Recensione di Misteriosa, Olga di Carta 3 – Elisabetta Gnone

Buongiorno lettori!

Finalmente ritorno alla vita (e al blog) con la recensione di Misteriosa, Olga di Carta 3, il terzo volume della serie edita Salani sul potere delle storie, scritta da Elisabetta Gnone, l’autrice di Fairy Oak.

Fairy Oak è una saga che io ho amato particolarmente, potete leggere le recensioni della saga qui di seguito:

Recensione Fairy Oak, trilogia originale
Recensione I Quattro Misteri di Fairy Oak, tetralogia sequel

Ma andiamo al dunque, perché è ora di leggere la mia recensione di Misteriosa, Olga di Carta 3!

Misteriosa, Olga di Carta

Titolo: Misteriosa
Autore: Elisabetta Gnone
Serie: Olga di Carta, volume 3
Data di pubblicazione: 29 ottobre 2018
Pagine: 180
Prezzo: 12.66 €
Link d’acquisto: Cartaceo

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Misteriosa, Olga di CartaMisteriosa, Olga di Carta 3 è un romanzo che si allontana un po’ dai precedenti due, pur essendone la naturale continuazione: Elisabetta Gnone racconta, stavolta, una storia dal ritmo volutamente meno dinamico e dall’atmosfera onirica e intima.

È questa una storia che l’autrice racconta più agli adulti che ai bambini e, soprattuto, a una categoria fondamentale di adulti: gli insegnanti.

Anche questo volume è strutturato, come i precedenti, su due livelli narrativi: la storia di Olga, Mimma, Bruco e del bizzarro e simpatico paesino di Balicò e quella narrata da Olga, che questa volta racconta di quadri magici e coloratissimi nei quali tuffarsi per sfuggire alla realtà.

Manca l’atmosfera picaresca del “Viaggio straordinario”, in cui Olga di Carta viaggiava alla ricerca di se stessa e imparava che essere diversi vuol dire anche essere unici al mondo.

Non c’è il ritmo scanzonato delle storie con protagonista Jum, il simpatico mostriciattolo fatto di buio che si nutre di dolore e paura.

In questo terzo volume, Elisabetta Gnone decide di scrivere non solo per i bambini, ma anche per gli adulti, un compito davvero difficile.

Questa è una storia meno dinamica, certo, ma più profonda, direi intima, delle altre due.

Olga, Bruco, Mimma (e la sua amica Mirina, che viene dalla città e della vita di campagna non sa nulla) si ritroveranno bloccati, a causa di una tormenta, e lì, la capacità di Olga di raccontare e rassicurare salverà nuovamente la situazione.

La storia che stavolta Olga racconta ha per protagonista una bambina, Misteriosa, in grado di viaggiare tra realtà e fantasia: Misteriosa può tuffarsi nei quadri e nelle immagini di un libro e “navigare” fra mille colori e storie diverse.

I suoi genitori lo sanno, anche se non approvano: è bizzarro, per non dire assurdo, che una bambina sparisca per ore in una storia, no? Senza contare che gli abiti di Misteriosa, ogni volta che torna, le stanno sempre enormi!

Metafora meravigliosa di ciò che provano tantissimi piccoli “navigatori fantastici”.

Sono stata anche io una piccola Misteriosa, con una fantasia enorme, che adorava immergersi nei libri, che aveva spesso la testa fra le nuvole e preferiva decisamente la fantasia alla realtà.

I miei compagni di classe non comprendevano come potessi preferire i libri ai giocattoli o ai vestiti o alle uscite, e gli adulti che mi guardavano con preoccupazione, perché ero quel che si poteva definire, una bambina “stramba”.

Ho imparato col tempo a non sentirmi così.

Ma ho imparato anche che era sbagliato e pericoloso rifiutare la realtà per la fantasia, che l’amore per i libri non doveva impedirmi di avere degli amici, uscire, fare esperienze reali.

Dovevo solo trovare le persone giuste con cui uscire, vivere la vita e sentirmi a mio agio, nella mia “stranezza”.

Misteriosa, Olga di Carta 3 è una storia, bellissima, dolce, intima, che insegna appunto questo: la fantasia è fondamentale, la realtà non dev’essere dimenticata.

Tornare alla realtà è sempre stato fondamentale.

Devono capirlo i bambini: di ogni storia in cui entri, devi anche conoscerne l’uscita.

Devono capirlo gli adulti: realtà e fantasia non sono in contrapposizione, lì dove i confini della realtà sfumano nel sogno, ecco che inizia la fantasia, necessaria a diventare persone migliori.

Per diventare splendidi adulti, occorre restare un po’ bambini.

In Misteriosa, Olga di Carta 3 Elisabetta Gnone prende la Teoria del Fanciullino di Pascoli la mescola con Mary Poppins e tira fuori una storia dolcissima che non solo i bambini ma, come dicevo all’inizio, soprattutto gli adulti (e in particolare gli insegnanti) dovrebbero leggere.

L’autrice è stata in grado di tuffarsi nella mente dei bambini, uscirne e visitare anche quella degli adulti, scoprirne i bisogni e le paure, e gettarli sul tavolo, visibili, come carte di un mazzo.

Quante volte li mettiamo davanti alla realtà senza averli prima preparati, senza esserci prima assicurati che abbiano i mezzi, gli strumenti per comprenderla.

L’idea tutta adulta che un bambino “debba crescere” (fai il grande!, Sei grande ormai per queste cose!, Devi imparare ad affrontare il mondo!) è il più delle volte sbagliata.

Piuttosto, dice con la sua storia, Elisabetta Gnone, impegniamoci da adulti e soprattutto insegnanti (e nella categoria dei prof ci sono ormai, da un po’, anche io) a comprendere i ragazzi, a non spaventarli con la necessità di crescere, impariamo a usare la fantasia anche noi, accettiamo la vita con la stessa semplicità con cui la accettano i bambini.

Accettiamo le presunte “diversità”, i diversi tipi di amore, proprio come fanno i bambini: un tema solo sfiorato da Elisabetta Gnone, ma una carezza che ha un valore immenso, proprio per la naturalezza con cui è affrontato l’argomento, un segnale importantissimo, un abbraccio a tutti i bambini ma soprattutto a quelli, che in queste parole, si riconosceranno.

E mai, mai, ci fu altro da spiegare.

Ricordiamoci, infine, dei tempi in cui una storia aveva il meraviglioso potere di proteggerci e torniamo a sfruttare quel potere, per far sentire al sicuro tutti i bambini del mondo.

Alla fine di questo romanzo, posso dire di essere grata a Elisabetta Gnone e alla sua capacità di far sentire i suoi lettori, bambini e non, al sicuro, compresi, parte di questo bellissimo e colorato mondo in cui viviamo.

 

 

 

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[ Video ] Doppia recensione Olga di Carta di Elisabetta Gnone, Salani

Ogni tanto torno sul canale, questa volta vi parlo di un’autrice che adoro, Elisabetta Gnone e di una serie che mi è piaciuta moltissimo, Olga di carta. Ecco a voi la doppia recensione di Olga di carta, il viaggio straordinario (il primo volume) e Olga di Carta, Jum fatto di buio (il secondo volume), che ho già recensito qui e qui.

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Recensione dei quattro misteri di Fairy Oak, Elisabetta Gnone [ Salani ]

Leggere la trilogia di Fairy Oak (ecco la recensione della trilogia formata da Il segreto delle gemelle, L’incanto del buio e Il potere della luce) è stato come fare un tuffo nella mia infanzia: la capacità di raccontare e farti innamorare del suo mondo e dei suoi personaggi che possiede Elisabetta Gnone è più unica che rara.

Ho provato per tutto il tempo la sensazione di essere tornata a casa, fra sentimenti, odori, rumori e sapori conosciuti. Fairy Oak è una serie per bambini? In realtà, come tutti i grandi libri per bambini, credo sia una lettura perfetta anche per gli adulti che non hanno dimenticato. E poi: sentimenti “da bambini” l’amicizia, l’amore, il sospetto, il tradimento?

Per fortuna Elisabetta Gnone sapeva di non aver ancora detto tutto con i primi tre libri della serie, ed ecco allora arrivare quattro deliziosi spin-off, che ci riportano nel mondo incantato di Vaniglia e Pervinca per svelare quattro misteri. Sono passati tanti anni e Felì ha ormai lasciato le gemelle e fatto ritorno al suo paese.

Qui, però, le sue amiche fate non si accontentano della conclusione della storia: vogliono saperne di più, proprio come chi ha letto la trilogia! Così Felì/ElisabettaGnone ci accontenta e decide di narrare quattro misteri legati a Fairy Oak:

In quel momento decisi che avrei raccontato alle mie compagne quattro misteri di Fairy Oak, uno per ogni sera, per quattro sere, dopo di che non avrei più parlato del passato.
La prima sera parlai d’amore,
la seconda di mirabolanti incantesimi,
la terza di amicizia,
la quarta sera raccontai un addio.

Capitan Grisam e l’amore

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THE QUEEN PUPPET RITIENE CHE QUESTO LIBRO SFIORI LA PERFEZIONE

Il libro: In una grotta segreta, fra le cascate ghiacciate dall’inverno, cinque giovani amici aprono un antico baule e liberano una storia che per molti anni era stata chiusa e dimenticata! E si troveranno a mettere insieme i pezzi della storia del loro Capitano, fitta, come scopriremo, di colpi di scena. Pochi indizi, inattese scoperte e laconici ricordi aiuteranno i ragazzi a ricostruire i pezzi di un passato sepolto che a tratti appare oscuro e addirittura spaventa. Età di lettura: da 10 anni.

 

 

Capitan Grisam e l’amore è il primo dei quattro misteri che saranno svelati. Protagonista della prima storia il bellissimo e coraggioso mago del buio innamorato di Pervinca: Grisam, un personaggio che ho amato molto. La storia è ambientata qualche tempo dopo la fine delle vicende raccontate nel terzo e ultimo volume: il Terribile 21 è stato sconfitto e la vita a Fairy Oak è tornata alla normalità. Il fatto è che un posto dove convivono Magici e NonMagici non è destinato alla normalità, ed ecco allora un novo mistero da svelare, che coinvolge tutto il villaggio, la sua nascita, i suoi abitanti.

Dopo la morte del Capitano Talbooth, i ragazzi di Fairy Oak hanno ricevuto in eredità diverse cose, fra cui un forziere che contiene gli elementi di una storia misteriosa, quella di un uomo innamorato, tradito da un amico e destinato all’oblio. Questa storia rischia di gettare una luce cattiva sulla vita del Capitano, ma i ragazzi proprio non ci stanno. Il Capitano Talbooth era un uomo d’onore e non avrebbe mai raccontato loro tutte quelle bugie: la banda di Capitan Grisam, allora, si mette alla ricerca della verità nascosta tra vecchie foto e lettere misteriose.

Elisabetta Gnone ci riporta a Fairy Oak con un’avventura che farà crescere ancora di più i ragazzi, cementerà ulteriormente i loro rapporti, che farà scoprire loro il valore dell’amicizia e quello dell’amore. Di amore, molto, si parla, come di una forza incredibile capace di attraversare gli Oceani alla ricerca della verità. Come ogni libro di Fairy Oak, anche questo contiene un messaggio positivo, buono, dedicato ai ragazzi: siate curiosi, inseguite avventure, cercate la verità, amatevi profondamente.

Gli incantevoli giorni di Shirley

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Il libro: A Fairy Oak è finalmente giunta la primavera. L’aria profuma di narcisi, di giornate lunghe e di giochi. Ma anche di pioggia. E infatti piove, diluvia, grandina perfino! Per lunghi, interminabili giorni. Menomale che c’è Shirley Poppy a sollevare gli animi dei giovani del villaggio, con un nuovo, intricato mistero. Nascosto nel laboratorio di sua zia, infatti, la giovane e potentissima strega, ha trovato un ricettario molto, molto strano. Non a uova e farina si fa cenno nelle antiche pagine sgualcite, ma a spade di sale, a pezzi di cielo, a cuori di pietra e a un segreto, il Segreto del Bosco. Decisa a scoprire di cosa si tratta, Shirley coinvolge le gemelle Vaniglia e Pervinca e tutta la Banda del Capitano in una serie di mirabolanti avventure. Sarà pericoloso, i ragazzi lo sanno, ma ciò che vedranno e impareranno li ripagherà di ogni ferita e paura. Per sempre. Età di lettura: da 10 anni.

Il tema del secondo volume è la magia: e non potrebbe essere altrimenti, visto che la protagonista è Shirley Poppy, una strega molto particolare, perché racchiude in sé l’Infinito Potere, ossia sia Luce che Buio. L’intervento di Shirley ha permesso al villaggio di Fairy Oak di sconfiggere il Terribile 21 e ora un nuovo magico mistero, che coinvolge le origini della bambina, viene alla luce: Vaniglia, Pervinca e tutta la banda del Capitano Grisam si attiverà per risolverlo, salvando, nel contempo, ancora una volta Fairy Oak.

È primavera a Fairy Oak, ma la pioggia bagna ancora la valle incantata: come mai? Certo, è dura essere felici con questo tempo, ma niente paura: Shirley Poppy e i suoi incanti misteriosi terranno i ragazzi occupati! C’è un mistero da risolvere!

Come sempre, la magia che emerge dalle pagine di questa serie è in grado di affascinare bambini e adulti: mi ha ricordato la meraviglia con cui leggevo le fiabe da bambina. Il linguaggio è diventato più complesso, ma sempre adatto a un pubblico giovane, c’è molto più humour e un’attenzione particolare per gli altri abitanti di Fairy Oak.

Come sempre i capisaldi di questa serie sono l’amore, l’amicizia, la solidarietà, l’amore per Madre Natura, che va sempre rispettata, assieme a tutte le sue creature. Insegnamenti importantissimi, raccontati con uno stile moderno e dolce, che ricorda al lettore l’importanza di avere persone e cose di cui prendersi cura.

Flox sorride in autunno

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Il libro: Succede sempre così, un giorno di settembre, qualcuno commette una stranezza più strana delle solite stranezze, e da quel momento, per un mese, a volte due, da Fairy Oak è bandita la normalità. La chiamano “La danza delle follie di stagione”. È esilarante quel che avviene in quei giorni e bellissimo, perché ciascuno sembra dare davvero il meglio di sé quanto a fantasia, forza, abilità e… stravaganza. Anche gli alberi non scherzano, l’intera Valle sembra stregata. E Flox ha una teoria al riguardo: basta guardare gli occhi di chi danza per capire che… Lasciamolo dire a Flox, questo mistero lo svelerà lei, la ragazza arcobaleno, l’amica del cuore di Vi e Babù. Questa storia è dedicata a lei e all’amicizia, quella che ovunque ti volti te la ritrovi davanti e qualche volta ti lascia i lividi. E non solo sulla pelle… Età di lettura: da 8 anni.

Eccoci giunti al terzo mistero: quello in cui Felì racconterà dell’amicizia: la sesta avventura ambientata a Fairy Oak ha come protagonista la simpaticissima e colorata Flox e una serie di follie che accadono solo quando a Fairy Oak arriva l’autunno! Ho letteralmente adorato questo volume: ci ho trovato molto più umorismo ma, allo stesso tempo, pensieri profondi, osservazioni sulla vita e il primo, vero, reale incontro con il trascorrere del tempo. I bambini che abbiamo conosciuto stanno crescendo, iniziano a prendere coscienza della vita, con tutte le sue sfumature, dalla tristezza e solitudine della vecchiaia alla ineluttabilità della morte: l’autunno è la stagione in cui i colori esplodono e tutto il mondo sembra investito da una sorta di follia generale. È la scintilla che brucia prima del gelido inverno, quando tutti si rinchiuderanno a casa, davanti al camino, mentre la neve bloccherà le strade e renderà silenziosi i boschi.

Voi siete ancora dei poppanti, il tempo non vi ha ancora asciugato tutto il latte sulle labbra. Con noi, invece è canaglia: ci passa vicino e si porta via i nostri amici. Uno dopo l’altro, via, come foglie al vento. Questo succede quando si diventa vecchi. Eh, i giovani non lo sanno e ci trascurano o, peggio ancora, ci compatiscono, perché d’un tratto siamo lenti, orbi, sordi e anche un po’ scemi. Se ci ripetiamo, pensano che siamo suonati, se chiediamo scusa per il disturbo, non capiscono che ci dispiace sul serio dover dipendere da qualcuno” sospirò. “Se faccio una domanda, me la ripeto in testa mille volte, perché so che una domanda sciocca in bocca a un vecchio è sciocca tre volte, e gli altri alzeranno gli occhi al cielo.

A Fairy Oak, comunque, l’estate è ormai finita: è bellissima la maniera in cui Elisabetta Gnone descrive, nel capitolo iniziale, il passaggio dalla libertà della bella stagione, con le nuotate e le giornate infinite, all’incedere dell’autunno. Le giornate sono più fredde, ci si inizia a coprire con diversi strati di abiti, proprio come Flox, la migliore amica di Vaniglia e Pervinca. La ragazzina ha una vera e proprio filosofia per quanto riguarda i colori: li adora, li indossa, li colleziona, li vive. Proprio per questo è decisa ad analizzare e spiegare il perché della Danza delle Follie di Stagione.

Cos’è la Danza delle Follie? È una specie di smania che prende a tutta Fairy Oak quando arriva l’autunno! Un giorno, qualcuno fa qualcosa di strano e da quel momento iniziano ad accadere follie una dopo l’altra. Questa è stata sicuramente l’avventura che ho preferito finora: contiene la giusta dose di umorismo (soprattutto nella descrizione delle “follie” commesse dagli abitanti del villaggio), buoni sentimenti e… tristezza. Sì, soprattutto tristezza: perché l’autunno è una stagione piena di colori, è vero, ma che annuncia l’inverno, è un piccolo, bellissimo addio, proprio come questo terzo mistero fa da preludio all’ultimo, quello con cui saluteremo per sempre Fairy Oak.

Cosa s’impara leggendo questo volume di Fairy Oak? Che tutti hanno bisogno di qualcuno, di amici, di amore, anche (e soprattutto) chi non lo chiede o chi sembra non averne bisogno, che non bisogna mai fermarsi alle apparenze, ma ci si deve sforzare di capire gli altri, che gli anziani non sono una seccatura, ma una risorsa, che la morte non è solo dolore, ma una parte della vita, una cosa inevitabile, da accettare, proprio come gli addii e, infine, che fare domande è la maniera migliore per trovare risposte, anche alle cose più folli.

Addio, Fairy Oak

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THE QUEEN PUPPET RITIENE CHE QUESTO LIBRO SFIORI LA PERFEZIONE

Il libro: Felì è tornata a casa. Nei quindici anni che ha trascorso lontano, ha sempre scritto alle compagne rimaste a casa, descrivendo il villaggio, le bambine e tutte le incredibili avventure che viveva con loro e i loro fantastici amici. Al punto che ora le fate vogliono saperne di più, desiderano che lei racconti ancora, anzi, che non smetta mai! Chiedono altre storie, nuovi aneddoti, di sapere tutto del villaggio della Quercia Fatata e dei suoi abitanti. Felì accetta di buon grado e promette quattro nuovi racconti: le permetteranno di restare in compagnia dei suoi ricordi e di rivivere quei bellissimi giorni. Sì, ma per quanto ancora? Prima o poi dovrà separarsi dal passato e affrontare il futuro. Lei lo sa, e ora, che manca solo un racconto, sente il cuore batterle forte: riuscirà a dire addio a Fairy Oak? La sua ultima storia è intensa e commovente, e tuttavia cela un mistero, e svela una profezia… Età di lettura: da 8 anni.

E siamo arrivati, allora, al momento dell’addio. In quest’ultimo capitolo, la fatina Felì parlerà per l’ultima volta di Fairy Oak e dei suoi abitanti: il concetto attorno a cui ruota tutta la storia è che gli addii sono tristi ma necessari, a volte. Necessari come in questo caso: la fatina Felì ha lasciato le gemelle perché ora le piccole Vaniglia e Pervinca sono cresciute e possono andare avanti da sole, anzi devono! Mentre a Felì toccherà iniziare un’altra avventura in una nuova famiglia che ha bisogno di lei. Gli addii servono anche a far sì che la storia resti bella, che conservi dei misteri, perché anche i misteri sono utili e rendono la realtà magica.

Se Felì continuasse a parlare alle sue amiche fatine di Fairy Oak, probabilmente finirebbe con l’annoiarle e l’avventura perderebbe la sua magia: perché Fairy Oak resti il ricordo prezioso che è oggi, ecco che bisogna dirgli addio. Attraverso le parole di Felì, l’autrice stessa ci spiega la sua decisione di chiudere, con questo volume, le avventure di Vaniglia e Pervinca: tutto ciò che doveva essere detto è stato detto, ora ognuno può interpretare a modo suo i misteri e le magie di cui ha sentito raccontare.

La struttura di questo volume è diversa da quella dei precedenti: diviso in quattro diversi archi temporali, racconta piccoli e, all’apparenza, insignificanti fatti accaduti a Fairy Oak quando le gemelle erano appena nate, quando avevano sei anni, prima che scoppiasse la guerra contro il Terribile 21 e poi dopo, fino al momento in cui, compiuti i quindici anni, Vaniglia e Pervinca intraprendono le rispettive strade. É un lungo e struggente addio, fatto di cose piccole che vanno a riempire vuoti, a raccontare e ad approfondire la storia che già conosciamo. Meno avventuroso e appassionante dei precedenti tre (Flox sorride in autunno è in assoluto il mio preferito dei Quattro Misteri, seguito subito da Gli incantevoli giorni di Shirley e da Capitan Grisam e l’amore) ma ugualmente fondamentale per comporre, alla fine, il ritratto di questo incantevole mondo magico.

Addio, Fairy Oak è l’insieme di tanti, deliziosi, ritratti, è come sfogliare un album dei ricordi, è come sedere accanto al fuoco per ascoltare i nonni raccontare “storie antiche”: vediamo le gemelle crescere e cambiare, prendere consapevolezza di loro stesse, passare dall’infanzia all’adolescenza e via, verso l’età adulta, e questi passaggi, fondamentali, vengono raccontati mediate giornate qualunque, piccoli fatti quotidiani, azioni e parole apparentemente minuscoli. Anche i rapporti tra i vari personaggi sono raccontati con dolcezza e profondità: quello tra le gemelle, quello tra i ragazzi della banda di Capitan Grisam, i primi amori destinati a diventare eterni e poi l’amicizia tra Felì e Tomelilla…

Insomma, Fairy Oak mi ha davvero conquistato e resterà nel mio cuore come una delle serie più dolci, magiche e affascinanti mai lette: è stato come fare un tuffo nella mia infanzia, Elisabetta Gnone è riuscita a raccontare una storia e un mondo che tutti i lettori, grandi e piccoli, possono sentire come familiari, merito di uno stile perfetto che dosa con sapienza e attenzione gioie e lacrime, avventure e riflessioni. Alla fine, vi sembrerà di conoscere, uno per uno, tutti gli abitanti di Fairy Oak e sarò davvero dura dire loro addio, ma sarete consapevoli che tutto ciò che doveva essere detto sarà detto e riuscirete a risolvere anche l’ultimo mistero: “perché, a un certo punto, le bambine non hanno più bisogno di una fata?”. Felì non lo racconta, ma raccoglie tutti gli indizi: sta al lettore rifletterci e capire.

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Recensione di Jum fatto di buio di Elisabetta Gnone, Olga di Carta #2 [ Salani ]

Ciao lettori! Come procedono le vacanze? Io sono completamente assorbita da cibo e incontri familiari, ma ho trovato comunque il tempo di continuare a leggere le avventure di Olga di Carta, di cui ho già recensito il primo volume. Questa volta, la nostra cara Olga, racconterà una storia di buio e di luce, piena di lacrime ma anche di sorrisi: perché il dolore è un sentimento brutto, ma dobbiamo affrontarlo, perché neanche la sofferenza dura per sempre.

Titolo: Jum fatto di buio
Autore: Elisabetta Gnone
Serie: Olga di Carta #2
Editore: Salani Editore
Pagine: 217
Uscita: 2017
Prezzo: 14.90 €

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Il libro: Tutti sapevano che Olga amava raccontare bene le sue storie oppure non le raccontava affatto, e quando la giovane Papel attaccava un nuovo racconto la gente si metteva ad ascoltare…

È inverno a Balicò, il villaggio è ammantato di neve e si avvicina il Natale. Gli abitanti affrontano il gelo che attanaglia la valle e Olga li riscalda con le sue storie. Ne ha in serbo una nuova, che nasce dal vuoto lasciato dal bosco che è stato abbattuto. Quel vuoto le fa tornare in mente qualcuno che anche Valdo, il cane fidato, ricorda, perché quando conosci Jum fatto di Buio non lo dimentichi più. È un essere informe, lento e molliccio, senza mani né piedi. La sua voce è l’eco di un pozzo che porta con sé parole crudeli e tutto il suo essere è fatto del buio e del vuoto che abbiamo dentro quando perdiamo qualcuno o qualcosa che ci è caro. Jum porta con sé molte storie, che fanno arricciare il naso e increspare la fronte, e tutte sono un dono che Olga porge a chi ne ha bisogno. Perché le storie consolano, alleviano, salvano e soprattutto, queste, fanno ridere. Dopo Olga di carta – Il viaggio straordinario, ritorna la vita del villaggio di Balicò con una storia che ne contiene tante, come in un gioco di scatole cinesi, come in una farmacia d’altri tempi piena di cassetti da aprire per tirare fuori la medicina giusta per ciascuno di noi.

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Schermata 2017-12-23 alle 11.17.36Torna Olga Papel, la bambina che ama più di ogni altra cosa raccontare storie e che sa incantare, con la sua fantasia (ma forse è tutto vero!) gli abitanti di Balicò, il piccolo paesino fra le montagne, immerso in una natura idilliaca e dal sapore antico, in cui la serie è ambientata. Uno dei punti di forza di questa storia (e delle storie che finora ho letto di Elisabetta Gnone, ad esempio Fairy Oak) è proprio l’ambientazione: Balicò è un paesino dove si conoscono tutti, somiglia ai piccoli borghi italiani che sopravvivono ancora al progresso, dove la vita è scandita dalle stagioni, dai fenomeni atmosferici, dalle tradizioni. Madre Natura è protagonista indiscussa e, con le sue piante e i suoi animali, è lo spunto per continue lezioni di vita.

Questa volta si parla di un mostro assettato di lacrime: Jum, una creatura fatta di buio, cioè di tutti i dolori e le sofferenze degli altri. C’è tanto dolore nel mondo, verrebbe da pensare, così tanta gente sola, infelice, che versa continuamente lacrime, che la vita per Jum dovrebbe essere una pacchia… eppure, lo strano mostro fa una fatica pazzesca a trovare di che nutrirsi, questo perché, nonostante tutto, i sorrisi e le gioie sono sempre dietro l’angolo e le lacrime e i dolori non possono mai durare in eterno. É questo il concetto principale attorno a cui ruota il secondo volume di Olga di Carta: Elisabetta Gnone centra perfettamente l’obiettivo, raccontando ancora una volta una storia che ne contiene tante che, come sentieri diversi, convergono verso un unico punto.

IMG_3971Passeggiando per le strade di Balicò, consegnando uova o semplicemente storie, Olga, accompagnata dal fedele cane Valdo, racconta le sue storie: storie di persone che hanno perso qualcosa, il cui vuoto interiore si riempie di buio e lacrime. Jum riesce sempre a trovare queste persone: sente l’odore della sofferenza e delle lacrime e più si nutre, più diventa grasso e viscido. Ma per quanto buio si trovi nel mondo, ci sarà sempre un raggio di luce che riuscirà a scacciarlo, così Jum è costretto a viaggiare, alla perenne ricerca di cibo.

Olga sta crescendo, l’ombra del primo amore si proietta sul suo cammino, è una bambina diversa da quella che abbiamo avuto modo di conoscere nella prima delle sue avventure: ha ancora molti segreti, non solo con gli abitanti di Balicò, ma anche con i suoi amici più stretti e con noi lettori. L’unico che, forse, sa tutto di lei è il fedele cane Valdo, che la segue ovunque va, soprattutto quando indossa le sue “scarpette di corteccia” (quelle che erano state regalate a Olga di Carta nel primo volume dal signor Tasso!) e si reca nel bosco a fare cose misteriose… Ma questa parte della storia, che Elisabetta Gnone ha solo accennato sia nel primo che nel secondo volume, promette di essere svelata in seguito. In Jum fatto di buio, invece, scopriamo le debolezze e i dolori dei vari protagonisti, i loro silenzi, le loro paure, in altre parole i loro “bui”. Sembra strano, riflette la piccola Olga, ma la parola “buio” non ha un plurale. Come mai? La risposta arriverà solo alla fine, solo dopo aver raccontato tutte le storie che deve, solo dopo aver fatto sorridere le persone a cui vuol bene e scacciato, col potere delle parole, ancora una volta Jum fatto di buio.

IMG_4075Lo stile è quello inconfondibile di Elisabetta Gnone, un mix di fantasia e realtà, di quotidianità e magia, che contribuisce a ricreare un’atmosfera soffusa, calda e accogliente. Immergersi nelle pagine di questo libro, è stato come sedersi accanto al camino, in una baita in montagna la notte di Natale, con la luce del fuoco che scoppietta davanti ai piedi e il muso umido di un cane posato sulle ginocchia. Un luogo familiare, insomma, pieno di storie antiche e nuove, che non smettono di regalare lacrime (non ci sono solo quelle tristi, esistono anche le lacrime di gioia e quelle di commozione!) e sorrisi, una vera e propria carezza sul cuore.

La storia di Jum insegna ai bambini che siamo tutti fatti di buio, ma anche di luce, che le lacrime non sono sempre sbagliate e che ce ne sono di diversi tipi, che non dobbiamo mai credere a chi ci dice che la vita è solo dolore, perché quando meno ce lo aspettiamo la gioia e i sorrisi tornano, scacciando via le nubi, che si può ritrovare la strada, anche quando sembra proprio persa, che non bisogna avere paura di aprirsi agli altri o di intraprendere nuovi sentieri. Essere felici è il prodotto di tentativi, speranza e forza di volontà, oltre che del Caso, è la conseguenza dell’incontro con cose, persone, animali, passioni giuste, perché anche quando siamo apparentemente spenti, anche quando siamo tristi e soli, restiamo “lumini che attendono di splendere, il buio non ci appartiene”.

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Elisabetta Gnone è nata a Genova e vive sulle colline del Monferrato. È stata direttore responsabile delle riviste femminili e prescolari della Walt Disney, per la quale nel 2001 ha creato la serie a fumetti W.I.T.C.H., destinata a un successo mondiale. Nel 2004 ha pubblicato il primo libro della fortunatissima saga di Fairy Oak, che ha conquistato il cuore di milioni di giovani lettori nel mondo. Negli ultimi anni Elisabetta si è dedicata alla scrittura della nuova serie Olga di carta. Ognilibro è una storia sull’importanza di raccontare le storie, che fra risate, commozione e tenerezza affronta i temi della fragilità, della vulnerabilità e dell’imperfezione che ci rende umani

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Recensione di Il viaggio straordinario, Olga di carta #1 – Elisabetta Gnone [ Salani ]

Cercate una storia magica, piena di avventura, sentimenti e riflessioni profonde per trascorrere il Natale? Olga di Carta, il viaggio straordinario è la storia giusta per voi. Continua la mia full immersion nei mondi letterari di Elisabetta Gnone, una delle autrici per ragazzi che amo di più al mondo. Finita la serie di Fairy Oak (di cui ho già recensito la trilogia principale e di cui a breve leggerete la recensione dello spin-off, i Quattro Misteri di Fairy Oak), sentivo il bisogno di continuare ad ascoltare la voce di questa magnifica autrice e quale occasione migliore per iniziare la sua nuova serie? Il primo volume di Olga di Carta, Il viaggio straordinario, che recensisco oggi, è uscito per la prima volta nel 2015 (io possiedo l’edizione tascabile uscita a giugno 2016), da poco è uscito il seguito, Jum fatto di buio, che ho già iniziato a leggere e che recensirò prima della fine dell’anno. Un libro che l’autrice dedica ai “bambini in viaggio”, a quelli, cioè, che crescendo si trovano a dover affrontare prove e difficoltà, fragilità e dolori, a chi si sente solo e diverso e invece, in fondo, è solo unico.

Titolo: Il viaggio straordinario
Serie: Olga di carta #1
Autore: Elisabetta Gnone
Editore: Salani
Pagine: 297
Prezzo: 12.00 €

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Il libroOlga Papel è una ragazzina esile come un ramoscello e ha una dote speciale: sa raccontare incredibili storie, che dice d’aver vissuto personalmente e in cui può capitare che un tasso sappia parlare, un coniglio faccia il barcaiolo e un orso voglia essere sarto. Vero? Falso? La saggia Tomeo, barbiera del villaggio sostiene che Olga crei le sue storie intorno ai fantasmi dell’infanzia, intrappolandoli in mondi chiusi perché non facciano più paura. Per questo i racconti di Olga hanno tanto successo: perché sconfiggono mostri che in realtà spaventano tutti, piccoli e grandi. Un giorno, per consolare il suo amico Bruco, dal carattere fragile, Olga decide di raccontargli la storia della bambina di carta che un giorno partì dal suo villaggio per andare a chiedere alla maga Ausolia di essere trasformata in una bambina normale, di carne e ossa. Il viaggio fu lungo e avventuroso: s’imbatté in un venditore di tracce, prese un passaggio da un ragazzo che viveva a bordo di una mongolfiera e da un altro che attraversava il mare remando. Più volte rischiò la vita, si perse, ma fu trovata da un circo. E quando infine trovò la maga, solo allora la bambina di carta comprese quante cose fosse riuscita a fare…

THE QUEEN PUPPET RITIENE CHE QUESTO LIBRO SFIORI LA PERFEZIONE
THE QUEEN PUPPET RITIENE CHE QUESTO LIBRO SFIORI LA PERFEZIONE

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Schermata 2017-12-23 alle 11.16.33Olga di Carta, il viaggio straordinario è un romanzo sull’importanza delle storie, sulla capacità delle parole di unire le persone, sulla solidarietà, l’amicizia, la fragilità e le doti nascoste. La trama si sviluppa su due livelli narrativi paralleli: il primo è quello “reale”, che vede protagonista Olga Papel, bambina che ama raccontare storie, che vive nel villaggio di Balicò assieme ai suoi amici Mimma e Bruco, il secondo è quello “del racconto” dello straordinario viaggio di Olga di carta, la bambina che vuole diventare normale e che per farlo, dovrà affrontare un viaggio lungo, pericoloso e pieno di meraviglie.

La struttura di Olga di carta, il viaggio straordinario è un omaggio ai più famosi e amati libri per ragazzi di sempre: contiene i nonsense e le divertenti e assurde gag  di Alice nel Paese delle Meraviglie, le riflessioni morali e pedagogiche di Pinocchio, l’avventura e le peripezie di Peter Pan, il tutto immerso in un’atmosfera da sogno, a metà strada fra realtà e fantasia e costellata di personaggi memorabili che restano impressi nella memoria del lettore grazie alla sapiente caratterizzazione:  qualità fisiche e psicologiche, nomi parlanti, dal suono buffo o minaccioso a seconda dei casi, ogni elemento è inserito alla perfezione all’interno del racconto.

Fondamentale importanza viene data, come accade spesso nei romanzi di Elisabetta Gnone e, più in generale, nella letteratura per ragazzi, alla caratterizzazione fisica e psicologica dei personaggi, tramite alcuni particolari che restano impressi: Olga Papel appare come una ragazzina calma, generosa, paziente (come il suo alter ego di carta), Mimma, la sua amica del cuore, è forte, coraggiosa, vivace, Bruco (lo dice anche il nome) è un bambino occhialuto, intelligente, mingherlino, Ari è un quindicenne dall’aria strafottente ma l’animo nobile e poi c’è la vecchia strega Cherpia, che non fa altro che malmenare e insultare chiunque le capiti a tiro, l’acuta Tomeo che fa barba e capelli a tutti, il professor Debrìs, il papà studioso di Bruco e tutti gli altri. Nel mondo di Olga di carta, invece, i personaggi sono assurdi come nel Paese delle Meraviglie: conigli che sproloquiano e fanno perdere un sacco di tempo, tassi ambientalisti, streghe che vivono in mezzo al mare, compagnie circensi formate da individui strani e animali parlanti. Elisabetta Gnone è riuscita a creare un mondo ricco e colorato, pieno zeppo di voci diverse che sembra quasi di sentire levarsi dalle pagine del libro.

Schermata 2017-12-23 alle 11.16.26La prima ambientazione è quella del villaggio di Balicò, che ho immaginato come un piccolo paese fra le montagne, dove la vita è semplice e scandita dai ritmi della natura e le persone si conoscono tutte: una minuscola comunità (che mi ha ricordato quella di Fairy Oak) fatta di persone, storie, racconti, segreti, dolori, ricordi, gioie e in cui la solidarietà e il senso d’appartenenza vengono fuori, pagina dopo pagina, man mano che la storia di Olga va avanti.
La seconda ambientazione è quella, eterogenea, della storia di Olga di carta, un Paese delle Meraviglie popolato da creature strane, buffe, incomprensibili, dove la piccola Olga troverà amici e si “farà le ossa” diventando parte di una compagnia circense in cui “stranezza” è la parola d’ordine. Fra equilibristi, scimmie parlanti, orsi sarti, ecc. Olga di carta imparerà che la “normalità” non esiste, che ognuno di noi è unico al mondo e che tutti, proprio tutti, hanno delle qualità, basta scoprirle.

Cosa ho amato di questa storia? La capacità di Elisabetta Gnone di trasportati nel suo mondo, di raccontarne le regole, la dimensione, la storia, l’atmosfera in modo da riuscire a mostrarlo ai suoi lettori così com’è: fondamentale in questo romanzo l’uso della lingua, la scelta di ogni singola parola, le onomatopee, il ritmo narrativo, i dialoghi. Il passaggio fra i due livelli narrativi avviene sempre in maniera bilanciata, esattamente quando è il momento: le due storie, quella di Olga che racconta e quella di Olga che viaggia, s’intrecciano e fondono senza soluzione di continuità. L’impressione che ho avuto, alla fine, è stata quella di leggere un’unica storia, che è quello che l’autrice molto probabilmente voleva.

Schermata 2017-12-23 alle 11.17.36É un viaggio straordinario, certo, ricco di avventura, magia, risate e lacrime, ma è soprattutto una storia di crescita: Olga di carta vuole diventare normale (ma normale come?) e per farlo deve mettersi alla prova, rischiare e combattere, camminare a lungo, vedere posti nuovi, conoscere persone, farsi degli amici, soprattutto deve capire se stessa, guardarsi dentro e trovare le sue doti, ciò che la definisce, perché ogni essere al mondo non è solo ciò che mostra all’esterno, ma è soprattutto ciò che conserva, gelosamente, dentro di sé, il prodotto della sua famiglia, delle risate e delle lacrime del passato. Allo stesso modo, Olga Papel, la bambina che racconta la storia di Olga di carta e alla quale è legata indissolubilmente, deve evolvere: raccontare storie è il suo modo per intrattenere rapporti con gli altri, la capacità di affascinare coi suoi racconti meravigliosi chiunque si fermi ad ascoltarla è la sua dote, una qualità incredibile, magica, fondamentale, che non è solo “divertimento” ma che riesce a unire i cuori e le menti di tutti quelli che si stringono attorno a lei per ascoltare. Attraverso i suoi racconti, Olga Papel si fa amare dalla comunità di Balicò, ma c’è anche chi, come sua nonna, non ama questa sua capacità e crede che la piccola Olga stia solo cercando di sfuggire alla realtà.

Realtà e fantasia: non è così semplice tracciare una linea fra le due cose, questa storia insegna proprio questo. Le sfumature fanno parte del nostro mondo, come la fantasia e come le storie: senza, perderemmo gran parte del nostro passato e quindi di noi stessi. Dunque, altro tema attorno al quale si sviluppa il racconto è quello della fondamentale importanza del “ricordo”, inteso come storia personale ma anche, allargando il concetto, come storia della comunità e, infine, dell’uomo.
Ricordare è fondamentale, il nostro passato ci definisce, ci rende riconoscibile, fa parte della nostra storia, influenza il nostro essere: non dobbiamo lasciarlo andare, per quanto doloroso esso sia. Ecco allora, l’abbraccio caldo e la dolce carezza dell’autrice a tutti i “bambini in viaggio”: abbiate pazienza, c’è ancora tanto tempo per scoprire quanto siete speciali.

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Elisabetta Gnone è nata a Genova e vive sulle colline del Monferrato. È stata direttore responsabile delle riviste femminili e prescolari della Walt Disney, per la quale nel 2001 ha creato la serie a fumetti W.I.T.C.H., destinata a un successo mondiale. Nel 2004 ha pubblicato il primo libro della fortunatissima saga di Fairy Oak, che ha conquistato il cuore di milioni di giovani lettori nel mondo. Negli ultimi anni Elisabetta si è dedicata alla scrittura della nuova serie Olga di carta. Ogni libro è una storia sull’importanza di raccontare le storie, che fra risate, commozione e tenerezza affronta i temi della fragilità, della vulnerabilità e dell’imperfezione che ci rende umani

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