, è davvero disgustoso concludere il tutto inviando una squallida richiesta di pagamento. Quindi, se proprio preferite le banconote alla visibilità e ai complimenti, almeno abbiate la decenza di rivolgervi al Cliente in maniera decorosa:

Non inviare suddette richieste nel weekend, una volta consegnati i lavori, nel weekend il Cliente torna irreperibile

Non parlate esplicitamente di “pagamento per il lavoro svolto”, semmai di “gratificazione materiale per l’avvenuta collaborazione”

Preferite sempre i contanti ai bonifici: il Cliente non ha mai tempo di andare in banca, andrete a ritirare i soldi quando sarà libero, nel caso di bonifico, comunque, non chiedete in continuazione “quando sarà effettuato il pagamento”, sapete che le banche hanno tempi lunghissimi

Non insistere per avere un appuntamento allo scopo di ritirare il contante: come già chiarito, il Cliente ha poco tempo da dedicarvi, non fa mica il Freelance, lui

Non date per scontato che vi spettino dei soldi: è sempre una scelta del Cliente quando e come pagarvi

Chiedete pure la cifra che desiderate, è, tutto sommato, una domanda innocente, ma aspettate che sia il Cliente a decidere se il lavoro da voi svolto corrisponde proprio a quella cifra

PUNTO OTTO
Se il Cliente non paga è colpa vostra

Ci sono molte motivazioni per cui un Cliente potrebbe, e a ragione, non effettuare un pagamento

Lutti in famiglia: i parenti più stretti muoiono sempre in concomitanza con le richieste di pagamento, è noto
Improvvise spese non messe a budget e non rimandabili: il tetto dell’azienda decide di scoperchiarsi sempre quando sta per partire il vostro pagamento, è ovvio che la priorità non potete essere voi
Attesa di altri pagamenti: come spiegato in precedenza, il Cliente vi pagherà di certo, ma prima deve ricevere soldi dai suoi Clienti, è normale, tali pagamenti prendono anche il nome di Godot o Deserto dei Tartari, in altri casi, più rari, di “Antani, blinda la supercazzola prematurata con doppio scappellamento a destra”
Il Cliente è povero: oggigiorno, sono sempre più frequenti i casi di povertà fra i Clienti. Se il vostro Cliente ha avuto la delicatezza di nascondervi questa triste verità, non sta a voi umiliarlo con continue richieste di pagamento.

Bene, spero che questo vademecum per trattare al meglio con il Cliente vi possa tornare utile, cari Freelance, e ricordate: la vita non è fatta solo di beni materiali, i rapporti umani sono molto più importanti e io spero con tutto il cuore che trovando un Cliente possiate trovare prima di tutto un Amico, non un poveretto a cui spillare soldi.

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