Atene a novembre: mai scelta fu più azzeccata. Clima perfetto per girare e per visitare monumenti e aree archeologiche senza rischiare un’insolazione, noi siamo stati particolarmente fortunati perché i cinque giorni che abbiamo scelto (dal 14 al 19 novembre) sono stati soleggiati e miti. Una settimana dopo, pioggia torrenziale e freddo: per una volta gli iettatori hanno sbagliato i giorni!

Detto ciò, ecco un piccolo resoconto-guida per trascorrere cinque fantastici giorni ad Atene, nel bel mezzo dell’arte e della storia greca.

«Ma io vorrei sapere, amici, dove, al mondo, si trova questa Atene?»
«Lontano,verso i tramonti del Sole sovrano.»
Eschilo, I Persiani

La mitica fondazione di Atene

La città di Atene è sempre stata accompagnata, fin dalla sua comparsa, da un’aura di prosperità e invincibilità: sarebbe stata una città florida, potente, ricca. Perfino gli dei, se la contendevano: nella fattispecie Poseidone e Atena, i due fondatori. Uno solo dei due, però, avrebbe potuto dare il suo nome alla città.

Dal momento che le due divinità continuavano a litigare su chi sarebbe dovuta diventare protettrice di Atene ,Zeus decise di farli gareggiare davanti agli dei dell’Olimpo che avrebbero deciso a loro insindacabile giudizio a chi la città dovesse appartenere.

In cosa consisteva la gara? Nell’offrire alla città dono più bello. Poseidone colpì col tridente una roccia e da questa fece scaturire una sorgente d’acqua, simbolo della prosperità nei commerci. L’acqua era salmastra, però, e non si poteva bere. Altri dicono che Poseidone offrì agli ateniesi il cavallo, che certo sarebbe stato utilissimo… in ogni caso, gli dei scelsero Atena, che donò alla città l’ulivo: non solo un simbolo di pace e di saggezza, ma anche fonte di benessere da cui gli ateniesi avrebbero potuto produrre legname, olio e cibo.

La città allora prese il nome di Atene, dalla dea della saggezza e Poseidone, che non aveva fama d’essere un tipo molto comprensivo, reagì devastando l’Attica con un’inondazione.

Il primo re ateniese, messo sul trono proprio dalla dea Atena, fu Cecrope, metà uomo metà serpente: nel temenos (cioè il recinto sacro) del Pandroseion (cioè il santuario dedicato a Pandroso, una delle figlie di Cecrope) sull’acropoli, ancora oggi sorge un sacro olivo, che non è quello mitico piantato da Atena ma che lo rappresenta degnamente.

Dove abbiamo dormito ad Atene

Abbiamo alloggiato in un appartamento scelto come al solito su Booking.com con la supervisione di Consorte che, a differenza mia, non prenota tuguri pensando siano alloggi civili. Pulito, ristrutturato di recente, niente di speciale ma abbastanza comodo per gli spostamenti. Dall’aeroporto internazionale di Atene abbiamo preso la metro, siamo scesi alla fermata di Omonoia, di lì abbiamo percorso a piedi circa 2,2 km per arrivare all’alloggio, passando anche davanti allo stadio Apostolos Nikolaidis dove gioca il Panathīnaïkos.

L’appartamento è questo qui, se vi interessa. Ripeto: nulla di speciale, ma nuovo, pulito, silenzioso, in una zona comoda per gli spostamenti (bisogna comunque servirsi degli autobus per raggiungere il centro), piena di negozi e soprattutto vicinissima a quello che io e Consorte abbiamo eletto migliore pub di Atene pur avendone frequentato solo uno (ve ne parlo dopo).

Cosa abbiamo visto ad Atene

Per fortuna, anche nei viaggi io e Carmine siamo praticamente identici: non ci risparmiamo, nel senso che se vale la pena alzarsi alle 4 del mattino per andare a vedere una cosa bella, noi quel sacrificio lo facciamo e se la sera siamo stanchi morti alle 21, andiamo tranquillamente a nanna senza patire alcun FOMO, allo stesso tempo ci piace trascorrere del tempo seduti al bar, senza stress. Semplicemente, non solo siamo fatti per stare assieme ma anche per viaggiare assieme. Gente, se amate i viaggi, trovatevi qualcuno con cui viaggiare sia bellissimo e rilassante.

E adesso, brevemente quello che abbiamo visto.

Ovviamente, l’Acropoli. Io con la mia laurea in Lettere indirizzo Archeologico e con la specializzazione post-laurea in Archeologia Classica non c’ero ancora stata. Disonore. Disonore su tutta la famiglia! Disonore su di te, disonore sulla tua mucca! mi direbbe Mushu (sto citando Mulan, per chi non avesse colto).

Noi abbiamo scelto di iniziare la visita dai Propilei, cioè dall’ingresso principale, quello Ovest, che porta direttamente al Partenone (insomma, il percorso “classico�). Ma si può anche optare per entrare dal lato sud, risalendo dal Teatro di Dioniso e dall’Odeon di Erode Attico. Da qualunque lato la vogliate scoprire, l’Acropoli di Atene è una meraviglia sopravvissuta a 2500 anni di storia che affascina non soltanto chi ha studiato archeologia. In un modo o nell’altro, è qui che si è formato gran parte del pensiero occidentale.

Già solo attraversare i già citati Propilei, l’ingresso monumentale, ti dà l’impressione di varcare un confine mistico. Un tempo, subito dopo i Propilei e prima del Partenone si trovava la famosa statua di Atena Promachos (l’Atena che combatte in prima linea) di Fidia, di cui oggi resta solo la base in pietra. Si racconta che l’elmo e la punta della lancia di Atena fossero così brillanti da essere visibili dai marinai che doppiavano Capo Sunio, una vera e propria dimostrazione della potenza di Atene.

Il Partenone, lo dice il nome, è dedicato ad Atena (Atena Parthenos, la vergine) e Atena non è semplicemente la dea della guerra. La guerra violenta è campo del dio Ares, quello di Atena è molto più complesso: è la dea della strategia, dell’intelligenza, del coraggio accompagnato dal ragionamento. Ares si getta nella mischia con violenza primitiva, Atena elabora piani e vince con la forza del pensiero logico, una qualità tenuta molto in considerazione nell’Atene del V secolo a.C., dove la guerra era il pane quotidiano.

L’Eretteo delle famose Cariatidi è, dopo il Partenone, il monumento probabilmente più famoso dell’Acropoli. La parola “cariatide� ha assunto nel corso del tempo una connotazione negativa: essere una cariatide vuol dire essere statici, mentalmente e fisicamente, vecchi dentro e fuori. Le fanciulle che invece sostengono sulle loro teste il peso dell’Eretteo sono innegabilmente bellissime. Leggenda vuole che il loro nome venga da karyatides, (cioè donne di Karyai), città del Peloponneso. Nel De architectura, Vitruvio racconta che essendosi i cittadini di Carie alleati coi Persiani durante la guerra, una volta sconfitti furono puniti e le donne rese schiave e da allora rappresentate come colonne e pilastri mentre sostengono il peso delle architetture (e della vergogna).

Come si capisce, Atena aveva decine e decine di appellativi, un altro è quello che troviamo celebrato nel Tempio di Atena Nike (cioè vittoriosa). Altri? Io amo particolarmente Atritonia, l’incrollabile, colei che non si logora in battaglia.

Il Pandroseion è il luogo dove sorge l’ulivo di Atena dedicato – come ho detto all’inizio – a Pandroso, una delle tre figlie di Cecrope (il primo mitico re di Atene); passeggiando troverete l’antico tempio di Atena di cui restano le fondazioni, il Santuario di Artemide Braunonia nell’area meridionale, fondato forse da Pisistrato, originario della regione di Braurone. Era uno spazio sacro per le partorienti, che donavano alla dea le vesti. Era anche qui che si tenevano i riti di passaggio delle bambine che da “orsette� (l’orsa era sacra alla dea) si trasformavano in donne.

Scendendo verso la città s’incontra l’Odeon di Erode Attico, un enorme teatro romano che ancora oggi è utilizzato per rassegne culturali che Erode loaveva dedicato alla memoria della moglie, Appia Annia Regill e il Teatro di Dioniso, dove possiamo dire sia nato il teatro greco: qui sono andate in scena le opere di autori come Eschilo, Sofocle, Euripide, Aristofane. Qui si tenevano, tra marzo e aprile, le Grandi Dionisie, fra le più importanti feste religiose e civili dell’antica Atene.

Il secondo luogo più importante di Atene è l’Antica Agorà, dove si sviluppava la vita politica, sociale, religiosa e culturale dell’antica città. Qui potrete ammirare il Tempio di Efesto e la Stoà di Attalo, che ospitava una quarantina di negozi, praticamente un centro commerciale ante litteram.

Fra i sentieri dell’agorà si è aggirato Socrate: è qui che filosofava quando fu accusato di empietà e di corrompere i giovani, accusa per la quale poi sarà condannato a morte. Ma l’agorà è stata frequentata anche altri vip dell’antichità, come Pericle, Temistocle, Aristide e Demostene. Nell’agorà si trova l’altare dei dodici dei, considerato il punto centrale della città antica, da cui si misuravano le distanze da Atene.

Da vedere anche: il Tempio di Zeus Olimpio, di cui restano 15 delle gigantesche 104 colonne originali, accanto si trova l’Arco di Adriano: due monumenti, uno greco e uno romano, che raccontano il passaggio della città greca sotto il dominio romano. Fate un giro poi allo stadio Panathenaico, dove si svolsero i giochi panatenaici (competizioni sportive dedicate alla dea Atena e che si svolgevano una volta ogni 4 anni) dell’antichità. Voluto da Licurgo, fu costruito interamente in marmo dal solito Erode Attico che aumentò i posti a 50.000, infine fu ricostruito per le prime Olimpiadi dell’età moderna nel 1896. Davvero si tratta di un luogo dove antico e moderno si fondono.

I quartieri più belli di Atene

Per quanto riguarda i quartieri della moderna Atene, assolutamente imperibili la Plaka, il più famoso e turistico. Un intreccio delizioso di vicoli, piccole botteghe, ristoranti, case neoclassiche, che ospita Anafiotika, il quartiere caratterizzato da casette bianche e vicoli strettissimi in cui avrete l’impressione di essere stati catapultati nelle Cicladi.

Se amate le atmosfere più vivaci e caotiche, un giro a Monastiraki, vi consiglio di esplorare la piazza con vista spettacolare dell’acropoli, il mercatino delle pulci e tanti ristoranti e negozi, nel tardo pomeriggio è una passeggiata bellissima.

Piazza Sintagma è il cuore istituzionale della città: bellissima ed enorme, qui si trova il Parlamento greco e la tomba del Milite Ignoto, dove potrete assistere al cambio della guardia degli Euzoni, i soldati greci, un rituale lento e complesso.

Ovviamente non potete non potete perdervi la visita al Museo Archeologico di Atene, che racconta la storia della Grecia dalla civiltà micenea all’epoca romana, uno scrigno per tesori dal valore incommensurabile quali la Maschera di Agamennone in lamina d’oro, proveniente da Micene (in realtà non è davvero appartenuta al mitico re, ma Schliemann la definì così); il Cronide di capo Artemisio (cronide vuole dire figlio di Crono, perché non si sa se la statua rappresenta Zeus o Poseidone); le korai e i kuroi, statue di ragazze e ragazze che avrete visto di sicuro in un qualunque libro di storia o arte, che vi osservano col famoso “sorriso arcaico�. Io, al cospetto di tanta bellezza, ho provato la classica vertigine da Sindrome di Stendhal.

Gite nei dintorni di Atene

Nei dintorni di Atene c’è tantissimo da vedere, noi abbiamo deciso di fare un paio di gite utilizzando l’app Get Your Guide (che consiglio, la usiamo sempre quando andiamo fuori, sia all’estero che in Italia).

Capo Sounio al tramonto: assistere al sole che tramonta alle spalle del Tempio di Poseidone è un’esperienza da togliere il fiato. Siamo sulla sulla meridionale dell’Attica, a circa 70 chilometri da Atene. Da questo promontorio, secondo il mito, Egeo, padre di Teseo, si sarebbe gettato vedendo da lontano la nave del figlio con le vele nere, segno che il ragazzo era stato ucciso. Peccato però che non fosse così, Teseo aveva ucciso il Minotauro ma aveva dimenticato di cambiare le vele con quelle bianche.

Il tempio, costruito in marmo nel 440 a.C. su un precedente distrutto durante le guerre persiane, aveva 38 colonne. Ne sopravvivono 16 e su una di queste ancora oggi si legge la firma lasciata dal poeta britannico Lord Byron durante il Grand Tour.

L’altra gita l’abbiamo fatta a Micene, la culla della civiltà micenea. La Porta dei Leoni è l’ingresso alla città, circondata da mura definite ciclopiche, cioè opera dei Ciclopi, tanto erano massicce. Micene è la città del mitico re Agamennone, che guidò la lega di tutti i Greci contro Troia. Da qui viene la famosa maschera che Schliemann attribuì proprio al grande re. Peccato però che la maschera sia addirittura precedente all’epoca in cui Agamennone sarebbe vissuto.

A poca distanza da Micene si trova il Tesoro di Atreo (padre di Agamennone e Menelao), definito anche Tomba di Agamennone, una tomba monumentale a tholos, cioè con una camera circolare coperta da una falsa cupola: una costruzione gigantesca, buia, costruita oltre 3000 anni fa. Per capirci: solo l’architrave sopra l’ingresso pesa circa 120 tonnellate.

Insieme a Micene, abbiamo visto anche Epidauro, dove si trova il famosissimo e perfetto teatro, costruito nel IV secolo a.C., uno dei meglio conservati al mondo, celebre per la sua straordinaria acustica. Le guide turistiche consigliano di fare questa prova: una persona resta nell’orchestra, un’altra sale in cima alle scalinate. Quella rimasta giù parla a voce normale: quella in cima sente perfettamente. Sarebbe davvero così se tutti i visitatori insieme non facessero la stessa cosa: il risultato è una cacofonia incomprensibile e anche fastidiosa ma va bene così.

La visita a Epidauro è famosa anche per il Santuario di Asclepio, uno dei più importanti santuari dove andarsi a curare del mondo greco, dedicato al dio della medicina, appunto, rappresentato col serpente avvolto attorno al bastone, simbolo che ancora oggi associamo alla medicina. Da visitare: il tempio dedicato al dio, l’Abaton, cioè il ricovero per i malati, le strutture che ospitavano i pellegrini e poi le terme, la palestra, lo stadio.

Cosa abbiamo mangiato

Ad Atene ci siamo abboffati, questa è la verità. Poi al ritorno, siamo stati a dieta un mese. Il cibo ci è piaciuto moltissimo: ovviamente da provare Souvlaki, carne con pomodoro, cipolla, tzatiki, grande classico dello street food ateniese; moussaka, melanzane, carne e besciamella, una bomba calorica ma che almeno una volta nella vita va mangiata; se volete mantenervi leggeri (noi non l’abbiamo fatto) buttatevi sulla classica insalata greca: si chiama Horiatiki ed è fatta con pomodori, centrioli, peperoni, olive, cipolla e feta.

Il nostro posto preferito è stato il pub che avevamo sotto casa: il Rakoun, una vivacissima taverna greca con cibo tradizionale, musica dal vivo e prezzi accessibilissimi. Praticamente ci abbiamo mangiato quasi tutte le sere. Si trova nel quartiere Neapoli, qui abbiamo mangiato lo spezzatino di manzo in salsa di pomodoro (accompagnato da riso) più buono dell’universo.

Autore

  • Angelica Elisa Moranelli

    Scrivo, leggo, mi lamento.
    Autrice delle serie: Armonia di Pietragrigia, Judi Ghost, La Clessidra d'oro (self), Hated, gli occhi del demone (HomoScrivens) e Dafne & l'Amore (PAV Edizioni).
    Sono anche su Instagram (profilo autrice: @i_libri_di_Angelica e personale: @angelicaelisamoranelli)

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