Io ho una vera e propria passione per le lontre. Sono belle, sono eleganti, sono dolci. Sono pure stronze, quando la vita lo richiede. Amano i loro spazi, vogliono essere lasciate in pace, desiderano il silenzio e la tranquillità e tengono per la zampa le altre lontre per non perdersi mentre si lasciano trasportare dalla corrente. Io vorrei rinascere lontra.

La lontra è il mammifero più raro d’Italia, e c’è un luogo bellissimo a pochi chilometri da dove vivo, che è stato soprannominato “l’Oasi della lontra�, un rifugio naturale dove questo splendido mustelide (la stessa famiglia di ghiottoni, faine e tassi, tipetti da non stuzzicare troppo) vive, “godendosi con serenità gli sguardi curiosi dei visitatori� recita la presentazione sul sito ufficiale. In realtà, avvistare una lontra è rarissimo e, ovviamente, a me non è accaduto, ma vi giuro che c’è talmente tanto di cui stupirsi che non si resta comunque delusi.

Vi parlo della domenica mattina che abbiamo trascorso nella pace silenziosa dell’Oasi di Persano a fare shinrin-yoku come dicono i Giapponesi, o forest bathing come dicono gli Inglesi o terapia forestale come diciamo noi Italiani.

Notizie utili: come arrivare all’Oasi di Persano, orari, visite e costi

L’Oasi WWF di Persano si trova in via Falzia 13 a Serre, piccolo comune in provincia di Salerno.

L’oasi è aperta tutti i giorni per le scolaresche e i gruppi a partire da 16 persone, mentre ai visitatori singoli solo il mercoledì, il sabato e la domenica, da maggio a settembre dalle 9 alle 17 e da ottobre ad aprile dalle 10 alle 16. Bisogna prenotare almeno una settimana prima per i gruppi e un giorno prima per i visitatori normali. Il sito riporta queste notizie ma il mio consiglio è di telefonare e chiedere informazioni più precise, perché l’organizzazione dipende anche dall’affluenza del periodo e dalle giornate, credo.

Noi siamo andati domenica 20 settembre e arrivati lì il volontario (gentilissimo) ci ha comunicato che di domenica si fanno solo visite guidate su prenotazione (a dire il vero noi non avevamo neanche prenotato, ci siamo imbarcati e basta perché è stata una decisione presa all’ultimo minuto). Lo abbiamo pregato di fare uno strappo alla regola e lui molto gentilmente ci ha fatto entrare lo stesso (infiniti cuori per lui). Comunque, telefonare prima e concordare la visita è una buona idea (i numeri riportati sul sito: +39 3406081831 | +39 3475936887).

Per quanto riguarda i prezzi, sul sito riporta quelli che vi metto nell’immagine in basso, ma conviene chiedere perché credo siano cambiati, noi eravamo in due e abbiamo pagato 15 euro in totale (prezzo senza guida).

L’Oasi WWF di Persano non è raggiungibile in altro modo se non in auto, questo è un grosso ostacolo alla libera fruizione di luoghi belli e preziosi come questo ed è anche un imbarazzante controsenso. Un’oasi naturale, un’area protetta creata per salvaguardare la biodiversità, raggiungibile solo con (inquinanti) mezzi propri. Siamo ancora molto distanti da un’organizzazione del territorio orientata al turismo sostenibile ma questo è, non possiamo farci nulla, si può solo sperare che in futuro le cose cambino.

Comunque: dall’autostrada Salerno-Reggio Calabria, si esce allo svincolo di Campagna, poi si svolta a sinistra e si prosegue sul rettilineo che immette sulla SS.19 delle Calabrie. Ancora a sinistra seguendo l’indicazione “Oasi WWF� e, dopo aver percorso 4 km s’imbocca a sinistra il bivio per la strada comunale Falzia. Percorso un chilometro si arriva Centro Visite.

Detta così sembra facile, in effetti troppo difficile non è, ma non devi avere il senso dell’orientamento di Ryoga che, invece, ho io. (Ve lo ricordate vero Ryoga di Ranma 1/2, quello che si perdeva pure nel suo quartiere?). Sono finita un paio di volte in proprietà private, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. A mia parziale discolpa, la cartellonistica – come spesso accade – non è proprio frequente e chiara. Comunque, mettete il navigatore e vedrete che non avrete alcun problema.

Perchè andare all’Oasi WWF di Persano?

Di certo il percorso con la guida sarà molto più ricco di particolari e di informazioni, il nostro scopo però era solo immergerci nella natura silenziosa, camminare, ascoltare il suono del vento tra le foglie, che a proposito in greco ha un nome bellissimo: psithirisma (dal verbo ψιθυ�ίζω, sussurrare). Siamo stati accontentati, io sono tornata a casa più serena e ispirata, dopo aver incontrato una natura delicata, bellissima e perfino commovente. Sono sensazioni che ci sono precluse nelle nostre città sempre più cementificate e frequentate da cavernicoli urlanti in età puberale raccolti attorno ai distributori h24 fino alle 3 di notte o alla guida di barattoli motorizzati e dai tanti Kimi Antonelli in monopattino che sfrecciano spavaldi fregandosene del codice della strada.

Apro parentesi. Abbiamo trascorso un’estate orribile, oppressi da un caldo asfissiante che ci ha tolto uno dei piaceri più intensi dell’estate: stare all’aria aperta, godersi il sole, il cielo, le ore sonnacchiose del tardo pomeriggio. La mia estate – e io sono una di quelle che amava alla follia la bella stagione – è stata un susseguirsi di imprecazioni (rivolte alle istituzioni cieche e prive di lungimiranza, ai negazionisti climatici, al caldo in generale), docce, sudate, quasi-svenimenti, mal di testa da aria condizionata, mal di testa da troppo caldo. Ecco, alla luce di tutto questo, mi chiedo come facciano ancora i nostri politici a permettere la costruzione di mega condomini stile Hong Kong invece di concentrarsi sulle aree verdi, una delle poche cose che potrà salvarci dal collasso termico globale (forse). Chiudo parentesi.

Quindi, perché andare a fare una passeggiata nell’Oasi WWF di Persano?

  1. Per ritrovare il contatto con la natura
  2. Per tentare la fortuna e incrociare la lontra
  3. Per trovare ispirazione e far riposare il cervello
  4. Per godersi il silenzio frusciante, cinguettante e gorgogliante dell’oasi
  5. Per dare supporto a una realtà bellissima e preziosa che merita di continuare a vivere
  6. Perché non ci sono monopattini elettrici

Il fiume Sele tra leggenda e realtà

Grande protagonista dell’Oasi di Persano è il Sele, lungo 64 chilometri e secondo corso d’acqua della regione per volume d’acqua. Il fiume attraversa la Piana a cui dà il nome per poi gettarsi nel Mar Tirreno e, nel suo percorso, dà vita e nutrimento a una fauna e una flora ricchissima, che nell’Oasi è ben documentata. E c’è un motivo se l’intelligentissima lontra lo ha scelto come suo regno: il Sele è riconosciuto come uno dei corsi d’acqua più puliti d’Italia.

Ci troviamo tra i comuni di Serre e Campagna, in un’area di circa 110 ettari dove scorre la parte centrale – il medio corso – del fiume. Qui le sue acque scorrono lentamente, con un gorgoglio riposante che è un balsamo per la mente. Sul sito dell’Oasi è riportato che le sue acque smeraldine, possiedono una tonalità così particolare di verde da dare il nome di “verde Sele� a una specifica nuance utilizzata in pittura (non ho trovato riscontro altrove di questa notizia, ma a me piace, la trovo poetica e per quanto ho visto le sue acque sono davvero trasparenti, luminose e bellissime come gemme).

Le fonti antiche (Aristotele e poi Strabone, Plinio e Silio Italico) raccontano che le acque del Sele avevano il magico potere di trasformare in pietra qualunque oggetto vi cascasse dentro, fra cui rami e foglie, un fenomeno ben visibile ancora oggi nella parte di fiume all’altezza delle sorgenti di Contursi Terme, dove si possono osservare piante e alberi mineralizzati.

La spiegazione scientifica è che si tratta di sorgenti termali che immettono nelle acque del Sele carbonato di calcio che, in contatto con l’ossigeno, forma una patina attorno alla vegetazione. Col tempo la patina indurisce ed ecco che magicamente alberi e piante diventano di pietra.

La diga artificiale costruita nel 1934 ha deviato il corso del fiume che in questo punto forma una sorta di lago. L’ambiente palustre, con l’ampio canneto e il bosco igrofilo formato da pioppi, ontani e salici e ben tredici specie di orchidee ha permesso il proliferare di una vita variopinta e molto animata. Ben 184 specie di uccelli sono state avvistate e ben 47 qui o nelle vicinanze sostano, si riproducono e svernano.

La fauna che abbiamo incontrato nell’Oasi di Persano

Il sentiero natura costeggia il fiume ed è dotato di punti di osservazione e un capanno all’interno del quale “nascondersi� per osservare senza disturbarli gli animali che vivono nell’oasi. Una meraviglia avvisare anatre tuffatrici, aironi guardabuoi (quelli bianchi), il martin pescatore e poi lo splendido airone cinerino (comparso un momento e subito ripartito, non ho fatto in tempo a fotografarlo, ma ci è rimasto nel cuore). E poi che meraviglia osservare (e riuscire a riprendere) il volo del falco di palude (che io ho identificato come nibbio, con la mia competenza in ornitologia pari a zero).

Abbiamo inoltre incontrato testuggini ronfanti a pelo d’acqua e un simpaticissimo rospetto che è rimasto fermo immobile cristallizzato per tutto il tempo in cui siamo stati lì a fissarlo, sperando che facesse un salto ma lui niente, giustamente, un esempio di stoica e granitica dedizione all’ozio. Molto invidiato.

La lontra ovviamente non s’è vista, anche se io ogni due per tre entravo in stato di allerta: “è lei, è lei, è lei�. Ma poi era sempre l’altra. Colei che se ne frega di essere avvistata. Che nuota e se ne sbatte di chi la guarda, anzi ha piacere, perché in fondo è una smorfiosa. La nutria.

Lontra e nutria spesso vengono confuse, ma tra le due passa la stessa differenza che c’è, che ne so, tra Kate Middleton e Rita De Crescenzo (povera nutria, paragone immeritato). La lontra è un mammifero carnivoro che si nutre di pesci, dal corpo flessibile ed allungato. La nutria è un roditore grassottello con dentoni arancioni che si percepiscono da Marte e vibrisse spesse e bianche. Si nutre di vegetazione palustre, mais, riso, barbabietole da zucchero, girasoli, cereali, frutta e ortaggi e non disdegna qualche crostaceo ogni tanto. Le piace mangiare, insomma. Io la trovo simpatica. Soprattutto perché la immagino mentre tronfia e felice nuota a pelo d’acqua per mangiare la qualunque e tutti la indicano scambiandola per una lontra e poi si accorgono del muso tozzo, dei denti gialli e dei baffoni ed è tutto un coro di: “Noooo… una nutria�. Poverina. Ti voglio bene, nutria (anche io ho detto: “Noooo una nutria�, ma era la millesima volta che si palesava).

La gente va educata al rispetto

Concluderò con un sermone alla Savonarola.

Trovarsi in un’area protetta bellissima pare non sia un deterrente per certa gente abituata a lasciare le tracce (schifose) del proprio passaggio ovunque. L’Oasi di Persano non fa differenza: mi sono ormai abituata, quando vado in giro per boschi, montagne, siti archeologici o spiagge, a raccogliere l’immondizia altrui. Stavolta, sembra incredibile, mi sono ritrovata a dover mettere via ben due bottigliette d’acqua abbandonate. Assieme a noi c’erano nell’Oasi credo altre 4 persone guida compresa. Non so se è stato uno di loro a lasciare la spazzatura, era bella in vista, ma uno qualunque di quelli che ci ha preceduto (sono passati tutti prima di noi) avrebbe potuto raccogliere le bottigliette e gettarle, come ho fatto io. Soprattutto la guida.

Ogni volta che vado in posti bellissimi come questi, m’imbatto nell’inciviltà e nell’imbecillità umana. Una cosa da impazzire. Ho visto turisti appoggiarsi alle colonne dell’Eretteo per farsi una foto, gente fumare nell’area archeologica di Paestum, buzzurri ciccare cenere in mare e ovviamente trogloditi abbandonare le loro stupide bottigliette di plastica in un’oasi naturale, inquinandola e rischiando di uccidere animali protetti. Oggi ho letto della roccia contenente l’impronta di un dinosauro vandalizzata con una scritta con la bomboletta spray, sulle Dolomiti.

Sono fatti che minano la mia già pochissima fiducia negli esseri umani. Credo davvero che questi comportamenti siano figli di ignoranza, prepotenza, cattiveria e pura imbecillità e mi piacerebbe che le persone pagassero caramente per la loro inciviltà. Solo che a pagare sono, quasi sempre, i più deboli: in questo caso la natura bellissima e gli animali che la abitano, cose fragili, cose che potrebbero salvarci, cose che neanche meritiamo, ma cose che andrebbero rispettate e amate, a prescindere.

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