Che al caro zio Poe piacesse trincare lo sappiamo benissimo: del resto, tutta quella sfrenata e macabra fantasia non poteva che essere ottimizzata dal demone dell’alcol. Ad Edgar Allan Poe piaceva bere, era festaiolo e fin dai tempi dell’università aveva dato prova di grande amore per i distillati. Quando poi si era trasferito nell’Accademia Militare di West Point, per ordine del patrigno, si era ulteriormente distinto come gran bevitore e affezionato cliente di una taverna in periferia: Benny’s Haven, dove ai cadetti era vietato andare, tra l’altro. Ma i cadetti come Poe se ne infischiavano: il richiamo dell’alcol era più forte e possiamo ragionevolmente pensare che fra quelle mura il nostro abbia trovato parecchie storie alle quali ispirarsi, prima di farsi definitivamente espellere dall’Accademia non presentandosi alle lezioni e alle celebrazioni religiose.
Coi drink, invece, continuò ad andare d’accordissimo.

Il cocktail preferito di Poe era l’Eggnog, un drink anglosassone e tipicamente natalizio, preparato secondo la ricetta di famiglia, che prevedeva l’utilizzo di svariate uova (per qualcuno potrà risultare horror quasi quanto i suoi racconti). Insomma, una sorta di zabaione all’inglese.
Ma un buon Eggnog non si improvvisa, proprio come un delitto perfetto. Servono metodo, lucidità ed equilibrio, che poi sono le qualità di Auguste Dupin, uno dei personaggi più brillanti di Poe, che entra in scena per la prima volta ne I delitti della Rue Morgue, considerato il primo racconto giallo della storia della letteratura.

August Dupin è un gentiluomo francese, appassionato di enigmi, che utilizza la sua mente analitica per risolvere delitti perfetti, in coppia con un collaboratore che è anche la voce narrante. La figura di Dupin introduce uno dei più famosi topoi della letteratura gialla: il detective dilettante, una persona normale che grazie al suo particolare talento intellettivo riesce a risolvere enigmi impossibili. Dupin agisce in coppia con un collaboratore meno geniale che è anche la voce narrante: un altro schema tipico del poliziesco (la coppia di amici che indagano) che Sherlock Holmes renderà immortale.

Durante i mesi trascorsi a West Point, Poe aveva studiato matematica si era rivelato anche piuttosto bravo: quest’inclinazione emerge tutta nella serie di racconti che lui stesso definiva “di raziocinio�. Quelli con protagonista Dupin, appassionato di enigmi e geroglifici, sono:
- I delitti della Rue Morgue
- Il mistero di Marie Roget
- La lettera rubata
Cominciamo dal principio: Madame L’Espanaye e sua figlia Camille sono state brutalmente uccise in un incomprensibile omicidio avvenuto in una stanza chiusa dall’interno, al quarto piano di una palazzina (è il delitto della camera chiusa, un altro trope della narrativa gialla). Il corpo della donna – separato dalla sua testa – è stato ritrovato nel cortile sul retro, quello della figlia – morta strangolata – infilato a testa in giù nella canna del camino. Non ci sono segni di effrazione, tracce di fuga, né è stato rubato alcunché, anzi: l’oro giace sul pavimento. Un delitto impossibile e senza movente.

La polizia, infatti, non ci capisce niente. Dupin decide di analizzare il caso, particolarmente attraente per la sua mente analitica. I vicini riferiscono di aver sentito due voci litigare nella stanza, una voce era francese, l’altra straniera, ma non si capiva nulla: difficile dire di quale paese.

L’enigma si fa sempre più ingarbugliato e cupo, fino a quando Dupin non inizia a notare dei dettagli infinitesimali che messi insieme cambiano in maniera radicale l’intera prospettiva. La verità che emerge man mano che il metodo deduttivo del protagonista si fa largo nella mole di dati ignorati dalla polizia è pazzesca, ma, alla fine, completamente lineare.
Con questo racconto Poe ha spiegato benissimo la paura che l’irrompere della natura selvaggia e incontrollabile nell’ordinata civiltà della Parigi ottocentesca: durante il periodo coloniale, infatti, nella capitale francese erano iniziati ad arrivare animali esotici mai visti prima, come tigri, leopardi, grandi scimmie. Novità che, assieme all’industrializzazione, facevano paura. Poe aveva individuato la soluzione al terrore del selvaggio nel ragionamento analitico, l’unica cosa che può convertire il caos in qualcosa di comprensibile. Un’idea, se ci pensate, validissima anche per i nostri tempi.
Ricetta dell’Eggnog (rivisitata in chiave moderna)
- 4 tuorli d’uovo1 albume
- 475 ml di latte intero (oppure senza lattosio)
- 240 ml di panna fresca liquida (oppure delattosata)
- 60 ml di liquore a scelta (rum, brandy o whisky)
- 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
- ½ cucchiaino di noce moscata in polvere
- ¼ di cucchiaino di cannella in polvere
- ¼ di cucchiaino di chiodi di garofano in polvere
- Ghiaccio q.b. (facoltativo)
- Panna montata q.b. e zeste (scorze) d’arancia o cacao amaro in polvere per decorare
In una ciotola capiente, unisci i tuorli e lo zucchero e lavorarli creando una crema soffice. Incorpora gradualmente il latte, la panna fresca, l’estratto di vaniglia, la noce moscata, la cannella e i chiodi di garofano in polvere. Mescola con cura per amalgamare bene il tutto. Aggiungi il liquore: versa la dose di rum, brandy o whisky nel composto e mescola nuovamente. Il rum si sposa benissimo con le spezie. Il brandy ha un gusto caldo e avvolgente. Il whisky è ideale per chi cerca un sapore più deciso. A te la scelta.
In una ciotola a parte, monta l’albume a neve ferma. Uniscilo delicatamente al resto del composto, effettuando movimenti lenti dal basso verso l’alto per non smontarlo. SAggiungi se vuoi qualche cubetto di ghiaccio oppure servi subito. Se lo prepari in anticipo, conservalo in frigorifero avendo cura di rimescolarlo sempre bene prima di servirlo.
Guarnisci i bicchieri con un ciuffo di panna montata, una spolverata di cacao amaro in superficie e arancia grattugiata. Può essere accompagnato da un biscotto da inzuppare. Se vuoi evitare le uova, usate dell’amido di mais come addensante per il composto di latte, panna e spezie (da scaldare), usando latte vegetale per la versione vegan. Puoi evitare del tutto l’alcol, invece, se preferisci una versione analcolica (che lo zio Poe non approverebbe).
