A L’Aquila, ai piedi del maestoso Gran Sasso (sorge a a 721 metri sul livello del mare, è tra i capoluoghi più alti d’Italia) abbiamo trascorso 3 felicissimi giorni dal 24 al 27 aprile, tre giorni di arte, cultura, relax e cibo delizioso. Ma la parte più bella della città sono, forse, le persone: qui la parola “resilienza” non è sprecata e la gentilezza è un tratto distintivo.

L’Aquila, del resto, è definita “la città del perdono”, perché è qui che il papa Celestino V (sì, quel Celestino V odiato dal Sommo) nel 1294 ha istituito la cosiddetta Perdonanza (nota come “celestiniana”), l’indulgenza plenaria che è un’anticipazione del Giubileo romano istituito da Bonifacio VIII nel 1300.
Una città che perdona, una città gentile, una città che dentro e fuori le mura offre al visitatore tantissimi cose per cui stupirsi.
Un po’ di storia
A 11 km dalla città si trovano i resti di Amiternum, antica città dei Sabini e città natale dello storico Sallustio, le cui prime tracce risalgono all’VIII secolo a.C. Nel 290 a.C. è conquistata dai Romani, come la vicina Aveia.
Secono le leggende, L’Aquila fu invece fondata nel 1254 federando 99 castelli. Il mito è ricordato dai 99 rintocchi della campana della torre civica di Piazza Palazzo (ferma dopo il sisma del 2009) e dalle 99 cannelle della fontana a Borgo Rivera, accanto alla Chiesa di San Vito, uno dei monumenti più importanti e particolari del capoluogo abruzzese.

A L’Aquila nel 1482 è ospitata una delle prime tipografie d’Italia, fondata da un allievo di Gutenberg. La città conosce momenti di grande splendore e periodi di decadenza, soprattutto in corrispondenza dei devastanti sisma degli anni 1315, 1461, 1703 e 2009: la città, ricostruita più volte, presenta una notevole stratificazione culturale e artistica e il processo, dopo il terremoto del 2009, è ancora in corso. Ecco perché, come dicevo all’inizio, qui la parola “resilienza” significa davvero qualcosa.
Dove abbiamo dormito

Abbiamo alloggiato in un B&B in via Celestino V semplicemente delizioso: Il sogno di Hypnos. La strada è una traversa del corso principale, Fontana Luminosa, porta di accesso alla principale strada del centro storico, Corso Vittorio Emanuele, che è zona pedonale, meta di shopping e relax.

Quindi la zona è centrale, ma allo stesso tempo riservata e tranquilla. La struttura perfetta, nuova, pulitissima e accogliente, ma la cosa che non dimenticherò mai è la meravigliosa colazione, arricchita dai dolci sfornati ogni giorno dalla moglie del proprietario. Per me, appassionata ed esperta di colazioni vacanziere, il coronamento di un viaggio bellissimo.
Cosa abbiamo visto
L’Aquila offre tantissimo in termini di monumenti, arte, cultura, paesaggi. Una città che ho trovato rilassante e accogliente.

La Basilica di Collemaggio è uno dei luoghi simbolo di L’Aquila, costruita nel 1288 per volere di Pietro del Morrone, papa Celestino V (che qui riposa), proprio nel punto in cui si dice che il Santo abbia avuto la visione della Vergine. Come detto, è il nucleo della cosiddetta Perdonanza Celestiniana: il 28 agosto di ogni anno, la monumentale Porta Santa sulla parete sinistra della Basilica viene aperta e per i fedeli che l’attraversano fino al 29 agosto, quando viene richiusa, c’è l’indulgenza plenaria.
Piazza Duomo è il cuore della città, uno spazio vasto sul quale si affacciano la Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio di epoca ottocentesca, la Chiesa di Santa Maria del Suffragio tardo barocca, il quattrocentesco Palazzo Margherita fino al 2009 sede del Comune. Accanto al Palazzo Margherita, c’è la Torre Civica, che un tempo ospitava la campana cittadina, chiamata Reatinella, fusa durante la costruzione del Forte Spagnolo.

La Fontana 99 cannelle è stata costruita nel 1272 nel luogo dove si dice sia stata fondata la città. L’opera è composta da 93 mascheroni e 6 cannelle singole ed è il simbolo della legganda secondo la quale L’Aquila sia nata dall’unione di 99 castelli. Non distante, la piccola chiesa di San Vito alla Rivera del XIII secolo e la sede del MuNDA, il Museo Nazione d’Abruzzo, che conserva opere dal Medioevo all’Età Moderna e i reperti provenienti dagli antichi siti di Amiternum, Aveia e Peltuinuum.

La rinascimentale Basilica di San Bernardino da Siena, costruita tra il 1454 e il 1472 si trova in cima alla scalinata di via Forte Braccio e offre una veduta splendida della città. L’interno è maestoso e la cosa davvero notevole è il bellissimo soffitto a cassettoni in oro.

Il Forte Spagnolo, costruito tra il 1534 e il 1567 dall’imperatore Carlo V d’Asburgo, ha ospitato il Museo Nazionale d’Abruzzo fino al devastante terremoto del 2009, la collezione è stata poi trasferita nel complesso architettonico dell’ex mattatoio comunale dell’Aquila, in Borgo Rivera, di fronte alla Fontana delle Novantanove Cannelle.

Il castello è comunque visitabile durante delle aperture straordinarie, per poter ammirare da vicino uno dei più grandi e completi scheletri fossili di Mammut di tutta l’Europa, conosciuto affettuosamente come il “Mammut del Castello”, ospitato nel Bastione Est.

Non distante all’interno del Parco Urbano, si trova l’Auditorium di Renzo Piano e la Fontana Luminosa opera del 1933 di Nicola D’Antino.

Rocca Calascio è un borgo medievale bellissimo, noto anche per il bellissimo castello set del film Ladyhawke, che si trova a 1460 metri di altezza: è uno dei castelli più alti d’Europa. Per chi soffre di vertigini (come Consorte) forse un po’ ostico da approcciare, ma secondo me imperdibile.

Infine, fate un giro nella bellissima Libreria Colacchi in Corso Vittorio Emanuele, 5 storica libreria indipendente, fornitissima e tappa fondamentale per gli amanti di libri.

Cosa abbiamo mangiato
A L’Aquila – e in tutto l’Abruzzo – si mangia divinamente. Salumi, arrosticini e carne sono insuperabili, ma anche formaggi e pasta fatta in casa. Il montepulciano poi è delizioso. Ah, non ci siamo fatti mancare nulla: anche i dolci meritano. Vi cito due posti dove abbiamo mangiato: Antica Trattoria dei Gemelli, Arrosticini divini e Pisellino uova e farina: fantastici! E vi metto qui delle foto, per dimostrarvi che è tutto reale (al ritorno abbiamo fatto due settimane di dieta, sì).











